Rivista "IBC" XIV, 2006, 3

interventi

Due grandi fiumi, lontanissimi e diversi, messi a confronto, rivelano assonanze inedite.
Un Po di Mississippi

Davide Papotti
[ricercatore del Dipartimento di scienze della formazione e del territorio dell'Università di Parma]

Il 18 giugno 2006, nella Cappella Ducale di Palazzo Farnese, a Piacenza, - nell'ambito del secondo "Festival Blues. Dal Mississippi al Po", organizzato dalla Cooperativa Fedro (www.festivalbluespiacenza.it) - la musica e le tradizioni del nostro "grande fiume" e del suo lontano "cugino d'America" si sono incontrate e confrontate.1 All'incontro hanno partecipato l'assessore alla cultura del Comune di Piacenza Alberto Squeri, il docente di Letteratura degli Stati Uniti Mario Maffi, il preside del Liceo artistico "Cassinari" Bernardo Carli, il direttore del quotidiano "Libertà" Gaetano Rizzuto, e lo scrittore e ricercatore universitario Davide Papotti. A quest'ultimo abbiamo chiesto un intervento sul tema.

 

Po e Mississippi. Il cortocircuito geografico, anche senza pensarci troppo, è fulminante. Da una parte il fiume della pianura italiana, con le sue nebbie, le saltuarie alluvioni, le magre estive. Uno spazio periodicamente dimenticato e a tratti riscoperto in modo effimero, marginale nella sua scommessa perduta di arteria di trasporto, periferico, quasi rimosso nell'immaginario geografico nazionale. Dall'altra parte l'imponenza di uno dei maggiori fiumi mondiali, la lontananza del continente americano, l'incrocio con le mitologie della corsa verso il West, un'aura di leggenda che ha percorso il mondo intero. Un corso d'acqua dalla valenza mitica, intriso di richiami storici e culturali, indissolubilmente legato, nella memoria scolastica, al suo tributario quasi gemello, il Missouri.

A sottolineare la differenza fra i due fiumi, il nostrano Po e il lontano Mississippi, basterebbero i dati relativi alla misura principe di un corso d'acqua, la lunghezza. Sembrerebbe un dato incontrovertibile, il fiume inizia qui e finisce là, tutto chiaro. Il gioco è invece più complicato di quello che si potrebbe pensare, e gli amanti delle classifiche possono sbizzarrirsi in virtuosismi. I calcoli dipendono da diversi fattori: dalla localizzazione delle sorgenti (non sempre così facili da identificare), da quale ramo di fiume si prende in esame, dalla considerazione dell'intero sistema fluviale (corso principale, più affluenti) oppure del singolo percorso di un ramo. Qualche esempio: la misura della lunghezza del Mississippi varia fra i 3.778 chilometri di sviluppo e i 3.765.2 Se si prende in considerazione congiuntamente il Mississippi con il suo principale affluente, il Missouri (3.725 chilometri se preso singolarmente), la lunghezza può andare dai 5.970 ai 6.270 chilometri.3

In questo modo il sistema fluviale Mississippi-Missouri diventa il terzo fiume più lungo del mondo, dopo Nilo e Rio delle Amazzoni. Secondo altri è il quarto, preceduto anche dallo Yangtze. Preso invece singolarmente, il fiume scende al quattordicesimo posto, seguito immediatamente dal Missouri.4 Giustamente Mario Maffi, autore di un'opera fondamentale al riguardo,5 si domanda perché non si misuri la lunghezza del fiume tenendo in considerazione il Missouri e non il Mississippi, e capovolgendo il ruolo fra corso d'acqua principale e affluente: "Non è che il Mississippi sia in realtà il fiume Missouri, e che le sue sorgenti siano quelle del Missouri nel Montana?". Meno problemi, invece, per quanto riguarda la lunghezza del Po: quasi tutte le fonti concordano sui 652 chilometri di sviluppo dalla sorgente di Pian del Re alla foce.

