Rivista "IBC" XV, 2007, 2

Dossier: Sulla Linea della storia

progetti e realizzazioni, leggi e politiche

Gli Appennini: un luogo internazionale della memoria

Vito Paticchia
[IBC]

Sono passati dieci anni da quando la Giunta della Regione Emilia-Romagna affidava all'Istituto per i beni culturali (IBC) il compito di effettuare una prima ricognizione su alcune aree-campione per rilevare la consistenza, la qualità e la diffusione del patrimonio storico relativo al passaggio del fronte e alla lotta di liberazione lungo la Linea Gotica.1 Obiettivo: verificare la possibilità di promuovere il territorio appenninico quale luogo di memoria nazionale ed europea e valorizzarlo sul piano storico, culturale e turistico. La ricerca, svolta in diversi comuni di alcune province dell'Emilia-Romagna, evidenziava la capillare presenza di reperti e testimonianze riconducibili agli eventi storici relativi agli anni 1943-1945, con particolare persistenza nei comuni appenninici, dove la durezza del conflitto avevano lasciato tracce indelebili nel territorio e nella memoria delle comunità locali.

Un quadro incoraggiante, che permetteva di immaginare l'area compresa tra i passi appenninici ai confini con le regioni Marche e Toscana, e quella che dai crinali dei Monti della Riva alla Vena del Gesso degrada verso gli argini del Senio (dove il fronte sostò dall'autunno del '44 all'aprile del '45), come un grande museo diffuso nel cuore dell'Italia, un vasto parco culturale ricco dei segni della sua storia millenaria e testimone, suo malgrado, di una delle tragedie del ventesimo secolo. Una tragedia da cui trarre insegnamenti per promuovere i valori della solidarietà, il rispetto dei diritti umani, una cultura di pace.

L'ipotesi progettuale scaturiva dall'affermarsi, nel contesto culturale nazionale, di una metodologia di ricerca e di analisi più attenta ai frammenti di memoria, più sensibile alle cose, agli "oggetti", ai segni che racchiudono segmenti di storia o rimandano al vivere quotidiano di quegli anni. Si cercavano le tracce della storia nel fondo degli archivi come negli spazi aperti del territorio, nelle impronte discrete che si erano sedimentate nel corso del tempo o in quelle quasi invisibili che la natura aveva continuato a preservare, nella documentazione "minore" come nel racconto dei testimoni. E per la nostra regione si trattava di coniugare i grandi eventi con i segni sul territorio, le memorie dei protagonisti con il ricordo degli uomini e delle donne: incrociarne i racconti, coglierne le relazioni e il contesto, per restituire in tutta la sua ricchezza la polifonia della storia e della vita.

È da questi presupposti che nel gennaio 1992 prendeva avvio la ricerca condotta presso i National Archives di Washington per conoscere e analizzare il ruolo svolto dagli alleati in regione, con l'acquisizione di una ricca documentazione archivistica e fotografica che è stata poi alla base della pubblicazione di tre volumi: Combat Photo, Giulio e George e Monumenti in guerra 1943-1945.

Combat Photo (Bologna, IBC - Grafis, 1994), con le straordinarie immagini dell'Appennino e di Bologna scattate dai fotografi americani al seguito della Quinta armata [se ne può vedere una selezione nel repertorio iconografico in bianco e nero di questo numero di "IBC", ndr], ha fatto rivivere i momenti tragici del conflitto e delle privazioni, insieme alla gioia finale, all'entusiasmo per la libertà riacquisita, alla spinta a ricostruire il Paese su principi di eguaglianza e nel rispetto dei valori umani: immagini che, integrate con quelle realizzate in Romagna dai fotografi inglesi al seguito dell'Ottava armata, permettevano di ricomporre un quadro storico unitario della regione.

