Rivista "IBC" XVII, 2009, 4

convegni e seminari, progetti e realizzazioni, restauri

A Bologna, nel piccolo teatro settecentesco di Villa Aldrovandi Mazzacorati, il mondo dello spettacolo regionale cerca una strada per uscire dalla crisi. Guardando alla storia e all'Europa.
Su il sipario!

Lidia Bortolotti
[IBC]

Ancora una volta i teatri storici: muti e al tempo stesso eloquenti testimoni di una vicenda collettiva ricca e multiforme, espressione delle innumerevoli società che li hanno voluti, costruiti e poi, nel tempo, mantenuti vivi e attivi, o recuperati quando tutto sembrava perduto. Sono stati loro, il 26 settembre 2009 a Bologna, i protagonisti di un incontro coordinato da Learco Andalò e promosso dall'Istituto per i beni culturali della Regione Emilia-Romagna (IBC) in collaborazione con l'Associazione "Cultura e Arte del '700". L'intento era rafforzare i rapporti tra le diverse realtà teatrali della regione, richiamando l'attenzione degli addetti ai lavori su aspetti della conservazione e valorizzazione dei teatri storici, stimolando al contempo un allargamento dei rapporti a livello europeo, grazie alla presenza dei delegati dell'associazione europea "Perspectiv".1

L'appuntamento ha avuto luogo a Villa Aldrovandi Mazzacorati, nella mirabile cornice dell'antico teatro voluto dal senatore bolognese Gianfrancesco Aldrovandi, inaugurato nel 1763, pochi mesi dopo l'apertura del Comunale di Bologna. Una struttura fragile e tenace, tra i pochi teatri del Settecento giunti fino a noi senza subire significative modifiche. Una sala teatrale dalle armoniose proporzioni, rispettose delle regole matematiche indicate da Vitruvio, secondo un preciso canone tra larghezza, lunghezza e altezza; realizzata con materiale povero (legno e molta juta) la sala possiede un'acustica perfetta e, grazie agli elementi decorativi e plastici, produce un'illusione di fasto ed eleganza. Un teatro fortemente rivalutato grazie alla tenace e costante attività dell'Associazione "Cultura e Arte del '700" che, come ha ricordato la presidente Marilena Frati aprendo il convegno, si adopera per farlo conoscere e vivere con iniziative di grande rilievo culturale. Tra queste va segnalata la recente pubblicazione di un'agile guida storica bilingue, impreziosita dalla meticolosa documentazione fotografica di Riccardo Vlahov.2

Nel corso della mattinata, dopo la presentazione dell'attività di "Perspectiv" affidata al coordinatore Carsten Jung, è stata inaugurata la "Strada europea dei teatri storici dell'Italia del Nord". L'itinerario si snoda da Vicenza a Cesena seguendo un percorso unico al mondo, che permette di ricostruire la storia degli edifici teatrali dal tardo Rinascimento al pieno Ottocento. Tale via comprende infatti l'Olimpico di Vicenza, il più antico teatro d'Europa dell'età moderna esistente, ideato da Andrea Palladio nel 1585, e il teatro all'antica di Sabbioneta, realizzato da Vincenzo Scamozzi e inaugurato nel 1590 per Vespasiano Gonzaga Colonna, il primo teatro concepito come edificio autonomo. Quindi il Teatro Farnese di Parma, progettato da Giovan Battista Aleotti tra 1617 e 1618 per Ranuccio I Farnese ma inaugurato solo dieci anni dopo, in occasione delle nozze di Odoardo Farnese e Margherita de' Medici, con l'opera del Monteverdi Mercurio e Marte; lo spazio della cavea rimanda a un'allegorica piazza monumentale, mentre la vastità del palcoscenico (atto ad accogliere spettacolari effetti scenici, ben separato dallo spazio destinato al pubblico da un imponente proscenio), rappresenta un modello per gli artifici della scenografia barocca.

Con la nascita dell'opera lirica si afferma una nuova tipologia di sala, conosciuta come "teatro all'italiana". L'età barocca modifica in modo sostanziale la scena, che diviene assai profonda, adatta per le prospettive lunghe e i mutamenti scenici sempre più audaci, resi possibili da un uso sofisticato di quinte e fondali: per consentire una visione ottimale di queste mirabili scenografie, anche lo spazio del pubblico esige nuova forma e nuova dimensione. La messa in scena di spettacoli con intermezzi musicali, inoltre, rende sempre più indispensabile una buona acustica. Dal XVII secolo, quando comincia a essere ammesso un pubblico più vasto, costituito da diversi strati sociali (per di più paganti), e non più soltanto dalla corte o dagli accademici, la progettazione delle sale teatrali si complica ulteriormente: diventa indispensabile offrire agli spettatori una sistemazione che separi una classe dall'altra e metta a disposizione dei ceti più elevati posti comodi e riservati. Si sviluppa quindi la struttura a palchetti, di cui Bologna contende a Venezia il primato: si pensi al Teatro della Sala, progettato dal Chenda nel 1639, o al Teatro Formagliari, costruito su progetto di Andrea Seghizzi nel 1641. Anche se in questi anni la nuova tipologia è pressoché definita, per almeno tre decenni convivono soluzioni miste.3 Il teatro moderno "all'italiana", con boccascena architettonico e cavea a palchetti raccordati posteriormente da corridoi e scale di disimpegno, rimane oggetto di continua sperimentazione nel corso del XVIII secolo, alla ricerca della forma ottimale sia visiva che acustica. Nel secolo successivo, con il dilagare della passione per il melodramma, raggiunge la sua massima diffusione, dentro e fuori dall'Italia.

