Rivista "IBC" XV, 2007, 2

Dossier: Sulla Linea della storia

progetti e realizzazioni, leggi e politiche

Stratificazioni della memoria in Romagna

Mario Proli
[storico]

Accomunati dalla terribile esperienza del conflitto, i protagonisti delle vicende belliche del territorio che gravitava sulle città di Forlì, Cesena e Rimini mostrarono fin da subito una differente prospettiva nel rapportarsi con il ricordo della guerra. Si trattava certamente di una memoria impegnativa e "pesante", per la gravità dei fatti avvenuti e per la complessità dello scenario nel quale si muovevano dinamiche politiche divergenti. Concluse le parate militari della vittoria e cessata l'autorità del governo alleato nell'agosto 1945, prese corpo una differente articolazione del ricordo. Apparve subito evidente la distanza fra la linea delle istituzioni e delle forze politiche locali e quella delle forze alleate che operarono in zona. Si trattava dell'Ottava armata inglese, una imponente formazione che inquadrava militari britannici e unità militari provenienti da altri Paesi: indiani, nepalesi, neozelandesi, canadesi, greci, una brigata ebraica arruolata in Palestina e un corpo d'armata polacco. Per quanto riguardava gli sconfitti, invece, sulla "memoria negata" prevalse il desiderio di voler essere dimenticati.

A condizionare il rapporto con la memoria del periodo bellico contribuirono vari fattori. In primo luogo le logiche della "guerra fredda" e la voglia di rinascita, di lasciarsi alle spalle quella terribile esperienza, ma anche l'influenza della "giustizia mancata" nei confronti di nazisti e fascisti, con prove occultate e processi rallentati, rinviati, accompagnati verso depenalizzazioni o assoluzioni. La "Norimberga romagnola", al pari di quella italiana, non ebbe luogo, e nel cono d'ombra determinato da tale situazione si insinuarono altre questioni, come le occupazioni militari italiane di altre nazioni e i "regolamenti di conti" avvenuti a conflitto concluso contro i fascisti.

Nei primi decenni la stratificazione della memoria avvenne mediante l'azione di alcuni agenti (comunità e istituzioni, partiti politici, alleati) che si premurarono di creare segni e di attrezzare il territorio. Le testimonianze segnalate divennero identificabili attraverso lapidi, targhe e cippi, mentre le tracce sopravvissute alla ricostruzione ma rimaste "nude" persero via via la loro riconoscibilità a causa del logorio del tempo, dei passaggi generazionali e della "grande trasformazione" degli anni Cinquanta e Sessanta. Insieme alla diffusione di massa di televisore, automobile e frigorifero, questi decenni furono attraversati da consistenti flussi migratori, con il passaggio di decine di migliaia di famiglie dalla campagna alla città e dalla montagna alla pianura, oltre agli arrivi dall'Italia meridionale e alle partenze per il Nord. I luoghi e i loro abitanti furono sconvolti da un cambiamento che plasmò in breve tempo una società diversa, influendo anche sul rapporto fra persone e territorio, fra presente e passato.

I principali strumenti adottati per consolidare la memoria collettiva furono le iniziative commemorative e celebrative. Proprio sul culto dei morti si registrò una netta differenziazione fra realtà locale e forze alleate. Cerimonie funebri collettive caratterizzarono in diverse occasioni il modo con cui vennero resi gli onori ai caduti per la libertà dopo il recupero delle salme dalle tumulazioni provvisorie o dalle fosse comuni. Terminati i riti pubblici, le salme trovarono posto nelle tombe di famiglia, mentre il territorio veniva segnato dalla presenza di epigrafi con nomi e date. Differente l'impostazione dell'Ottava armata britannica, che affrontò il tema predisponendo cimiteri vicino ai campi di battaglia, seguendo i protocolli dell'Imperial War Graves Commission. Precise le direttive da rispettare - con prati, alberi, arbusti, aiuole e lapidi tutte uguali - che portarono alla realizzazione di strutture ancora oggi esistenti: a Coriano (1.939 tombe), Rimini (618 tombe di Gurkha e un monumento per 170 soldati cremati), Cesena (775 tombe), Meldola (145 tombe) e a Forlì (738 tombe a Vecchiazzano, il cimitero indiano con 496 tombe e un monumento per gli 800 soldati cremati). A questi vanno aggiunti il cimitero di Gradara, nelle Marche vicino al confine (1.191 tombe), e quello greco di Riccione (114 tombe).

La presenza di una rete capillare rispondeva alla volontà di ricordare alle comunità locali il sacrificio compiuto. Comunità, quelle di Romagna, che con i liberatori ebbero però un rapporto animato da frequenti contrasti. Se la gratitudine non venne mai meno e fu solennizzata con parate di piazza, altrettanto manifesto apparve il sentimento di insofferenza della classe politica locale. Così, quando gli alleati se ne andarono, a ricordare la loro presenza restarono riferimenti nelle cerimonie e i war cemeteries; per il resto, vale a dire la parte preponderante dell'attività celebrativa, il rapporto venne spostato su una dimensione interna, quella della lotta partigiana e della Resistenza. Un approccio di carattere statistico al patrimonio di targhe, lapidi, cippi e monumenti avvalla questa considerazione. Nel censimento provinciale di Adler Raffaelli edito nel 1995, rispetto a un centinaio di epigrafi catalogate a Cesena, Forlì e Rimini, una sola ricorda in modo diretto la presenza alleata, la lapide posta a Rimini il 21 settembre 1979, mentre una targa dedicata "ai soldati stranieri caduti in Italia" è stata collocata nel 1995 a Forlì nel chiostro di San Mercuriale. Dinamiche simili hanno riguardato anche la toponomastica, con una conversione dei nomi delle vie e nuove intitolazioni connotate in chiave democratica e resistenziale. Che dire poi del repertorio bibliografico locale che fino a una decina di anni fa, rispetto a oltre un centinaio di pubblicazioni su antifascismo e lotta partigiana, vedeva limitato a poche opere lo studio delle forze armate straniere e fra queste il volume Romagna 1944-1945 (1983) con foto acquisite dall'Istituto per i beni culturali della Regione Emilia-Romagna all'Imperial War Museum di Londra e Offensiva della Linea Gotica (1980) di Amedeo Montemaggi?

