Rivista "IBC" XXI, 2013, 2

immagini, itinerari

Itinerario archeologico lungo i 262 chilometri che uniscono Rimini a Piacenza.
Seguendo la Via Aemilia

Beatrice Orsini
[IBC]

La Via  Aemilia tracciata dal console Lepido nel 187 avanti Cristo da Rimini a Piacenza, ha segnato profondamente la storia dell'Emilia-Romagna, lasciando traccia del suo passaggio non solo nel nome della regione, ma anche nella trasformazione subita dal territorio in seguito alla sua apertura. 1

Occupato fin dalle epoche preistoriche, durante l'età del Bronzo questo territorio è interessato dalla cultura terramaricola, come testimoniano i rinvenimenti di Castione Marchesi (Parma), Fodico di Poviglio (Reggio Emilia) e Montale Rangone (Modena). Negli ultimi due siti sono state aperte due realtà museali: rispettivamente, il Museo della Terramara Santa Rosa e il Parco della Terramara di Montale, dove si organizzano varie iniziative per far comprendere, attraverso l'esperienza diretta, metodi e tecniche di lavorazione utilizzati dagli antichi artigiani che abitavano questi luoghi (terramarasantarosa.comune.poviglio.re.it; www.parcomontale.it).

Successivamente interessato dalla civiltà Villanoviana (IX-VIII secolo avanti Cristo), 2 il territorio fu popolato prima dagli Etruschi e poi dai Galli Boi. Fu però l'arrivo dei Romani a segnarlo profondamente, soprattutto con l'apertura della Via Emilia, che costituirà appunto la spina dorsale della regione. Le città fondate lungo il suo percorso, infatti, rappresentavano sia i capolinea di percorsi provenienti dal versante appenninico, 3 sia i punti di partenza per quelli diretti verso nord. 4

L'abbattimento dei boschi, il prosciugamento delle zone paludose e un imponente programma di assegnazione delle terre ai coloni (la centuriazione), sono i principali interventi che i romani operarono sul territorio a partire dalla Via  Aemilia. 5 La strada consolare costituirà infatti, nella maggior parte dei casi, l'asse da cui avranno origine i limiti centuriali, con leggere variazioni a seconda della conformazione del terreno.


L'attuale percorso della Via Emilia ricalca sostanzialmente l'antico tracciato di epoca romana, già restaurato in epoca augustea, salvo nei casi in cui il crollo dei ponti o lo spostamento dei fiumi ha costretto a soluzioni alternative. 6 A testimonianza del tracciato rimangono i cippi miliari, colonne poste lungo le strade romane che indicavano la distanza in miglia (1 miglio romano = 1480 metri circa) e riportavano un'iscrizione con la distanza da Roma o dalla città più vicina e il nome del magistrato o dell'imperatore che aveva fatto costruire o restaurare la strada.

Per quanto riguarda la Via Emilia sono testimoniati ben 35 cippi di cui alcuni  in situ (località di Santa Giustina e San Martino di Riparotta, Rimini), altri conservati in museo (Bologna, Museo civico archeologico; Modena, Lapidario Estense; Rimini, Museo della Città; Castelfranco Emilia, Museo civico archeologico; Parma, Museo archeologico nazionale), altri ancora perduti (Rimini; Bulgaria (Forlì-Cesena); chiesa della Neve al Martignone (Bologna); Modena; Forlimpopoli; Reggio Emilia; Collegarola (Modena)) o reimpiegati (chiesa di Santa Maria, Paderna di Pontenure (Piacenza); San Giovanni in Compito (Forlì-Cesena)).

