Rivista "IBC" XVIII, 2010, 2

Dossier: Che il viaggio non sia stato inutile - Il Novecento: storie, memorie e luoghi

Il caso Predappio

Elisa Giovannetti
[catalogatrice, studiosa di fotografia]

Predappio Nuova fu fondata il 30 agosto del 1925 alla presenza del fratello e della moglie di Benito Mussolini: Arnaldo e Rachele. In quel giorno venne affissa una targa commemorativa alla casa natale del dittatore e fu posata la prima pietra della costruzione del nuovo abitato. La sede originaria del paese era posta storicamente presso il borgo medioevale addossato alla rocca, sulla collina, in quella che oggi si chiama Predappio Alta. A determinare i destini della nuova fondazione urbana era stato un movimento franoso verificatosi nell'inverno fra il 1923 e il 1924: fu la giustificazione ufficiale per dare avvio alla riedificazione dell'abitato in un luogo che fosse al sicuro dai "fenomeni franosi tipici della vallata".1

Il piano urbanistico della nuova città, affidato in un primo momento all'ufficio tecnico del Genio civile di Forlì, era pensato per una popolazione di circa diecimila abitanti. La sua forma era impostata su un asse stradale di fondovalle, scavato sotto la linea dell'abitato originario, lungo il quale si dispiegavano diversi episodi architettonici tangenti. L'area scelta per la riedificazione dell'abitato era una frazione del comune di Predappio con il toponimo Dovia, dall'espressione dialettale duvi ("due vie").2 Qui sorgevano poche case sparse, in una delle quali era nato Benito Mussolini, e un antico palazzo a pianta quadrata dove aveva vissuto durante l'infanzia e la prima giovinezza.

La prima impostazione della città nuova presentava una forte connotazione di stampo ottocentesco e postunitario;3 in seguito il progetto fu affidato all'architetto Florestano Di Fausto, esponente di rilievo della scuola romana dell'architettura razionalista. Nella visione introdotta da Di Fausto, Predappio Nuova doveva mantenere l'immagine e lo stile della borgata rurale, conservando una coerenza compositiva nell'impianto architettonico della città, che sin dal progetto del Genio civile prevedeva edifici di tipologia e funzioni proprie dello schema classico delle città di fondazione: la casa comunale, la chiesa, la casa del fascio, la caserma, l'ufficio poste e telegrafi, la scuola e l'ospedale.

Il progetto di impianto del piano urbanistico testimoniava forti elementi di lettura e interpretazione della città in funzione di luogo della memoria della vita di Benito Mussolini. L'asse della via di fondovalle collegava l'entrata del paese al cimitero e alla pieve di San Cassiano in Pennino, che costituivano il termine della visita della città e che furono ristrutturati nel corso degli anni Trenta; lungo questo percorso si sviluppavano le tappe principali della cosiddetta "visita liturgica" di Predappio. Nel nuovo cimitero la cripta della famiglia Mussolini trovò posto al centro della struttura: qui, oggetto di visita e luogo di celebrazioni dai primi anni Venti, erano collocate le tombe di Rosa Maltoni, di Alessandro Mussolini (proveniente dal cimitero di Forlì) e, in seguito, quella di Bruno Mussolini.

Lungo il percorso del viale principale della città, l'architetto Di Fausto aveva concepito il progetto di una piazza centrale, con un'originale forma a mezza luna, che faceva da colonnato di ingresso alla casa natale di Benito Mussolini. La casa natale, una tipologia piuttosto comune di antico edificio in sasso nell'Appennino tosco-romagnolo, era convenzionalmente la prima tappa dei pellegrinaggi a Predappio. Circa a metà degli anni Trenta era stata allestita in forma di museo, per ricostruire gli ambienti dell'infanzia del duce; l'edificio risultava sopraelevato rispetto all'andamento della strada, ma venne reso di facile accesso attraverso la costruzione della piazza del Mercato dei Viveri e di una monumentale scalinata di collegamento in marmo.4

Il fenomeno delle visite alla città natale era talmente esteso, in epoca fascista, da indurre Achille Starace, segretario del Partito nazionale fascista, a creare a Predappio un Ufficio propaganda, che fu istituito nel 1940 con sede nella casa del fascio. La sua attività ampliava le ordinarie funzioni di un ufficio turistico: oltre all'organizzazione delle visite, infatti, offriva servizi fotografici di documentazione, oggetti-ricordo e cartoline con tanto di timbro, oltre alla ristorazione presso la stessa Casa del fascio.5


Il 30 agosto del 1957 la salma di Benito Mussolini, conservata presso il convento lombardo di Cerro Maggiore dal 1946, venne traslata al cimitero di San Cassiano in Pennino.6 La tumulazione e il ritorno a Predappio del corpo furono letti come l'esito di uno scambio politico, per i voti di fiducia dei deputati del Movimento sociale italiano (MSI) all'esigua maggioranza del governo democristiano di Adone Zoli, fiducia ottenuta nel giugno del 1957. Zoli, nato a Predappio nel 1887, fu presidente del Consiglio dal 1957 al 1958; condusse il governo in una stagione di grande conflitto politico e salvò la maggioranza democristiana dalla crisi attraverso il discusso accordo con il MSI, in seguito al quale, appunto, si fa discendere la scelta di restituire la salma di Mussolini alla famiglia e collocarla presso Predappio.

