Rivista "IBC" XV, 2007, 2

convegni e seminari, media, progetti e realizzazioni

A cinque anni dall'apertura, il Castello dei Burattini - Museo "Giordano Ferrari" di Parma si ripropone con spazi più grandi, un nuovo sito web e delle chiare linee di sviluppo per il prossimo futuro.
Per riprendere il filo

Valerio Cervetti
[direttore del Castello dei Burattini - Museo "Giordano Ferrari" di Parma]

"Quando sessant'anni fa cominciai questa che io chiamo l'opera più bella che potessi fare, non volli fare il collezionista di burattini e marionette per la gioia egocentrica del possesso di cose da mostrare ai pochi amici e conoscenti, ma sorretto dal pensiero di lasciare una pagina di storia del teatro di animazione, una pagina gloriosa di costume, di politica nei secoli e soprattutto perché non andasse perduto il ricordo di tutti i colleghi e nuclei familiari che lottarono contro la miseria, le tribolazioni con poche gioie e molti sacrifici per conservare e migliorare quest'arte nata, io penso, con l'uomo e donando a essa con semplicità tutta la vita". Questa frase del grande burattinaio parmigiano Giordano Ferrari, incorniciata all'ingresso del Castello dei Burattini, sintetizza meglio di altri e magari più scientifici e lunghi discorsi, il senso vero, la ragione di esistere di un museo, come quello di Parma, dedicato alla tradizione del teatro di figura e di animazione.

Il Castello dei Burattini - Museo "Giordano Ferrari" nasce dunque da un atto di amore, perseguito negli anni con dedizione, con passione e con intelligenza. Dopo la scomparsa di Giordano, nel 1989, una larga parte della raccolta viene acquisita tramite una convenzione tra il Banco di Sardegna, che l'acquista, da un lato, e il Comune e la Provincia di Parma, che si impegnano alla gestione del costituendo museo, dall'altro. Ma è il Comune poi che, di fronte alla rinuncia della Banca a destinare propri locali al museo, assume direttamente l'onere della creazione di una struttura espositiva, individuando e restaurando alcuni locali posti al piano terra nell'ala ovest del complesso monastico di San Paolo, a fianco delle Camere della Badessa affrescate dal Correggio e dall'Araldi. Nel marzo 2002, con l'aiuto finanziario dello stesso Banco di Sardegna e dell'Istituto per i beni culturali della Regione Emilia-Romagna (IBC), si arriva all'apertura del museo. Importante in questi anni il ruolo dell'IBC che, in virtù della legge 20/90, ha prima restaurato gli affreschi nelle sale destinate ad accogliere la parte esposta della raccolta museale, e poi con la legge 18/2000 ha finanziato un piano di disinfestazione dei materiali e ha quindi inserito il Castello dei Burattini nel progetto "MUSA" per il controllo ambientale delle condizioni dei pezzi museali esposti.

In questi anni il museo è cresciuto grandemente in termini di visitatori, nel 2006 sono stati più di 18.000, e di attività di valorizzazione, con una caratteristica molto speciale: col biglietto di ingresso, il giovedì mattina e la prima e terza domenica del mese, si può assistere a una animazione della compagnia dei Ferrari intitolata "La favola delle teste di legno". Avere conservato un rapporto stretto con la famiglia Ferrari, pur in una struttura pubblica, si è dimostrato una carta vincente per la presa del museo nel contesto culturale e turistico di Parma e del suo territorio. Ma l'attività di valorizzazione ha toccato altri piani di lavoro: innanzitutto una robusta didattica, con un servizio permanente rivolto a insegnanti e allievi della scuola dell'obbligo, che coinvolge ogni anno più di 50 insegnanti con relative classi e oltre 1.300 bambini e ragazzi dalla materna alla media, impegnati in attività di laboratorio, di visite guidate, di spettacoli, di lettura e di elaborazione; e poi la pubblicazione del catalogo del museo, che ha fornito un importante contributo di ricerca e conoscenza sulla storia delle compagnie di marionettisti e burattinai.

