Rivista "IBC" XXII, 2014, 4

convegni e seminari, leggi e politiche, progetti e realizzazioni

Le potenzialità culturali e le competenze biblioteconomiche, archivistiche e storico-artistiche consolidate dal servizio di soprintendenza per i beni librari e documentari dell'IBC possono favorire la convergenza, così necessaria, tra gli istituti culturali.
Quarant’anni di IBC: il punto su biblioteche e archivi

Rosaria Campioni
[IBC]

Questo intervento della responsabile uscente del Servizio di soprintendenza per i beni librari e documentari dell'IBC è stato pubblicato in occasione del convegno "Tutela e valorizzazione dei beni culturali tra centro e periferia. Per i 40 anni dell'Istituto per i beni culturali della Regione Emilia-Romagna" (Bologna, Oratorio di San Filippo Neri, 6 novembre 2014).


Una delle principali caratteristiche della Soprintendenza per i beni librari e documentari della Regione Emilia-Romagna rispetto a quella di altre regioni è rappresentata dall'inquadramento, fin dal 1984, nell'Istituto per i beni culturali (IBC), sorto una decina di anni prima quale "strumento della programmazione regionale nel settore dei beni artistici, culturali e naturali". È quindi opportuno richiamare il contesto normativo in cui è maturata una simile scelta, che ha avuto naturalmente ripercussioni sullo sviluppo dello stesso IBC.


Il contesto normativo


Le soprintendenze ai beni librari sono state trasferite dallo Stato alle Regioni a statuto ordinario con il Decreto del Presidente della Repubblica 14 gennaio 1972, numero 3 (DPR 3/1972); i loro compiti sono stati svolti di norma nell'ambito degli assessorati regionali all'istruzione e/o alla cultura. Così è stato nei primi anni anche in Emilia-Romagna: la Giunta regionale esercitò le funzioni formalmente di sua competenza presso l'Assessorato alla cultura e tempo libero, in parallelo a quelle interdisciplinari previste dalla legge regionale 46/1974, istitutiva dell'IBC. Nel primo decennio di attività la scelta di politica culturale legislativa e amministrativa della Regione Emilia-Romagna è stata infatti di tipo interdisciplinare, come mostrano la creazione dell'IBC e la Legge regionale 28/1977, che regola gli "Interventi per la creazione di servizi culturali polivalenti e per iniziative di rilevazione e conservazione del patrimonio bibliografico e artistico". 1 Si tratta del resto di una scelta coerente con l'elaborazione e l'attenzione per un concetto allargato di "bene culturale", ben illustrato nel fortunato volume di Andrea Emiliani, Una politica dei beni culturali, apparso nel 1974 nella collana "Piccola Biblioteca Einaudi". 2

L'IBC fin dalla sua nascita, trattando di diversi settori, si era occupato anche di biblioteche e di beni librari, per i quali era stata attivata un'apposita commissione che si avvaleva tra l'altro del contributo scientifico del professor Luigi Balsamo (già soprintendente bibliografico dell'Emilia nord occidentale). 3 Tra le principali iniziative relative al nostro settore mi limito a ricordarne due: il "Seminario sulla metodologia e le tecniche della conservazione e del restauro del materiale bibliografico e archivistico" (Bologna, 21-22 giugno 1980) e l'adesione al censimento nazionale delle edizioni del XVI secolo tramite una convenzione stipulata il 7 febbraio 1983 con l'Istituto centrale per il catalogo unico delle biblioteche italiane e per le informazioni bibliografiche (ICCU). Occorre infine rilevare che, proprio da un'indagine promossa dall'IBC, la situazione delle 425 biblioteche di ente locale nel 1982 non appariva rosea: circa il 70% possedeva una dotazione libraria inferiore a 5000 volumi; il 35% risultava sprovvisto di strumenti catalografici; circa la metà aveva un orario di apertura inferiore alle 18 ore settimanali; il 53% non aveva personale in pianta organica.

L'esigenza di servizi bibliotecari maggiormente qualificati rendeva non più procrastinabile una legge specifica, di cui anche la Commissione consiliare regionale trattava da tempo. La svolta di legiferare per settori avviene con la Legge regionale 27 dicembre 1983, numero 42 "Norme in materia di biblioteche e archivi storici di enti locali e di interesse locale", la cui emanazione fu preceduta da un intenso dibattito tra gli addetti ai lavori, portato all'attenzione del pubblico in particolare con l'incontro "Biblioteche: quali norme", promosso a Bologna il 18 febbraio 1982 dalla sezione regionale dell'Associazione italiana biblioteche (AIB). Tra le varie questioni dibattute figurava anche quella relativa alla collocazione più opportuna della soprintendenza ai beni librari. I sostenitori del mantenimento di tale organo presso l'assessorato regionale rilevavano che le funzioni di tutela delegate con il citato DPR 3/1972 erano esercitate presso le altre regioni nell'ambito degli assessorati competenti; i sostenitori dell'inquadramento nell'IBC sottolineavano l'esigenza dell'autonomia tecnico-scientifica della soprintendenza e l'opportunità di un proficuo rapporto di collaborazione con gli altri istituti culturali.

Nella storia della legislazione bibliotecaria regionale la legge regionale 42/1983 è nota quale capostipite delle leggi "di seconda generazione", tese a superare i limiti di quelle "di prima generazione" (la prima legge della Regione Lombardia risale al 1973), interessate soprattutto a promuovere la pubblica lettura e l'animazione culturale attraverso l'incremento di strutture sul territorio, purtroppo non sempre dotate di figure professionali e dei requisiti adeguati di servizio. Diminuita la carica partecipativa degli anni Settanta, si riaffacciava l'esigenza di professionalità specifiche più aderenti alla vocazione dei singoli istituti e in grado di fornire servizi rispondenti alle richieste di pubblici differenziati.

Con la legge regionale 42/1983 la Regione Emilia-Romagna mantiene le funzioni di indirizzo e coordinamento, determina le linee programmatiche per gli interventi annuali e poliennali, individua le risorse da destinare al fondo unico regionale per la programmazione bibliotecaria. Al Servizio di soprintendenza per i beni librari e documentari, inquadrato nella pienezza dei suoi compiti nell'IBC, spetta l'impegnativo coordinamento tecnico regionale e lo svolgimento delle funzioni in ordine a: rilevazione, catalogazione e informazione bibliografica e archivistica; conservazione e restauro dei patrimoni librari e storico-documentari; tutela da esercitare a norma dell'articolo 9 del DPR 3/1972.

Non va dimenticato che la vigilanza e la tutela sugli archivi degli enti locali compete alla Soprintendenza archivistica per l'Emilia-Romagna. Nella legge "i sistemi bibliotecari locali costituiscono la struttura operativa dei comuni, singoli o associati, per l'espletamento delle funzioni e per il conseguimento degli obiettivi dell'organizzazione bibliotecaria regionale". Gli archivi storici affidati agli enti locali, o di interesse locale, afferiscono di diritto ai sistemi bibliotecari locali. E proprio su tale struttura-cardine si tenne a Bologna la giornata di studio "I sistemi bibliotecari in Emilia-Romagna" (10 luglio 1984) che aveva l'obiettivo di porre le basi per l'avvio dei sistemi bibliotecari; le linee di lavoro furono esposte da Nazareno Pisauri, che la Giunta aveva designato come responsabile del Servizio di soprintendenza per i beni librari e documentari della Regione Emilia-Romagna. 4

La costituzione di tali sistemi era resa più complessa dalla concomitante necessità di sciogliere i consorzi di pubblica lettura e di riconoscere l'assunzione di maggiore responsabilità da parte dei comuni e di alcune province. Il nuovo ruolo di coordinamento delle province emerge soprattutto nella predisposizione dei piani bibliotecari territoriali, che beneficiano di una parte del fondo unico regionale per la programmazione bibliotecaria. La legge contempla altresì un uso esteso dell'istituto della convenzione, per favorire una rete articolata di rapporti di cooperazione interbibliotecaria e un'ampia fruizione del ricco patrimonio librario e documentario, capillarmente diffuso sul territorio. La possibilità della stipula di diversi tipi di convenzioni (articolo 10) ha agevolato gli istituti non di enti locali a far parte attivamente dell'organizzazione bibliotecaria regionale, contribuendo a superare vecchi steccati.

Riassumendo: la legge regionale 42/1983 è incentrata sulla tutela e la valorizzazione del patrimonio, sull'integrazione dei servizi bibliotecari e archivistici, sul ruolo specifico della biblioteca (con l'indicazione dei requisiti minimi), sulla professionalità e sulla cooperazione interistituzionale. Un solido e analitico impianto, accompagnato nei primi anni da un discreto impegno finanziario, che ha incentivato un miglioramento delle biblioteche all'interno di un sistema integrato sul territorio e favorito una convinta adesione al Servizio bibliotecario nazionale (SBN) che si andava realizzando in quegli anni grazie alla lungimiranza della direttrice dell'ICCU, Angela Vinay.


