Rivista "IBC" XV, 2007, 2

Dossier: Sulla Linea della storia

progetti e realizzazioni, leggi e politiche

Una proposta di legge

Elena Emma Cordoni
[deputata del Gruppo parlamentare "L'Ulivo"]
Manuela Ghizzoni
[deputata del Gruppo parlamentare "L'Ulivo"]

Piero Calamandrei ha scritto che i luoghi da visitare per chi voglia scoprire dove e come è stata elaborata la nostra Costituzione non sono gli archivi del Parlamento o gli uffici dei giuristi, ma le montagne percorse dai partigiani, le fabbriche in sciopero contro il regime e i mille angoli del Paese dove crebbe sul campo la cultura democratica degli italiani. È con questo spirito che nasce la nostra proposta di legge sulla memoria del recente passato nazionale.1 Essa è composta di due titoli, l'uno dedicato alla ricostruzione e alla conoscenza dei crimini nazifascisti perpetrati contro la popolazione civile, tra il settembre 1943 e il maggio 1945, l'altro teso alla realizzazione di "sentieri della memoria", che nella Linea Gotica hanno il loro esempio più emblematico.

La Linea Gotica fu infatti espressione tangibile della frattura tra l'Italia liberata e quella ancora oppressa dal regime nazifascista, tra l'Italia che sperimentava le prime forme di ritorno alla vita democratica e le piccole Repubbliche settentrionali, proclamate dalle popolazioni insorte contro il regime e soffocate nel sangue. Gli scontri lungo la Linea, protetta dalle armate tedesche e dai repubblichini di Salò, rappresentarono la fase forse più aspra della Resistenza clandestina, irrobustita nei ranghi e sempre più spesso supportata dai civili nei modi più ingegnosi. Essa assurge quindi a simbolo non solo dell'eroismo ostinato delle italiane e degli italiani che non si sottrassero allo scontro con un nemico dalle forze preponderanti, ma anche del coraggio e della solidarietà della popolazione civile verso chi aveva scelto di lottare per la liberazione di tutti, evidenziando il carattere diffuso di una resistenza che fu militare e civile al tempo stesso.

Ma la Linea Gotica fu anche teatro di numerose stragi di civili inermi, proprio in relazione al sostegno all'attività resistenziale espresso da fasce larghissime della popolazione di quelle terre, attraversate dalla guerra e martoriate dalla fame. Come in altre parti d'Italia, alla proclamazione dell'armistizio la reazione dei nazifascisti si concretò in episodi gravissimi di rappresaglia, che si fecero ancora più efferati dopo la liberazione di Firenze (11 agosto 1944), quando tra i gerarchi nazisti crebbe la consapevolezza dell'imminente sconfitta. Questo territorio conobbe il desiderio di ritorsione degli occupanti con la serie agghiacciante e lunghissima di eccidi commessa dal Sedicesimo battaglione SS guidato da Walter Reder, che si concluse con il massacro più grave della storia d'Italia: i 770 morti di Marzabotto. Lo spazio a disposizione impedisce purtroppo di proporre ai lettori il terribile e lunghissimo elenco dei borghi e delle località, tra il Tirreno e l'Adriatico, colpite dalla violenza e dalla spietata opera di terrore dei nazifascisti, tese a spezzare la solidarietà crescente fra la popolazione e i gruppi partigiani.

 

I "Cammini della memoria": un museo all'aperto

 

Non c'è memoria collettiva che non si dispieghi in un quadro spaziale [...] non si capirebbe come possiamo ritrovare il passato se esso non si conservasse in effetti nel mondo materiale che ci circonda. È sullo spazio [...] che dobbiamo rivolgere la nostra attenzione: è su di lui che il nostro pensiero deve fissarsi perché questa o quella categoria di ricordi possa riapparire.

M. Halbwachs, La memoria collettiva.

 

Ogni traccia di questo passato, tanto ricco di dolore quanto di valori civili, merita di essere ricordato. È questo lo scopo della presente proposta di legge. In particolare, il Titolo I prevede il censimento e la tutela delle tracce più propriamente militari dello scontro (fortificazioni, trincee, camminamenti, sentieri militari e cimeli), ma anche la valorizzazione e l'approfondimento storico di quanto attiene all'organizzazione civile e armata della Resistenza. L'approvazione e l'applicazione di questa legge consentirà di visitare i luoghi che furono teatro di scontri in quei mesi durissimi, di incontrare i casolari e i borghi violati dalla ferocia nazifascista, di percorrere i sentieri di collegamento delle formazioni partigiane e conoscere le loro basi sperdute fra i monti, di leggere le iscrizioni che ricordano i mille atti di sacrificio della gente di queste terre. Ai visitatori sarà così concesso di ritrovare le radici della nostra democrazia nell'aspra geografia dei luoghi della Resistenza.

Ma il Titolo I rivolge la propria attenzione anche alla particolare natura dei territori: quelli attraversati dalla Linea Gotica, per esempio, costituiscono i paesaggi tra i più inviolati del nostro Paese, ricchi di storia, ma anche di specie animali e di varietà botaniche ormai rare, che meritano di essere tutelate dal punto di vista ambientale e naturalistico.

