Rivista "IBC" XIII, 2005, 4

mostre e rassegne, pubblicazioni

Bologna contemporanea 1975-2005. 30 anni di arte a Bologna, a cura di P. Weiermair, Bologna, Damiani Editore, 2005.
Bologna 1975-2005

Mirko Nottoli
[collaboratore delle Collezioni d'arte e di storia della Fondazione Cassa di risparmio in Bologna]

Peter Weiermair ci lascia e ci saluta con una mostra dedicata all'arte bolognese degli ultimi trent'anni, un omaggio alla città che l'ha chiamato cinque anni or sono a dirigere la Galleria d'arte moderna. Un omaggio alla città e un omaggio alla GAM, due storie indissolubilmente connesse perché parlare di storia dell'arte contemporanea a Bologna significa raccontare la storia della GAM che quell'arte l'ha incarnata, promossa, valorizzata, il più delle volte scoperta. Trent'anni, dal 1975 al 2005. La data d'inizio di questo singolare viaggio nel nostro passato recente non è casuale. Nel '75 infatti fu inaugurata l'attuale sede della Galleria in piazza della Costituzione, realizzata dall'architetto Leone Pancaldi, che allo studio delle tecniche espositive spese gran parte della propria carriera. Una mostra simbolica, quindi sotto molti punti di vista, destinata a segnare uno spartiacque nell'anno in cui sembra essersi dato appuntamento un imprevedibile intreccio di accadimenti.

I trent'anni di anniversario, infatti, coincidono anche con il trasferimento della GAM nella nuova sede presso l'ex "Forno del Pane", un progetto ambizioso per un museo che diventerà il punto di riferimento all'interno della cosiddetta "Manifattura delle arti", nel pieno centro della città. Una festa d'addio e di benvenuto, un anniversario di nascita ma anche di morte, a cui guardare tuttavia con speranza e giustificato ottimismo. Poteva sembrare azzardato affidare il compito di ricostruire una storia così "intima", così addentro alle questioni della comunità, a uno "straniero" d'oltralpe come Weiermair, ma, come scrive egli stesso, questa "alterità" l'ha posto in condizione di gettare uno sguardo più obiettivo sulla scena. E comunque l'ex direttore ha tenuto a precisare come "Bologna Contemporanea" sia stata innanzitutto l'occasione per un lavoro corale che ha coinvolto tutti coloro che di quella storia sono stati i protagonisti, dai curatori della Galleria, Claudio Poppi e Dede Auregli, ai galleristi, ai vari collaboratori scientifici, da Renato Barilli a Claudio Spadoni, da Roberto Daolio a Uliana Zanetti, oltre ai numerosi critici e storici dell'arte che hanno contribuito al catalogo.

Allestita dal 20 maggio al 26 settembre e suddivisa in quattro sezioni cronologiche dalle pareti tutt'altro che impermeabili (oltre a una quinta raggruppante "I Maestri"), la rassegna è partita da alcuni campioni della stagione del Concettuale (Parmiggiani, Calzolari, Satta), passando attraverso il fenomeno diffuso del "ritorno all'ordine" (Ontani, Manai, Montesano, Passarella), riservando un'interessante parentesi al nuovo fumetto italiano che ebbe in Bologna la sua punta (Andrea Pazienza su tutti), per giungere infine ai giorni nostri dove l'orizzonte si fa più confuso e sfumato, volutamente - crediamo - visto che le tendenze devono ancora essere assorbite, focalizzate e metabolizzate, in attesa del giudizio del tempo. Ora, a mostra ormai conclusa, ci rimane l'importante catalogo, curato da Weiermair e dedicato alla memoria di Angela Tassinari, che all'amministrazione della GAM ha dedicato la vita e che è recentemente scomparsa.

Un volume che, paradossalmente, funziona meglio come opera a sé stante che non come catalogo appunto. La scelta infatti di presentare gli artisti con un testo tratto da un'antologia critica - che non mira a inquadrare l'autore né tantomeno a "spiegare" l'opera esposta, ma che parte, per così dire, in medias res - contribuisce a fornire al volume un carattere più documentaristico, un'autonomia più universale e atemporale rispetto all'evento circoscritto dell'esposizione. Come in una lunga sfilata di stelle si susseguono in ordine cronologico 67 artisti, bolognesi non solo di nascita ma anche d'adozione, o semplicemente legati alla città perché qui hanno cominciato la loro carriera (vedi il caso di Cattelan). D'altronde Bologna ha sempre giocato un ruolo di primo piano nell'avanguardia artistica in Italia. "Officina bolognese" la chiama appunto Renato Barilli nel saggio introduttivo, ricordando le tante manifestazioni (molte delle quali da lui stesso ideate) diventate vere e proprie pietre miliari nei manuali di storia dell'arte, e che spesso hanno avuto proprio nella GAM il loro naturale scenario: sono già storia i corpi nudi di Marina Abramovic e Ulay all'ingresso della "Settimana internazionale della performance" nel '77, è storia la rappresentazione del sonno di Endimione di Ontani, sono storia le grandi mostre generazionali "AnniOttanta" e "AnniNovanta".

Rispetto a Barilli fa un passo indietro Claudio Spadoni, che in Pagine bolognesi ripercorre le vicende dei maestri, i famosi "arcangeliani", quelli di "Cronache", legati all'universo dell'Informale; mentre ne fa uno in avanti Roberto Daolio: la storia infatti continua, come dimostrano i giovani artisti che, in progetti come quello intrapreso nel 1997 da "Spazio Aperto" (curato da Dede Auregli), hanno l'opportunità di mettersi in evidenza e confrontarsi direttamente con realtà italiane e internazionali. Una menzione a parte merita il pezzo di Uliana Zanetti, volto a ripercorrere la storia delle gallerie d'arte in città, un saggio sintetico e particolareggiato che ricostruisce una vicenda sovente lasciata in ombra ma spesso determinante, dietro le quinte, per l'evolversi della storia "ufficiale", una vicenda complessa e travagliata in cui la sana passione per l'arte si mescola con gli altalenanti andamenti di mercato, in un susseguirsi di trionfi e fallimenti, di spazi che si affermano e luoghi storici costretti a chiudere i battenti.

Giunti alla fine, quella che emerge è una realtà cittadina in perenne fermento, ricettiva verso le nuove sperimentazioni, aperta di mentalità, capace di mettersi in discussione, di rinnovarsi e di far convivere la tradizione con l'avanguardia, che diventerà tradizione a sua volta. Il proliferare di luoghi, iniziative e associazioni di aggregazione spontanea - che da sempre si affiancano, e spesso collaborano, all'attività dell'amministrazione locale (La Salara, l'Arcigay, il Premio Furla, Xing, Villa Serena, Neon>campobase, Le Macchine Celibi e la lista potrebbe continuare) - lo dimostra. Del resto a Bologna è nato il DAMS. E le cose, ci insegnano, non succedono mai per caso.

 

Bologna contemporanea 1975-2005. 30 anni di arte a Bologna, a cura di P. Weiermair, Bologna, Damiani Editore, 2005, 352 p., _ 30,00.

 

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