Il percorso è indicato anche da altri elementi, come le necropoli, che si trovavano preferibilmente nelle aree extraurbane, o i monumenti sepolcrali isolati, che confermano l'interesse alla "visibilità" e quindi al mantenimento della memoria del defunto. 7 La consolare costituì anche un'ottima via di comunicazione per la distribuzione dei prodotti in tutto l'impero, come ricordano le fonti e come è stato confermato dal ritrovamento di numerose  villaerustiche dislocate nelle aree limitrofe e dotate, nella maggior parte dei casi, di pozzi per l'acqua e impianti per la macinazione dei cereali. 8

Esemplificativa a questo proposito, poiché conservata quasi interamente, è la villa di Russi (Ravenna), un vasto complesso a uso agricolo con splendidi pavimenti a mosaico, datato tra il I e il VII secolo dopo Cristo ( www.archeobo.arti.beniculturali.it/russi). Altre ville di questo genere sono state scoperte grazie ai lavori per il Treno ad alta velocità (TAV), come quella presso cascina San Martino, con mosaici oggi conservati al Museo archeologico di Parma ( www.archeobologna.beniculturali.it/parma), o quella di Cannetolo di Fontanellato, nel Parmense, i cui reperti - fibule, vasi, gioielli, monete, attrezzi agricoli - sono esposti presso il Centro TAV all'interno della Rocca Sanvitale a Fontanellato ( www.tav.it/centrovisitatori).


La Via  Aemilia aveva il suo punto di partenza a Rimini, al termine della Via Flaminia proveniente da Roma, nel luogo in cui nel 27 avanti Cristo fu eretto un arco voluto dal Senato romano per celebrare gli interventi urbanistici promossi dall'imperatore Augusto. L'arco, tuttora visibile, originariamente inglobato nella cinta muraria più antica e sormontato probabilmente da una statua dell'imperatore, fu orlato da merlatura nel corso del Medioevo.

Da questo punto la strada si inseriva sul decumano massimo della città proseguendo sul ponte detto "di Tiberio", la cui costruzione iniziò sotto Augusto nel 14 dopo Cristo e fu completata da Tiberio nel 21, come indica l'iscrizione visibile sui parapetti. Presenta cinque arcate in pietra d'Istria su grandi piloni con frangiflutti obliqui rispetto al ponte, per assecondare la corrente del fiume riducendone la forza d'urto.

La Porta Montanara, di epoca sillana, segnava invece l'ingresso in città per chi proveniva dalla Via Aretina. La piazza principale (Piazza dei Tre Martiri), all'incrocio di cardo e decumano, era lastricata con grandi pietre visibili tuttora nel sottosuolo grazie ad alcune aperture recintate. In città sono conservati inoltre i resti del teatro romano voluto da Augusto (I secolo dopo Cristo), inglobati in altre costruzioni più recenti, e quelli dell'anfiteatro eretto nei pressi della linea di costa nel II secolo dopo Cristo.

La città conserva un'ulteriore testimonianza di epoca romana: la cosiddetta " domus del Chirurgo", che risalente alla seconda metà del II secolo dopo Cristo ( www.domusrimini.com). Scoperta in Piazza Ferrari durante alcuni lavori stradali, é una residenza a uso privato e professionale divenuta oggi museo  open air. Si possono ammirare sul posto raffinati mosaici di varia tipologia (motivi geometrici o composizioni figurative, come il mosaico con Orfeo), mentre il ricchissimo corredo chirurgico, oltre a utensili per la preparazione dei farmaci, sono conservati presso il Museo della Città di Rimini ( www.museicomunalirimini.it/musei/museo_citta).


Oltrepassato il ponte di Tiberio, nei tratti extraurbani la strada era semplicemente  glareata, ossia composta con ghiaia e ciottoli di medie dimensioni pressati nella terra senza legante. Dopo il ponte sul fiume Uso, di cui rimangono un'arcata e parte della seconda visibili in località San Vito (Rimini). Proseguendo in direzione di Cesena, la consolare superava il torrente Rubicone su di un ponte ormai distrutto, per arrivare all'abitato di Cesena, sorta sul colle di Garampo, che la Via Emilia aggirava (come testimoniato dalla  curva Cesena della Tabula Peutingeriana, celebre itinerario di epoca medievale).

