Rivista "IBC" XV, 2007, 2

Dossier: Sulla Linea della storia

progetti e realizzazioni, leggi e politiche

L'Historiale di Cassino

Andrea Fontana
[giornalista]

Castelli medievali divenuti capisaldi della Linea Hitler, mura dell'età precristiana trasformate in magazzini di stoccaggio di carburante e munizioni, paesi invasi da sfollati e altri abbandonati invece alla contesa fra assalti contrapposti, e finiti rasi al suolo al novanta per cento. E poi le bombe, le bombe che precipitano vertiginosamente su quei gorghi e tumulti di tetti, torri, vicoli, impigli di mattoni e sassi affastellati l'uno dentro l'altro in duemila anni di fatica da somari, e che la furia della guerra dei materiali e degli esplosivi cancella in pochi mesi. Credi di essere all'aperto, di stare guardando il panorama delle creste che circondano le terre del Martirologio, dalla Valle dei Santi alla Terra di San Tommaso; la trentina di Comuni, insomma, che attorno a Cassino (Frosinone) condivisero tra il 1943 e il 1944 l'urto furibondo delle armate alleate contro la Linea Gustav. E invece sei al coperto, nell'Historiale, fra i prodigi multimediali racchiusi negli ottocento metri quadrati dell'ex mattatoio cittadino di Cassino, tra megaschermi ed effetti tridimensionali serviti da dieci chilometri di cavi (www.historiale.it).

Il sindaco di Cassino, Bruno Scittarelli (58 anni, dell'Unione dei democratici cristiani e di centro), rieletto per la seconda volta nel maggio 2006, non è mai stanco di parlarne. Ha fatto parte fin dall'inizio del progetto per realizzare questo grande percorso della memoria, realizzato in tempi relativamente brevi grazie anche a un'azione coordinata fra amministrazioni locali e governo nazionale, all'epoca politicamente omogenei e di centrodestra: un circolo "virtuoso" che oggi, si ipotizza da più parti, potrebbe essere riprodotto sul fronte politico opposto, quello dell'Unione, per un'operazione analoga sull'altro grande terreno di scontro della campagna d'Italia, la Linea Gotica, fra Marche e Toscana da una parte ed Emilia-Romagna dall'altra.

"È vero" - osserva il sindaco Scittarelli - "qui nel Lazio la comunanza del colore politico delle amministrazioni locali con quella regionale e con l'allora governo del Paese ha certamente giocato un ruolo importante. Basti dire che l'Historiale ha ottenuto una legge ad hoc, le firme di due ministri e, in due riprese, finanziamenti per tre milioni e mezzo di euro". Come ha funzionato questo sistema che, in termini anglosassoni, si potrebbe chiamare di lobbies? "L'idea nacque nel 2000, cioè diversi anni prima del Sessantesimo anniversario della battaglia di Cassino, che cadeva nel 2004. Fu costituito un comitato che fece richiesta al Ministero per i beni e le attività culturali di un finanziamento per le celebrazioni. Del comitato facevo parte anch'io, ma in quella fase iniziale la cosa fu seguita personalmente dall'onorevole Lucio Testa, il deputato dell'Ulivo che del comitato divenne presidente. Così fu varata una legge ad hoc che come prima dotazione (ma allora la si riteneva definitiva) stanziava due milioni di euro".

Riepilogando: per le celebrazioni della battaglia l'onorevole Testa riuscì a far approvare, nell'ambito della legge 29 dicembre 2000 n. 400, la spesa di un milione di euro per l'anno in corso e una equivalente per l'anno successivo. Sempre su iniziativa di Testa, il 13 aprile 2001, il Ministero per i beni e le attività culturali istituì quello che poi prese il nome di Comitato celebrativo "Battaglia di Montecassino" (www.battagliamontecassino.it). Del Comitato facevano parte 29 comuni interessati dal fronte di guerra nel Cassinate (con un decreto successivo dell'aprile 2001 i comuni furono portati a 32), le maggiori istituzioni territoriali e varie personalità locali.

Chiediamo al sindaco Scittarelli come era formato questo Comitato: "Ne facevano parte i comuni del Martirologio, quelli del Cassinate. E poi soggetti privati, come le banche, nonché gli ex sindaci di Cassino. La formazione del Comitato ha inciso poco su quello che fu il finanziamento, ma ricadeva il Sessantesimo: qui da noi, ogni dieci anni, si è sempre tenuta una celebrazione, ma nel 2004 si pensò che fosse il momento giusto per qualcosa di importante. Era tempo, ormai erano tanti i reduci che, ogni giorno, venivano a mancare". Veniamo ai finanziamenti e al modo di utilizzarli: "Testa aveva speso pochissimo del denaro stanziato, che all'epoca, in conformità a quanto recitava la legge, doveva servire solo alle celebrazioni del Sessantesimo". Tutto quanto? "Già, quattro miliardi di vecchie lire solo in celebrazioni... Certo, con tutti quei soldi la risonanza che avrebbe avuto l'evento sarebbe stata assicurata, ma poi? Così, già quando ero solo un elemento del comitato, prima di diventarne il presidente, dissi che non potevo accettare che quei fondi venissero usati soltanto per le celebrazioni. Con due milioni si poteva fare qualcosa di più importante e duraturo".