Dopo aver accennato ai contenuti principali della legge, si può ritornare al discorso iniziale per tentare di fornire una prima risposta al duplice quesito: che cosa ha significato per la Soprintendenza essere un servizio dell'IBC e quali conseguenze ha avuto a sua volta tale inquadramento per la storia dell'IBC?

Si può osservare, in primo luogo, che la collocazione della Soprintendenza per i beni librari e documentari nell'ambito dell'IBC ha reso tale servizio più attento alle attività conoscitive e di ricerca, in particolare ai censimenti su vasta scala (dai libri antichi alle stampe, dai fondi ospedalieri alle raccolte musicali, dalle biblioteche agli archivi degli scrittori, dai fondi di cultura dell'Otto-Novecento agli archivi editoriali), alla tematica della catalogazione dei vari tipi di materiali (non solo libri e periodici, ma anche: stampe, cartoline, fotografie, carteggi, bandi, audiovisivi, fondi compositi), 5 ai progetti interdisciplinari (per esempio "La Linea Gotica" e "Archivi dell'arte"), alla conservazione e alla formazione professionale.

Gli interventi diretti sul territorio non sono stati disgiunti dagli interessi per il censimento caratteristici della missione originaria dell'IBC; gli stessi provvedimenti di tutela sono stati coniugati sovente con attività di valorizzazione. In altre parole il Servizio di soprintendenza, paragonato a quello di altre regioni, è apparso più propenso alla ricerca e in un certo senso meno burocraticamente strutturato. D'altro canto la gestione della legge, con l'istruttoria dei piani annuali condivisa con le province, ha portato a un dialogo costante con le biblioteche, gli archivi, le amministrazioni locali e ha rappresentato per l'IBC un nuovo modo di operare più organico e "regolato", con ricadute positive sull'organizzazione culturale del territorio regionale.

Da più parti emerse pertanto l'esigenza di poter disporre di una legge di settore anche per i musei, che venne emanata nel 1990 (legge regionale 9 marzo 1990, numero 20 "Norme in materia di musei di enti locali o di interesse locale"), con un impianto diverso dalla legge per le biblioteche e gli archivi storici. La gestione di tale legge è risultata tuttavia più faticosa del previsto, per cui alla fine degli anni Novanta la Regione ha assunto la decisione di rivedere le leggi di settore per dettare nuove norme sugli istituti culturali.

In occasione della giornata di studi "Leggi in biblioteca" (Reggio Emilia 7 novembre 1997) furono presentati i dati delle biblioteche di ente locale in Emilia-Romagna relativi al 1996. Il censimento delle 442 biblioteche di ente locale, se paragonato alla situazione rilevata dall'IBC nel 1982, presentava una realtà alquanto migliorata: il patrimonio librario e audiovisivo era aumentato, la quantità delle biblioteche prive di catalogo era nettamente diminuita (grazie anche al processo di automazione delle procedure), circa il 70% aveva un'apertura al pubblico superiore alle 18 ore settimanali. 6

Di là dal prevalente giudizio positivo sulla legge regionale 42/1983 va pure riconosciuto che le aspettative nei confronti delle biblioteche e degli archivi erano mutate rispetto ai tempi dell'entrata in vigore di quella legge, soprattutto in relazione allo sviluppo delle nuove tecnologie dell'informazione e della comunicazione. Basti ricordare che il 18 giugno 1999 si teneva presso la sede della Regione Emilia-Romagna il convegno "The Digital Library" - promosso dalla British Library, insieme al British Council e alle associazioni professionali AIB e GiDIF - in cui non solo si prefigurava il nuovo ruolo delle biblioteche e dei bibliotecari per affrontare il futuro digitale ma si sottolineava altresì l'urgenza di definire strategie generali condivise su scala internazionale.

Per quanto concerne la legislazione statale occorre segnalare l'emanazione del Decreto legislativo 31 marzo 1998, numero 112 ("Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni e agli enti locali, in attuazione del capo I della legge 15 marzo 1997, numero 59") che all'articolo 151 contempla la possibilità del trasferimento alle università delle biblioteche statali collegate; l'Università di Bologna ha chiesto il trasferimento della Biblioteca Universitaria di Bologna e stipulato un'apposita convenzione. L'anno seguente è stato pubblicato il "Testo unico delle disposizioni legislative in materia di beni culturali e ambientali" (Decreto legislativo 29 ottobre 1999, numero 490).

La Legge regionale 24 marzo 2000, numero 18 "Norme in materia di biblioteche, archivi storici, musei e beni culturali" si presenta più snella rispetto alle precedenti leggi; si rileva che la legge regionale 42/1983 era formata da 38 articoli e la legge regionale 18/2000 - che contempla, oltre alle biblioteche e agli archivi storici, anche i musei e i beni culturali - contiene soltanto 18 articoli. La legge mira a costruire un modello organizzativo territoriale unitario per i servizi bibliotecari, archivistici e museali, in vista di una graduale convergenza tra gli istituti culturali e in una logica di superamento della frammentazione degli interventi. È un obiettivo ambizioso, che ben si coniuga con l'orientamento europeo espresso nel "V programma quadro per la ricerca e lo sviluppo tecnologico", che privilegia i progetti che coinvolgono contemporaneamente archivi, biblioteche e musei. La nuova legge cerca di compiere un ulteriore passo nella direzione del miglioramento dell'organizzazione bibliotecaria rispetto alla legge regionale 42/1983, che si era limitata a fissare i requisiti minimi, indicando di raggiungere gli standard e obiettivi di qualità, la cui elaborazione è affidata all'IBC.

L'IBC ha pertanto istituito una commissione consultiva (con rappresentanti delle soprintendenze statali, degli enti locali, delle associazioni professionali, degli istituti pubblici e privati) che ha svolto la redazione del testo tramite tre sottocommissioni dedicate alle biblioteche, agli archivi e ai musei. Si è trattato di un lavoro complesso e per certi versi pionieristico, non privo di momenti di aspro confronto, che è stato ampiamente condiviso e infine fatto proprio dalla Giunta regionale con la Deliberazione 3 marzo 2003, numero 309, "Approvazione standard e obiettivi di qualità per biblioteche, archivi storici e musei". Dato che la legge prevede il rispetto degli standard quale condizione per la concessione di contributi regionali, è emersa la necessità di disporre di dati aggiornati relativi alle singole strutture, ai patrimoni e ai servizi. Nel 2004 la Soprintendenza ha quindi promosso una ricognizione analitica su 466 biblioteche di ente locale e su 349 archivi storici, che ha costituito la solida base del sistema informativo bibliotecario SIBIB e del nuovo sistema informativo CAStER, da aggiornare annualmente con la collaborazione degli istituti e delle Province. 7 Forse anche per tale impegnativo lavoro di analisi e rilevazione dati dei servizi, alla Soprintendenza per i beni librari fu affidato il coordinamento del gruppo di lavoro "Valutazione dei servizi" nell'ambito del comitato nazionale previsto dalle Linee di politica bibliotecaria per le autonomie.

Nell'ambito della legislazione statale non si può non menzionare l'emanazione del Codice dei beni culturali e del paesaggio (Decreto legislativo 22 gennaio 2004, numero 42), che ha tra l'altro confermato alle regioni l'esercizio delle funzioni di tutela su "manoscritti, autografi, carteggi, incunaboli, [...] libri, stampe e incisioni, non appartenenti allo Stato" e ha incluso nel medesimo elenco le "raccolte librarie". Il Codice supera così l'incompletezza della delega che contraddistingueva la legislazione precedente, secondo cui la dichiarazione di eccezionale interesse di collezioni librarie spettava soltanto al Ministero per i beni e le attività culturali (MiBAC), e inoltre apre la possibilità, per le regioni interessate "sulla base di specifici accordi od intese", di esercitare le funzioni di tutela "su carte geografiche, spartiti musicali, fotografie, pellicole, o altro materiale audiovisivo, con relativi negativi e matrici, non appartenenti allo Stato". Nel medesimo anno vede la luce anche la legge 15 aprile 2004, numero 106 "Norme relative al deposito legale dei documenti di interesse culturale destinati all'uso pubblico", che contiene molte novità rispetto alla precedente legge del 1939, tra le quali si segnala la costituzione dell'archivio regionale della produzione editoriale.