Riprendendo l'itinerario definito da "Perspectiv" si giunge al Teatro Scientifico di Mantova realizzato tra il 1767 e il 1768 su progetto di Antonio Galli Bibiena per l'Accademia dei Timidi. È quindi la volta del Teatro Comunale di Carpi, inaugurato nel 1861, voluto da una "Società di Palchettisti" che ne affidò il progetto a Claudio Rossi, in sostituzione del Teatro Vecchio originariamente progettato da Gaspare Vigarani e demolito dopo innumerevoli ristrutturazioni. Opera ancora del Bibiena il teatro successivo, ossia il Comunale di Bologna, inaugurato nel 1763; nella stessa città il percorso annovera, come si è detto, il teatrino di Villa Aldrovandi Mazzacorati, per poi spostarsi nella pianura in direzione nord-est alla volta del Teatro Comunale Politeama di San Giovanni in Persiceto, dove tra 1785 e 1790 il Tubertini realizza una sala con pianta a U e quattro ordini di palchi. Proseguendo verso la Romagna si incontra un altro splendido teatro settecentesco, di gusto neoclassico, l'"Angelo Masini" di Faenza. L'itinerario si conclude quindi a Cesena, con l'"Alessandro Bonci", magnifico esempio di teatro ottocentesco, inaugurato nel 1846.

Comprende al momento cinque itinerari la mappa europea dei teatri storici proposta da "Perspectiv" e molto probabilmente è destinata ad ampliarsi. Oltre a quello italiano, il viaggio continua seguendo l'"Itinerario del Nord", che dà modo di scoprire i teatri di Svezia, Norvegia e Danimarca. Con l'"Itinerario della Germania" si possono conoscere i teatri del Settecento presenti sul suolo tedesco, con l'"Itinerario della Manica" i teatri belgi, olandesi e inglesi. Infine l'"Itinerario dell'Imperatore" conduce in Austria e nella Repubblica ceca. Come afferma Georges Banu, il "teatro all'italiana" è il teatro d'Europa; il teatro antico è greco o romano, il teatro elisabettiano è inglese: entrambi appartengono all'Europa, ma non la designano.4 Il teatro barocco, nato in Italia, si costituisce come "europeo", luogo adottato e adattato, particolare espressione del nostro continente, luogo europeo per eccellenza.

È evidente che su tutto il territorio nazionale, e in Emilia-Romagna in particolare, il numero dei teatri storici è assai più consistente rispetto ai teatri presentati nell'itinerario di "Perspectiv". Un ipotetico impresario teatrale che all'indomani dell'Unità d'Italia, cercando sedi idonee in cui allestire spettacoli lirici, di prosa o d'arte varia, si fosse trovato a percorrere le vie di comunicazione del territorio emiliano-romagnolo, dalla principale via Emilia ai collegamenti che da questa si diramano a nord verso la pianura padana e a sud verso gli Appennini, avrebbe incontrato numerosissime sedi teatrali, di dimensioni e valenze assai diverse tra loro, ma tutte vive e attive. Nel 1868, infatti, quando il Ministero degli interni inviò alle prefetture di ogni provincia la richiesta di elaborare un elenco dettagliato di tutti i teatri, sia pubblici che privati, esistenti nel territorio (le motivazioni erano varie: pubblica sicurezza, poiché i teatri, per la loro stessa natura, erano esposti più di altri edifici al rischio di incendi e crolli; ma anche ragioni politiche, essendo lo spettacolo teatrale ritenuto un potenziale veicolo ideologico), gli elenchi, compitati con cura, diedero conto dell'esistenza di ben 130 sedi teatrali per l'Emilia-Romagna.

