Rivista "IBC" XXIII, 2015, 1

pubblicazioni, storie e personaggi

Un libro raccoglie gli scritti e l'eredità morale di Luigi Crocetti, bibliotecario tra i più attivi, attenti e pensanti del Novecento italiano.
Un'idea di biblioteca

Rosaria Campioni
[già soprintendente per i beni librari e documentari della Regione Emilia-Romagna]

Il 19 febbraio 2015, a Bologna, nella Sala dello Stabat Mater della Biblioteca comunale dell'Archiginnasio, è stato presentato il volume Le biblioteche di Luigi Crocetti. Saggi, recensioni, paperoles (1963-2007) , dedicato a uno dei maggiori bibliotecari italiani del secolo scorso. 1 Pubblichiamo l'intervento pronunciato da Rosaria Campioni, già soprintendente per i beni librari e documentari della Regione Emilia-Romagna.


Luigi Crocetti, nato nel 1929 a Giulianova, ha vissuto la professione bibliotecaria in vari contesti, ricoprendo diversi ruoli: bibliotecario statale, dirigente regionale, direttore del Gabinetto Vieusseux, insegnante universitario, presidente dell'Associazione italiana biblioteche (AIB), coordinatore dell'edizione italiana della Classificazione decimale Dewey, direttore di riviste e collane. Attraverso i suoi scritti, che coprono un lungo arco temporale (1963-2007), si possono ripercorrere le principali problematiche relative alla gestione delle biblioteche italiane nella seconda metà del Novecento e alla storia dell'editoria contemporanea. Dobbiamo quindi essere grati a Laura Desideri e Alberto Petrucciani per aver delineato uno straordinario ritratto di Crocetti tramite la scelta di 180 scritti su un totale di 284 lemmi elencati nella bibliografia. Se si tiene conto che nel totale delle registrazioni bibliografiche sono incluse anche le ripubblicazioni di testi, si può affermare che ora abbiamo a disposizione la raccolta di quasi tutti gli scritti - saggi, recensioni, editoriali di "Biblioteche oggi" e paperoles - di uno dei maggiori bibliotecari italiani del secolo scorso.

Il libro - intitolato Le biblioteche di Luigi Crocetti ed edito meritoriamente dall'AIB a sette anni dalla sua scomparsa, avvenuta a Firenze - ci consente di seguire una riflessione che, non senza ripensamenti, si è sviluppata su diverse tematiche, raggruppate nel volume in otto sezioni.

Un esempio per tutti, sulla quarta di copertina è riportato un bel brano di Crocetti sull'unità dell'intero mondo bibliotecario: si tratta della conclusione dell'intervento svolto a "Bibliocom 2002", intitolato: Una cultura di servizio per le biblioteche storiche?. Ebbene, Crocetti nella parte introduttiva precisava: "Si è molto insistito sulla contrapposizione biblioteca pubblica/biblioteca storica e sugl'inconvenienti che la coesistenza della coppia in un unico istituto comporta. Credo d'aver partecipato anch'io a quest'insistenza, tanto tempo fa. Se è così, me ne pento, e sono ansioso d'una ritrattazione". 2

Crocetti dà qui prova di una limpida onestà intellettuale, che è una dote dei grandi. Dalla lettura dei saggi degli anni 1970-1980, decenni in cui era diffuso il dibattito circa la tipizzazione delle biblioteche per funzioni, emerge che aveva sostenuto in più occasioni l'opportunità della divisione tra biblioteca pubblica e biblioteca storica. Nel convegno organizzato a Firenze nel 1986 per ricordare i vent'anni dell'alluvione che aveva colpito la città e soprattutto la Biblioteca nazionale centrale, trattando della politica della conservazione, aveva chiaramente affermato: "Per ciò che riguarda il secondo caso, delle biblioteche insieme storiche e pubbliche, sarebbe ormai opportuno pensarle ciascuna come due biblioteche distinte. Ritenere che tra il fondo antico e le acquisizioni correnti ci sia una continuità sostanziale, che la biblioteca fondata nel Quattrocento e quella che gli è cresciuta sopra fino ai giorni nostri siano lo stesso istituto, lo stesso tipo di istituto, è pura illusione, parte della retorica culturale che accompagna il nostro lavoro quotidiano". 3

