Rivista "IBC" XXI, 2013, 4

musei e beni culturali / convegni e seminari, progetti e realizzazioni

Il progetto "LEM" si è concluso, ma gli esiti alimentano una rete di rapporti e di prospettive che continueranno a promuovere incontri e nuovi percorsi comuni tra i tanti partner.
Oltre il network

Margherita Sani
[IBC]

Tempo di bilanci per il progetto "LEM - The Learning Museum", conclusosi il 20 settembre 2013 con la conferenza finale di Bologna, che ha visto la partecipazione di più di 170 professionisti museali in rappresentanza di 120 istituzioni di 30 paesi europei.

Tirare le somme dopo tre anni di intenso lavoro è non solo opportuno per verificare l'impatto del progetto e il raggiungimento degli obiettivi dichiarati, ma anche necessario per rendicontare quanto realizzato, sia in termini quantitativi che qualitativi, all'Unione Europea, che del progetto è stato il principale finanziatore tramite il programma "Lifelong Learning Grundtvig".

Che dire, dunque, guardando ai tre anni trascorsi da quando i 23 partner si incontrarono, nel dicembre 2010, per dare il via ai lavori nella Biblioteca di San Giorgio in Poggiale?

Innanzitutto, trattandosi di un network, viene da dire che "LEM" ha assolto egregiamente il suo compito principale, ovvero mettere in rete istituzioni e professionisti, spingendoli a confrontarsi su temi di interesse comune e di rilevanza a livello europeo. Con grande soddisfazione, infatti, abbiamo visto salire il numero dei partner associati in maniera incrementale nel corso degli anni, fino a raggiungere quota 81 tra musei, associazioni, università ed enti di ricerca di 25 paesi in Europa, Stati Uniti e Argentina. E non è finita qui, perché, nonostante il finanziamento europeo si sia interrotto nell'ottobre 2013, numerose organizzazioni culturali da diverse parti d'Europa continuano a dichiarare il proprio interesse a entrare nel network, tant'è che si è deciso che la rete continuerà a operare e a crescere con il sostegno fondamentale dell'Istituto per i beni culturali della Regione Emilia-Romagna (IBC) e con la collaborazione di tutti i partner, in particolare del Network of European Museum Organisations (NEMO) e dell'European Museum Academy (EMA).

Analizziamo dunque, uno per uno, i principali esiti del progetto, per valutarne retrospettivamente la riuscita, l'efficacia e la sostenibilità.


Il sito web

Il sito del progetto - www.lemproject.eu - è unanimemente riconosciuto come una vera miniera di informazioni per tutti coloro che si occupano dei temi cari a "LEM": lifelong learning, didattica al museo, educazione al patrimonio, nuove tecnologie per i beni culturali, dialogo interculturale. Organizzato in diverse sezioni, è stato pensato non come vetrina del progetto e delle attività correlate, ma come forum, come piattaforma virtuale e area di scambio per diffondere e confrontare materiali ed esperienze, continuando così le attività di networking già intraprese tramite incontri e riunioni.

I materiali archiviati nell'area "In focus" fanno a riferimento a libri e pubblicazioni di vario tipo, multimedia, conferenze ed eventi, siti web, progetti europei, insomma tutto quanto di interessante è stato prodotto nei tre anni di operatività del progetto in Europa o Nord America. Un'area di approfondimento, "Learn more about'", è stata creata per dare spazio al trattamento analitico di temi particolari, con uno sguardo rivolto al mondo ("L'organizzazione dei musei e la didattica museale in Brasile e Sud America"; "Museum Ed, rete di educatori museali in Nord America"), o per presentare dettagliatamente le attività dei partner o dei partner associati.