Questo ingente patrimonio è stato attentamente indagato e censito dall'IBC. Fin dal 1982 è stata portata alla conoscenza di amministratori e cittadini l'esistenza di ben 72 teatri storici (ossia edificati tra il secolo XVII e i primi vent'anni del XX), sopravvissuti agli eventi bellici, all'incuria e al disinteresse, nonché a quella perdita di ruolo subìta dal teatro e imputabile a vari fattori, tra cui l'avvento di cinema e televisione, e un diffuso mutamento dei costumi sociali. Il censimento è stato successivamente aggiornato: tutte le informazioni finora rilevate sono confluite in una banca dati che ha organizzato informaticamente i dati raccolti, sia testuali che iconografici. Le schede dedicate a ogni singolo teatro possono essere consultate in modo integrato (testo e immagine) sul sito web dell'IBC (www.ibc.regione.emilia-romagna.it/wcm/ibc/menu/dx/04bd/db/teatri.htm) ed è inoltre in fase di attuazione un progetto che ne renderà fruibile anche una versione in lingua inglese.5

I teatri storici rappresentano dunque un bene culturale in senso ampio, un patrimonio architettonico e d'arte di rilevante importanza, un luogo di sedimentazione di specifiche conoscenze tecniche, ma anche e soprattutto un fulcro in cui si materializza quella sintesi di arti che si esprime nella rappresentazione scenica. Ed è all'organizzazione e alla gestione di quest'ultima che nel corso dell'appuntamento bolognese ha fatto riferimento Roberto Giovanardi, direttore dell'ATER - Associazione teatrale Emilia Romagna.6 Questa associazione è nata oltre quarant'anni fa, fondata sulla volontà di collaborare in modo orizzontale, senza posizioni prevaricanti, tra teatri della regione che hanno le stesse finalità, in un periodo in cui queste strutture venivano portate alla proprietà e alla gestione pubblica (quando non lo erano già) e le amministrazioni locali si adoperavano con grande fatica (come anche in seguito) per il recupero delle sale che necessitavano di restauro o per la messa a norma degli impianti in base alle regole sulla sicurezza nei luoghi di pubblico spettacolo.

Dopo aver restituito a queste sale funzionalità e sicurezza, era necessario restituire loro un'attività adeguata e una forma di gestione consona. Nella ricerca di soluzioni comuni vennero creati tre strumenti produttivi che potessero essere funzionali ai teatri: per la musica l'Orchestra dell'ATER (attuale Orchestra sinfonica dell'Emilia-Romagna "Arturo Toscanini") con sede a Parma; per la prosa il teatro stabile regionale ERT - Emilia Romagna Teatro, con sede a Modena; per la danza la compagnia Aterballetto, con sede a Reggio Emilia. Un sistema che ancora oggi esiste, seppure con i necessari adeguamenti. Se negli anni Sessanta e Settanta il problema era riaprire i teatri, conoscerli, recuperarli intellettualmente e materialmente, dar loro gli strumenti per una corretta gestione e la possibilità di inserirsi in un panorama nazionale e internazionale, oggi i teatri camminano autonomamente, ma con grande fatica. È necessario dare loro supporto per affrontare collettivamente le situazioni.

ATER si occupa di vari aspetti, tra cui i quadri di natura amministrativa, organizzativa e tecnica, ma collabora anche come centro accreditato di formazione, fornendo servizi diversificati, compreso quello di importazione di spettacoli. La difficoltà maggiore è tenere aperti i teatri in modo continuo, dotandoli di contenuti qualitativamente elevati per soddisfare un pubblico sempre più esigente e preparato. Un secondo problema è rappresentato dalla formula gestionale: l'affidamento in convenzione, più che una moda, è una necessità; quando i Comuni non sono più in grado di assumere questo onere sono obbligati a fare una convenzione con un soggetto terzo, solitamente una compagnia, che si fa carico anche della gestione. Si profila una difficile combinazione tra cartellone adeguato, formula gestionale e specificità del luogo: una sinergia che deve mantenere vivo e attivo il teatro.

Il Teatro Comunale di Bologna, come altre analoghe realtà in Italia, affronta un momento di fortissima crisi. Paradossalmente, il Paese che ha inventato l'opera lirica, esportandola in tutto il mondo come modello di spettacolo completo, vive un momento critico proprio nel suo sistema produttivo. Ma le crisi, come ha osservato Alberto Triola, direttore della Scuola dell'opera italiana, possono anche rappresentare delle opportunità per chi è in grado di coglierle. Il Comunale di Bologna, nella ricerca di soluzioni di sopravvivenza, ha dato vita a un progetto che non ha precedenti nel nostro Paese: un centro di alta formazione per giovani professionisti che vogliono dedicare la loro vita all'opera lirica. Nel primo anno di attività, la Scuola ha iscritto 45 giovani artisti provenienti da 13 diverse nazioni, accogliendo cantanti, registi, scenografi, costumisti, direttori d'orchestra e maestri pianisti accompagnatori, e dando vita a una sorta di cittadella della musica. Il Comunale, da parte sua, per far fronte ai drastici tagli operati dal governo centrale a stagione già aperta, anziché eliminare i titoli in cartellone ha affidato a questi giovani delle produzioni operistiche.