Proseguendo il percorso si incontravano una serie di  fora -  Forum Livii (Forlì),  Forum Popilii(Forlimpopoli),  Forum Cornelii (Imola) - nati come aggregazioni spontanee a scopo commerciale nei luoghi in cui sorgevano villaggi di origine gallica, privi di un vero e proprio assetto regolare su assi ortogonali. 9

L'interesse romano per la zona del Forlivese è testimoniato dalla costruzione dell'acquedotto a Meldola, zona ricca di acqua lungo la valle del Bidente. Voluto dall'imperatore Traiano (II secolo dopo Cristo) e conservato tuttora nel sottosuolo cittadino, aveva lo scopo di rifornire Ravenna e aveva probabilmente il  caput acquae in località Doccia alla Fontana del Diavolo. L'acquedotto fu ripristinato per volere dell'imperatore Teodorico tra il V e il VI secolo e fu posto verosimilmente sotto il controllo di un funzionario imperiale che abitava in città, come testimonia la villa ricca di meravigliosi mosaici, conservati presso il Museo di Forlì.

Proseguendo lungo la valle del Bidente, attraverso un percorso che raggiungeva Arezzo, a circa un chilometro da Galeata, si incontra il  municipium romano di  Mevaniola, dove sono venuti alla luce i resti di un impianto termale, il teatro e alcuni mosaici provenienti da  domusdi epoca imperiale, conservati presso il Museo di Forlì.


L'agro faentino viene ricordato dalle fonti per la produzione di lini candidi e poco ruvidi, doveva essere quindi una zona con una florida economia. 10 Faenza (l'antica  Faventia) conserva resti dell'antico basolato della Via Emilia in corso Saffi, presso l'Upim, tuttora visibili dietro una teca di vetro. I resti di epoca romana più significativi in città sono sicuramente i mosaici pavimentali delle  domus di via Pasolini (inizio del I secolo dopo Cristo), via Dogana (di epoca più tarda) e Piazza dei Martiri della Libertà (risalente al IV secolo dopo Cristo). I mosaici provenienti dalle ultime due  domus sono visibili presso il TAMO di Ravenna, all'interno della Chiesa di San Nicolò, che ospita anche i mosaici provenienti dal palazzetto di via D'Azeglio, dal Palazzo di Teodorico a Ravenna e dalla chiesa di San Severo a Classe ( www.tamoravenna.it).


Dopo aver superato il Fiume Lamone e il Senio su due ponti ormai scomparsi, si arrivava a Forum Cornelii, l'odierna Imola. Divenuta  municipium, fu dotata di foro e anfiteatro e conobbe una florida fase edilizia, come testimoniano alcuni mosaici fra i quali la fascia musiva proveniente da via San Pier Grisologo. Nel sottosuolo di Imola sono riaffiorati vari tratti di strada lastricati, ora depositati presso il giardino di Santissima Annunziata. Rinvenuto anche un tratto di strada  glareata perpendicolare alla Via Emilia, visibile tuttora nell'area dell'ex Mercato ortofrutticolo, che testimonia la presenza di una via di penetrazione verso la valle del Santerno, l'antico  Vatrenus amnis, allora navigabile. 11 Alle spalle del centro di Imola si apre una zona molto interessante dal punto di vista naturalistico, la Riserva naturale orientata Bosco della Frattona, testimonianza dell'antico paesaggio della prima fascia collinare.

Tra  Forum Cornelii (Imola) e  Bononia (Bologna) si incontrava il  municipium di Claterna, sorto nel II secolo avanti Cristo ai lati della Via Emilia fra l'abitato di Maggio e il torrente Quaderna, all'incrocio fra la consolare con la via transappenninica diretta in Toscana (Via Flaminia minor). Qui si apre un'interessante area archeologica con strade, ambienti termali e  domus con pavimenti a mosaico ( www.civitasclaterna.org).


La Via Emilia entrava nella città di  Bononia percorrendo il  decumanus maximus (via Rizzoli - via Ugo Bassi) e attraversava il torrente Aposa su di un ponte di cui rimane l'arcata della volta a botte, visibile nel percorso sotterraneo accessibile da piazza Minghetti o da piazza San Martino. Resti del decumano si conservano in Strada Maggiore presso il negozio Roche Bobois, mentre il tratto rinvenuto in via Rizzoli è stato traslato ai Giardini Margherita ed è visibile dall'ingresso di Porta Castiglione.

