Rivista "IBC" XII, 2004, 2

territorio e beni architettonici-ambientali / convegni e seminari, pubblicazioni

Arte e scienza delle acque nel Rinascimento, a cura di A. Fiocca, D. Lamberini, C. Maffioli, Venezia, Marsilio, 2003.
Rinascimento idraulico

Massimo Tozzi Fontana
[IBC]

Il volume Arte e scienza delle acque nel Rinascimento, curato da Alessandra Fiocca, Daniela Lamberini e Cesare Maffioli, descrive e indaga la vasta problematica delle acque dal punto di vista dei protagonisti rinascimentali: esperti d'acque di vario tipo, matematici e filosofi orientati verso la pratica applicazione delle teorie scientifiche, tecnici e funzionari degli uffici d'acque, inventori di macchine e artifici idraulici, imprenditori e bonificatori. Fu un'età, quella rinascimentale, in cui l'arte si coniugò con la scienza, sebbene la prima fosse ancora tradizionalmente concepita come conoscenza operativa e know-how tecnologico e la seconda come "cognitione delle cause, & de i principij". Nel campo delle acque arte e scienza furono comunque così strettamente legate da apparire allora, e forse per la prima volta nella storia, come un binomio quasi indissolubile.

Gli autori dei saggi inclusi nel volume affrontano da diverse angolazioni il tema proposto. L'ispirazione resta però fondamentalmente unitaria. Le bonifiche, le canalizzazioni, la distribuzione delle acque ad uso irriguo, la regolazione dei fiumi, non appaiono più come tanti interventi a sé stanti. Mettendo in evidenza e correlando aspetti politici e economici, fiscali e amministrativi, tecnici e scientifici, il libro dimostra in modo convincente come questi interventi fossero il nocciolo di quel governo complessivo delle acque che costituì uno dei perni della società rinascimentale. Un'età in cui cominciò ad affermarsi la professione dell'ingegnere e dell'architetto delle acque e che, non a caso, vide l'elaborazione dei primi trattati di idraulica pratica.

Anche le macchine e le invenzioni idrauliche non appaiono più come capitoli a parte d'ingegneria meccanica ma diventano un significativo elemento degli sviluppi industriali e dell'agricoltura e vengono correlate alle pratiche di corte e alle prime forme di pubblica tutela della proprietà intellettuale. La curiosità "enciclopedica" del pubblico dotto giocò un ruolo importante, sancendo il successo dei "teatri" a stampa tardorinascimentali e barocchi, costosi libri che riproducevano le invenzioni più fantastiche i cui precursori erano stati i libri di macchine e di "secreti" del Tre-Quattrocento.

La stessa geografia culturale del volume, proiettata com'è sull'Europa ma nello stesso tempo ben ancorata alla variegata realtà degli stati del Centro-Nord Italia, mostra come la ricerca storica sulle acque stia superando le angustie del localismo e assumendo una valenza e uno spessore critico impensabili sino a pochi decenni or sono. Alla radice di questo disinteresse c'era e c'è una profonda distorsione storiografica, messa bene in evidenza da Piero Bevilacqua in Venezia e le acque. Una metafora planetaria (Roma, Donzelli, 1998, pp. 10-11): "Ho sempre trovato incredibile," - scrive l'autore nella prefazione - "un deficit culturale gigantesco della nazione, l'assoluta misconoscenza, in Italia, della vicenda che ha riguardato le sue acque interne. Si tratta di una storia conosciuta solo da pochi tecnici, da qualche ingegnere idraulico, da sparuti storici eterodossi e appartati. Eppure a quella vicenda l'Italia deve gran parte del suo attuale profilo territoriale, la prosperità di tante sue economie, perfino i tratti profondi di alcune sue civiltà regionali".