In effetti, dopo che il 13 maggio Lucio Testa non fu rieletto al Parlamento, l'attività del Comitato (che si era insediato appena quattro giorni prima delle elezioni politiche) ristagnò, fatta eccezione per una riunione dell'ufficio di presidenza nell'estate 2001 e una bozza di programma redatta dal presidente, che prevedeva, nelle sue linee generali, una conferenza stampa di presentazione, un concerto a Montecassino, una mostra documentativa itinerante in Italia e all'estero, convegni e tavole rotonde, varie pubblicazioni: tutto per due milioni di euro. Accanto alla presidenza Testa era stato predisposto un ufficio di tre persone, tra cui un tesoriere. Per tranquillizzare i sindaci dei comuni "minori", che temevano che Cassino avrebbe fatto la parte del leone sui fondi ministeriali, fu chiarito che la legge istitutiva del comitato non prevedeva la realizzazione di opere strutturali sul territorio, ma solo iniziative di celebrazione.

Fu su punti come questo che, convocato finalmente il Comitato a Roma nel febbraio 2002, presente il ministro Giuliano Urbani, si accese la polemica tra il sindaco di Cassino e il presidente Testa sul programma delle attività: cioè, in pratica, sull'utilizzo dei fondi. Il Comune di Cassino si fece promotore di un diverso programma di iniziative sul quale, in una successiva riunione convocata dallo stesso Scittarelli, ci fu l'adesione dei 25 sindaci presenti. Dopo le dimissioni di Testa, il 27 marzo 2003 la presidenza passò a Scittarelli. Gli chiediamo dunque come si sia arrivati a realizzare l'Historiale: "Riuscimmo a fare cambiare la legge, almeno sul piano verbale. Verbalmente, infatti, ci fu l'intesa sul fatto che una parte degli stanziamenti potesse rimanere ed essere impiegata per la città, per qualcosa naturalmente che fosse legato alla battaglia: cippi, monumenti, e così via". Andò tutto così liscio? "No, naturalmente. Al Ministero all'inizio erano contrari: la legge diceva di spendere solamente in manifestazioni. Ma alla fine si ottenne il via libera del ministro Urbani, di Forza Italia. Portai tutti i membri del Comitato sulle mie posizioni e così convincemmo il Ministero, che ci disse di presentare un progetto".

Avevate già un'idea di che cosa realizzare? "Di più: avevo già una struttura da trasformare in sede del museo. In realtà l'ex mattatoio era una struttura inizialmente destinata ad altro, ma si prestava bene e come sindaco di Cassino la misi a disposizione del Comitato in comodato, con l'impegno di realizzarci un museo storico. Poi contattammo l'Officina Rambaldi per il progetto". E i soldi non bastarono più. "Sì, fu necessario chiedere un altro finanziamento da un milione e mezzo. Per dire meglio, fu rifinanziata la legge". L'Officina Rambaldi fu coinvolta nel luglio 2003 nella preparazione di uno studio "concettuale e tematico" che sfociò poi in un incarico (deliberato dall'assemblea l'11 maggio 2004) per l'allestimento di un museo "artistico-scenografico-multimediale", per l'importo di 1.260.000 euro. Esauriti o assegnati i due milioni a disposizione del Comitato grazie alla legge del 2000, si ottenne un nuovo finanziamento, questa volta per opera del senatore Oreste Tofani di Alleanza nazionale, dell'importo di 1.633.000 euro, attraverso il decreto ministeriale n. 72 del 22 marzo 2004, destinato al completamento del museo e alla realizzazione del "Gran percorso della memoria". Questo percorso è il passo successivo all'Historiale?

"Sì" - risponde Scittarelli - "quei soldi in più furono necessari per realizzare il Gran percorso della memoria: l'Historiale di Cassino veniva collegato in modo multimediale alle varie iniziative tematiche degli altri comuni del Martirologio". Ma tanti soldi incentrati tutti sulla struttura di Cassino non hanno provocato malumori fra le altre amministrazioni locali, le altre comunità? "Inizialmente qualcuno aveva anche storto un po' il naso. È comprensibile. Ma Cassino era pur sempre la città della battaglia, e poi gli altri comuni hanno avuto un rientro: sono stati coinvolti proprio con questo percorso della memoria, quello del secondo finanziamento. Al percorso è andato più o meno un milione, per realizzare cippi, segnalazioni e strutture fatte sempre dalle Officine Rambaldi per indicare i sentieri della guerra nei vari comuni. Ognuno alla fine, e questo è il punto, ha avuto qualcosa".

 

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