Il fulcro della vita cittadina, all'incrocio fra  decumanus e  cardus maximus (via Valdaposa - via Galliera), era in piazza del Nettuno, come indicano i resti della basilica civile, di un antico basolato stradale di e edifici di epoca successiva, visibili sotto il cristallo della piazza coperta della Sala Borsa. La città aveva anche un teatro di epoca repubblicana (I secolo avanti Cristo) costruito interamente in muratura e accessibile fino a pochi anni fa da via Carbonesi. Alla fase di ristrutturazione di epoca augustea appartengono le pavimentazioni musive provenienti da ricche  domus cittadine che si possono ammirare presso il Museo civico archeologico di Bologna, dove sono conservati reperti utili per comprendere le varie fasi di sviluppo della città. Nato grazie alle collezioni Aldrovandi, Cospi, Marsili, Lambertini, ha accolto nel corso del tempo i materiali provenienti dagli scavi urbani relativi al periodo villanoviano, etrusco e romano, oltre alla splendida collezione egizia ( www.comune.bologna.it/archeologico /luoghi/52801/id/47749/).

Nel Bolognese, una delle testimonianze più interessanti, relative all'epoca etrusca, è la città sorta sul Pian di Misano, lungo la valle del Reno, nei pressi dell'attuale città di Marzabotto (fine del VI secolo avanti Cristo). La sua particolarità consiste nell'organizzazione su assi ortogonali che dividevano il centro in otto quartieri, una fondazione quasi di tipo coloniale, con una zona separata destinata agli edifici sacri. Nell'area è visitabile il Museo nazionale etrusco "Pompeo Aria", che conserva i materiali salvati dalla distruzione del Museo e quelli provenienti dai nuovi scavi.


Proseguendo sulla Via Emilia, dopo Bologna si raggiungevano i Campi Macri (Magreta?), posizionati secondo Strabone fra  Regium LepidiBononia e il fiume  Scultenna (Panaro). 12Zona fiorente dal punto di vista economico, come indicano le fonti, la sua popolazione era dedita all'allevamento degli ovini, famosi per l'ottima lana, e alla produzione ceramica, documentata dalle fornaci rinvenute a Maranello, Baggiovara, Formigine e Cittanova, oltreché alla viticoltura. 13

Fulcro di questo territorio era la colonia di Modena, fondata nel 183 avanti Cristo a conclusione della seconda guerra punica. Denominata  firmissimam et splendidissimam da Cicerone, 14 era una zona davvero fiorente dal punto di vista economico, come testimoniano i raffinati arredi provenienti dalla  domus di via Università, oggi conservati presso il Museo civico archeologico etnologico. Nelle zone extraurbane della Via Emilia si trovavano le necropoli, come indica la ricostruzione realizzata nella zona dell'ex ippodromo dove è stato aperto il parco archeologico "Novi Ark" ( www.comune.modena.it/mus eoarcheologico/raccolte/novipark.shtml).

Si tratta di un museo  open air dove si può rivivere il passato percorrendo la strada romana rinvenuta durante gli scavi per il parcheggio sotterraneo e ammirare da una parte le stele funerarie degli antichi modenesi (I secolo dopo Cristo) e dall'altra la ricostruzione di una necropoli risalente al IV secolo dopo Cristo. Nella stessa area sono stati rimontati anche i resti di due edifici, una vasca, un pozzo e un bacino circolare con pareti in mattoni. Anche la vegetazione ripropone quella dell'epoca, con essenze e alberi documentati in epoca romana. Altre stele funerarie, rinvenute nelle necropoli extraurbane, sono conservate presso il Lapidario romano del Palazzo dei Musei.