E ancora, tra le attività di valorizzazione, la rassegna estiva internazionale alla Corale Verdi, detta anche "Festival Marionette e Burattini", anche questo un lascito della famiglia Ferrari, soprattutto del prematuramente scomparso Luciano, figlio di Giordano. Ora purtroppo ci ha lasciati anche Gimmi, ma la tradizione continua con Daniela e Giordano junior. La rassegna ora è frutto di una coorganizzazione con il Teatro delle Briciole e la stessa Corale Verdi. Di recente, sempre in collaborazione con il Teatro delle Briciole, il Castello dei Burattini ha organizzato una serata non stop (dal pomeriggio alla notte inoltrata) dedicata al teatro di figura, con compagnie italiane e straniere in una kermesse pirotecnica e accattivante che ha visto un grande successo di pubblico. Tra le attività del museo non manca l'attività espositiva, che ha visto il museo "esportare" parti delle proprie collezioni presso altre istituzioni per progetti di mostre tematiche adattate alle situazioni e tradizioni locali, come per esempio a Fontanellato e a Lesignano Bagni, per restare nella provincia di Parma, o a Vercelli, dove nel novembre 2006 è stata allestita una mostra sulla tradizione piemontese rappresentata dalla grande compagnia marionettistica dei Concordia.

Tutto questo fermento ha creato una diffusa opinione positiva sul museo, tanto che in questi anni sono pervenute al Castello alcune importanti collezioni attraverso donazione. Tra queste vogliamo ricordare: la collezione di Franco Cristofori, giornalista bolognese, appassionato del teatro di figura, che negli anni aveva formato uno straordinario patrimonio raccogliendo materiali di alcune importanti compagnie di burattinai bolognesi, tra cui vale la pena ricordare quella dei Rizzoli; la collezione "Adamoli", un ingegnere bresciano che costruiva burattini, scene, teatrini, per un'attività di spettacolo domestico; e infine il patrimonio del Gruppo 80, i creatori delle animazioni di pupazzi destinate al video, quali Five, Uan, Ambrogio, Four. Queste collezioni non avevano trovato posto, naturalmente, nell'allestimento del 2002, in cui peraltro anche lo stesso materiale dei Ferrari non era entrato che in parte. Era quindi necessario pensare a un nuovo allestimento del museo, che proponesse accanto alle acquisizioni più recenti i materiali dei Ferrari ancora nei depositi, oltre a una proposta didascalica più attenta che tenesse conto delle osservazioni ricevute negli anni.

Il museo così riallestito apre il 16 dicembre 2006 e accompagna l'iniziativa con il convegno "Burattini senza confini. Baracche, web e storia dei popoli". È un momento di riflessione importante, a cui partecipa tra gli altri anche Massimo Schuster, presidente dell'Union International de la Marionnette (UNIMA); il museo non è più luogo di conservazione o di mera fruizione dei propri materiali, ma pone al centro del proprio agire, oltre alla valorizzazione del suo patrimonio, anche la ricerca su un mestiere in via di estinzione, o comunque di profonda trasformazione, come è quello del burattinaio tradizionale, e ne fa un'occasione di approfondimento e di contatto con altre realtà anche al di fuori dei confini nazionali. Il museo in questo modo crea, o ricrea, una rete di rapporti, di prassi di ricerca, di lavoro comune con altri soggetti, soprattutto musei europei, in modo da costruire un archivio virtuale e condivisibile dei patrimoni posseduti e delle esperienze maturate. I burattinai percorrevano le strade e i sentieri dell'Europa moderna, fermandosi nelle piazze e nei mercati, trasmettendo, più o meno consapevolmente, le notizie e con esse le culture delle popolazioni, mettendole a confronto, rimescolandole, reinterpretandole, talvolta amalgamandole, a volte sottolineandone le intrinseche diversità. Quale modo straordinario di aderire alle pieghe più nascoste dell'anima del popolo, commuovendosi e ridendone insieme!

