Rivista "IBC" XXV, 2017, 1

pubblicazioni, storie e personaggi

È stato pubblicato il volume che raccoglie le corrispondenze di Ezio Raimondi dal 1995 al 2009, tra lavoro e amicizia.
Lettere dall'IBC

Valeria Cicala
[Istituto per i beni culturali della Regione Emilia-Romagna]

Per quasi vent’anni Ezio Raimondi, italianista e critico letterario di prestigio internazionale, è stato presidente dell’Istituto per i beni culturali della Regione Emilia-Romagna (IBC). Alla fitta rete di relazioni e di rapporti legati alla sua attività accademica si sono intrecciati gli incontri e gli eventi correlati a questo incarico.

La scelta delle lettere, che il piccolo volume Dialoghi dall’IBC. Corrispondenze tra lavoro e amicizia (1995-2009) di Ezio Raimondi, a cura di Ivan Orsini, pubblicato dalla Bononia University Press, propone a tre anni dalla sua scomparsa, offre uno spaccato della quotidianità in IBC. Qui lo studioso ha profuso la sua passione colta e sensibile per l’Emilia-Romagna, per il suo paesaggio intellettuale e umano. Qui, giorno dopo giorno, ha ascoltato i suoi collaboratori, ha incontrato le tante persone che a lui si rivolgevano per un consiglio, per una verifica, per rintracciare nelle sue considerazioni, nelle idee che regalava la possibilità di intraprendere o approfondire un percorso di ricerca.

Nel suo studio dettava editoriali, correggeva articoli e scriveva lettere, rispondeva, spesso scusandosi per un ritardo dovuto al sovrapporsi di impegni e richieste. Tutto era vissuto nella tranquillità di uno spazio luminoso, affollato di libri e governato dall’attenzione discreta di chi, soprattutto negli anni più recenti, seguiva corrispondenza e appuntamenti, Ivan Orsini, che ha curato questa scelta di lettere introdotta da un ricordo, denso di affetto e di stima, del direttore Alessandro Zucchini.

Compongono il carteggio una nomenclatura internazionale, eminenti protagonisti della cultura, accademici, ma anche nomi di persone che con impegno hanno lavorato nelle sedi deputate alla conservazione e alla salvaguardia del patrimonio, in anni spesso complessi, come pure figurano amici e allievi. Sono lettere dalla prosa inconfondibile densa di riflessioni acute, di riserbo partecipe, di ironia malinconica.

Dai riferimenti di questa scrittura traspaiono, seppur imbrigliati nel pudore degli affetti e nella timidezza dell’antico ragazzo, un mosaico di relazioni profonde, di amicizie che perdurano al di là della possibilità di incontrarsi. C’è il dolore per la perdita di alcuni cari sodali. Come pure la gioia sincera per i riconoscimenti ricevuti da allievi e colleghi. Nel corso della presentazione del libro alla Biblioteca dell’Archiginnasio, insieme ad Angelo Varni e a Orsini, Andrea Battistini sottolineava che per Raimondi “ogni corrispondenza è una madeleine, una rievocazione”.

Leggendole si colgono le riflessioni o l’entusiasmo suscitato a margine di un libro ricevuto in dono o anche per una conversazione che lo aveva gratificato. Ci sono le scuse sincere per un prolungato silenzio, i cenni alle vicende di famiglia, agli infortuni fisici che non gli impedivano però di lavorare anche da casa. E c’è la grande passione e tutta l’attenzione alla vita dell’IBC, alle competenze che deve esercitare, alla consapevolezza del ruolo che questa presidenza richiedeva. Si vedano a questo proposito le lettere, le uniche rivolte a politici, che sono precedute dal titolo Un esempio di tenacia istituzionale. Mentre le due indirizzate a Romano Prodi sono le espressioni di una amicizia sincera che riconosce l’impegno dell’uomo che rappresenta il Paese e lo ringrazia definendosi, in un caso, “l’amico, dal fondo della sala”.

La parola che giunge con la lettera, la pausa che comporta la scrittura rispetto a un dialogo immediato, non conosce la fretta e la frammentarietà di una conversazione che può essere interrotta. La lettera non è mai soliloquio, stempera giudizi o conclusioni affrettate. Raimondi, scrittore e “lettore inquieto”, ne è consapevole.

Ezio Raimondi, Dialoghi dall’IBC. Corrispondenze tra lavoro e amicizia (1995-2009), a cura di Ivan Orsini, Bononia University Press, Bologna 2017.

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