In centro città è invece possibile effettuare un vero e proprio tour attraverso le antiche stele, poiché ne sono state realizzate varie copie, collocate nel punto di ritrovamento degli originali. L'ara di  Vetilia, posta al centro della rotatoria tra la Via Emilia e la tangenziale Pasternak, quella del centurione  Publius Clodius (inizi del I secolo dopo Cristo) sulla via Emilia est presso il palazzo dell'Alleanza Assicurazioni, la stele di  Caius Fadius Zethus (I secolo dopo Cristo) e una lapide a forma di prua di nave (fine I secolo avanti Cristo - I secolo dopo Cristo) posizionate sui due lati della Via Emilia, all'incrocio con via Bonacini e via Cucchiari ( www.aemiliaonline.it/).


La consolare si dirigeva successivamente verso Reggio Emilia percorrendo il decumano della città (via Emilia San Pietro e via Emilia Santo Stefano), dove si conserva ancora un tratto basolato con tracce del marciapiede. La città conobbe un'importante fase urbana nel I secolo dopo Cristo, come testimonia la notevole quantità di mosaici provenienti da varie domus e attualmente conservati presso i Musei Civici di Reggio Emilia. In centro, inoltre, presso i Giardini pubblici, si può vedere il monumento ai Concordi risalente all'età imperiale, rinvenuto a Boretto, con una struttura cosiddetta a recinto, all'interno della quale era collocato il cippo funerario.

La consolare usciva dalla città proseguendo in rettilineo per raggiungere la zona del Parmense, nota fin dall'antichità per la produzione di lana. 15 A Parma, colonia dedotta nel 183 avanti Cristo sull'intersezione della Via Emilia con il torrente eponimo, la consolare superava il corso d'acqua su di un ponte denominato "Ponte di Teodorico" o  Pons Lapidis, di cui si conservano due delle dieci arcate nel sottopasso di via Mazzini. La colonia era organizzata su assi ortogonali e dal cardine si poteva proseguire verso Brescello, l'antica colonia di  Brixillum ricordata da Plinio, importante centro portuale sul Po. 16

Parma ospita dal 1760 il Museo archeologico nazionale, fondato da don Filippo di Borbone in seguito alla scoperta di Velleia. Il centro, di origine ligure, si trova lungo la Val d'Arda, in una zona ricca di acque termali e in un punto strategico di collegamento fra la Via Emilia e la Lunigiana, attraverso i valichi appenninici. 17 Nell'area archeologica si possono ammirare: il foro circondato dal portico, alcune zone a uso abitativo e un edificio termale. Annesso all'area è visitabile l' Antiquarium, che conserva alcuni reperti provenienti dagli scavi, oltre a mosaici e calchi della  Tabula Alimentaria traianea e della  Lex de Gallia Cisalpina.

I resti di un altro ponte costruito per il superamento del torrente Stirone, traccia del passaggio della Via Emilia, sono visibili ancora oggi in piazza Grandi a Fidenza. Costruito con blocchi di tufo piacentino, conserva un arco a tutto sesto e l'imposta di un secondo, oltre a una parte della carreggiata. Attualmente è in secca in seguito allo spostamento del corso d'acqua più a ovest. La sua direzione indica senza dubbio che nel tratto più occidentale di  Fidentia la Via Emilia non correva in linea retta (caratteristica predominante di tutti i tracciati viari romani) ma effettuava una curva piuttosto stretta. Su un'arcata superstite, in epoca medievale, fu costruita la porta occidentale attraverso la quale i pellegrini che percorrevano la Via Francigena, potevano entrare in città e raggiungere il Duomo sorto sulla tomba del martire San Donnino ( www.camminafrancigena.it). Da qui si proseguiva verso Berceto e Monchio delle Corti, centro che conserva ancora oggi tracce di epoca medievale.

Un altro ponte, ormai scomparso e ricordato oggi solo dal toponimo "Ponte Taro", permetteva alla Via  Aemilia il superamento del fiume Taro. Il corso d'acqua, anticamente navigabile, costituiva uno degli assi di penetrazione verso la Lunigiana, come testimoniano i resti delle pile del ponte romano, sulla riva destra del fiume, nei pressi di Fornovo di Taro, nel punto confluenza con il torrente Ceno e i resti di una villa rustica di epoca romana in località Roncolungo di Sivizzano visibili anche dalla strada provinciale.


