Rivista "IBC" XVII, 2009, 4

biblioteche e archivi / interventi

Nell'Archivio storico delle Officine Reggiane, un'azienda che ha attraversato la storia italiana dal Novecento a oggi.
Carte d'impresa

Mirella Maria Plazzi
[IBC]
Francesca Ricci
[IBC]

Nel luglio del 2009 la Soprintendenza per i beni librari e documentari dell'Istituto per i beni culturali della Regione Emilia-Romagna ha effettuato, a più riprese, una ricognizione sui documenti conservati nell'Archivio storico delle Officine Reggiane: questo articolo ne presenta, in sintesi, gli esiti. Fondate nel 1901, le Reggiane sono state specializzate, fino alla Seconda guerra mondiale, nella produzione ferroviaria, bellica e aeronautica. Alla fine di luglio la proprietà è passata dal gruppo Fantuzzi alla ditta americana Terex.


La straordinaria quantità di documentazione conservata è solo il primo e più immediato tra gli elementi di interesse suscitati dall'Archivio storico delle Officine Reggiane. Da una prima stima, infatti, la sola porzione individuata dall'azienda come "archivio storico" ammonta a circa 2230 metri lineari complessivi e si situa a pieno titolo tra gli archivi di impresa di più ricca e variegata consistenza. Le ragioni dell'enorme produzione di documentazione sono, come è ovvio, imputabili alla dimensione dell'azienda, alla ramificazione nazionale e internazionale delle sue relazioni industriali e alla diversificazione produttiva sviluppata nel corso di oltre un secolo di attività.

Tanto più rilevanti per comprendere il valore di questo complesso documentario sono i fattori che ne hanno garantito l'effettiva conservazione: la ricchezza di quanto conservato non deriva, infatti, soltanto dall'imponente quantità della documentazione prodotta, ma dal fatto stesso che l'azienda abbia scelto di raccoglierla e gestirla in un archivio.

Le attuali condizioni conservative del complesso sono l'esito del suo formarsi attraverso una sedimentazione ordinata e continuativa in spazi predefiniti, ritenuti sicuri (la documentazione societaria e i progetti per l'aeronautica sono tuttora conservati in un vero e proprio bunker antiaereo), spazi appositamente dedicati, ben individuabili e adeguatamente dimensionati (tali da accogliere tuttora gli incrementi della documentazione prodotta dalla Direzione personale dell'azienda). Questa sistemazione fisica del materiale ha contribuito alla formazione di un'"abitudine" (diffusa tra amministratori, personale impiegatizio e tecnici) alla conservazione e alla percezione dell'archivio non soltanto come residuo dello svolgimento concreto e quotidiano delle attività produttive, ma come strumento di autodocumentazione e fonte di corporate culture, connaturato alle modalità produttive dell'azienda, tanto prossime all'artigianalità.

In quest'ottica di valorizzazione del know how aziendale si situa la presenza e la riconoscibilità della documentazione tecnica: disegni, lucidi, zincotipie e lastre fotografiche di utensili e manufatti, prodotti dagli anni Trenta agli anni Novanta, per una consistenza complessiva di 316 metri lineari. Una documentazione conservata e organizzata in apposite cassettiere e oggetto di una movimentazione tanto rilevante e continuata da giustificare l'individuazione di un "Archivio dei disegni" e la presenza, per un certo periodo, di un addetto a esso preposto, con mansioni specifiche. Questa frequentazione dell'archivio deve essere stata a tal punto introiettata, quale modalità operativa dei reparti produttivi dell'azienda, da caratterizzare anche le più recenti modalità di progettazione e produzione: in locali in cui non è stato possibile effettuare una ricognizione, infatti, sono state individuate cospicue raccolte di documentazione tecnica di più recente produzione, affine alla precedente per tipologia e utilizzo, gestita in contenitori dedicati e conservata con modalità analoghe.