Prima di terminare questa parte, dedicata sinteticamente al quadro normativo, è opportuno svolgere qualche breve riflessione sulla gestione della legge regionale 18/2000. Non vi è dubbio che la direttiva della Giunta regionale 309/2003 abbia costituito un punto di riferimento costante per le linee di indirizzo triennali della Regione Emilia-Romagna e innescato un processo di miglioramento soprattutto nel settore archivistico. In vari comuni è stata superata la lunga stagione della "conservazione passiva" delle carte, grazie all'organizzazione di un servizio aperto al pubblico per almeno dodici ore alla settimana e grazie alla promozione di iniziative tese a coinvolgere anche nuove fasce di utenti (in particolare gli studenti). Nel settore bibliotecario, oltre alla ristrutturazione delle sedi, il miglioramento dei servizi è stato accompagnato non di rado dalla redazione della carta dei servizi; sono stati altresì rilevati l'incremento delle postazioni Internet per il pubblico e l'allestimento, nelle sezioni ragazzi, di spazi rivolti alla prima infanzia ("angoli morbidi").

Occorre tuttavia riconoscere che il processo di qualificazione del sistema culturale regionale cui ambiva la legge regionale 18/2000 non è stato pienamente raggiunto, anche per la perdurante crisi economica che ha colpito il nostro paese. Si è registrato talvolta un ritardo nell'attuazione degli interventi diretti dell'IBC, causato soprattutto dalla complessità crescente delle procedure richieste nell'ultimo decennio per gli atti della Pubblica amministrazione. Per quanto riguarda gli interventi compresi nei piani provinciali, che beneficiano dei contributi regionali, le linee di indirizzo triennali prevedono una quota di spesa a carico del soggetto attuatore per realizzarli. Da un canto la notevole diminuzione delle risorse regionali, dall'altro le difficoltà finanziarie degli enti locali, derivanti anche dal rispetto del patto di stabilità, hanno reso poco appetibile una simile procedura di cofinanziamento, peraltro virtuosa.

Si aggiungano le incertezze connesse alla drastica diminuzione del ruolo delle province nel settore culturale e soprattutto le criticità relative alle risorse professionali: la maggior parte dei bibliotecari e degli archivisti collocati a riposo non vengono sostituiti con altrettante figure professionali (ai direttori delle biblioteche dei comuni capoluogo collocati a riposo sono subentrati sovente dirigenti privi di competenze biblioteconomiche). È opportuno ribadire che, in una società in transizione e sempre più complessa, se non si investe in conoscenza e nelle risorse professionali è velleitario aspirare a servizi di qualità.


Le attività del Servizio di soprintendenza per i beni librari e documentari


Il personale del Servizio di soprintendenza per i beni librari e documentari offre anzitutto supporto scientifico e consulenza alle biblioteche e agli archivi storici per quanto concerne le sedi, i problemi conservativi, l'inventariazione, la catalogazione, gli standard di servizio e le attività di valorizzazione. 8 Il sostegno agli istituti che intendono migliorare i servizi con riferimento alla citata direttiva della Giunta regionale 309/2003, per esempio, è avvenuto anche grazie alle Linee guida per la redazione della carta dei servizi delle biblioteche, elaborate da un gruppo di lavoro coordinato dalla Soprintendenza. 9 Poiché l'attività del Servizio è ampia e articolata, si precisa che questa sintesi è puramente esemplificativa: negli ultimi anni, inoltre, le principali linee di azione sono state comunicate anche sul sito web dell'IBC. 10


L'esercizio delle funzioni di tutela delegate alle Regioni (prima ai sensi dell'articolo 9 del DPR 3/1972, poi ai sensi dell'articolo 5 del Decreto legislativo 42/2004) non si esaurisce nell'apposizione di vincoli o nella concessione di autorizzazioni (prestito di materiale bibliografico per mostre, esportazione temporanea e definitiva di beni librari, restauro, scarto di beni librari, eccetera), che pure sono fornite in tempi di norma brevi. Per quanto riguarda la verifica dell'interesse culturale si segnala la richiesta, presentata al MiBAC nel 1998, di procedere alla dichiarazione di eccezionale interesse culturale della raccolta libraria dell'illustre studioso romagnolo Augusto Campana, sulla base di un elenco dei volumi (che ammontano a circa 30000, di cui 1500 antichi) redatto in precedenza nelle due abitazioni di Roma e di Santarcangelo di Romagna. Merita di essere ricordata un'altra significativa collaborazione con la Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici dell'Emilia-Romagna, quella finalizzata alla dichiarazione dell'interesse culturale della Villa Verdi (nella frazione di Sant'Agata di Villanova sull'Arda) nel suo complesso, che ha comportato la puntuale ricognizione dei beni librari e documentari ivi conservati.

La Soprintendenza ha interpretato la tutela in termini dinamici: l'attività di vigilanza sul patrimonio librario e documentario presente nel territorio regionale richiede infatti una cura speciale per la salvaguardia di fondi culturali a rischio di dispersione. 11 Tra le modalità più incisive per acquisire le raccolte, con particolare riguardo a quelle di interesse emiliano-romagnolo, c'è quella che porta a costruire un rapporto di fiducia con i collezionisti per condividere un percorso teso all'obiettivo della fruizione pubblica (percorso che parte quasi sempre dalla redazione di un inventario). È stata la via seguita per il cospicuo fondo di Luciano Anceschi, che comprende circa 25000 volumi e 18000 lettere, pervenuto in dono alla Biblioteca dell'Archiginnasio dopo la morte dell'insigne docente di Estetica.

A volte gli eredi, in assenza di garanzie della valorizzazione del fondo, sono incerti nel procedere a un gesto munifico a favore della comunità: era il caso degli eredi del medico faentino Roberto Sabbatani, che aveva formato una preziosa collezione di opere grafiche. È stato sufficiente accogliere la richiesta della Biblioteca comunale di Faenza di catalogare la raccolta e pubblicare il catalogo della mostra, inaugurata a Faenza nel dicembre 2002, per accrescere qualitativamente il Gabinetto dei disegni e stampe della Manfrediana. 12

Un'altra via per salvaguardare patrimoni librari e documentari è quella che porta a concorrere d'intesa con gli enti interessati all'acquisizione (ai sensi dell'articolo 6 della legge regionale 18/2000). Tra i vari casi che hanno beneficiato di questa opportunità si segnalano l'acquisto di alcune raccolte fotografiche, e inoltre:

· l'acquisto congiunto, con la Cineteca comunale di Bologna, dell'archivio di Renzo Renzi, che comprende la documentazione relativa alla sua attività, una raccolta fotografica e più di un migliaio di fascicoli di corrispondenza con autori e registi;

· l'acquisto, fatto insieme alla Provincia di Modena, della biblioteca circolante "Carnevali", con ben 34000 volumi, ora consultabili presso la Biblioteca comunale di Pavullo;

· l'acquisto nel dicembre 2002, dalla casa d'aste Christie's di Londra, di un prezioso corale facente parte della serie liturgica donata dal Bessarione al convento cesenate dell'Osservanza: il corale, acquistato insieme al Comune di Cesena e alla locale Fondazione Cassa di risparmio, è stato destinato alla Biblioteca Malatestiana di Cesena;

· l'acquisto nel dicembre 2003, insieme alla Biblioteca dell'Archiginnasio di Bologna, di due manoscritti autografi di Giovanni Sabadino degli Arienti, tramite l'esercizio della prelazione. 13

L'elenco potrebbe continuare, citando l'acquisto di raccolte di lettere e di altri fondi documentari per incrementare il patrimonio di istituti diversi, ma gli esempi riportati mi paiono sufficienti per chiarire la scelta di politica culturale a favore di una "tutela attiva", tesa a superare la visione tradizionale, alquanto statica.


La Soprintendenza ha svolto una serie di attività per la salvaguardia dei patrimoni librari e documentari delle biblioteche che hanno subìto danni a causa degli eventi sismici del maggio 2012. Oltre al censimento dei danni al patrimonio e agli edifici, si è trattato in alcuni casi di procedere al recupero dei beni (per esempio a Mirandola e a Cavezzo) e alla individuazione, insieme alle amministrazioni locali, di sedi idonee per il deposito. La consulenza per la ristrutturazione o la nuova costruzione delle sedi bibliotecarie e archivistiche è stata pertanto offerta, nell'ultimo biennio, soprattutto alle amministrazioni dei comuni colpiti dal sisma per attivare servizi bibliotecari anche in sedi provvisorie. Alcune biblioteche della provincia modenese e reggiana erano collocate in edifici appositamente ristrutturati, che purtroppo non hanno retto all'impatto sismico (per esempio il Palazzo Sartoretti a Reggiolo, che al piano nobile ospitava la Biblioteca comunale).