Il confronto fra il maggior fiume italiano e il più lungo fiume nordamericano, insomma, parrebbe decisamente impari. Perfino i loro nomi, così ostentatamente diversi, sembrano interporre distanze incolmabili fra i due corsi d'acqua. Il nome "Po", nella sua spudorata monosillabicità, così rara in italiano, pare frutto di un'arcigna tendenza alla contrazione, alla brevità, alla concisione. I dizionari toponomastici parlano di un'origine bisillabica, Padus, che perde progressivamente i pezzi per semplificazione di pronuncia e per comodità mnemonica: patu > pado > pao > po.6 L'altro, Mississippi, pomposamente a quattro sillabe, quasi esagerato, ricco di ben tre doppie: un balletto di sette consonanti appoggiate a quattro vocali. Le prime tortuose o panciute come meandri fluviali, le seconde rigorosamente strette e diritte come argini e pennelli preposti alla regimazione delle acque. L'originalità del nome affonda nelle lingue delle popolazioni indigene. La parola "Mississippi" si fa derivare dal nome Ojibwe "Messipi" (o "Misi-ziibi" secondo un altro sistema di trascrizione), che significa "grande fiume", oppure dalla parola algonchina "Missi Sepe", ancora "grande fiume" o, più poeticamente, "padre delle acque".7

Un nome così strano favorisce facili acrobazie linguistiche, invita alla cantilena, apre le porte alla filastrocca. Una testimonianza illustre, in questo senso, arriva nientemeno che da Antonio Fogazzaro, che fa apparire il toponimo americano, sia pur italianissimamente adattato, nella filastrocca "Ombretta sdegnosa del Missipipì" in Piccolo Mondo Antico. Scherzi del destino: il fiume simbolo, nell'immaginario geografico mondiale, del Nuovo mondo, ridicolizzato e ricondotto forzatamente nel mondo antico della provincia fogazzariana. A complicare il gioco di rimandi culturali, ci sarebbe poi da dire che la filastrocca proviene in realtà nientemeno che dall'opera La pietra di paragone di Gioacchino Rossini,8 che peraltro è un grande frequentatore (e creatore) musicale di immaginari geografici ottocenteschi.

Mississippi e Po, dicevamo. L'inesorabile constatazione di quest'inevitabile lontananza fra i due fiumi è sorretta anche dalla descrizione geografica, che rimanda a scenari territoriali imperiosamente diversi. Basta pensare alle foci: uno sbocca nell'Adriatico, l'altro nel Golfo del Messico. L'ampiezza del bacino idrografico da cui il corso d'acqua attinge le proprie risorse idriche offre un confronto decisamente impari: 3.225.000 chilometri quadrati quello del fiume americano (più di un terzo dell'intero territorio nazionale, un'area più vasta dell'intero Mar Mediterraneo), 74.000 quello del Po (all'incirca un quarto del territorio italiano). Inaspettatamente, il primato si inverte per quanto riguarda l'altitudine delle sorgenti: il fiume Po nasce a ben 2.020 metri di altezza, in località Pian del Re, ai piedi del Monviso. Il Mississippi a soli 450 metri sul livello del mare, dalle acque del lago Itasca. Il primato dell'imponente fiume americano viene ristabilito dalla misura delle portate. Il fiume Po ha, nel suo tratto mediano, portate medie di circa 1.540 metri cubi, massime intorno ai 13.000. Il Mississippi alla foce ha una portata media di 17.000 metri cubi.9 Eppure, questi dati di fatto non devono scoraggiare l'indagine verso possibili affinità elettive. Facciamo dunque partire il gioco di riconoscimento delle potenziali e, perché no, auspicabili assonanze.

Partiamo dalle più ortodosse, cui potrebbe dare un assenso anche un geografo fisico. Entrambi i fiumi attraversano una vasta pianura. Il Po, partendo da una cornice alpina che presto abbandona, dopo pochi chilometri a rotta di collo giù per i versanti alpini (1.400 metri di dislivello in 22 chilometri).10 Il Mississippi a partire dal fitto reticolo idrografico che caratterizza l'area di origine, nello stato del Minnesota. A proposito delle sorgenti del Mississippi: ecco un'altra inaspettata proiezione di affinità. Fu un bergamasco, Giacomo Costantino Beltrami, a scoprire le sorgenti più settentrionali del grande fiume, nel 1823. Dalle alture di Bergamo alta il suo imprinting geografico si sarà formato sulla pianura che inizia proprio lì, alle falde delle ultime propaggini prealpine. Dalla rocca di Bergamo alle immense pianure del Nordamerica lo portarono diverse ragioni, un inestricabile groviglio di buoni motivi per lasciare la madrepatria: far calmare una situazione politica non proprio favorevole (Beltrami era stato volontario nell'esercito napoleonico a soli 22 anni, e aveva fatto carriera fino a diventare viceispettore delle armate francesi; successivamente era stato giudice, sempre nelle amministrazioni bonapartiste), assecondare un innato spirito di avventura, cercare di dimenticare la amata Giulia de Medici (giovane sposa del conte Giovan Girolamo Spada Lavinij) morta poco tempo prima. A testimoniare l'impronta esplorativa del bergamasco rimane oggi il nome di una contea del Minnesota, la Beltrami County per l'appunto.11