Nell'operazione di rinnovamento del museo è stato fondamentale ripensare dalle fondamenta il sito web (www.castellodeiburattini.it), che è diventato uno strumento, assai più ricco rispetto al passato, di questo rapporto nuovo col pubblico potenziale e con tutti quegli interlocutori, anche istituzionali, con i quali si è inteso aprire un dialogo a livello europeo. Oltre all'offerta di accesso in cinque lingue europee, sono stati particolarmente curati strumenti di aiuto alla ricerca, come la sezione "Maschere" o quella dedicata al "Glossario". Una particolare attenzione è stata rivolta alla "Didattica" (è ancora in corso di studio un "Percorso web per bambini"), ma soprattutto è stata sviluppata la voce "Catalogo", che oltre a contenere i dati già presenti nel sito dell'IBC sulla schedatura di oltre 1.200 pezzi del museo, collega al catalogo Sebina dei fondi librari e di altri fondi documentari di grande interesse: quello dei copioni, degli avvisi teatrali, delle fotografie, ecc.

Attraverso Samira, poi, si aggiungeranno le schede in via di implementazione di tutti i materiali, iconografici e non, posseduti dal museo: il catalogo online interrogabile con protocollo Z39.50, con l'aggiunta del software Exhibits 3D di recente acquisito, creerà le condizioni per un utilizzo a tutto campo del patrimonio del Castello dei Burattini, favorendo l'interrogazione a distanza e la creazione di visite virtuali personalizzate, e aumentando in modo sostanziale ed esponenziale le potenzialità informative e conoscitive del museo. In questo contesto risulta ancora una volta fondamentale la collaborazione avviata in anni lontani con l'IBC: il ruolo dell'Istituto regionale per i beni culturali non è certo stato quello di mero finanziatore, ma piuttosto quello di un partner con il quale il Castello dei Burattini si è garantito e si garantisce, oltre alla scientificità degli interventi, anche il robusto supporto di professionalità, di comprensione e di integrazione nelle politiche di tutela e di valorizzazione.

Va prendendo forma, da queste premesse, il nucleo fondante di un Centro studi sul teatro di figura e di animazione, che rappresenta oggi, per il museo, l'obiettivo più qualificante, e certamente la sfida più stimolante, per la propria attività nei prossimi mesi e anni. Il Centro studi dovrà rappresentare il punto di riferimento principale nella regione e nel paese, un luogo di eccellenza per la ricerca e lo scambio di informazioni sul teatro delle marionette e dei burattini, e dovrà garantire:

- l'accessibilità fisica ai documenti, ai vari fondi anche iconografici a esso afferenti, alla biblioteca specialistica;

- la dotazione di strumenti di conoscenza e di accesso al patrimonio attraverso la messa a disposizione degli inventari e la costruzione di cataloghi attualmente in via di avanzata implementazione;

- la comunicazione del museo e la valorizzazione della memoria che esso tramanda;

- l'instaurarsi di rapporti istituzionali, con l'Università e il mondo della ricerca in primis, e poi con analoghe istituzioni italiane ed europee per la creazione di una rete permanente di collaborazione.

Gli aspetti progettuali sono strettamente connessi con queste attività e vengono concordati con il consulente scientifico del museo, il professore Remo Melloni, secondo alcune linee di lavoro:

- la ricostruzione della cifra stilistica delle compagnie di burattinai e marionettisti di cui il museo possiede documentazione;

- la prosecuzione del lavoro di raccolta di materiali, seguendo l'insegnamento di Giordano Ferrari e creando anche un centro visuale digitalizzato, indispensabile per la conservazione e la valorizzazione di questo tipo di spettacolo dal vivo;

- la creazione di un network europeo sotto l'egida dell'UNIMA.

Il burattinaio ha contribuito a mettere in contatto, talvolta a unire le culture dei popoli attraverso il proprio mestiere. Il museo, che ne raccoglie la testimonianza viva, prosegue con umiltà e consapevolezza quel percorso, ne disegna i confini, ma ne allarga anche gli orizzonti culturali.

 

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