Negli ultimi decenni le amministrazioni locali della nostra regione hanno investito considerevoli risorse nella costruzione di nuovi edifici o nel miglioramento delle sedi esistenti, come è stato illustrato nel 2005 al Salone del restauro di Ferrara con la mostra "Cantieri culturali". 14 Tra le realizzazioni più significative spicca la Biblioteca Sala Borsa, che, nel cuore di Bologna, continua ad attrarre numerosi utenti. Il rinnovamento e la riorganizzazione dei servizi sono stati perseguiti anche dalle biblioteche storiche comunali, la maggioranza delle quali ha operato la scelta di mantenere nella medesima sede la sezione moderna, sottolineando la continuità della cultura. Tale scelta, sostenuta dalla nostra Regione, ha comportato interventi complessi che hanno dato esiti rilevanti, anche per attuare l'eliminazione delle barriere architettoniche in antichi edifici monumentali: basti citare la Panizzi a Reggio Emilia, l'Ariostea a Ferrara, la Biblioteca comunale di Imola e la Classense a Ravenna (entrambe queste ultime conservano gli archivi storici dei rispettivi comuni).


Per quanto riguarda la conservazione e il restauro del materiale librario e documentario, la Soprintendenza ha fatto propri gli esiti del citato seminario sulla metodologia e le tecniche promosso dall'IBC nel 1980 con l'autorevole contributo scientifico di Emanuele Casamassima, focalizzando l'attenzione sugli aspetti della prevenzione e attivando interventi di restauro solo dopo averne valutata l'effettiva necessità. 15 Sono state inoltre promosse diverse iniziative per sensibilizzare e formare gli operatori alla corretta conservazione dei libri e dei documenti. Oltre alla mostra "Scripta volant", allestita in più sedi alla fine degli anni Ottanta, 16 si ricordano i convegni all'insegna di "Conservare il Novecento", organizzati ogni anno dal 2000 al 2012 nell'ambito del Salone del restauro di Ferrara insieme all'AIB e all'ICPL (poi Istituto centrale per il restauro e la conservazione del patrimonio archivistico e librario) e sovente pure all'Associazione nazionale archivistica italiana (ANAI). La fortunata serie, anche grazie alla sapiente guida di Luigi Crocetti e alla puntuale pubblicazione degli atti da parte dell'AIB, ha favorito il dialogo tra bibliotecari e archivisti e ha contribuito a diffondere nel nostro paese una maggiore consapevolezza per la salvaguardia e il migliore trattamento degli archivi culturali.


Per la corretta applicazione della nuova legge che disciplina il deposito legale (la legge 106/2004) la Soprintendenza svolge un'attività di sostegno ai vari istituti depositari individuati per la costituzione dell'archivio regionale della produzione editoriale. A tal proposito si ricorda che, a seguito della pubblicazione del Regolamento (DPR 3 maggio 2006, numero 252), la Regione Emilia-Romagna ha deliberato di continuare a far pervenire una copia dei documenti alle biblioteche del capoluogo delle province già destinatarie della copia d'obbligo sulla base della vecchia normativa, e di concentrare a Bologna i film destinandoli alla Cineteca comunale, nonché una copia dei documenti stampati presso la Biblioteca comunale dell'Archiginnasio.


La pianificazione bibliotecaria e archivistica, sulla base delle linee poliennali di indirizzo della Regione Emilia-Romagna (relative prima alla legge regionale 42/1983, poi alla legge regionale 18/2000), è stata realizzata tramite l'istruttoria congiunta con le province e la concertazione con le biblioteche e gli archivi storici interessati. Nei piani annuali gli interventi diretti dell'IBC hanno riguardato soprattutto i censimenti, la catalogazione dei fondi storici e speciali delle biblioteche, l'inventariazione degli archivi storici a cominciare da quelli comunali, gli interventi conservativi, il sostegno dell'applicativo Sebina Open Library e del portale IBC Archivi quali infrastrutture disponibili per tutte le biblioteche e gli archivi storici.

Si è già accennato all'aggiornamento annuale dei sistemi informativi relativi alle biblioteche ( SIBIB) e agli archivi ( CAStER): svolto con la collaborazione delle biblioteche, degli archivi storici degli enti locali e convenzionati, e delle province, questo aggiornamento è utile per monitorare lo sviluppo dell'organizzazione bibliotecaria e archivistica emiliano-romagnola e altresì essenziale per verificare il possesso degli standard da parte degli istituti che intendono accedere ai contributi regionali. L'importanza di poter disporre di tali banche dati è stata riscontrata anche a seguito dei terribili eventi sismici che hanno colpito l'Emilia nel maggio 2012, quando si è dovuto procedere speditamente ai primi interventi di messa in sicurezza dei patrimoni librari e documentari.


La Soprintendenza ha proseguito il censimento regionale delle cinquecentine sulla base della convenzione stipulata nel 1983 tra l'ICCU e l'IBC, che l'aveva interpretato come un'occasione per avviare la catalogazione dei fondi librari antichi a stampa già individuati tramite la ricognizione generale precedentemente svolta. Il censimento regionale si differenzia da quello nazionale per l'obiettivo di catalogare tutte le edizioni del XVI secolo conservate nel territorio emiliano-romagnolo (e non soltanto quelle italiane), per l'indicazione della presenza di più esemplari di una stessa edizione accanto alla sigla della biblioteca che li possiede, per la rilevazione di altri dati relativi all'edizione e soprattutto all'esemplare (dati utili per un efficace esercizio delle funzioni di tutela e per l'approfondimento delle ricerche di storia del libro e delle biblioteche).

Gli istituti che conservano edizioni del XVI secolo sono ben 240 e afferiscono a una molteplicità di enti; gli esemplari descritti su schede cartacee ammontano a circa 170000. Il censimento ha rappresentato una scuola sul campo, un investimento formativo che ha alimentato un'attenzione più consapevole per i fondi antichi. Tra i numerosi cataloghi a stampa mi limito a citare il repertorio regionale delle edizioni ebraiche del XVI secolo, 17 e Bononia manifesta, con il relativo Supplemento, che descrive 3829 bandi e provvedimenti diversi relativi a Bologna, con le segnature di collocazione dei vari esemplari e l'indice delle cose notevoli. 18

Grazie a un progetto denominato "Folia", finanziato dal MiBAC, nel 1997 la Soprintendenza ha iniziato l'informatizzazione, con il programma Sebina, dei dati registrati su 8000 schede cartacee. In seguito si è colta l'opportunità di fruire dei proventi derivanti dalla vendita delle licenze UMTS per sviluppare il catalogo regionale delle cinquecentine e consentirne la consultazione via web. Di concerto con l'ICCU si è prefigurato un polo SBN "virtuale", denominato CER, collegato con l'Indice per localizzare dati per conto delle varie biblioteche che non aderiscono a poli SBN territoriali. In alcuni casi la descrizione è corredata dell'immagine digitale di parti significative (frontespizio, marche tipografiche). È disponibile on line il metacatalogo regionale delle edizioni del XVI secolo che consente l'accesso alle descrizioni delle edizioni presenti sia nel polo CER sia nei poli locali.


Un altro progetto particolarmente impegnativo è il censimento delle stampe conservate negli istituti emiliano-romagnoli, intrapreso a seguito della ricognizione avviata nel 1985. Il catalogo, denominato IMAGO, è stato presentato nel 2000 nel convegno internazionale "L'arti per via. Percorsi nella catalogazione delle opere grafiche". 19 Il catalogo collettivo on line, che utilizza il modulo Grafica del software Sebina, dagli iniziali nuclei di stampe storiche ha allargato nel tempo l'ambito di pertinenza e oggi comprende l'opera grafica di artisti poliedrici (per esempio, Augusto Majani), porzioni di archivi culturali del Novecento (primo fra tutti quello di Giovannino Guareschi) e fondi di carattere documentario (come quello del Centro di documentazione del trotto a Migliarino).

IMAGO consente l'accesso alla descrizione delle diverse opere (circa 250000 titoli), a un numero notevole di informazioni bibliografiche, a notizie relative ai fondi sia di stampe (Ortalli, Comandini, Gozzadini eccetera) sia di fotografie, storiche e contemporanee (dalla collezione Tonini di Modena a "Linea di confine" di Rubiera). Il lavoro sulle molteplici varietà della grafica è stato funzionale anche all'affinamento della catalogazione della fotografia, confluito nel Manuale pubblicato nel 1990, 20 anno di avvio della sperimentazione di un modulo specifico del software Sebina (ora SOL).

Gli interventi di catalogazione dei fondi fotografici, che vanno a incrementare i poli SBN territoriali, sono relativi a diverse tematiche: di soggetto storico (fondo Tonini della Biblioteca Poletti di Modena), di fotogiornalismo (Davide Minghini presso la Biblioteca Gambalunga e "Giornale d'Italia" nella Biblioteca "Giulio Cesare Croce" di San Giovanni in Persiceto), e di soggetto teatrale (archivio fotografico del Teatro comunale di Ferrara). Numerosi volumi, in particolare della collana "Immagini e documenti", documentano l'attività di valorizzazione che accompagna la vasta ricerca sul patrimonio grafico e fotografico. 21


Il censimento dei fondi librari e documentari ospedalieri, svolto nel biennio 1986-1988, ha messo in luce la situazione relativa al nostro settore in seguito all'entrata in vigore della legge che ha istituito il Servizio sanitario nazionale e le Unità sanitarie locali. Il quadro è presto mutato e perciò, nel 1999-2000, è stato effettuato l'aggiornamento del censimento.