Il sito è stato tenuto costantemente aggiornato e ha prodotto ogni mese una newsletter che evidenziava i principali aggiornamenti e le notizie più rilevanti. Nel corso del tempo ha ricevuto numerosi apprezzamenti anche da docenti di corsi universitari e postuniversitari che hanno indirizzato i propri studenti all'uso dei materiali ivi contenuti per lavori di tesi o di ricerca. Terminato il progetto, dal 2014 il sito sarà mantenuto attivo con una newsletter quadrimestrale, anziché mensile.


I gruppi di lavoro

I cinque gruppi di lavoro sono divenuti la sede privilegiata delle attività di networking alle quali il progetto era in prima istanza votato: incontrarsi regolarmente per dibattere un tema di interesse comune, darsi scadenze per produrre materiali di ricerca originali, intraprendere visite di studio in gruppo, conoscere le pratiche lavorative dei colleghi inserendole nel contesto istituzionale in cui si svolgono. Tutto questo, nell'arco dei tre anni, ha cementato relazioni professionali e personali che, a mio avviso, resteranno patrimonio di ciascuno ben oltre la fine ufficiale di "LEM". Perché, se i progetti si concludono, i rapporti tra le persone rimangono e continuano a funzionare anche se solo per la richiesta di un parere, un invito a una conferenza, lo scambio di materiali. È importante sapere che nel proprio lavoro si può contare su una rete di colleghi esperti in ambito europeo, che però sono anche diventati amici.

Nel caso di "LEM", tuttavia, siamo stati più ambiziosi e per il 2014 - se pure in assenza di finanziamenti europei, ma grazie alla collaborazione e alla passione dei partner - abbiamo messo in cantiere un paio di appuntamenti in cui la rete si potrà ricomporre anche fisicamente. In aprile, in occasione della cerimonia di assegnazione del "Micheletti Award" a Glasgow, i partner "LEM" potranno ritrovarsi nuovamente per una visita di studio ai musei della città, otto istituzioni assai interessanti, diverse le une dalle altre, ma tenute insieme da una comune impostazione di apertura alle istanze della comunità, da un approccio partecipativo e da una filosofia improntata alla condivisione e al dialogo con il pubblico e le varie comunità di riferimento.

In novembre, poi, una sessione della conferenza annuale di "NEMO" sarà dedicata ai temi trattati da "LEM" e potrà fornire perciò un'ulteriore occasione di incontro per un certo numero di partner. Nel frattempo guarderemo ai nuovi programmi europei 2014-2020 per cogliere nuove opportunità di finanziamento che possano ripristinare almeno in parte il funzionamento della rete, o aprirla a nuove e diverse azioni.


La mobilità

In aggiunta alle visite intraprese dai gruppi di lavoro, all'interno del progetto è stato costruito un meccanismo per facilitare la mobilità dei professionisti operanti nelle istituzioni partner, in modo da rafforzarne i legami e contribuire, anche con questa azione, al consolidamento e al buon funzionamento della rete. Inizialmente cinque, poi sette tra i partner hanno dato la propria disponibilità a ospitare altri colleghi per visite di studio, periodi di stage o di job shadowing, che hanno avuto una durata compresa tra le due settimane ai tre mesi, per un totale di 30 mobilità nel 2012-2013.

In realtà questa è stata forse l'attività più deludente, non perché non siano stati raggiunti i numeri previsti dal contratto con l'Unione Europea, che anzi sono stati superati, ma perché, a fronte del grande interesse per l'opportunità offerta, si sono riscontrate forti difficoltà a metterla in pratica, difficoltà legate soprattutto alla mancanza di fondi, che i singoli dovevano reperire tramite borse di studio "Grundtvig", e di tempo. In momenti difficili come questi, dove le risorse umane si contraggono ovunque e anche nelle organizzazioni culturali, assentarsi dal lavoro per due settimane diventa un lusso che non ci si può permettere.

Gli ottimi stage di tre mesi offerti dal Museo Gallo Romano di Tongeren sono perciò stati inutilizzati, mentre hanno funzionato meglio i soggiorni di più breve durata, dai tre giorni alla settimana, massimo due. Chi ne ha fruito ha giudicato l'esperienza molto positivamente. Le azioni di mobilità, dunque, hanno un forte valore intrinseco, ma vanno rivisitate nel funzionamento, rimodulate, e soprattutto adeguatamente finanziate.


