Rivista "IBC" XVII, 2009, 4

musei e beni culturali / progetti e realizzazioni, restauri

Il 13 settembre 2009, a Saludecio (Rimini), è stato presentato il restauro del crocifisso ligneo quattrocentesco conservato dal Museo d'arte sacra "Beato Amato Ronconi".
Saludecio: croce e delizia

Lidia Bortolotti
[IBC]

Saludecio, nell'entroterra riminese, è dal XVI secolo uno dei centri agricoli più rilevanti della valle del Conca. Nel cuore del suo centro medioevale, sapientemente restaurato in epoca moderna, assai rilevante è la chiesa parrocchiale dedicata a San Biagio, edificata tra il 1794 e il 1803 su progetto dell'architetto cesenate Giuseppe Achillini in sostituzione di un più antico edificio di origine duecentesca, danneggiato dal terremoto del 1786. Di architettura neoclassica, la chiesa presenta un impianto ampio e regolare, che ha significativamente contribuito a caratterizzare il paese. Inserita armoniosamente nel tessuto edilizio, essa ha determinato, grazie al diverso orientamento rispetto all'edificio più antico, lo sviluppo della nuova piazza.

Questa chiesa presenta internamente pregevoli decorazioni in stucco del plasticatore riminese Antonio Trentanove e opere pittoriche sei-settecentesche di autori come Claudio Ridolfi, Guido Cagnacci, Girolamo Cialdieri, Sante Braschi, Atanasio Favini. Nella cappella di destra si conserva il corpo del beato Amato Ronconi, vissuto nel XIII secolo: è lui a dare il nome al museo allestito in alcuni ambienti annessi alla stessa parrocchiale. Inaugurato nel settembre 2001, vi hanno contribuito a vario titolo numerosi enti: la Soprintendenza per i beni artistici e storici di Bologna, la Curia diocesana, il Comune e la Pro loco di Saludecio, nonché, con specifici finanziamenti, la Regione Emilia-Romagna e la Provincia di Rimini.

La chiesa, le opere e i reperti esposti nel museo rappresentano, in particolare per i secoli XVII e XVIII, un insieme unitario e significativo della cultura artistica di ambito romagnolo-marchigiano che aveva in Rimini, Urbino e Roma i suoi punti di riferimento. Nel museo si conservano oltre duecento manufatti, taluni di assai pregevole fattura: dipinti, sculture, arredi sacri, paramenti liturgici, oggetti devozionali, ex-voto, strettamente connessi alla storia, alla cultura e alla religiosità del paese e del territorio, in gran parte legati alla devozione per il beato Amato Ronconi, patrono di Saludecio. Tra questi manufatti spicca un crocifisso di proprietà comunale, recentemente restaurato con un finanziamento del piano museale 2006 della Legge regionale 18/2000. Il restauro è stato presentato al pubblico il 13 settembre 2009, nel Teatro comunale del paese.

Proveniente da una cappella cimiteriale del territorio, realizzato in legno policromo e ascrivibile al primo Quattrocento (di cui mantiene intatti i caratteri peculiari), il crocifisso è scolpito a tutto tondo ed è ricavato dall'assemblaggio di vari blocchi in legno di tiglio. Presenta arcata epigastrica e vita molto evidenziate, gambe scostate che si congiungono nella sovrapposizione dei piedi, braccia flesse, testa glabra (che in origine presentava i capelli) e una barba naturale di cui si conservano pochi resti; la testa è piegata sulla spalla destra, il viso è sofferente, con la bocca leggermente dischiusa. Prima del restauro era collocato dietro l'altare maggiore della cripta della parrocchiale di San Biagio, entro una bella decorazione plastica.

L'opera versava in uno stato conservativo assai problematico, presentava uno spesso strato di ridipintura ottocentesco di colore grigio rosato che ne aveva alterato completamente l'aspetto originale; inoltre presentava lacune, fessurazioni, spaccature del legno, attacchi di muffe e insetti xilofagi. La complessità della scultura ha richiesto l'esecuzione di indagini stratigrafiche e dei pigmenti per identificare quanti fossero gli strati di ridipintura e in quale condizione fosse l'originale. C'era il timore di trovarsi davanti a più strati pittorici sovrapposti, di epoca e qualità diverse, di condizioni conservative diverse e non sempre facilmente individuabili attraverso i saggi di scopritura. Dopo aver accertato che il manufatto aveva subìto una sola ridipintura e che lo strato sottostante era sostanzialmente in buono stato, si è proceduto con la rimozione, fino alla scopritura dello strato originale, a cui sono seguite un'attenta mappatura degli assemblaggi delle diverse parti e la ricostruzione filologica di quelle mutile o mancanti.

Il restauro ha consentito la restituzione di un'opera perfettamente integra e originale, riportando alla vista una cromìa in buono stato con particolarità di grande raffinatezza, come gli occhi allungati e semiaperti, con finissime ciglia, e la pupilla dipinta di azzurro e nero, resa con grande maestria. L'intervento è stato realizzato da Roberta Notari di Reggio Emilia, le analisi stratigrafiche e dei pigmenti sono state eseguite da Ilaria Saccani sotto la direzione di Antonella Casoli dell'Università di Parma.

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