Esiste una lettura pittoresca di questi fatti, che identifica nell'origine predappiese di Adone Zoli, e nel suo supposto sentimento di appartenenza territoriale, la motivazione profonda che lo indusse a prendersi la responsabilità di chiudere simbolicamente la vicenda della morte del dittatore. Questa idea, ovviamente cavalcata anche dalla stampa popolare dell'epoca, si riferisce a un sistema ideologico per cui l'identità territoriale sarebbe un valore talmente alto da trascendere anche l'identità di partito; ed è probabilmente questo sentimento di appartenenza, elemento recuperato dalla retorica della propaganda fascista, che nel dopoguerra divenne il fondamento della nuova liturgia politico-nostalgica a Predappio.

Inizialmente il Governo aveva scelto di procedere alla restituzione della salma nel giorno di ferragosto, approfittando del clima vacanziero e della mancata uscita dei giornali quotidiani. La vedova Rachele Mussolini aveva trattato direttamente con il presidente Zoli, chiedendo l'allestimento di una camera ardente presso il cimitero, e rifiutando l'inumazione immediata delle spoglie. Nelle fotografie dell'archivio di Fedele Toscani, conservate presso gli archivi Alinari, sono descritti gli aspetti salienti della cerimonia funebre, l'arrivo a Forlì e il passaggio in corso della Repubblica in un'auto presa a noleggio dall'ex questore Agnesina, incaricato dal presidente del Consiglio di trasportare il feretro in Romagna; si documenta, inoltre, la presenza del medico legale dell'Università di Milano, chiamato a certificare l'identità della salma e quella dei frati capuccini del convento di Cerro Maggiore, che per dodici anni avevano custodito le spoglie di Mussolini.

Nonostante i tentativi di non rendere pubblico l'evento, quel giorno, nel cimitero predappiese, arrivarono fotoreporter da tutta Italia. La domenica successiva, 8 settembre 1957, una folla di 3500 persone occupava i viali del cimitero di San Cassiano in Pennino. Due domeniche dopo, il 22 settembre, erano in 7000. Il ritorno della salma di Mussolini, nonostante le intenzioni di riservatezza del Governo di allora, ebbe rilevanza e copertura su tutta la stampa nazionale. La liturgia funebre di quel 30 agosto introdusse le modalità della celebrazione nostalgica che è ancora viva nelle frequentazioni di molti turisti di Predappio. Da quel momento la città assunse un ruolo eminentemente simbolico legato alla figura del dittatore e alle vicende del ventennio fascista.


Nel 1999 l'Amministrazione comunale di Predappio, per volontà del sindaco Ivo Marcelli, promosse un'iniziativa di valorizzazione culturale per riaprire la casa natale di Benito Mussolini e farne uno spazio espositivo permanente. L'edificio era chiuso dall'autunno del 1944, quando i militari polacchi dell'VIII Armata inglese l'avevano espropriata alla famiglia Mussolini. Originariamente questo primo progetto di valorizzazione della memoria storica aveva coinvolto valenti storici (Roberto Balzani, Paolo Pombeni, Mario Proli, Angelo Varni) e prevedeva di fare della casa un centro di studi sulla "crisi delle democrazie": un obiettivo tuttavia non realizzato per mancanza di finanziamenti.7

Il primo atto fu una mostra intitolata "La Romagna del 'duce' in cartolina. Il territorio romagnolo e la costruzione di una politica autoritaria",8 un'esposizione di cartoline popolari di epoca fascista, provenienti dalla collezione "Piancastelli" conservata presso la Biblioteca comunale "Saffi" di Forlì. L'idea rispondeva in modo semplice e diretto alla necessità di dare a Predappio l'opportunità di rileggere il proprio passato in una chiave storica, e di offrire ai cittadini la possibilità di aprire i luoghi della città e renderli accessibili senza il sospetto di una strumentalizzazione politica. L'anno successivo il progetto di recupero della memoria assunse una dimensione tale da coinvolgere tutti gli edifici della città: attraverso la promozione degli esempi di architettura razionalista presenti in città, fu creato un percorso di museo urbano. Il progetto avvenne in collaborazione con la Facoltà di architettura dell'Università di Firenze e con la consulenza scientifica del professor Ulisse Tramonti, e confluì in un convegno di studi svoltosi il 26 e il 27 settembre 2003: "La conservazione dell'architettura moderna. Il caso Predappio: fra razionalismo e monumentalismo".9