Il capolinea della Via Emilia in epoca repubblicana era a Piacenza, mentre in epoca augustea fu prolungato fino al fiume Trebbia, inglobando un tratto della  Postumia, poi  Iulia Augusta. 18 La  Placentia romana, colonia dedotta nel 218 avanti Cristo insieme a Cremona, era destinata a custodire sul fianco occidentale il valico di Stradella, la via che univa la Cisalpina all'Etruria settentrionale oltre al guado sul Po. 19

La città conserva visibili testimonianze di epoca romana e del suo decumano massimo, di cui negli anni Trenta furono rinvenuti alcuni resti in via Borghetto. 20 A poca distanza, in via Sant'Eufemia, è stato inaugurato l'Antiquarium di Santa Margherita - Fondazione di Piacenza e Vigevano, all'interno del quale un percorso illustra le varie fasi architettoniche dell'edificio fin dall'epoca romana ( domus con mosaici). 21

Il territorio piacentino fu popolato fin da epoche preistoriche, come dimostrano i rinvenimenti conservati all'interno dei Musei Civici di Palazzo Farnese, che nel torrione conserva un importante pezzo di epoca etrusca: il fegato ovino rinvenuto a Ciavernasco di Settima (Gossolengo), connesso con l'epatoscopia. Varie le realtà museali presenti nella zona circostante: il Museo archeologico della Val Tidone, che conserva materiali dall'epoca preistorica all'età tardo antica e medievale ( www.archeomuseovaltidone.it), e il Parco archeologico del Villaggio neolitico di Travo, lungo la Valle del Trebbia, che conserva a vista parte delle strutture preistoriche messe in luce durante gli scavi e offre vari eventi a tema: dalle arcaiche tecniche di lavorazione e cottura dei vasi in ceramica, alla scheggiatura della selce, fino alla tessitura e cottura dei cibi ( www.archeotravo.it).


Note

( 1) Livio scrive che il console Marco Emilio Lepido, sottomessi i Liguri, realizzò una strada a proseguimento della Via Flaminia collegando Rimini a Piacenza (Tito Livio,  Ab Urbe condita libri, XXXIX, 2.10). E Plinio: "Octava Regio determinatur Arimino, Pado, Apennino [...]" ( Naturalis Historia, III, 115). Anche Marziale la chiama già " regio Aemiliae viae" ( Epigrammi, III, 4; VI, 35, 5) come ricorda Giovanni Brizzi, che sottolinea come l'Emilia-Romagna sia l'unica regione "a dovere il nome, che tuttora le resta, a una strada" (G. Brizzi, La Via Emilia: linea di confine e segno d'identità?, in  Via Emilia e dintorni. Percorsi archeologici lungo l'antica consolare romana, Cinisello Balsamo (Milano), Silvana Editoriale, 2009, p. 29.

( 2) Il termine "civiltà Villanoviana" fu coniato dal Giovanni Gozzadini verso la metà dell'Ottocento, in seguito al rinvenimento di una vasta necropoli presso Villanova di Castenaso (Bologna), caratterizzata dal rito della cremazione e dall'utilizzo di un vaso biconico per contenere le ceneri. Le comunità villanoviane, sparse in un territorio compreso tra l'Emilia-Romagna e la costa tirrenica, abitavano in villaggi costituiti da capanne di cui si può ammirare un modello ricostruito a grandezza naturale presso i Giardini Margherita di Bologna, dove si trovano anche due tombe di epoca etrusca ricostruite a ricordo della vasta necropoli qui rinvenuta. I reperti relativi alla fase villanoviana si possono ammirare presso il Museo civico archeologico di Bologna, presso il MUV - Museo della civiltà Villanoviana a Castenaso (Bologna) e presso il Museo civico archeologico di Verucchio (Rimini), che conserva oggetti di straordinaria bellezza e oreficerie particolarmente pregiate, simbolo di un livello artigianale molto alto.