Ma, oltre alla conoscenza di molte biblioteche "miste" ben funzionanti, qual è stata la molla che gli ha fatto cambiare parere su una questione non di certo secondaria per la politica bibliotecaria del nostro paese? Non un insigne bibliotecario né un testo di biblioteconomia, bensì un bibliografo e filologo americano: Thomas Tanselle, con la sua opera Literature and artifacts (apparsa nel 1998 e in seguito tradotta da Crocetti per la casa editrice Le Lettere di Firenze). In questo libro Crocetti trova la risposta convincente ai suoi dubbi sulle "biblioteche insieme storiche e pubbliche" e, con questa risposta, l'obiettivo da perseguire: "elaborare un criterio che le racchiuda entrambe in modo coerente". Era una tematica che gli stava molto a cuore, ne avevamo parlato insieme a margine di un seminario sui libri antichi a Padova, nel maggio 1996. Nella conversazione mi tornò alla mente che nel 1986 Emanuele Casamassima - al convegno tenutosi a Ferrara per dibattere sulla separazione o integrazione tra le due sezioni, a cui non partecipò per un disguido di carattere organizzativo - intendeva esprimersi a favore della coesistenza armonica della biblioteca moderna con l'antica in uno stesso istituto.

È interessante notare come sia Casamassima sia Crocetti fossero soliti ricorrere alla filologia (in particolare al magistero di Giorgio Pasquali e Gianfranco Contini) per affrontare questioni che avevano anche riflessi pratici. Casamassima sottolineava tuttavia, nel campo del restauro, una profonda differenza. Nel 1977, ad Arezzo, nella relazione svolta insieme a Crocetti sui fondi manoscritti, aveva precisato: "Con la profonda differenza, che non va mai dimenticata, che in ecdotica l'errore dell'editore non scalfisce la realtà che è la tradizione, mentre trattandosi di restauro di codici manoscritti (i testimoni della tradizione) l'errore, forse riconoscibile soltanto in un lontano futuro, è irreparabile, l'atto è irrevocabile". 4

Alla luce di quest'affermazione sui rischi dell'intervento di restauro invasivo, ribadita in più occasioni (anche nel "Seminario sulla metodologia e le tecniche della conservazione e del restauro del materiale bibliografico e archivistico", svoltosi a Bologna nel 1980), il fatto che il direttore Casamassima abbia affidato il Laboratorio di restauro della Biblioteca nazionale centrale di Firenze a Luigi Crocetti, dopo il disastro del 1966, spicca come segno tangibile della stima che nutriva per lui.


Nel 1972 Crocetti lasciò la direzione del Laboratorio di restauro per assumere la responsabilità del Servizio per i beni librari della Regione Toscana. In quegli anni molte speranze di rinnovamento erano riposte nel ruolo delle neonate Regioni a statuto ordinario, con le varie competenze già esercitate dallo Stato nel settore delle biblioteche e dei beni librari. La Toscana, dopo ampia consultazione con gli enti interessati, emanò nel 1976 la legge numero 33 in materia di biblioteche e archivi storici di enti locali, imperniata sui sistemi bibliotecari e sul servizio regionale, con numerosi compiti: dalla formazione del personale al catalogo unico retrospettivo e corrente.

La presidenza del Comitato interregionale bibliotecario era in capo allora all'assessore all'istruzione e alla cultura della Regione Toscana, Luigi Tassinari. Nel volume figura la lucida relazione sulla tutela del patrimonio librario stesa dal responsabile del servizio per l'assessore, che la portò all'attenzione del folto pubblico presente al convegno per le celebrazioni in onore di Antonio Panizzi, tenutosi in Emilia nel dicembre 1979. Del resto, pochi mesi prima, Crocetti aveva indicato la via maestra per l'esercizio delle funzioni di tutela: "Ma la tutela, nella nostra riflessione, non può limitarsi alla sua fase statica e improduttiva, pur se molte volte necessaria, del controllo e del blocco; la tutela deve essere in funzione della comunità, e in funzione possibilmente immediata; l'atto della pubblica amministrazione un passo, uno scalino, che porti al ricupero e alla possibilità d'uso del bene culturale tutelato". 5

Va altresì ricordato che Crocetti, nella veste di presidente dell'AIB (ottobre 1981 - febbraio 1988), sostenne l'importanza dello sviluppo del Servizio bibliotecario nazionale che Angela Vinay proponeva coraggiosamente di attivare sulla base della cooperazione territoriale, per superare l'annosa frammentazione connessa alla diversa titolarità delle biblioteche.