È stato nell'ultimo decennio del secolo scorso che istituti di ricerca, storici ed editori locali hanno cominciato a dedicare attenzione sistematica alle vicende militari degli eserciti stranieri. Uno scatto spronato dalla storiografia nazionale e dall'accesso a fondi archivistici prima inaccessibili (come il cosiddetto "armadio della vergogna"), ma dietro il quale non è fuorviante individuare la fine del condizionamento legato alla "guerra fredda". L'ordine internazionale definito a Yalta aveva influito pure sui rapporti fra le principali forze politiche locali, unite nel condividere i valori della Resistenza, ma altrettanto attive nel coltivare "memorie proprie". Ogni famiglia ricordava i suoi figli in vario modo, con fotografie nei circoli, oppure attraverso la denominazione di cooperative, società sportive, gruppi culturali. E ancora mediante manifestazioni, articoli nei giornali di partito, opuscoli. Con l'inconveniente che, complice la crescita del tono retorico e del taglio ideologico, la storia finì spesso per essere "tirata per la giacca" e utilizzata in modo strumentale alle necessità contingenti.

Nel corso dei decenni, anche il rapporto con le memorie dei "vinti" subì variazioni. Solo un accenno per ricordare che la decisione governativa di consentire, nel 1957, la sepoltura dei resti di Mussolini nel cimitero di Predappio innescò in loco un fenomeno di manifestazioni di stampo neofascista che crebbe negli anni Sessanta e Settanta, spesso accompagnato da forti tensioni, e culminò nel 1983 con il centenario della nascita del "duce", dopodiché iniziò un progressivo affievolimento nella partecipazione numerica. Maggiore interesse desta invece il rapporto fra la memoria della guerra e la nascita dell'industria delle vacanze di massa. A partire dagli anni Cinquanta, infatti, un imponente flusso di cittadini della Germania ovest cominciò ad affollare le spiagge da Cattolica a Ravenna, portando ricchezza e sviluppo. In assenza di studi specifici, non è possibile affermare se la presenza di centinaia di migliaia di soldati che qui avevano combattuto o erano stati prigionieri nei campi di "Rimini enklave" possa aver influito sulla scelta del luogo. Certo è che nel valutare l'importanza degli arrivi, i tecnici del settore e gli analisti economici non dedicarono neppure una parola all'ingombrante passato. Oltre ai riferimenti nelle cerimonie e nelle pubblicazioni alla barbarie nazista, a evocare la permanenza dei "nemici" tedeschi erano rimasti resti dei bunker e di fortificazioni difensive (che furono presto smantellate, interrate o inglobate in nuove costruzioni) e il camposanto nei pressi di Cervia, le cui tombe furono trasferite al cimitero della Futa.

Per diversi anni la memoria della guerra venne tenuta dietro le quinte, lontana da spiagge e ombrelloni, fino a quando (il passaggio coincide ancora con la fine della "guerra fredda") l'ormai lontana eco delle battaglie cominciò ad apparire come potenziale risorsa. È fra gli anni Ottanta e Novanta che presero forma esposizioni documentarie come il "Museo della Linea Gotica orientale" a Trarivi di Montescudo, il "Museo della Linea Gotica" a Casinina di Auditore, in territorio marchigiano ma a ridosso del confine regionale, il "Centro internazionale documentazione Linea Gotica" di Rimini, il "Parco tematico dell'Aviazione" lungo la strada per la Repubblica di San Marino, il "Museo della Linea dei Goti" a Montegridolfo, il "Museo del fronte" a Roncofreddo e la mostra sulla "Linea Gotica" a Casa Saffi di Forlì. Altro contributo alla memoria avvenuto nell'ultimo decennio, il recupero di case-simbolo delle stragi di civili e della lotta partigiana: Tavolicci di Verghereto, Pieve di Rivoschio (Sarsina) e Ca' Cornio di Modigliana. Da segnalare anche la stampa di testi di taglio divulgativo sulle testimonianze della guerra, come la guida del Touring Club Emilia-Romagna. Itinerari nei luoghi della memoria. 1943-1945 (2005), la carta tematica del Parco nazionale delle foreste Casentinesi e Campigna (2003) e il volume Luoghi e memorie su Forlivese e Cesenate.

A rinnovare il ricordo della presenza alleata hanno contribuito di recente gli arrivi dall'estero di reduci e delegazioni, con un tributo di Cesena ai liberatori canadesi in occasione del Sessantesimo anniversario. Un significativo apporto si deve pure al recente rinvenimento degli archivi documentari sulle stragi e all'attività giudiziaria del Tribunale militare di La Spezia nei confronti dei crimini nazisti che, oltre al pronunciamento di sentenze, sta restituendo memorie destinate all'oblio. C'è infine un mondo virtuale, che viaggia online. Basta una ricerca su Internet per verificare la presenza di note storiche nei principali portali di promozione territoriale e la presenza di siti specializzati, come quello dell'Istituto per la storia della Resistenza e dell'età contemporanea delle province di Forlì e Cesena (www.criad.unibo.it/isr-forlicesena) e quello del Centro internazionale documentazione "Linea Gotica" (www.gothicline.org).

 

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