Non è un caso, forse, che questa scuola sia stata ideata in una regione con un'alta densità di prestigiosi edifici teatrali, storici e di grande tradizione. Edifici di tale bellezza che basterebbe guardarli per riempirsene gli occhi e lo spirito, ma che di fatto sono stati voluti, edificati e conservati per essere "suonati": un teatro sordo, infatti, è altrettanto sprecato di un teatro muto. E la storia insegna che i grandi cantanti, negli anni d'oro della lirica, prima di calcare le scene dei grandi teatri nazionali si sono formati nei teatri dei piccoli e medi centri della provincia, che erano la loro palestra. Un sistema sano, che nel passato ha permesso agli artisti di prepararsi, dando loro la possibilità di misurarsi con la professione, con la voce, con i ruoli, dando tempo alla voce di maturare, ponendo le basi per carriere importanti, rimaste nella storia. La Scuola dell'opera italiana, alla ricerca di spazi teatrali adeguati per i giovani professionisti che va formando, intende riproporre questo sistema virtuoso, ricostituendo - con il sostegno delle istituzioni, delle Province e della Regione - uno stretto rapporto tra teatri storici e giovani artisti.

Non è solo un modo per rievocare un modello produttivo che la storia ottocentesca e di primo Novecento ha dimostrato vincente, ma anche una scelta che nasce da considerazioni intrinseche al teatro musicale. Per un giovane artista è un'occasione unica poter salire sul palcoscenico di un piccolo teatro, gli dà modo di concentrarsi sulla gestione ideale del rapporto fra parola, suono e gesto. Solo in uno spazio come quello del teatro di Villa Aldrovandi Mazzacorati questa difficile ricerca di equilibrio diventa un momento performante e quindi evolutivo. Solo così, infine, i teatri storici possono tornare ad avere un ruolo culturale, e l'opera lirica a essere lo spettacolo del "recitar cantando".


Note

(1) "Perspectiv", associazione dei teatri storici d'Europa, è stata fondata nell'ottobre 2003 per incoraggiare e sostenere la conservazione e il restauro dei teatri storici, assicurare lo scambio continuo tra questi teatri e tutte le persone che ne sono interessate, incoraggiare e promuovere la ricerca sul tema. L'associazione, che ha interlocutori in tutta Europa, ha sede in Germania presso il Goethe-Theater di Bad Lauchstädt (www.perspectiv-online.org).

(2) R. Vlahov, Il teatro di Villa Aldrovandi Mazzacorati. The theatre of Villa Aldrovandi Mazzacorati, Bologna, Paolo Emilio Persiani Editore, 2009. L'Associazione "Cultura e Arte del '700", iscritta tra l'altro a "Perspectiv", opera da diciassette anni in convenzione con il Quartiere Savena del Comune di Bologna ed è impegnata nella salvaguardia del teatro settecentesco della Villa (l'edificio, attualmente, è di proprietà della Regione Emilia-Romagna).

(3) Si veda in proposito il contributo di Alessandra Frabetti, Storia del "Teatro all'italiana" e i suoi rapporti con l'Emilia-Romagna, in Le stagioni del teatro. Le sedi storiche dello spettacolo in Emilia-Romagna, a cura di L. Bortolotti, Bologna, Grafis, 1995, pp. 45-56.

(4) G. Banu, Le rouge et l'or. Le théâtre à l'italienne, Paris, Flammarion, 1989.

(5) I risultati del censimento sono stati raccolti nel volume: Teatri storici in Emilia-Romagna, a cura di S. M. Bondoni, Bologna, Grafis, 1982; successivamente i dati sono stati aggiornati: Le stagioni del teatro. Le sedi storiche dello spettacolo in Emilia-Romagna, a cura di L. Bortolotti, Bologna, Grafis, 1995; il volume era anche catalogo di una mostra allestita nell'ambito del III Salone del restauro di Ferrara, e successivamente a Ferrara in San Romano (aprile-maggio 1995) e a Bologna al Museo civico archeologico (giugno-luglio 1995).

(6) L'ATER, fondata ufficialmente nel 1964, nasce in realtà fin dal dopoguerra per rispondere alla necessità dei Comuni di acquisire, gestire o costruire luoghi teatrali. Si sviluppa in modo articolato seguendo diversi filoni, come rappresentanza politica verso lo Stato e poi la Regione, come fornitore di servizi e consulenze ai propri associati, per l'importazione di spettacoli dall'estero e l'organizzazione di eventi, e per favorire le produzioni con contratti collettivi (ater.regione.emilia-romagna.it).

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