L'attenzione per tale ambito, investito da frequenti modifiche di carattere istituzionale, non è mai venuta meno, come mostrano convegni e iniziative seminariali per l'aggiornamento degli operatori. Sono stati inoltre svolti interventi diretti di riordino e inventariazione di archivi (per esempio, quello dell'archivio amministrativo dell'Ospedale San Lazzaro di Reggio Emilia e quelli di altri fondi ospedalieri depositati presso gli archivi storici dei rispettivi comuni: Pieve di Cento, Forlimpopoli e Mirandola) e di catalogazione di fondi librari e di periodici antichi (quelli degli ex ospedali psichiatrici di Colorno, Ferrara e Imola). Un'importante iniziativa di valorizzazione dei beni culturali posseduti dalle aziende sanitarie è stata realizzata con la mostra "Le Arti della Salute", allestita nel 2005 a Bologna. 22

L'impegno della Soprintendenza non si è limitato alla descrizione e valorizzazione dei fondi storici ma è stato indirizzato a costituire una rete di servizi cooperativi tra le aziende sanitarie, per assicurare un corretto flusso dell'informazione bibliografica biomedica. Il "Gruppo operativo per il trasferimento dei risultati della ricerca bibliografica nei servizi sanitari" (GOT) ha raggruppato tredici aziende sanitarie partecipanti al "catalogo collettivo dei periodici delle biblioteche biomediche dell'Emilia-Romagna" e aderenti all'acquisto consortile delle più accreditate banche dati e di 3850 periodici elettronici. Nonostante la validità del progetto, sia per il risparmio sul piano economico per le aziende sia per il miglior utilizzo delle risorse informative acquisite, il coordinamento della Soprintendenza è cessato alla fine del 2008, per il mancato sostegno da parte dell'Agenzia sanitaria e sociale regionale.

La collaborazione con l'Assessorato alla sanità non è tuttavia venuta meno, come attesta l'attiva partecipazione al gruppo di lavoro del "Progetto di valorizzazione dei beni culturali delle aziende sanitarie regionali", avviato nel 2008; grazie a esso sono stati catalogati alcuni fondi antichi: quelli della Biblioteca della Sala Colonne dell'Ospedale civile "Guglielmo da Saliceto" di Piacenza, della Biblioteca centralizzata dell'Azienda ospedaliera di Bologna, della Biblioteca "Corradini" dell'Azienda ospedaliera e della Biblioteca "Livi" dell'Azienda USL di Reggio Emilia.


La Regione Emilia-Romagna, insieme alla Lombardia e al Piemonte, è stata tra le prime regioni a credere all'importanza strategica del progetto del Servizio bibliotecario nazionale (SBN) per la gestione unitaria del patrimonio librario. Il convegno internazionale "SBN e reti di automazione bibliotecaria", che segna il passaggio dalla fase costituente a quella operativa, si tenne a Ravenna nella primavera del 1986. 23 La collaborazione interistituzionale del MiBAC, iniziata con la sottoscrizione del protocollo d'intesa con le regioni (1984), si è rafforzata dieci anni dopo con il protocollo d'intesa con il Ministero dell'Università e della ricerca scientifica, che ha previsto l'istituzione degli organi di gestione di SBN.

Nell'ambito di un quadro unitario di riferimento, assicurato dal Comitato nazionale di coordinamento, a ciascuna regione spetta coordinare sul proprio territorio lo sviluppo dei poli SBN mediante il rafforzamento delle infrastrutture e l'individuazione delle modalità specifiche per potenziare la cooperazione bibliotecaria e migliorare la qualità dei servizi. L'adesione a SBN, che prevede la catalogazione partecipata e il prestito interbibliotecario, ha favorito in Emilia-Romagna la cooperazione tra i sistemi bibliotecari locali e quelli universitari, migliorando l'accesso alle risorse informative e, nel complesso, i servizi per gli utenti. Lo sviluppo del SBN nella nostra regione si è consolidato anche grazie alle risorse relative ai proventi derivanti dalla vendita delle licenze UMTS. L'IBC ha operato la scelta di sviluppare il software Sebina per metterlo a disposizione di tutte le biblioteche del territorio, anche di quelle di piccole dimensioni.

Nel corso degli anni, i poli hanno adottato sistemi OPAC per l'accesso on line ai cataloghi collettivi; l'IBC ha altresì provveduto a realizzare l'OPAC Sebina Ragazzi per facilitare l'accesso ai materiali d'interesse per tali utenti. L'evoluzione del software Sebina nel Sebina Open Library (SOL) è stata contrassegnata dallo spostamento di attenzione dalle attività di back office ai servizi finalizzati agli utenti e ha tenuto conto delle esigenze di miglioramento espresse dalle varie biblioteche del territorio. SOL è strutturato per componenti, che consentono di trattare una notevole varietà di materiali in collegamento con l'Indice, ed è dotato di un metamotore di ricerca ( Open Search). SOL, di cui l'IBC è comproprietario insieme alla ditta che lo ha realizzato, è utilizzato dalla maggioranza dei poli bibliotecari emiliano-romagnoli (che comprendono più di 700 biblioteche), ed è molto diffuso anche a livello nazionale.

L'articolazione prevalente dei poli emiliani è su scala provinciale: Polo bibliotecario piacentino (l'unico che non dialoga ancora con l'Indice), Polo bibliotecario parmense, Polo provinciale reggiano, Polo delle biblioteche specialistiche di Reggio Emilia, Polo provinciale modenese, Polo bibliotecario unificato ferrarese. Il Polo unificato bolognese (che comprende 246 biblioteche) supera i confini territoriali con le biblioteche dell'Università di Bologna site in Romagna. Nell'area romagnola, la gestione della Rete bibliotecaria di Romagna e San Marino (con 162 biblioteche aderenti) fa capo alla Provincia di Ravenna. Nel rispetto delle specifiche missioni e delle varie tipologie di biblioteca, la ricerca di procedure condivise ha favorito l'adozione di linee comuni per lo svolgimento di alcune attività (a cominciare dai servizi di prestito e di reference) e una cultura del servizio più omogenea, che facilita l'accesso alla conoscenza del patrimonio librario e documentario.

La Soprintendenza sostiene altresì il progetto "Analecta", relativo allo spoglio di 156 riviste italiane di cultura, realizzato grazie alla cooperazione di diverse biblioteche che dal 1985 condividono l'indicizzazione per soggetto con lo scopo di valorizzare il contenuto informativo dei periodici italiani di scienze umane e sociali (con la Biblioteca San Carlo di Modena come centro coordinatore). La base dati, dal 2012, è liberamente accessibile on line.


I censimenti degli anni Ottanta, relativi agli archivi storici degli enti locali (i cui esiti sono confluiti nella guida generale degli archivi storici comunali curata dalla Soprintendenza archivistica per l'Emilia-Romagna) 24 e al patrimonio documentario delle istituzioni ospedaliere e assistenziali, hanno costituito la base informativa per l'avvio di vari interventi di inventariazione.

L'attività di riordino e inventariazione è stata condotta con l'obiettivo di migliorare i servizi in un'ottica di integrazione delle risorse documentarie e informative, caratteristica dell'organizzazione bibliotecaria prevista dalla legge regionale 42/1983. L'indirizzo che mirava a far gestire gli archivi storici nelle relative biblioteche comunali, soprattutto nei casi di insufficienza strutturale e organizzativa, ha contribuito non di rado a far superare la prassi della conservazione passiva.

Un ulteriore salto qualitativo è stato compiuto con la legge regionale 18/2000 che, riconoscendo agli archivi storici di ente locale il ruolo di istituto culturale, subordina i contributi regionali al raggiungimento degli standard. Nei piani annuali sono stati quindi privilegiati gli interventi relativi a complessi archivistici di enti che si impegnavano a una corretta conservazione delle carte e ad assicurare un servizio per la fruizione. Da tempo era avvertita l'esigenza di integrare le basi di dati relative ai beni archivistici, come attesta l'accordo di collaborazione per la costituzione di una banca dati comune degli archivi sul territorio regionale, sottoscritto nel 1998 con la Soprintendenza archivistica per l'Emilia-Romagna.