Torniamo invece al discorso delle pianure. Si parva licet componere magnis, l'"essenza idrologica" del Po è simile a quella del Mississippi, una lunga cavalcata, sinuosa di meandri, carica di detriti, attraverso la pianura. In questo senso i due fiumi sono la "spina dorsale" di un sistema di pianure che occupa una posizione nevralgica nel sistema territoriale delle rispettive nazioni. Il Po bagna e attraversa quattro regioni (Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto). Il Mississippi tocca 10 dei 50 Stati uniti. Per amor di elencazione: Minnesota, Wisconsin, Iowa, Illinois, Missouri, Kentucky, Arkansas, Tennessee, Louisiana e Mississippi. I dati quantitativi vanno ponderati, e la proporzione geografica sembra restituire un possibile status di comparabilità: 4 regioni stanno a 20 come 10 stati stanno a 50. Mutatis mutandis, dunque, il ruolo territoriale dei fiumi è, all'interno di bacini idrici assai differenti, comparabile.

In questo loro correre verso il mare, nel solcare le pianure che danno da mangiare, con le loro estese colture, alle urbanizzate regioni circostanti, i fiumi si assomigliano anche dal punto di vista ingegneristico. Entrambi hanno un carattere difficile, non sono facilmente controllabili, rifuggono da guinzagli troppo stretti. Sono, tecnicamente, "fiumi a scorrimento libero". Il Po ha un solo sbarramento, la centrale idroelettrica di Isola Serafini, nei pressi di Piacenza. Per questo motivo, al contrario di quanto accade nella maggior parte dei fiumi navigabili d'Europa (come il Reno, il Danubio, il Rodano, ecc., che sono "bacinizzati", cioè regolati da una scansione di sbarramenti con correlate conche di navigazione per il passaggio delle imbarcazioni), i dislivelli che le acque del Po possono presentare sono assai cospicui. E per questo motivo occorrono argini così alti e imponenti, una sorta di ruspante e contadina "muraglia cinese" che percorre tutta la pianura.

I tentativi di addomesticare il Mississippi sono stati più tenaci. Il US Army Corps of Engineers, il corpo del genio militare che è incaricato di gestire il fiume dal punto di vista idraulico, sembra essere stato assai più precoce e tenace degli "ingegneri del Po" del Magistrato per il Po (oggi Agenzia interregionale per il Po).12 Iniziando i lavori di regimazione del fiume nella prima metà dell'Ottocento, il Corps of Engineers è arrivato a costruire ben 27 dighe e sbarramenti. Fermandosi, però all'alto corso, prima della confluenza con il Missouri a Saint Louis. Solo la diga numero 27, costruita nel 1953 insieme a un canale di derivazione che scorre parallelo al fiume lungo ben 8,4 km, fu realizzata a valle della confluenza per superare una serie di rapide e per proteggere la città di Saint Louis. A valle di questo abbraccio, appunto, il fiume non può più essere ingabbiato. E anche queste dighe sono progettate per essere sommerse durante le poderose piene (i disastri di New Orleans del 2005 sono l'ultima dimostrazione della potenziale forza distruttrice del maggior fiume d'America).

Per questo motivo nei due fiumi si sperimentano tecniche di escavazione simili. Per rimuovere dal canale navigabile i sedimenti sabbiosi e ghiaiosi che il corso d'acqua inevitabilmente deposita, si utilizzano draghe escavatrici. Non per nulla, una delle prime draghe in azione sul fiume Po si chiamava "Mississippi". Il cartello con l'idronimo americano fa la sua bella mostra nel "Museo del Po e della navigazione interna" a Boretto (quasi un baricentro del fiume, in provincia di Reggio Emilia), ergendosi a simbolo di quel cortocircuito geografico fra America e Bassa padana dal quale siamo partiti.

Non basta, le affinità elettive fluviali non finiscono qui. Po e Mississippi sono entrambi fiumi "nazionali", nel senso che non solo il loro corso, ma anche il loro bacino idrografico giace quasi interamente in territorio nazionale (solo l'1,5% del bacino del Mississippi è in territorio canadese, solo il 5,4% del bacino del Po è in territorio svizzero).13 Certo, la dimensione "multiculturale" è diversa per i due fiumi. Emergendo dalla lettura del già citato resoconto di Maffi sul Mississippi si comprende che razza di palcoscenico di culture sia stato, e sia tuttora, il Mississippi, con il confluire di culture indigene, poi francesi, inglesi, spagnole, africane (attraverso gli schiavi portati nel Sud degli Stati uniti) e ultimamente degli immigrati provenienti da tutto il mondo, e in particolare dall'America latina. Al confronto il fiume Po sembra un po' sfigurare, e parrebbe scivolare inevitabilmente nelle categorie vischiose del provincialismo. Guardando indietro nella storia, però, si scopre che i battelli a vapore, con le pale, quelli dei romanzi di Mark Twain e di William Faulkner, c'erano anche sul Po durante il dominio austriaco del Lombardo-Veneto. E che gli immigrati di oggi contribuiscono a rinnovare, con strabilianti cortocircuiti di colori e di immagini, i paesaggi guareschiani e zavattiniani della Bassa padana, come ben mostrato dalla recente indagine giornalistico-fotografica di Roveri e Bonazzoli.14