( 3) Ricordiamo la viabilità diretta da Piacenza e Parma verso Luni, quella diretta da Parma verso Lucca, la Via  Cassiola verso Pistoia, il collegamento fra Bologna e Firenze e dalla Via Emilia verso Arezzo (la cosiddetta  Flaminia minor), la Via  Faventina da Faenza ad Arezzo, la Via Sarsinate da Cesena ad Arezzo, la Via Aretina che collegava Rimini ad Arezzo, senza dimenticare una delle consolari più importanti: la Via Flaminia che collegava Roma a Rimini.

( 4) Dalla città di Piacenza si poteva raggiungere la Liguria percorrendo la Via  Iulia Augusta, che inglobò alcuni tratti della precedente Via  Postumia oltreché Aquileia, e i centri di Pavia ( Ticinum) e Milano ( Mediolanum). Da Parma e Reggio Emilia si poteva raggiungere il porto fluviale di Brescello sul Po, mentre da Modena si poteva proseguire verso Verona e Aquileia (Via  Aemilia altinate); da Rimini, seguendo un percorso costiero che passava per Ravenna, si poteva raggiungere Aquileia (Via  Popilia).

( 5) La centuriazione era organizzata secondo un reticolo regolare di maglie quadrate di 20 actus per lato (circa 710 metri), scandito sul terreno da cardini (orientati circa da nord a sud) e decumani (orientati circa da est a ovest) costituiti da fossati e vie di transito di pubblica utilità.

( 6) Augusto prolungò il tracciato oltre Piacenza, fino al fiume Trebbia, come indicano alcuni miliari (CIL XI, 8103; AE 1952, 56; AE 2000, 584). Si veda: B. Orsini,  Via Emilia, in  Regio VIII. Luoghi, uomini, percorsi dell'età romana in Emilia-Romagna, a cura di Lenzi F., San Giovanni in Persiceto (Bologna), Aspasia Edizioni, 2006, pp. 544-563.

( 7) Tra le necropoli si segnalano quelle di: Bologna, località Santa Viola; Modena, località Sant'Ambrogio, Fossalta e San Lazzaro; Reggio Emilia, località San Maurizio, Villa Ospizio e via Emilia San Pietro. Tra i monumenti funerari: quello a tamburo rinvenuto presso Villa San Maurizio (Reggio Emilia) ricostruito all'interno dei Musei Civici di Reggio, la grande lapide marmorea di  C. Antistius Pansa, le lastre in pietra con fregi d'armi a rilievo da Villa Clelia.

( 8) Columella,  De re rustica, VII, 2.3: "Quanto alla razza, da noi erano stimate le pecore calabresi, apule e di Mileto, e sopra tutte le tarantine. Ora si ritengono più pregiate le pecore della Gallia e fra esse specialmente quelle di Altino; si pregiano anche quelle che popolano i Campi Macri fra Parma e Modena. Riguardo al colore, il bianco non solo è il più bello ma anche il più utile, perché dal bianco si possono avere moltissimi altri colori, ma da nessuno si riesce a ottenere il bianco". Varrone,  Res rusticae, I, 2.7: "In quale parte del mondo uno iugero di terra produce dieci e anche quindici cullei di vino [da 910 a 1365 litri circa], quanto ne producono alcune regioni d'Italia? O non scrive forse Marco Catone nelle 'Origini' le seguenti parole? 'Si chiama gallo-romano quel territorio situato fra Rimini e il Piceno che fu ripartito tanto a testa fra i soldati. In alcuni punti di questo territorio si ricavano dieci cullei di vino per ogni iugero [oltre 900 litri per circa 2,5 chilometri quadrati]'. Non avviene, analogamente, nella campagna di Faenza? Là ogni iugero rende trecento anfore di vino, e per questo le viti sono ivi chiamate trecenarie. Nel dir questo rivolse gli occhi verso di me. 'Certo', continua, 'Libone Marcio, che è stato tuo comandante del genio militare, diceva che le viti tanto producevano nel suo fondo in quel di Faenza'".