Nel corso degli anni è pertanto aumentato l'impegno a favore del settore, non solo con l'incremento degli interventi di inventariazione ma anche mettendo progressivamente a sistema attività e strumenti operativi per promuovere e valorizzare il patrimonio archivistico. Una tappa significativa in tale direzione è rappresentata dalla costituzione del sistema informativo IBC Archivi per la creazione, gestione e pubblicazione in rete di risorse informative relative agli archivi storici emiliano-romagnoli. IBC archivi comprende, insieme ai già citati dati CAStER (derivanti dal censimento delle strutture, del patrimonio documentario e dei servizi degli enti conservatori), gli inventari finora prodotti non solo grazie alle risorse regionali. La piattaforma, con la relativa consulenza tecnica, è messa a disposizione gratuitamente per tutti gli enti interessati della nostra regione ed è stata utilizzata, per esempio, anche per il progetto "ArchiviaMo", sostenuto dalla Fondazione della Cassa di risparmio di Modena. L'implementazione del sistema informativo regionale è stata accompagnata da un'ampia attività di formazione rivolta agli operatori degli enti locali e agli archivisti professionisti, svolta in collaborazione con Province e Archivi di Stato.

Nel portale IBC Archivi sono consultabili le descrizioni di circa 420 conservatori d'archivio e 2800 fondi archivistici (molto vari: comunali, ospedalieri e assistenziali, teatrali, scolastici, di movimenti politici, di consorzi di bonifica, di imprese, di istituzioni accademiche e di personalità), di cui 450 descritti analiticamente. Tra i fondi di personalità si segnala, a titolo di esempio, l'inventario dell'archivio del regista Alessandro Blasetti, conservato presso la Biblioteca "Renzo Renzi" della Cineteca di Bologna, con la riproduzione digitale di alcune serie svolta sulla base di un accordo siglato nel 2008 con la Direzione generale per gli archivi del MiBAC per favorire l'interoperabilità tra il Sistema archivistico nazionale (SAN) e il sistema regionale. 25 IBC Archivi è interoperabile con il SAN (di cui è sistema afferente fin dalla sua costituzione) e a esso assicura i dati relativi a soggetti conservatori, complessi archivistici, soggetti produttori e risorse informative.

Per dare una visibilità maggiore ai dati raccolti e potenziare l'accesso integrato, l'IBC ha avviato nel 2011 una prima sperimentazione di utilizzo dei linked open data estratti dalle proprie banche dati archivistiche. L'anno seguente è stato intrapreso il progetto di sperimentazione "ReLOAD (Repository of Linked Open Archival Data)", svolto in collaborazione con l'Archivio centrale dello Stato e regesta.exe, con l'obiettivo di favorire l'interoperabilità semantica dei dati archivistici pubblicati in rete tramite sistemi informativi diversi. La sperimentazione sta proseguendo con l'ampliamento ad alcune porzioni del vasto patrimonio informativo dell'IBC, relative ad altri settori: biblioteche ( SIBIB), musei ( SAMIRA) e beni naturali.


D'altronde la sperimentazione interdisciplinare caratterizza da sempre il lavoro della Soprintendenza: a tal proposito si può citare la linea di ricerca denominata "Archivi dell'arte", tesa a comprendere e a far conoscere la vicenda artistica contemporanea nella nostra regione e il patrimonio visibile al pubblico a essa collegato, partendo dalle fonti e dai fondi documentari, a cominciare dalle carte delle stesse istituzioni museali. Una sorta di "Novecento rivelato", che ha contribuito ad affermare nella nostra regione la pari dignità culturale dell'arte moderna e contemporanea, alquanto negletta nel passato. Molti cataloghi della collana "Immagini e documenti" mostrano i risultati, a volte sorprendenti, raggiunti con il paziente lavoro di scavo compiuto anche presso piccole realtà che hanno promosso negli anni del dopoguerra premi di pittura (per esempio il Premio Campigna a Santa Sofia) e rassegne espositive. 26 Nell'ambito di questa estesa indagine si inserisce anche la mappa degli "studi d'artista" che, insieme a quella delle case degli scrittori, 27 potrebbe rappresentare un interessante itinerario tematico.

Merita altresì di essere ricordato il sostegno a un altro progetto sperimentale, realizzato in ambito internazionale grazie alla stretta collaborazione tra la Biblioteca dell'Archiginnasio e Stanford University Libraries: il progetto riguarda la digitalizzazione del fondo Bassi Veratti, pubblicato on line nella primavera del 2013.


La vasta attività di censimento e descrizione dei fondi librari e documentari sul territorio regionale è stata accompagnata da corsi di aggiornamento specifici per gli operatori (per il censimento delle cinquecentine, degli archivi degli scrittori, delle stampe, delle fotografie, per l'aggiornamento dei dati di SIBIB e di CAStER, per l'uso delle procedure SBN o quelle previste dai software Sebina e SOL, per la descrizione archivistica in IBC Archivi) e da iniziative di valorizzazione.

Per quanto riguarda la formazione professionale occorre ricordare che la legge regionale 42/1983 contemplava tra i requisiti minimi delle biblioteche la presenza "di almeno un bibliotecario o, per le biblioteche minori, di un assistente di biblioteca". L'Assessorato regionale alla formazione professionale, su richiesta della Soprintendenza, istituì una commissione tecnica che ha elaborato i profili professionali e i pacchetti formativi relativi alle due figure. In particolare, i vari corsi per assistenti di biblioteca (con un ciclo di almeno 600 ore) hanno contribuito a formare numerosi giovani che hanno trovato un'occupazione nel settore. 28 La Regione Emilia-Romagna nel 2006 ha aggiornato il repertorio delle qualifiche professionali introducendo la figura del "tecnico dei servizi di biblioteca".

Per promuovere l'alfabetizzazione digitale dei cittadini, la Soprintendenza ha aderito al progetto "Pane e Internet", promosso dall'Assessorato regionale alla programmazione territoriale e alle reti di infrastrutture materiali e immateriali, favorendone la sperimentazione nelle biblioteche. Dopo lo svolgimento di alcuni corsi di formazione per i facilitatori, nei territori provinciali, il progetto "Pane e Internet in biblioteca" è stato avviato presso molte biblioteche comunali anche grazie all'impegno di volontari e di giovani studenti, riscuotendo un notevole interesse da parte di varie persone che non erano mai entrate prima in biblioteca. 29

Tra le collaborazioni continuative della Soprintendenza a fiere e festival spicca il contributo, con mostre e cataloghi, alla "Fiera internazionale del libro per ragazzi", che ha luogo a primavera a Bologna, e anche la partecipazione alla rassegna "Fieri di Leggere", sorta nel 2000 dalla collaborazione di vari enti. 30 Nell'ambito di "Artelibro", il festival che si tiene a Bologna dal 2004 nel mese di settembre, la Soprintendenza ha inoltre promosso, ogni anno, un convegno su diverse tematiche.

Per quanto riguarda la promozione della lettura si segnala l'adesione a "Nati per leggere" con un progetto regionale coordinato da un gruppo tecnico che riunisce rappresentanti dell'IBC e degli assessorati regionali alle Politiche per la palute e alla Promozione delle politiche sociali, oltre che dell'AIB e dell'Associazione Pediatri; il progetto ha promosso, oltre ai seminari regionali annuali, due corsi di formazione per facilitatori (a Reggio Emilia nel 2012 e a Imola nel 2013) e la produzione di pieghevoli e materiali a stampa per diffondere la pratica della lettura ad alta voce tra i bambini di età compresa tra i 6 mesi e i 6 anni. La Soprintendenza ha altresì aderito attivamente alle campagne di promozione organizzate dal Centro per il libro e la lettura, prima con la manifestazione "Ottobre piovono libri" e poi con "Il maggio dei libri".

Per il settore archivistico si menziona la settimana della didattica in archivio intitolata "Quante storie nella storia", un appuntamento organizzato insieme alla sezione regionale dell'ANAI e alla Soprintendenza archivistica per l'Emilia-Romagna, che da tredici anni presenta un programma su scala regionale ricco di laboratori didattici e di iniziative tese a far conoscere i patrimoni archivistici a tutti i cittadini. Dal 2012 la Soprintendenza stimola gli archivi a partecipare, in collaborazione con le scuole del territorio, al progetto dell'IBC denominato "Io amo i Beni Culturali": il coinvolgimento delle scuole è infatti considerato strategico per far crescere nei ragazzi una sensibilità attenta al valore della documentazione, alla necessità di conservarla e valorizzarla come fonte per la conoscenza storica del proprio territorio.