L'attenzione alla sedimentazione documentaria resta viva fino a oggi, e attraversa, senza evidente soluzione di continuità, mutamenti storici, significativi cambiamenti dell'assetto societario, fasi alterne nel rapporto con le maestranze e un'occupazione dello stabilimento con conseguente autogestione dell'attività produttiva (fasi ampiamente rappresentate nella documentazione prodotta dalla Presidenza e dall'Amministrazione: 512 metri lineari). Sono proprio alcuni di questi mutamenti e passaggi gestionali a rendere necessario, da parte dell'azienda, redigere relazioni inventariali e "analisi gestionali" non ordinarie, che potranno offrire una documentazione originale e ricchissima per studiare la percezione interna dello sviluppo imprenditoriale e patrimoniale dell'azienda nel tempo.

Per esempio, attraverso le informazioni desunte da queste ricognizioni inventariali coeve (quali l'inventario redatto tra il 1951 e il 1952 su indicazione del commissario liquidatore al termine dell'occupazione degli anni 1949-1951) sarà possibile ricostruire l'ordinamento originario, fisico e logico, della documentazione fino ad allora prodotta, indagare le diverse fasi dello sviluppo tecnologico e strutturale dell'azienda, o analizzare la progressiva organizzazione dei sempre più sofisticati processi produttivi.

L'accesso all'Archivio delle Reggiane potrà offrire, oltre a questi, numerosi suggerimenti per la ricerca, l'attività accademica e la didattica nelle scuole, sui diversi aspetti dello sviluppo industriale del territorio, sulla storia delle Reggiane stesse e delle altre aziende italiane ed estere che con questa sono entrate in relazione in qualità di fornitrici o acquirenti di materie prime e lavorati, e, più in generale, sui diversi aspetti della storia dei processi produttivi e della tecnica applicata all'industria, del disegno tecnico e della grafica industriale. Nonostante la mancanza di strumenti di ricerca, una minima parte della documentazione è già stata oggetto di indagini specifiche (per esempio, sui modelli aerei "Caproni" realizzati dalle Reggiane) offrendo un primo spunto delle potenzialità informative insite in questo patrimonio.

Oltre alla straordinaria ricchezza e varietà che si è tentato di tratteggiare, tuttavia, la ricognizione effettuata ha fatto emergere anche alcune significative assenze, che appaiono tanto più rilevanti se considerate alla luce della completezza e organicità del rimanente materiale. Per esempio, manca completamente, salvo rarissime eccezioni, la documentazione prodotta dalle origini dell'azienda (1904) al 1920 circa: un elemento che avrebbe consentito di indagare la nascita dell'impresa, attraverso i documenti prodotti dalla stessa e non solo attraverso altre, pur ricchissime, fonti esterne. Manca, inoltre, parte della documentazione relativa alla gestione del personale, precedentemente raccolta nell'Archivio e ora conservata dalla società Ligestra per la procedura di liquidazione dell'EFIM.

Tali "vuoti", definitivi o provvisori, seppur generati da fattori evidentemente diversi, offrono un chiaro esempio di come - soprattutto in momenti di forte riduzione delle risorse economiche, o di mutamento dell'assetto proprietario dell'azienda, in cui l'attenzione si focalizza, come ovvio, sugli aspetti finanziari e organizzativi - sia reale il rischio di dispersione o smembramento della documentazione e del patrimonio tecnico e culturale di un'impresa. È in queste fasi di passaggio, nella latenza della volontà conservativa, che il patrimonio non tutelato si perde, generando irrimediabilmente nuovi vuoti.

Non è un caso, del resto, che un complesso documentario gestito con tanta cura durante la sua sedimentazione, presenti attualmente segni evidenti di deterioramento fisico, dovuti al progressivo abbandono e degrado degli ambienti, all'accumulo di polvere e, in particolare, alle precarie condizioni conservative riscontrate soprattutto per i materiali grafici di grande formato e le foto.