I rapporti finali

Si dice che il compito di una rete sia appunto quello di fare rete, cioè di creare legami, di mettere in relazione idee e persone. Naturalmente questo è vero e tuttavia, per dimostrare la riuscita del progetto, alla volatilità di contatti e relazioni abbiamo dovuto affiancare la concretezza di risultati tangibili, quali appunto sono stati i rapporti prodotti dai gruppi di lavoro: documenti scritti, pubblicazioni che sintetizzano gli esiti delle ricerche e degli approfondimenti e giungono a una rappresentazione, per quanto non esaustiva, tuttavia molto ricca e assai interessante dello stato dell'arte a livello europeo su alcuni temi precisi: museo reale e museo virtuale, le ricerche sul pubblico, musei e anziani, il dialogo interculturale, l'impatto educativo, sociale ed economico dei musei, le nuove tendenze nei musei del ventunesimo secolo (quest'ultimo che in qualche modo riprende e sintetizza tutti gli altri facendo loro da cornice).

Messi insieme, i rapporti "LEM" tracciano un quadro sfaccettato del museo contemporaneo in Europa, preso tra lo sviluppo del virtuale da un lato e la conservazione e l'interpretazione degli oggetti dall'altro, impegnato ad assicurarsi quel segmento di pubblico sempre più rilevante costituito dagli anziani e a costruire programmi per favorire l'incontro e il dialogo tra culture diverse, preoccupato di misurare le proprie prestazioni in termini sociali, educativi ed economici a beneficio dei propri finanziatori, e al tempo stesso concentrato a rafforzare con metodi partecipativi il rapporto con il proprio pubblico, dal quale solo può trarre la legittimazione a esistere e con il quale può inventare nuovi percorsi di sostenibilità in tempi tanto difficili.


Eredità

A questo punto si è già detto molto di quanto il progetto "LEM" lascia dietro di sé: ricerche, studi, contatti, rapporti, amicizie, e poi la sensazione di non essersi affatto concluso, ma di continuare, se pure più flebilmente e in modo più episodico. Ed è così che vogliamo proseguire nei prossimi mesi: continuando ad alimentare il flusso delle informazioni e degli scambi tramite il sito, dando vita a nuove iniziative e sostenendo, fin dove possibile, le nuove idee di collaborazione che sono scaturite tra gruppi di partner e che facilmente potrebbero trasformarsi in futuri progetti europei e internazionali.

È stata una vera valanga di email quella che si è scatenata nelle settimane immediatamente successive la conferenza finale: idee che hanno rimbalzato da un partner all'altro, si sono arricchite via via con un entusiasmo e una forza straordinaria dando vita a dossier ricchi di spunti e segnalazioni. Si è chiusa una fase, se ne apre un'altra, dove molte di queste suggestioni, adeguatamente sviluppate, possono realmente trovare collocazione all'interno dei nuovi programmi comunitari o in altri progetti di cooperazione internazionale.

Per me, che ho coordinato il progetto, gli scambi di idee successivi alla conferenza finale, le email piene di passione per il proprio lavoro, di voglia di lavorare ancora insieme e di stima reciproca, valgono più di tutti gli indicatori che abbiamo raccolto e che consegneremo ai nostri finanziatori europei insieme al rapporto finale come prova della riuscita del progetto. Il tutto si può riassumere in poche parole chiave: vitalità, entusiasmo, energia, creatività.

Parafrasando la definizione secondo cui il vero apprendimento è quello che fa nascere la voglia di imparare di più, si potrebbe dire che la riuscita di un progetto può essere misurata dalla sua capacità generatrice. Se così fosse, "LEM" ha davvero centrato il suo obiettivo.

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