Un altro canale per far conoscere i patrimoni librari e documentari, oltre alla rivista "IBC" con la rubrica "Biblioteche e archivi" e i dossier dedicati al settore, è rappresentato dalle pubblicazioni della Soprintendenza, in particolare tramite le due collane: "ERBA - Emilia Romagna Biblioteche Archivi" e "Immagini e documenti". La collana "ERBA" annovera 81 volumi con una veste sobria e mira a far conoscere censimenti, 31 fondi speciali, 32 ospita atti di convegni di interesse generale, 33 cataloghi di mostre, 34 e fornisce strumenti utili per i servizi archivistici e bibliotecari. 35 Il numero 71 riveste un valore particolare per la nostra storia, in quanto presenta l'inventario analitico degli archivi delle soprintendenze bibliografiche che avevano sede a Bologna e a Modena, oggi conservati presso l'IBC. 36 La collana "Immagini e documenti", con volumi di formato maggiore e illustrati, comprende cataloghi di raccolte di stampe o di fondi fotografici conservati negli istituti della nostra regione e numerosi cataloghi di mostre. 37

La Soprintendenza, sovente in collaborazione con altri enti, ha promosso varie mostre con l'intento di far conoscere a un più ampio pubblico il ricco patrimonio conservato negli istituti culturali e l'attività di ricerca su determinati periodi o in occasione di significativi anniversari. Tra le grandi mostre promosse negli anni Novanta si segnala "La menzogna della razza", allestita a Bologna nell'autunno 1994 presso la Biblioteca comunale dell'Archiginnasio. 38 Il successo di tale esposizione in ambito nazionale ha dato origine nel 2005 a una mostra in forma ridotta (già concepita come itinerante) sui processi di costruzione del razzismo in epoca fascista, "L'offesa della razza", allestita con un linguaggio più accessibile per facilitare la visita soprattutto a un pubblico giovanile. 39

Nel 2000, in occasione di "Bologna città europea della cultura", la Soprintendenza ha promosso insieme alla Biblioteca dell'Archiginnasio la mostra "Una città in piazza", che ha portato all'attenzione del pubblico materiali poco noti: bandi e opuscoli prodotti a Bologna tra Cinque e Seicento. 40 Come esempio di felice collaborazione con il collezionismo privato si può infine ricordare la mostra su "I corali benedettini di San Sisto a Piacenza", che ha consentito al pubblico di ammirare a Piacenza (Palazzo Farnese, 2011-2012) e a Bologna (Museo civico medievale, autunno 2012) otto preziosi corali della seconda metà del XV secolo che erano parte integrante di un gruppo di antifonari in uso nel monastero benedettino di San Sisto a Piacenza (dispersi dal 1810). 41


Il potenziale informativo, riguardante il variegato patrimonio culturale emiliano-romagnolo, e le competenze biblioteconomiche, archivistiche e storico-artistiche presenti nel Servizio rappresentano quindi una specificità che l'IBC può valorizzare per la convergenza, invocata da più parti, tra gli istituti culturali. Nel quadro di una nuova configurazione delle competenze istituzionali, si auspica che la missione dell'IBC possa essere rafforzata come presidio del patrimonio e come punto di riferimento per i vari istituti culturali che dovranno operare sempre di più in rete.

Come le biblioteche non possono godere di buona salute se vivono isolate, così è per i servizi regionali. L'attività della Soprintendenza per i beni librari e documentari, di cui qui si è abbozzato un quadro peraltro lacunoso, si è dispiegata grazie alla collaborazione interistituzionale praticata a vari livelli, a partire dagli enti locali della nostra regione, fino agli istituti culturali di paesi lontani (per esempio la Biblioteca "Mário de Andrade" a San Paolo e la Biblioteca nazionale "Josè Marti" a L'Avana).

L'IBC ha assicurato la collaborazione scientifica a favore di alcuni centri presenti nel territorio regionale: il Museo Bodoniano di Parma, il Centro internazionale "Pico della Mirandola", Casa Artusi a Forlimpopoli e l'Archivio "Cesare Zavattini" a Reggio Emilia (presso la Biblioteca Panizzi). Dato il notevole impegno dedicato ai fondi librari antichi, la Soprintendenza ha aderito fin dal 1997 al Consortium of European Research Libraries (CERL), formato per la costituzione di un'unica base dati di record dei libri prodotti nel periodo della stampa manuale. Vari progetti sono stati condivisi non solo con l'Assessorato alla cultura ma anche con altri assessorati della Regione Emilia-Romagna: alla Sanità, alla Scuola, alle Reti di infrastrutture materiali e immateriali, alle Attività produttive, all'Agricoltura, e con l'Assemblea legislativa; è stata inoltre assidua la partecipazione al Coordinamento tecnico per la cultura delle regioni.

Occasioni importanti per un confronto delle linee di lavoro intraprese dal Servizio, nel più ampio contesto nazionale, sono state rappresentate dalla II Conferenza nazionale dei beni librari e dalla II Conferenza nazionale degli archivi, promosse dalle competenti direzioni generali del MiBAC a Bologna (rispettivamente nel dicembre 1988 e nel novembre 2009) con il supporto organizzativo dell'IBC. 42 Il rapporto di collaborazione con il MiBAC e gli istituti centrali è costante, anche grazie all'attiva partecipazione ai comitati e ai gruppi di lavoro nazionali: il Comitato biblioteca digitale italiana, il Comitato coordinamento SBN, il Comitato tecnico SBN, la Commissione per il deposito legale, il Consiglio scientifico del Centro per il libro e la lettura, il Comitato paritetico nazionale di coordinamento del SAN, il Comitato paritetico tecnico-scientifico del SAN, e a diversi comitati per le celebrazioni di personalità emiliane e romagnole (da Girolamo Savonarola a Giulio Cesare Croce), nonché a gruppi di lavoro per la catalogazione di materiali librari e documentari e per la descrizione di beni archivistici.


È doveroso infine rivolgere un ringraziamento a tutti gli enti, gli amministratori, i bibliotecari e gli archivisti che hanno collaborato con il Servizio di soprintendenza per i beni librari e documentari. Un grato ricordo va al professore Ezio Raimondi, che ha sempre sostenuto il Servizio anche nei momenti difficili; sono ancora impresse nella mia memoria le parole dettate nel novembre del 1997 per chiedere al presidente della Regione un rilancio del settore (il professore in quei giorni era nella sua abitazione, a seguito di una rovinosa caduta):


"Oggi tutto è mutato. Occorre reinterpretare il lavoro di altri tempi alla luce delle nuove e più straordinarie esperienze informatiche, con una proiezione decisa anche se criticamente vagliata verso il futuro, verso la trasformazione e la reinterpretazione del nostro stesso rapporto con il mondo.

Così posso subito aggiungere che la nostra attività nel grande e complesso settore delle biblioteche non si è limitata a coordinare il capitolo certo importante della salvaguardia, ma ha tentato di mettere in atto un processo evolutivo decisamente nuovo, con l'alfabetizzazione multimediale, la generalizzazione dell'accesso all'universo sempre più in espansione dei processi informativi, con l'inizio della cosiddetta digitalizzazione dei libri antichi, un patrimonio straordinario soprattutto nella nostra regione, con una vicenda che risale addirittura, come a Cesena, alla grande stagione dell'Umanesimo. In questa prospettiva la biblioteca diventa un centro con nuove funzioni, il luogo di un'informazione multipla, cioè di un'enciclopedia a più codici che comprenda tanto il testo scritto quanto il testo orale, il mondo della parola e quello dell'immagine, con una volontà critica di sintesi, che però non rinuncia mai all'idea di una sperimentazione critica di un rigore scientifico applicato a questioni sempre concrete, anche quando si giunge nello spazio affascinante del virtuale".


Note

(1) Tra le realizzazioni principali, che hanno beneficiato delle risorse di tale legge, si segnala il Centro culturale polivalente sorto a Cattolica tra il 1979 e il 1983 su progetto di Pier Luigi Cervellati. Si veda: Biblioteamus. Il Centro Culturale Polivalente di Cattolica, a cura di A. Bernucci, O. Piraccini e A. Toscani, Bologna, Bononia University Press, 2008 ("Immagini e documenti").

(2) A. Emiliani, Una politica dei beni culturali, con scritti di P. Cervellati, L. Gambi e G. Guglielmi, Torino, Einaudi, 1974; nuova edizione: Bologna, Bononia University Press, 2014.

(3) R. Campioni, Luigi Balsamo soprintendente bibliografico in Emilia, "Quaderni Estensi", V, 2013, pp. 73-85.

(4) Si veda il volume: I sistemi bibliotecari in Emilia-Romagna. Materiali per l'applicazione della legge regionale sulle biblioteche degli enti locali o di interesse locale, a cura di R. Campioni e G. Tonet, Bologna, IBC, 1985 ("Documenti", 24); in particolare l'intervento di Nazareno Pisauri: pp. 25-32.

(5) Sui fondi compositi si veda: N. Pisauri, Lussuria e devozione, "IBC. Informazioni", IV, 1988, 3-4, pp. 13-21.

(6) Le biblioteche di ente locale in Emilia-Romagna: 1996, a cura di V. Bazzocchi e E. Colombo, in Leggi in biblioteca, a cura di R. Campioni, Bologna, Pàtron, 1998 ("ERBA", 39), pp. 123-152.