Pur nella sua tipicità, l'Archivio delle Reggiane si situa a pieno titolo tra gli archivi di impresa. Tali complessi, in questi anni, sono stati oggetto di numerose iniziative di valorizzazione: convegni, pubblicazioni, manualistica specializzata e censimenti su base territoriale. Attualmente gli archivi di impresa sono tra i complessi documentari oggetto di maggiore attenzione: in occasione della Conferenza nazionale degli archivi, tenutasi a Bologna nel novembre 2009, uno dei workshop è stato dedicato a essi, e la Direzione generale per gli archivi del Ministero per i beni e le attività culturali sta realizzando un portale specifico per dare visibilità alla storia e alla cultura d'impresa. Tali iniziative potranno offrire interessanti spunti di confronto a livello regionale e nazionale con altri illustri esempi di archivi di impresa, già correttamente conservati, tutelati, descritti e valorizzati sul web.

Di seguito si offre la descrizione sintetica di una prima ipotesi di struttura del fondo.


Presidenza e Amministrazione

Estremi cronologici: 1922-1994 (con documenti dal 1904).

Consistenza: circa 4200 buste e 300 registri (per un totale di 512 metri lineari).

Oltre allo statuto sono stati conservati:

· i verbali del consiglio di amministrazione, delle assemblee ordinarie e straordinarie (dal 1922);

· i libri dei soci (dal 1904);

· i libri dei sindaci;

· i libri degli azionisti e degli obbligazionisti (dal 1935);

· i verbali dei comitati di sorveglianza (dai primi anni Cinquanta);

· i bilanci (dal 1932 ma con copie a stampa dal 1912);

· i libri giornale (dal 1930);

· la documentazione relativa alla gestione di cassa e ai movimenti bancari (dagli anni Quaranta);

· i brevetti e la corrispondenza relativa (dagli anni Quaranta);

· il carteggio e i copialettere con i relativi registri di protocollo (dagli anni Trenta). Si tratta di pratiche relative a: organi direttivi; gestione del capitale; gestione del credito e dei finanziamenti; cassa e patrimonio; gestione dei macchinari e della produzione; propaganda; rapporti con l'estero; gestione del personale; normativa e ufficio legale;

· le pratiche relative alla richiesta di liquidazione dei danni di guerra, che documentano le conseguenze delle incursioni aeree dei giorni 7 e 8 gennaio 1944.

Particolarmente omogenea e significativa è la documentazione (circa 46 metri lineari) relativa alla gestione del periodo seguito all'occupazione dello stabilimento da parte degli operai. L'attività del commissario liquidatore Francesco Moraglia (1951-1956) è documentata da:

· la corrispondenza e le pratiche legali (soprattutto inerenti il contenzioso con il personale dipendente);

· le relazioni inventariali sullo stato patrimoniale dell'azienda e sui movimenti (di cassa, di materie prime, di macchinari, eccetera);

· il corposo "Inventario dei documenti 9 ottobre 1951 - 10 marzo 1952", che, "fotografando" la situazione dello stabilimento, offre un quadro fedele della situazione alla fine dell'occupazione operaia.


Personale

Estremi cronologici: 1930-1994.

Consistenza: circa 2800 buste, 150 registri, 250 volumi (per un totale di 342 metri lineari).

La gestione del personale dipendente dell'azienda è documentata da:

· corrispondenza e protocolli sezionali dell'ufficio personale (dagli anni Trenta);

· contratti dei consulenti;

· relazioni di viaggio di ingegneri, tecnici e periti industriali;

· registri degli infortuni sul lavoro, delle malattie e relativi certificati medici (dagli anni Cinquanta);

· documentazione relativa alle assicurazioni (dagli anni Settanta);

· documentazione relativa alla contrattazione sindacale (dagli anni Sessanta).

È presente anche documentazione di natura più propriamente contabile (cedolini degli stipendi, cartellini delle presenze, modelli per le dichiarazioni dei redditi dei dipendenti e per il sostituto d'imposta, eccetera) ma solo relativamente al periodo 1970-1994: in particolare si segnala l'assenza dei fascicoli nominativi del personale (sono presenti solo i fascicoli del personale dirigente degli anni 1924-1960) e di tutto l'archivio storico del personale, prelevato dalla società Ligestra, che si occupa della liquidazione delle aziende già appartenenti all'EFIM.