Regioni, Province e Comuni, così come associazioni partigiane e privati, si sono molto adoperati negli ultimi decenni per salvare le tracce di quel passato resistenziale che ancora insistono sul territorio. Ora, tali soggetti chiedono allo Stato risorse e coordinamento. La presente proposta di legge risponde a questa duplice richiesta, garantendo non solo una precisa assunzione di responsabilità da parte della Repubblica per la tutela e la valorizzazione delle vestigia resistenziali, attraverso appropriate risorse, ma assicurando anche un quadro di riferimento e di coordinamento unitario, mediante il quale portare a sintesi le meritorie iniziative locali, inevitabilmente frammentarie. Se vogliamo, infatti, consegnare alle future generazioni il significato profondo e universale di questa esperienza di guerra, è necessario proporre simboli, sperimentazioni e temi che abbiano un respiro nazionale e riconducano a eventi e ricordi in un quadro di senso unitario.

Per il conseguimento delle finalità e degli obiettivi posti, oltre agli enti locali, la legge prevede il coinvolgimento delle associazioni partigiane, combattentistiche e d'arma, delle associazioni culturali e di volontariato no profit e, naturalmente, delle Regioni, le cui competenze riguardano sia gli interventi di tutela, conservazione e valorizzazione storica e ambientale diretti sul territorio, sia la disciplina dell'accoglienza dei visitatori e delle eventuali attività ricettive.

In sintesi, questa proposta riserva un ruolo determinante alle Regioni e sceglie di puntare sull'autonoma progettualità dei territori, per evitare di calare dall'alto scelte preconfezionate e poco condivise: i soggetti locali - incluse le associazioni private - sapranno senz'altro giocare un ruolo da protagonisti, con la regia delle Regioni e dello Stato.

 

Una Fondazione per la memoria dei crimini nazifascisti

Le precedenti citazioni di rappresaglie e violenze, avvenute tra il settembre 1943 e il maggio 1945, evidenziano la ragionevolezza dell'espressione "guerra ai civili", assunta dalla storiografia per esemplare la politica delle stragi perpetrate dai nazifascisti. Si trattò di una precisa, quanto spietata strategia, tesa a colpire la Resistenza con lo strumento della ritorsione, a ridurre le zone ribelli facendone "terra bruciata", ad assicurarsi un controllo del territorio, soprattutto nelle retrovie del fronte.

A più di sessanta anni di distanza, la richiesta di giustizia proveniente dalle comunità colpite dalle stragi nazifasciste trova solo parziale soddisfazione nella celebrazione dei processi. Per riportare all'interno della storia e della memoria della nostra Repubblica le migliaia di donne e di uomini sterminati dalla violenza degli occupanti tedeschi - con la complicità dei repubblichini di Salò - occorre procedere per un'altra via. Del resto, le commemorazioni delle stragi spesso restano circoscritte all'ambito locale, acuendo il senso di isolamento - e di ingiustizia subita - da parte dei sopravvissuti, dei parenti delle vittime, dell'intera comunità colpita. Inoltre, a oggi, non esiste un atlante completo delle stragi nazifasciste, si ignora l'esatto numero delle vittime, la loro identità, così come quella degli autori.

Per trasmettere la memoria della violenza ai civili, e per promuovere la cultura dei diritti umani e della pace, il Titolo II della proposta di legge prevede l'istituzione di una Fondazione per la memoria dei crimini nazifascisti, in sintonia con le riflessioni della relazione di minoranza presentata a conclusione dei lavori della "Commissione parlamentare di inchiesta sulle cause dell'occultamento di fascicoli relativi a crimini nazifascisti" della XIV legislatura.

Alla Fondazione spetta il compito di promuovere ricerche e diffondere conoscenze sui crimini nazifascisti: a tal fine sostiene alcuni specifici progetti, come la realizzazione dell'"Atlante nazionale delle stragi", che, oltre a individuare tutti i luoghi teatro di crimini, costituirebbe una sorta di Pantheon dei caduti e delle vittime, grazie ad accurate indagini sul loro numero e sulla loro identità. Alla Fondazione spetta poi la gestione di un apposito centro di documentazione per la valorizzazione e la fruizione della documentazione relativa alle stragi, con l'obiettivo di implementare costantemente un patrimonio conservato su diversi supporti (cartaceo, magnetico, digitale) e suddiviso in differenti tipologie (documentarie, iconografiche, orali).

Presso il Centro andrà pertanto depositato il materiale raccolto dalla Commissione parlamentare d'inchiesta, a cui si dovrebbe unire, in originale o in copia, la documentazione man mano resa disponibile qualora venisse approvata una proposta di legge di desecretazione degli atti relativi ai crimini nazifascisti, sull'esempio del Nazi War Crimes Disclosure Act statunitense. La Fondazione, inoltre, manterrà rapporti organici con le scuole di ogni ordine e grado e con le università, per promuovere la conoscenza di quegli eventi nel rispetto della verità storica e della pluralità delle interpretazioni che legittimamente si confrontano fra di loro.

In sintesi, con questa proposta di legge intendiamo affidare alla Repubblica un ruolo di valorizzazione, promozione e coordinamento della riflessione e della ricerca storica sulla Seconda guerra mondiale, sulla Resistenza e sulle vittime civili della violenza nazifascista. Una proposta di legge che, confermando il valore strategico di ogni sforzo per la conservazione e la trasmissione della memoria della nostra recente storia nazionale, intende sostenere il consolidamento e la valorizzazione delle più autentiche origini della nostra Repubblica.

 

Nota

(1) Elena Emma Cordoni, deputata del Gruppo parlamentare "L'Ulivo" eletta nel collegio di Massa (www.elenacordoni.it/resistenza.php), è la prima firmataria della proposta di legge, insieme a Manuela Ghizzoni, deputata eletta nel collegio di Carpi (Modena), capogruppo dell'"Ulivo" nella VII commissione parlamentare "Cultura, scienza e istruzione" (www.camera.it/organiparlamentarism/10085/242/6083/documentotesto.asp).

 

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