In quegli anni si intensificò la collaborazione tra la Regione Emilia-Romagna e Luigi Crocetti, come emerge dai suoi contributi in vari convegni: da quello sui sistemi bibliotecari a Bologna nel 1984 a quello per "Poiesis: nuove tecnologie nel lavoro culturale", svoltosi l'anno successivo a Reggio Emilia; fino alla Seconda conferenza nazionale dei beni librari tenutasi nel 1988 a Bologna, a cui egli partecipò con una relazione su CLIO, il Catalogo dei libri italiani dell'Ottocento pubblicato dall'Editrice Bibliografica. 6 La cooperazione con l'Istituto regionale per i beni culturali (IBC) proseguì indipendentemente dai ruoli ricoperti; per esempio, Crocetti fu invitato a svolgere una relazione sulla legislazione bibliotecaria regionale al convegno "Leggi in biblioteca", tenutosi a Reggio Emilia nel 1997, 7 nonostante avesse lasciato da una dozzina di anni l'incarico alla Regione Toscana.

A metà degli anni Ottanta la Soprintendenza regionale per i beni librari e documentari stava organizzando, con il Dipartimento di Italianistica dell'Università di Bologna (in particolare con il professor Renzo Cremante), una serie di seminari per intraprendere il censimento degli archivi dei letterati emiliani e romagnoli. Per le scelte catalografiche da adottare, il punto di riferimento fu rappresentato proprio da Crocetti, allora direttore del Gabinetto Vieusseux, come ha raccontato Nazareno Pisauri nel suggestivo articolo intitolato Lussuria e devozione. 8


La collaborazione instaurata per la descrizione e valorizzazione degli archivi degli autori contemporanei è all'origine della proposta avanzata dall'AIB all'IBC di organizzare il seminario "Conservare il Novecento", che si tenne nel marzo 2000 nell'ambito del "Salone del restauro" di Ferrara. Il convegno ebbe un'accoglienza talmente entusiastica da parte dei bibliotecari e degli archivisti che divenne la prima puntata di una serie durata dodici anni. Sebbene Crocetti sia stato presente soltanto a cinque di quegli appuntamenti annuali, con le sue illuminanti Parole introduttive accompagnate dalla consueta dichiarazione d'incompetenza, il suo magistero è rimasto il filo conduttore della rassegna.

La tematica centrale è stata rappresentata dagli "archivi culturali", denominazione preferita a quella di archivi letterari "perché la loro fenomenologia è assai diversa, si va dagli archivî letterarî propriamente detti (carte di scrittori, biblioteche appartenute a scrittori), fino ad archivî editoriali". 9 Crocetti infatti, nell'ambito della Commissione nazionale, ha profuso un notevole impegno per l'organizzazione uniforme dei dati degli archivi editoriali, coordinando il sottogruppo che ha elaborato le linee guida per il trattamento delle biblioteche storiche degli editori, compresa la redazione del catalogo storico. 10

Nella serie degli atti di "Conservare il Novecento", puntualmente pubblicati dall'AIB, segnalo quelli relativi al convegno del 2009 dedicato agli archivi culturali, arricchiti dalla raccolta degli scritti di Crocetti sul tema, compresa la sua mirabile recensione al primo volume, intitolata Che resterà del Novecento?. 11 Il volumetto, apparso nel 2010, a cura di Laura Desideri e Giuliana Zagra, fu illustrato in questa prestigiosa sala dell'Archiginnasio da Renzo Cremante, Claudio Leombroni e Isabella Zanni Rosiello, la quale acutamente osservava: "[...] emerge in tutta evidenza che conservare non è una attività meramente tecnica, asettica, burocratico-amministrativa. Conservare è piuttosto un'attività culturale, o meglio politico-culturale, molto complessa. Ne implica infatti molte altre. E coinvolge professionalità diverse e responsabilità diffuse". 12

Non vi è dubbio che Crocetti, con il suo insegnamento e le sue riflessioni, abbia contribuito a rendere meno rigidi i confini tra le diverse professioni, e in particolare tra la professione degli archivisti e quella dei bibliotecari. La lettura dei suoi scritti ci ricorda altresì che non si può prescindere dall'elaborazione di una linea politica condivisa: "Cooperare realmente si può al servizio di un'idea, e quest'idea dev'essere a fondamento delle attività delle biblioteche, ma dev'essere un'idea di politici, di amministratori, dev'essere un'idea che circola nella società. [...] Ci dev'essere un accordo generale sui principi, uno scopo comune". 13 Un messaggio di così alto valore etico e civile merita di essere trasmesso anche a coloro che non hanno avuto la fortuna di conoscerlo.