Significativa, invece, la presenza delle "Dichiarazioni di lotta Reggiane", ovvero delle dichiarazioni rese dall'ufficio personale tra il 1978 e il 1980 relative alla posizione lavorativa dei singoli operai nel periodo dell'occupazione dello stabilimento (1949-1951).

La qualità e le modalità del rapporto fra l'azienda e i propri dipendenti possono essere indagate e approfondite anche per la presenza di documenti quali:

· le fotografie e gli audiovisivi realizzati durante le gite e le feste sociali (relative soprattutto agli anni Cinquanta);

· la documentazione relativa alla gestione delle case in viale Ramazzini e via Agosti, assegnate ai dipendenti dell'azienda (anni Cinquanta);

· la Biblioteca del dopolavoro aziendale: si tratta di una raccolta di monografie (soprattutto di letteratura d'evasione) numerate, timbrate e raccolte in un apposito armadietto (per una consistenza totale di 5 metri lineari).


Progettazione e Produzione

Estremi cronologici: 1930-1994.

Consistenza: circa 2700 buste, 200 registri, 316 metri lineari di cassetti con materiali iconografici (per un totale di 641 metri lineari).

Esistevano uffici appositamente preposti alla progettazione tecnica e alla predisposizione di ogni operazione necessaria alla realizzazione dei manufatti dell'azienda. È così giunta fino a noi una notevole mole di documentazione relativa a:

· approvvigionamenti e ordini, bolle di accompagnamento (dagli anni Cinquanta);

· registri di magazzino (dagli anni Sessanta);

· schede fornitori e schede clienti (dagli anni Cinquanta);

· contabilità industriale;

· corrispondenza e schede tecniche relative a aerei "Caproni" e motori "Isotta Fraschini" (dal 1943);

· "Schede di fabbricazione", ovvero schede con indicazione di modi e tempi di lavorazione di ogni singolo oggetto, con menzione dei macchinari utilizzati e dei reparti coinvolti (dagli anni Settanta).

Particolarmente significativa, sia per la quantità sia per la potenzialità informativa, la raccolta di disegni, lucidi, zincotipie, lastre fotografiche (per macchine, utensili, varianti costruttive, eccetera). Si tratta di circa 316 metri lineari di materiali (databili a partire dagli anni Trenta), in gran parte ancora conservati negli appositi mobili originari.

Inoltre, è databile a partire dagli anni Quaranta la raccolta di manualistica tecnica: libretti di uso e manutenzione, manuali di riparazione, caratteristiche e prescrizioni tecniche e cataloghi di pezzi; schede di nomenclatura di aerei.


Commerciale

Estremi cronologici: 1930-1994.

Consistenza: circa 6160 buste (per un totale di 740 metri lineari).

Esiste un nucleo documentario composto di preventivi e offerte (a partire dagli anni Sessanta), ma la parte preponderante della documentazione afferente all'area commerciale è costituita (sin dagli anni Trenta) dalla serie delle "Commesse", nell'ambito della quale, per ogni manufatto, è raccolta la documentazione relativa alla sua realizzazione e alla successiva commercializzazione. È presente inoltre documentazione relativa all'attività degli agenti rappresentanti, ai contratti stipulati, alla fatturazione (dal 1939). Significativa la presenza, a partire dagli anni Settanta, delle schede tecniche dei prodotti (con prezzi e caratteristiche meccaniche) e di una raccolta di dépliant e cataloghi pubblicitari dei prodotti delle Officine Reggiane.

Azioni sul documento

Elenco delle riviste

    Istituto per i beni artistici culturali e naturali della Regione Emilia-Romagna - Cod. fiscale 800 812 90 373

    Via Galliera 21, 40121 Bologna - tel. +39 051 527 66 00 - fax +39 051 232 599 - direzioneibc@postacert.regione.emilia-romagna.it

    Informativa utilizzo dei cookie

    Regione Emilia-Romagna (CF 800.625.903.79) - Viale Aldo Moro 52, 40127 Bologna - Centralino: 051.5271
    Ufficio Relazioni con il Pubblico: Numero Verde URP: 800 66.22.00, urp@regione.emilia-romagna.it, urp@postacert.regione.emilia-romagna.it