E qui cominciamo a debordare in questioni più impalpabili, meno idrologiche, meno scientifiche, meno quantificabili. Entriamo nel difficile regno delle identità fluviali, nelle trame immateriali del genius loci, o meglio sarebbe dire, in questo caso, del genius fluminis. I fiumi non sono solo entità idrauliche, ma anche immagini mentali prodotte e vivificate dai suoi abitanti. Sono anche "paesaggi sonori", come ben compreso dagli organizzatori dei festival blues che stanno moltiplicandosi lungo il corso del fiume.15 E che colgono, in un gemellaggio di colonne sonore, segrete assonanze fra le sponde dei corsi d'acqua e quelle delle musiche con le quali gli abitanti hanno accompagnato e rivitalizzato le proprie esperienze di uomini di fiume. Un equivalente del gucciniano "fra la via Emilia e il West", che diventa dunque "fra il Mississippi e il Po". In comune un ricco patrimonio di storie, di voci, di voglia di raccontare. Che può riempire la distanza fisica fra i due fiumi in un promettente gemellaggio culturale.

 

Note

(1) Sul Festival si veda: V. Ferorelli, Oltre gli incroci, "IBC", XIV, 2006, 3, pp. 4-5.

(2) Il primo dato si trova in: E. Mo, Fiumi. Lungo le grandi strade d'acqua del pianeta, Milano, Rizzoli, 2006, p. 169; il secondo in www.geotour.it.

(3) Per il primo dato: www.globalgeografia.com, e it.encarta.msn.com; per il secondo: en.wikipedia.org.

(4) Si vedano rispettivamente: www.globalgeografia.com; E. Mo, Fiumi, cit., p. 169; www.geotour.it.

(5) M. Maffi, Mississippi. Il grande fiume: un viaggio alle fonti dell'America, Milano, Rizzoli, 2004.

(6) G. B. Pellegrini, Toponomastica italiana, Milano, Hoepli, 1990, pp. 138-139.

(7)en.wikipedia.org.

(8) Si veda la voce dedicata al melodramma giocoso in due atti, rappresentato per la prima volta al Teatro alla Scala nel 1812, in: Dizionario dell'Opera, a cura di P. Gelli, Milano, Baldini Castoldi Dalai editore, 2006.

(9)www.nps.gov/miss/.

(10) Si veda la voce "Po" compilata dal geografo Luciano Buzzetti per l'Enciclopedia de "la Repubblica", XVI, Torino, UTET-De Agostini, 2003, pp. 307-309.

(11) Per un profilo storico-biografico di Beltrami si veda: S. B. Baraldi, Giacomo Costantino Beltrami alla scoperta delle sorgenti del Mississippi 1823, Bergamo, Leading, 2005. Anche Ettore Mo inizia il suo capitolo Mississippi. Scorre l'epopea da St. Louis a Memphis ricordando la figura dell'esploratore bergamasco (E. Mo, Fiumi, cit., pp. 169-178).

(12) Per approfondimenti sul tema mi permetto il rimando a: D. Papotti, Gli ingegneri del Po, in Gli uomini del fiume. I mestieri del Po, IV, a cura di E. Azzi, A. Salarelli, Mantova, Sometti, 2003, pp. 11-27.

(13) Rispettivamente: en.wikipedia.org; www.agenziainterregionalepo.it.

(14) B. Bonazzoli, A. Roveri, Il respiro del fiume, Milano, Sereno, 2005.

(15) Sul tema dei paesaggi sonori si veda: A. Minidio, I suoni del mondo. Studi geografici sul paesaggio sonoro, Milano, Guerini, 2005. Per una recentissima testimonianza sul rapporto tra la musica blues e la Bassa si veda: M. Ballestracci, Bluespadano. Ritratti e blues di gente di Po, Piombino (Livorno), Il Foglio Letterario, 2006.

 

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