(7) Si vedano i risultati principali nel dossier: Biblioteche e archivi di ente locale: il censimento 2004, a cura della Soprintendenza per i beni librari e documentari, "IBC", XV, 2007, 3, pp. 49-80.

(8) Nel 1984 l'avvio operativo del Servizio è stato svolto, oltre che dal responsabile Nazareno Pisauri, da un gruppo ristretto di funzionari e collaboratori. Poi il Servizio è cresciuto con l'istituzione dell'Ufficio Biblioteche e dell'Ufficio Archivi e di cinque posizioni organizzative (1. Tutela, conservazione e standard catalografici; 2. Pianificazione e organizzazione bibliotecaria; 3. Organizzazione archivistica; 4. Sistemi informativi e automazione bibliotecaria; 5. Catalogazione e valorizzazione dei fondi iconografici). Negli ultimi anni l'organico del Servizio è stato composto da 22 persone, comprese la responsabile e una dirigente professional per gli "Standard conservativi, di sicurezza e di servizio delle sedi archivistiche e bibliotecarie". Dall'ottobre 2014 l'organico comprende soltanto funzionari e collaboratori, in totale 19.

(9) Linee guida per la redazione della carta dei servizi, Bologna, IBC, 2008.

(10) ibc.regione.emilia-romagna.it/istituto/chi-siamo/soprintendenza-per-i-beni-librari-e-documentari.

(11) R. Campioni, Uno "scalino" per il ricupero delle raccolte private, in Studi e testimonianze offerte a Luigi Crocetti, Milano, Bibliografica, 2004, pp. 113-120.

(12) La collezione Sabbatani. Capolavori della storia dell'incisione dal XV al XX secolo, a cura di G. Benassati e A. R. Gentilini, Bologna, Compositori, 2002 ("Immagini e documenti. Imago").

(13) Due manoscritti autografi di Giovanni Sabadino degli Arienti acquisiti dalla Biblioteca comunale dell'Archiginnasio di Bologna, "L'Archiginnasio", XCIX, 2004, pp. 197-286.

(14) Si veda il dossier: Cantieri culturali. Nuovi spazi per biblioteche e archivi, a cura di L. d'Alfonso, "IBC", XII, 2005, 1, pp. 57-80.

(15) Oltre il testo. Unità e strutture nella conservazione e nel restauro dei libri e dei documenti, a cura di R. Campioni, Bologna, IBC, 1981 ("Ricerche", 5).

(16) Il biodeterioramento dei beni culturali: libri, documenti, opere grafiche. Scripta volant, Bologna, Analisi, 1986 ("ERBA", 1).

(17) G. Busi, Edizioni ebraiche del XVI secolo nelle biblioteche dell'Emilia Romagna, Bologna, Analisi, 1987 ("ERBA", 5). Altri volumi della collana "ERBA" comprendono cataloghi di cinquecentine: si vedano i numeri 48, 68, 80.

(18) Bononia manifesta. Catalogo dei bandi, editti, costituzioni e provvedimenti diversi, stampati nel XVI secolo per Bologna e il suo territorio, a cura di Z. Zanardi, Firenze, Olschki, 1996 ("Biblioteca di bibliografia italiana", CXLII) e relativo Supplemento, pubblicato nel 2014 nella medesima collana (CXCVII).

(19) L'arti per via. Percorsi nella catalogazione delle opere grafiche, a cura di G. Benassati, Bologna, Compositori, 2000 ("Immagini e documenti. Imago").

(20) La fotografia. Manuale di catalogazione, a cura di G. Benassati, Bologna, Grafis, 1990 ("Immagini e documenti").

(21) L'ultimo volume pubblicato è Il teatro per immagini. Le stagioni teatrali nell'Archivio fotografico del Teatro comunale di Ferrara (1964-2012), a cura di G. Benassati e R. Cristofori, Bologna, Compositori, 2013 ("Immagini e documenti. Imago").

(22) Si veda il volume: Le Arti della Salute. Il patrimonio culturale e scientifico della sanità pubblica in Emilia-Romagna, a cura di G. Campanini, M. Guarino e G. Lippi, Milano, Skira, 2005; in particolare, pp. 333-365. Si veda anche il dossier: Le biblioteche della salute, a cura di L. Cavazza e Z. Zanardi, "IBC", XIII, 2005, 2, pp. 57-80.

(23) SBN e reti di automazione bibliotecaria. Esperienze internazionali a confronto, a cura di G. Bassi, N. Borsi e L. Ravaioli, Bologna, Analisi, 1987 ("ERBA", 8).

(24) Archivi storici in Emilia-Romagna. Guida generale degli Archivi storici comunali, a cura di G. Rabotti, Bologna, Analisi, 1991 ("ERBA", 19).

(25) Si veda il dossier: Quattro passi fra le carte. Itinerari attraverso il mondo di Alessandro Blasetti, a cura di B. Argelli e M. Zegna, "IBC", XX, 1, pp. 57-80.

(26) Archivi dell'arte. Il contemporaneo in Romagna, a cura di O. Piraccini, G. Serpe e A. Sibilia, Bologna, Grafis, 1994 ("Immagini e documenti").

(27) Si veda il dossier: Le case delle parole. Viaggio nella Romagna dei poeti e degli scrittori, a cura di O. Piraccini, "IBC", XX, 2012, 2, pp. 49-72.

(28) Fare biblioteca. Percorsi formativi, professionalità e organizzazione del lavoro nelle biblioteche, a cura di R. Campioni, Bologna, Analisi, 1988 ("ERBA", 12).

(29) Si veda il dossier: Pane e Internet in biblioteca, a cura di A. Betta e R. Campioni, "IBC", XXII, 2014, 1.

(30) Tra i vari cataloghi, prevalentemente dedicati all'illustrazione del libro per ragazzi, si cita: BolognaRagazzi Award. Quarant'anni di premi della Fiera del Libro per Ragazzi in Biblioteca Sala Borsa, a cura di Biblioteca Sala Borsa Ragazzi, Bologna, CLUEB, 2007 ("Immagini e documenti").

(31) Si vedano i volumi: Biblioteche in Emilia-Romagna, a cura di E. Colombo, Bologna, Analisi, 1991 ("ERBA", 18); Archivi storici nei consorzi di bonifica dell'Emilia-Romagna. Guida generale, a cura di E. Fregni, Bologna, Pàtron, 2003 ("ERBA", 49).

(32) Si citano, a titolo di esempio, i volumi: M. Moretti, M. Valgimigli, Cartolinette oneste e modeste. Corrispondenza (1935-1965), a cura di R. Greggi e S. Santucci, Bologna, Pàtron, 2000 ("ERBA", 42); Il Monastero di santa Chiara in Carpi. Le carte e i libri, a cura di E. Angiolini e Z. Zanardi, Bologna, Compositori, 2007 ("ERBA", 64).

(33) Per esempio: Tra libri del passato e le tecnologie del presente. La catalogazione degli incunaboli, a cura di L. Baldacchini e F. Papi, Bologna, Compositori, 2011 ("ERBA", 72).

(34) Per esempio: I portici della poesia: Dino Campana a Bologna (1912-1914), a cura di M. A. Bazzocchi e G. Cacho Millet, Bologna, Pàtron, 2002 ("ERBA", 46).

(35) R. Pensato, A. Tolo, Lo scaffale del gusto. Guida alla formazione di una raccolta di gastronomia italiana (1891-2011) per le biblioteche, Bologna, Compositori, 2011 ("ERBA", 74).

(36) Gli archivi delle soprintendenze bibliografiche per l'Emilia Romagna. Inventario, Bologna, Compositori, 2010 ("ERBA", 71).

(37) Si segnala il catalogo di una mostra che è stata allestita in prestigiose sedi storiche: La biblioteca dipinta. Un ciclo pittorico di Miria Malandri, a cura di O. Piraccini, Bologna, Compositori, 2001 ("Immagini e documenti").

(38) La menzogna della razza. Documenti e immagini del razzismo e dell'antisemitismo fascista, a cura del Centro Furio Jesi, Bologna, Grafis, 1994 ("Immagini e documenti").

(39) L'offesa della razza. Razzismo e antisemitismo dell'Italia fascista, a cura di R. Bonavita, G. Gabrielli e R. Ropa, Bologna, Pàtron, 2005 ("ERBA", 57).

(40) Una città in piazza. Comunicazione e vita quotidiana a Bologna tra Cinque e Seicento, a cura di P. Bellettini, R. Campioni e Z. Zanardi, Bologna, Compositori, 2000 ("Immagini e documenti").

(41) I corali benedettini di San Sisto a Piacenza, a cura di M. Bollati, Bologna, Compositori, 2011 ("Immagini e documenti").

(42) Si vedano gli atti della conferenza del 1988: Progetto biblioteche, a cura di R. Campioni, Bologna, Analisi, 1989 ("ERBA", 14).

 

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