Rivista "IBC" XI, 2003, 1

musei e beni culturali / pubblicazioni

S. Dell'Orso, Altro che musei. La questione dei beni culturali in Italia, Bari-Roma, Laterza, 2002.
Altro che musei

Stefano Luppi
[storico dell'arte collaboratore della Biblioteca "Poletti" di Modena]

Questo agile volume di Silvia Dell'Orso, collaboratrice dei giornali del gruppo l'Espresso, pubblicato da Laterza, è introdotto da una frase di Salvatore Settis - neoconsigliere, contro ogni previsione, del ministro Urbani -, una frase che suona come una chiamata alle armi: "Il patrimonio culturale italiano non è mai stato minacciato quanto oggi, nemmeno durante guerre e invasioni: perché oggi la minaccia viene dall'interno dello Stato". Nello scorso numero "IBC" ha recensito il pamphlet di Settis contro la nascita della società di gestione dei beni culturali italiani denominata "Patrimonio SpA" e voluta dal governo attuale: chi non conoscesse ancora le vicende contro cui il professore della Normale di Pisa alza tanto la voce può senza dubbio farsi una prima generale idea aprendo questo volume, scritto con taglio giornalistico e ricco di dati e riferimenti utili.

Già la copertina, resa elegante da una nota foto di Luigi Ghirri scattata alla Galleria nazionale di Parma, invita a sfogliarne le pagine: il contenuto è suddiviso in tre grandi capitoli dedicati rispettivamente alla situazione dei nostri beni, al lato legislativo della gestione e all'importanza di sponsor, fondazioni ex bancarie e turismo nel sistema delle mostre.

Partiamo dalle cifre: fa spavento la messe di materiali eterogenei (compreso il patrimonio ambientale) che l'Italia repubblicana si trova ad amministrare. Nonostante le leggi "Bottai" del 1939 (ancora oggi un esempio di competenza), nonostante la citazione della tutela del patrimonio storico-artistico nella Costituzione (unico caso al mondo) e nonostante il forte impegno di molti nel corso dei decenni, i numeri fanno pensare fatalmente al fallimento per l'assenza di obiettivi strategici e di chiarezza di competenze tra Stato, Regioni ed enti locali. Dagli anni Novanta del Novecento le cose sono in parte migliorate, con l'apertura ai privati grazie alla legge "Ronchey", alla riorganizzazione amministrativa portata dalle leggi "Bassanini" e all'emanazione di un Testo unico delle norme legislative. Rimane aperta - e davvero è difficile anticipare come andrà a finire - la questione della nascita di "Patrimonio dello Stato SpA", a cui viene conferita la valorizzazione appunto del patrimonio.

Dicevamo delle cifre, paurose: dobbiamo gestire oltre quattromila musei, trentamila chiese di importante valore monumentale su un totale di centomila, trentamila castelli e dimore storiche, seimila biblioteche, quattromila giardini storici, altri trentamila archivi e poi centinaia di centri storici (alcuni definiti dall'UNESCO "patrimonio dell'umanità"), parchi archeologici, marini e ambientali in genere. Come governare tutto ciò, se ad esempio ancora non esiste un catalogo e neppure un inventario completo? L'Istituto centrale per il catalogo e la documentazione, organo ministeriale nato nel 1975, raccoglie anche schedature che risalgono alla fine dell'Ottocento e nonostante il lavoro quotidiano di migliaia di giovani schedatori in decine e decine di soprintendenze sul territorio si trova in una strana situazione se l'attuale responsabile, Maria Luisa Polichetti, dice nel libro che "l'inventario fu una trovata infelice" perché "[...] quando vai sul posto, compilare una scheda con quattro notizie è una perdita secca di tempo: quello che costa è il sopralluogo e a quel punto fai tutto". Forse l'architetto non sa che, comunque, l'inventario si fa ancora e il costo della "missione" sul posto, essendo demandata a collaboratori esterni, è compreso nella schedatura stessa, qualunque essa sia.

Come si può gestire un patrimonio culturale catalogato solo al venti per cento, a cui va aggiunto un altro venti per cento proveniente dalla catalogazione dei beni ecclesiastici compiuta dalla CEI? A ogni altro discorso accennato nel libro della Dell'Orso - che si sofferma davvero meritevolmente sull'analisi legislativa e soprattutto sulle vie di finanziamento, dai milioni delle fondazioni ex bancarie, all'indotto delle mostre "pop corn" obbligate ai grandi numeri - a ogni altra considerazione andrebbe anteposta questa.

 

S. Dell'Orso, Altro che musei. La questione dei beni culturali in Italia, Bari-Roma, Laterza, 2002, 196 p., _ 14,00.

 

Azioni sul documento

Elenco delle riviste

    Istituto per i beni artistici culturali e naturali della Regione Emilia-Romagna - Cod. fiscale 800 812 90 373

    Via Galliera 21, 40121 Bologna - tel. +39 051 527 66 00 - fax +39 051 232 599 - direzioneibc@postacert.regione.emilia-romagna.it

    Informativa utilizzo dei cookie

    Regione Emilia-Romagna (CF 800.625.903.79) - Viale Aldo Moro 52, 40127 Bologna - Centralino: 051.5271
    Ufficio Relazioni con il Pubblico: Numero Verde URP: 800 66.22.00, urp@regione.emilia-romagna.it, urp@postacert.regione.emilia-romagna.it