Rivista "IBC" XVIII, 2010, 2

Dossier: Che il viaggio non sia stato inutile - Il Novecento: storie, memorie e luoghi

Segni di memoria

Patrizia Tamassia
[IBC]

Scorrendo le ultime annate di questa rivista, troviamo almeno tre dossier dedicati alla memoria del Novecento: segno tangibile dell'attenzione che l'Istituto per i beni culturali della Regione Emilia-Romagna rivolge, da sempre, a questo argomento, in particolare alla Resistenza e al periodo della Seconda guerra mondiale. Storia condensata nei musei e diffusa sul territorio, testimonianze materiali e racconti di vita, concorsi di pittura e monumenti: sono alcune delle forme di questa memoria e della sua costruzione. E se la sua trasmissione ha bisogno, oggi, di nuove modalità, allontanandosi inesorabilmente il tempo dei testimoni, questa considerazione si può estendere, con un'analogia abbastanza ardita, anche ai luoghi: sono sempre più rari quelli che conservano i segni tangibili, le rovine, degli eventi di cui sono stati teatro. Scrive la storica Antonella Tarpino: "Recuperare una rovina è un atto di memoria ispirato a un più acuto dovere di responsabilità del semplice ricordare. La rovina [...] è il contrario della maceria. Se questa è puro ingombro, la rovina è in sé invece un racconto, un mondo che ancora parla, forse con parole enigmatiche, certo esprime la forma del passato più coerente con sé stesso che ci è dato trovare nel presente. E allora, proprio in questa tensione tra durate diverse, recuperare una rovina è una sfida per il futuro".

Cautela, rispetto e capacità di interpretare i segni del passato debbono quindi essere tradotti in interventi di conservazione e di restauro dei manufatti e dei paesaggi di memoria: una grande responsabilità per gli amministratori e gli operatori che, per esempio, si trovano a dover fare i conti anche con i problemi quotidiani relativi alla sicurezza dei visitatori. È necessario, quindi, il massimo di consapevolezza e di condivisione culturale, che si può e si deve favorire creando occasioni di confronto: è proprio uno degli obiettivi che si prefigge questo dossier proponendo il caso di un intervento già realizzato - molte le perplessità che ha sollevato - e su un luogo che dovrà essere restaurato e ancora si interroga sulle scelte da fare. In questo senso sono da leggersi i contributi sul Parco di Monte Sole e sull'ex Campo di concentramento di Fossoli: il confronto non si può risolvere semplicemente nella contrapposizione tra conservazione romantica delle rovine e interessanti teorie interpretative. Il nocciolo è proprio la difficoltà della traduzione in interventi di restauro che, conservando le tracce del passato, riescano a garantire un futuro alla testimonianza materiale dei luoghi.

Altro tema affrontato in queste pagine è il rapporto tra arte e memoria, dove l'arte si lega indissolubilmente sia ai protagonisti che ai luoghi: esemplare il caso del Memoriale italiano ad Auschwitz, le cui vicende passate e soprattutto presenti sono un monito su quanto può accadere ai segni memoriali realizzati per la ferma volontà dei protagonisti in questi sessant'anni. Scelte commemorative e di ricordo che, oggi, sono esse stesse parte integrante delle vicende del Novecento e che meritano un rispetto particolare. Il forte intreccio con l'arte è confermato anche dalla stagione dei concorsi di pittura degli anni Sessanta e dalla monumentalistica: in quel periodo la partecipazione degli artisti è stata fortemente sollecitata dalle richieste delle associazioni dei partigiani oltre che dagli amministratori locali, spesso provenienti dalla stessa esperienza resistenziale. Lo studio e la valorizzazione di quelle raccolte di dipinti, spesso non esposte nei musei, permette di riconoscerne l'identità culturale di testimonianze storiche oltre che artistiche, e offre un ulteriore tassello al mosaico composto dalla costruzione della memoria.

In Italia, come è noto, è mancata una volontà di memoria nazionale, per molte e complesse ragioni richiamate anche negli articoli che seguono: per questo, il caso dei cimiteri militari, frutto di una politica commemorativa ultranazionale fortemente caratterizzata da regole formali e rispettose di canoni rituali, lascia, nel panorama regionale, un segno profondo. Il tema della memoria, poi, porta con sé, indissolubilmente, quello dell'oblio, della non memoria: di quanta storia non conserviamo segni tangibili che ci aiutino a ricordare? Esemplari, in questo senso, sono le vicende dell'antifascismo, di cui si celebra solo l'esito finale, ovvero la Liberazione. Nel Modenese, l'Istituto storico ha intrapreso uno studio (dei cui esiti si dà conto) per verificare prima di tutto la veridicità di questa affermazione e per approfondirne le cause: un interessante percorso di rimando sul territorio alla ricerca di segni e testimonianze materiali della memoria dell'antifascismo.

E infine un luogo che per molte ragioni (alcune delle quali sono qui raccontate) è rimasto come sospeso: la cittadina di Predappio. Solamente negli ultimi anni si sta operando per cercare di recuperarle, faticosamente, un'identità di luogo della storia del Novecento, senza indulgenze e senza ambiguità; è certo importante che questo difficile processo sia conosciuto oltre le mura cittadine o i confini provinciali, per favorire un confronto più ampio e per condividere questo impegno culturale che, per ora, grava quasi completamente sulle spalle delle amministrazioni locali. Da questo nostro presente in continuo mutamento rivolgiamo al passato sempre nuove domande, perché diverse sono le esigenze che ci muovono e le risposte che cerchiamo: i luoghi e i segni di memoria possono rappresentare degli importanti punti di riferimento se saremo in grado di conservare la loro essenza testimoniale e se saremo capaci di riconoscerla anche in quello che i testimoni hanno voluto e saputo costruire in questo lungo dopoguerra.

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