Note

( 1) Le biblioteche di Luigi Crocetti. Saggi, recensioni, paperoles (1963-2007), a cura di L. Desideri e A. Petrucciani, Roma, Associazione italiana biblioteche, 2014. Oltre alla Bibliografia degli scritti curata da Laura Desideri, il volume comprende la Cronologia di Luigi Crocetti a cura di Silvia Alessandri e l'Indice dei nomi curato da Lorenzo Mancini.

( 2) L. Crocetti, Una cultura di servizio per le biblioteche storiche?, pubblicato la prima volta sulla rivista "IBC" (XII, 2004, 3, pp. 60-63) e ripubblicato in Le biblioteche di Luigi Crocetti, cit., pp. 125-128: 125.

( 3) L. Crocetti, Biblioteche e conservazione, in Le biblioteche di Luigi Crocetti, cit., pp. 286-290: 289.

( 4) E. Casamassima, L. Crocetti, Valorizzazione e conservazione dei beni librari con particolare riguardo ai fondi manoscritti, in Università e tutela dei beni culturali: il contributo degli studi medievali e umanistici. Atti del convegno, a cura di I Deug-Su ed E. Menestò, Firenze, La Nuova Italia, 1981, pp. 283-302: 294.

( 5) L. Crocetti, Archivi privati e intervento regionale, in Le biblioteche di Luigi Crocetti, cit., pp. 272-276: 273. La relazione stesa per l'assessore Tassinari è ivi riportata alle pp. 277-280.

( 6) Si veda il primo intervento in I sistemi bibliotecari in Emilia-Romagna. Materiali per l'applicazione della legge regionale sulle biblioteche degli enti locali o di interesse locale, a cura di R. Campioni e G. Tonet, Bologna, Istituto per i beni artistici culturali e naturali della Regione Emilia-Romagna, 1985, pp. 84-86. Gli altri contributi sono stati ripubblicati in Le biblioteche di Luigi Crocetti, cit., pp. 24-28 e 391-394.

( 7) L. Crocetti, Una legge contro le leggi, in Leggi in biblioteca, a cura di R. Campioni, Bologna, Pàtron, 1998, pp. 53-57, ripubblicato in Le biblioteche di Luigi Crocetti, cit., pp. 80-84.

( 8) N. Pisauri, Lussuria e devozione, "IBC. Informazioni", IV, 1988, 3-4, pp. 13-21.

( 9) L. Crocetti, Parole introduttive, in Conservare il Novecento. Convegno nazionale Ferrara, Salone internazionale dell'arte del restauro e della conservazione dei beni culturali e ambientali 25-26 marzo 2000. Atti, a cura di M. Messina e G. Zagra, Roma, Associazione italiana biblioteche, 2001, pp. 23-26; ripubblicato in Le biblioteche di Luigi Crocetti, cit., pp. 508-510: 508.

( 10) Si vedano le Proposte per le biblioteche delle case editrici, in Conservare il Novecento: le memorie del libro. Convegno Ferrara, Salone internazionale dell'arte del restauro e della conservazione dei beni culturali e ambientali 31 marzo 2006. Atti, a cura di G. Zagra, Roma, Associazione italiana biblioteche, 2007, pp. 114-118.

( 11) Conservare il Novecento: gli archivi culturali. Salone internazionale dell'arte del restauro, 27 marzo 2009. Atti del convegno, seguiti da Luigi Crocetti, La tradizione culturale italiana del Novecento e altri scritti, a cura di L. Desideri e G. Zagra, Roma, Associazione italiana biblioteche, 2010. La recensione Che resterà del Novecento? (già apparsa su "IBC", IX, 2001, 3, pp. 6-10) è ripubblicata in Le biblioteche di Luigi Crocetti, cit., pp. 511-516.

( 12) I. Zanni Rosiello, Dai cassetti del tempo, "IBC", XVIII, 2010, pp. 6-8: 6.

( 13) L. Crocetti, Biblioteche e archivi, in Le biblioteche di Luigi Crocetti, cit., pp. 64-72: 71-72.

 

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