Giulio e George (Bologna, IBC - Il Nove, 1995) presentava una documentazione inedita sul lavoro degli ufficiali addetti agli affari civili incaricati di ricostruire la rete delle infrastrutture nei comuni dell'Appennino: cifre e date sulla impressionante sequenza di rovine che avevano piegato il territorio, teatro di una guerra combattuta sui crinali e le valli che portavano a Bologna. Da quelle pagine, da quei rapporti, da quelle crude cronache emergevano però il carattere e la determinazione di una giovane generazione di antifascisti chiamati ad affiancare l'esercito vincitore nell'opera di ricostruzione materiale e soprattutto morale della regione. I sindaci e le giunte nominate dai Comitati di liberazione nazionale: un'esperienza breve, intensa, contraddittoria, presto soffocata, purtroppo, dall'evolversi degli scenari politici postbellici, destinata però a suscitare un ammirato stupore negli stessi ufficiali alleati, che dopo aver attraversato la penisola guardavano a quegli uomini laceri ma dignitosi con fiducioso ottimismo sulle capacità di rinascita della nostra gente.

Monumenti in guerra 1943-1945 (in Il territorio come museo, Bologna, IBC - Grafis, 1997) metteva a fuoco un altro aspetto delle gravi perdite subite dal Paese per la scelta scellerata del regime fascista di affiancare la politica aggressiva della Germania di Hitler: la distruzione del patrimonio storico-architettonico, bibliotecario e archivistico dell'Emilia-Romagna, illustrato attraverso documenti inediti a cui si affiancava il materiale fotografico conservato negli archivi delle nostre soprintendenze statali.

Una maggiore attenzione veniva indirizzata verso gli archivi comunali, i fondi documentari e fotografici, le raccolte testimoniali, il patrimonio artistico, le emergenze monumentali, le memorie epigrafiche, le collezioni private: in una sistematica opera di ricerca di frammenti che permettessero di ricostruire la complessità di una stagione storica quanto mai articolata. Emergeva quel cospicuo patrimonio di opere figurative che si era sedimentato in ambito regionale a seguito dei premi di pittura sul tema resistenziale, inaugurati in alcuni centri regionali tra gli anni Cinquanta (Ferrara e Bologna) e Sessanta (Marzabotto), quando decine di artisti affrontavano quella pagina della storia riversando nell'opera pittorica i dibattiti, le esperienze, le narrazioni di una generazione che aveva vissuto in prima persona quegli avvenimenti o ne era stata lambita, in una spinta a costruire quello che Ezio Raimondi ha chiamato "un immaginario collettivo, una sorta di museo della coscienza legato all'evento decisivo della nostra storia nazionale".

Accanto alla pittura, ecco i monumenti, le epigrafi, i cippi che a centinaia, collocati nelle campagne, nelle colline e nei centri urbani, disegnano, nella loro capillarità, la tragica geografia della guerra: una geografia che ha poi nei musei storici, nei luoghi della lotta partigiana, nelle località segnate dalla violenza sui civili e dalla persecuzione contro gli ebrei, i momenti più altamente simbolici. Per sensibilizzare le amministrazioni locali a una maggiore attenzione verso questo patrimonio, nel triennio 1996-1998 la Regione destinava speciali finanziamenti per interventi di tutela e riqualificazione dei musei storici, per favorirne la diffusione e la valorizzazione, per stimolare forme di cooperazione tra istituti e di collaborazione tra enti pubblici, associazioni locali, privati.

Un processo che acquistava vigore e visibilità negli anni successivi e che culminava nel 2000, in occasione di "Bologna capitale europea della cultura", allorché un programma speciale di iniziative permise di riunire per la prima volta, a Bologna, tutti i paesi ex belligeranti e le associazioni partigiane per festeggiare, l'8 maggio, il Cinquantacinquesimo anniversario della fine della guerra in Europa. In un clima di rinnovata amicizia tra i popoli e di rifiuto della guerra, ambasciatori, rappresentanze diplomatiche e militari, delegati di città martiri europee furono ospiti, il giorno successivo, del Comune di Marzabotto e di altre località dell'Appennino dove le ferite del conflitto erano state particolarmente dolorose.