( 9) G. A. Mansuelli,  La Romagna antica. Problemi e prospettive di studio e d'indagine, "Studi Romagnoli", IX, 1958, p. 147. Su  Forum Livii: G. A. Mansuelli,  Problemi urbanistici dell'abitato e del territorio di Forum Livii, "Studi Romagnoli", XXIII, 1972, pp. 13-33.

( 10) Plinio,  Naturalis Historia, XIX, 9: "[...] il secondo posto spetta al lino retovino, prodotto nella zona limitrofa all'Aliana, e a quello di Faenza, sulla Via Emilia. Quanto a candore i lini di Faenza sono preferiti a quelli aliani, che non sono mai sottoposti a battitura. I lini retovini sono estremamente sottili e compatti, candidi come quelli di Faenza [...]".

( 11) Plinio,  Naturalis Historia, III, 120: "Hoc ante Eridanum ostium dictum est, ab aliis Spineticum ab urbe Spina (...). auget ibi Padum Vatrenus amnis ex Forocorneliensi agro".

( 12) Varrone, nel  Res rusticae (II, 1), ricorda la passione dell'amico per le pecore, che lo portava ogni anno a recarsi presso i Campi Macri. Strabone,  Geographia, V, 1, 11-12: "Nei luoghi intorno a Modena e al fiume Scultenna [il Panaro] si produce una lana morbida e molto più bella che in ogni altro sito". Anche Columella, nel  De re rustica (VII, 2.3) esalta la qualità delle lane ottenute dalle greggi dei Campi Macri fra Parma e Modena.

( 13) Plinio,  Naturalis Historia: XXXV, 161 ("[...] Habent et Trallis ibi opera sua et in Italia Mutina, quotiamo et sic gentes nobilitantur et haec quoque per maria, terras ultro citro portantur, insignibus rotae officinis [...]"); XIV, 39 ("[...] Modena va fiera dell'uva perusinia, dall'acino nero, ma il cui vino sbianca nel giro di quattro anni [...]").

( 14) Cicerone,  Philippicae, 5.24: "[...] la più forte e splendida colonia del popolo romano [...]".

( 15) Marziale,  Epigrammi: 2.43; 5.13 ("[...] e la gallica Parma va tosando in tuo servizio greggi innumerevoli"; 14. 155.

( 16) Plinio,  Naturalis Historia, III, 15.115.

( 17) P. L. Dall'Aglio,  Geografia fisica e popolamento di età romana, in  Aemilia. La cultura romana in Emilia Romagna dal III secolo a.C. all'età costantiniana, a cura di M. Marini Calvani, Milano, Marsilio, 2000, pp. 51-56.

( 18) La zona  ad Trebiam in cui il capolinea fu spostato dopo il rifacimento augusteo (CIL XI, 2, 8103) si può identificare con il paleoalveo (Rio di Calendasco) tra San Nicolò e Rottofreno. Si veda: G. Marchetti, P. L. Dall'Aglio,  Geomorfologia e vicende storiche nel territorio piacentino. 1. La battaglia del Trebbia (218 a.C.), "Atti dell'Istituto di Geologia dell'Università di Pavia", 30, p. 157.

( 19) Tacito,  Historiae, III, 34: "Questa fu la fine di Cremona a duecentottantasei anni dalle sue origini. La sua fondazione risale all'anno del consolato di Tiberio Sempronio e Publio Cornelio, al tempo dell'avanzata di Annibale in Italia; nacque come difesa contro i Galli stanziati oltre il Po o per contrastare ogni altra possibile invasione dalle Alpi".

( 20) M. L. Pagliani,  Piacenza: forma e urbanistica, Roma, L'Erma di Bretschneider, 1991, p. 15.

( 21) Si veda il video:  www.youtube.com/watch?v=RYEZMdPrstQ.

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