Fino al 2005, durante il mandato del sindaco Giulio Brocchi, seguirono una serie di mostre sull'iconografia di epoca fascista, realizzate in collaborazione con il Massimo and Sonia Cirulli Archive, uno dei più interessanti archivi privati di pubblicità e propaganda storica conservati a New York.10 Infine, a partire dal 2006, il Comune di Predappio, per volontà del sindaco e dell'assessore Giorgio Frassineti, diede incarico a Gianfranco Miro Gori e Marco Bertozzi di ideare un piano di interventi su base triennale. Obiettivo: approfondire il tema dell'immagine cinematografica e fotografica in epoca fascista, e indirizzare le azioni in una prospettiva di recupero della storia locale.

A seguito di questi progetti, svolti anche in forma estemporanea e in gran parte sostenuti dall'Amministrazione locale, in circa dieci anni di continua attività di valorizzazione e recupero della memoria si è andato costituendo un patrimonio documentale senza dubbio straordinario, che oggi può essere la base per un archivio eterogeneo di fonti e diventare la chiave di volta per una nuova programmazione di attività legate al recupero e alla rilettura critica della memoria storica: una memoria che sia tratta dalle esperienze locali e che possa a coinvolgere altre istituzioni in progetti di più ampia portata. Il caso di Predappio si offre insomma come una prova: un paradigma che esemplifica la complessità dei fenomeni che segnano la presa di coscienza storica da parte di un territorio, e la necessità di mantenere la costanza e la coerenza negli interventi pubblici di promozione culturale. Interventi che dovrebbero offrire, a un luogo e alla sua collettività di riferimento, l'opportunità di costruire una propria consapevolezza e i necessari strumenti di comprensione.


Note

(1) La città progettata: Forlì, Predappio, Castrocaro. Urbanistica e architettura fra le due guerre, a cura di L. Prati e U. Tramonti, Forlì, Comune di Forlì, 1999.

(2) Sulla storia di Dovia: V. Emiliani, Il paese dei Mussolini, Torino, Einaudi, 1984.

(3) Ulisse Tramonti, Le radici del razionalismo in Romagna. Itinerari nel comprensorio forlivese, Forlì, Menabò editore, 2005.

(4) R. Buscaroli, Forlì Predappio - Rocca delle Caminate Fornò - Pieve Quinta - Pieve Acquedotto, Bergamo, Istituto Italiano d'Arti Grafiche, 1938.

(5) Predappio in luce. La città fra immagine e rappresentazione, a cura di R. Biscioni ed E. Giovannetti, Ravenna, Fernandel, 2009.

(6) S. Luzzatto, Il corpo del Duce. Un cadavere tra immaginazione, storia e memoria, Torino, Einaudi, 1998.

(7) S. Zoli, Predappio, il sindaco diessino riapre la casa di Mussolini, "Il Corriere della Sera", 19 febbraio 1999.

(8) La Romagna del Duce in cartolina, a cura di R. Balzani e M. Proli, Predappio (Forlì-Cesena), Edit Sapim, 2003.

(9) La conservazione dell'architettura moderna. Il caso Predappio: fra razionalismo e monumentalismo, a cura di A. Ridolfi e S. Van Riel, Firenze, Alinea Editrice, 2005.

(10) Di seguito i titoli e gli anni di riferimento delle mostre allestite tra il 2001 e il 2004 presso la Casa natale di Benito Mussolini a Predappio: "L'Arte per il Consenso. Da Sironi a Depero. 1922-1935"; "Sport Arte. Mito e gesto nell'arte nello sport in Italia. 1900-1950"; "Il volo, l'arte, il mito"; "Il cinema italiano".

Azioni sul documento

Elenco delle riviste

    Istituto per i beni artistici culturali e naturali della Regione Emilia-Romagna - Cod. fiscale 800 812 90 373

    Via Galliera 21, 40121 Bologna - tel. +39 051 527 66 00 - fax +39 051 232 599 - direzioneibc@postacert.regione.emilia-romagna.it

    Informativa utilizzo dei cookie

    Regione Emilia-Romagna (CF 800.625.903.79) - Viale Aldo Moro 52, 40127 Bologna - Centralino: 051.5271
    Ufficio Relazioni con il Pubblico: Numero Verde URP: 800 66.22.00, urp@regione.emilia-romagna.it, urp@postacert.regione.emilia-romagna.it