Nello stesso 2000, l'Assessorato regionale al turismo pubblicizzava un bando per il finanziamento di interventi di recupero e valorizzazione di manufatti e opere difensive militari lungo i tracciati della Linea Gotica e per la creazione di itinerari attrezzati a fini di didattica e di turismo culturale: ne sono stati realizzati una ventina, che rappresentano il primo concreto avvio della costruzione di percorsi storici lungo i crinali appenninici, dove era posizionata la linea invernale tedesca.2 Inoltre, nel solco di un convegno internazionale sul futuro dei musei storici,3 l'IBC avviava rapporti di collaborazione con alcune realtà europee, e in particolare con il Mémorial de Caen, in Normandia: rapporti che si concretizzavano nell'elaborazione del progetto "Les chemins de la mémoire", a cui aderivano sei istituzioni in rappresentanza dei rispettivi paesi. Il progetto era finalizzato alla messa in rete di un sito web sui luoghi di memoria della Prima e Seconda guerra mondiale e della Guerra civile spagnola (www.lescheminsdelamemoire.net): al suo interno il progetto "Linea Gotica" e gli interventi di valorizzazione realizzati in questi anni sono stati pienamente rappresentati.

Nel 2005, in occasione del Sessantesimo anniversario della Liberazione, per aiutare a conoscere i luoghi dove avevano operato gli eserciti alleati e le formazioni partigiane, veniva pubblicata una prima guida regionale, intesa come strumento di facile consultazione per un turismo di cultura e di memoria storica (altre ne sono seguite a livello intercomunale e provinciale). I tempi sono oramai maturi per un salto di qualità. La consapevolezza che il patrimonio di storia diffuso nel territorio possa diventare anche un volano per la valorizzazione dell'area appenninica ha portato le Comunità montane, a cominciare da quelle dell'Appennino bolognese, a condividere e a far propria una precisa proposta operativa avanzata dall'IBC: costruire una struttura territoriale a rete che colleghi tutto il patrimonio storico-culturale, pubblico e privato, materiale e immateriale, presente in regione e relativo alla Seconda guerra mondiale e alla lotta di liberazione, a supporto di un vasto ecomuseo storico diffuso che tuteli memoria, identità culturale e ambiente, con la prospettiva di far eleggere il territorio interregionale attraversato dalla Linea Gotica a luogo di memoria nazionale ed europea. Una grande sfida che ha già compiuto i primi passi e che sembra avviata verso una piena realizzazione.

In questo dossier, accanto a esperienze europee (il Vercors in Francia), nazionali (l'Historiale di Cassino) e regionali (le Grotte-rifugio di Castiglione di Forlì), si dà conto del dibattito storiografico sui luoghi di memoria e sull'intreccio fra memoria e territorio, si analizza il caso emblematico della stratificazione della memoria in Romagna e, in anteprima, vengono presentate le linee-guida del progetto di legge sulla memoria e sui luoghi di memoria che il Parlamento dovrebbe dibattere nei prossimi mesi.

 

Note

(1) Regione Emilia-Romagna, delibera di Giunta n. 1515 del 31 luglio 1997.

(2) Legge regionale 11 gennaio 1993, n. 3 "Disciplina dell'offerta turistica della Regione Emilia-Romagna", delibere di Giunta n. 680 dell'1 marzo 2000 e n. 1928 del 18 settembre 2001, progetto speciale finalizzato "Linea Gotica".

(3) "Un futuro per il passato. Memoria e musei nel terzo millennio", Bologna, 28-29 gennaio 2000: gli atti del convegno sono stati pubblicati nel 2000 da IBC e CLUEB, a cura di Franca Di Valerio e Vito Paticchia.

 

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