Questo volume, da solo, non può colmare una lacuna così grave come quella denunciata da Bevilacqua, né l'obiettivo degli autori e dei curatori poteva essere quello - improponibile sulla base dello stato attuale delle conoscenze - di presentare una compiuta storia delle acque. Nel volume si avverte, comunque, l'ambizione di delineare alcuni elementi del binomio rinascimentale arte-scienza delle acque, forse altrettanto misconosciuti di quelli di storia civile, economica, del territorio e dell'ambiente, ricordati nel 1998 da Bevilacqua. Basta aprire infatti un qualsiasi manuale di storia della scienza o della tecnica per accorgersi come questi elementi siano sinora stati ai margini del dibattito storiografico e affrontati solo da punti di vista particolari, senza alcuna connessione con la rivoluzione rinascimentale delle tecniche e con la rivoluzione scientifica del Cinque-Seicento. Lo studio della figura e dell'opera di Leonardo da Vinci sembra fare eccezione, ma si tratta della classica eccezione che conferma la regola. Leonardo idraulico è stato studiato con grande passione e con grande zelo dagli storici della tecnica ma sappiamo ben poco dei professionisti delle acque che lo circondavano, né gli studi di storia della scienza hanno prestato molta attenzione alle concezioni leonardiane nel campo delle acque. Si conoscono le sue opere e le sue idee ma il quadro, almeno in parte, ci sfugge.

Già da qualche decennio si erano accumulati, prima lentamente e poi in rapida successione, una serie di studi sulla scienza e sull'arte delle acque. Qui mi limito a ricordare tre iniziative che avevano già sviluppato alcune delle linee di ricerca che si intrecciano nel volume: la mostra senese "Prima di Leonardo. Cultura delle macchine a Siena nel Rinascimento" (giugno-settembre 1991); il convegno ferrarese "Giambattista Aleotti e gli ingegneri del Rinascimento" (dicembre 1996); la mostra bolognese "Bologna e l'invenzione delle acque. Saperi, arti e produzione tra Cinquecento e Ottocento" (febbraio-maggio 2001).

Il volume che qui si presenta pubblica i risultati del convegno internazionale "Arte e scienza delle acque nel Rinascimento" (Bologna, 4-6 ottobre 2001), organizzato dall'Università di Bologna e in particolare dal Centro internazionale per la storia delle università e della scienza, con la collaborazione del Dipartimento di matematica dell'Università di Ferrara. Enti promotori del convegno, oltre all'Università di Bologna, sono stati la Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, l'Istituto per i beni culturali della Regione Emilia-Romagna, l'Istituto e Museo di storia della scienza di Firenze, il Politecnico di Milano - Centro per lo sviluppo del Polo di Mantova.

Pubblicato con il contributo determinante della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, il volume è articolato in quattordici saggi che trattano dei seguenti temi: le bonifiche cinquecentesche a livello europeo (S. Ciriacono) e nella valle del Po (F. Cazzola); ruote idrauliche e mulini da seta tra Bologna e Bergamo (C. Poni); macchine idrauliche e tutela della proprietà intellettuale alla corte dei Medici (D. Lamberini) e libri e privilegi di macchine (M. Popplow); i teatri dell'acqua (V. Marchis); trattati di idraulica pratica: Spagna e Italia (A.G. Keller); il problema della misura delle acque nella Milano spagnola (C. Maffioli); acque e transfert tecnologico tra Venezia e Ferrara (A. Fiocca); cartografia e idraulica del Tevere (P. Buonora) e del Po: le carte di S. Smeraldi (L. Roncai); il progetto di G. Bertazzolo per la navigazione del Neckar (P. Carpeggiani); tecnici e opere di ingegneria idraulica in Piemonte (N. Vassallo) e a Mantova: la chiusa del Mincio a Governolo (C. Togliani). Chiude il volume un'ampia guida bibliografica ragionata, a cui si rinvia il lettore per ulteriori approfondimenti.

 

Arte e scienza delle acque nel Rinascimento, a cura di A. Fiocca, D. Lamberini, C. Maffioli, Venezia, Marsilio, 2003, 301 p., _ 25,00.

 

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