Rivista "IBC" XXVI, 2018, 3

interventi

Progetti e iniziative del museo Baracca a Lugo. 
Un bilancio ad alta quota

Daniele Serafini
[Direttore Museo Baracca dal 2010 al 2018]

Dopo le celebrazioni per il centenario della scomparsa di Francesco Baracca che si sono svolte a partire dall'autunno del 2017 fino a giugno 2018 e che hanno riportato alla ribalta non solo nazionale la figura di Francesco Baracca e il museo a lui dedicato, è possibile trarre un bilancio articolato dell’ultimo decennio di attività di questa istituzione culturale che ha radici negli anni venti del secolo scorso.
Il punto di svolta si può fare risalire al 2005, quando venne istituito un comitato scientifico composto da esperti e specialisti dell'aviazione e della Prima Guerra Mondiale, con il compito di favorire il rilancio del museo e incrementare il piano della ricerca storico scientifica, presupposto fondamentale per iniziative, conferenze, mostre, pubblicazioni, e per una seria politica di acquisizioni e donazioni.

Di fondamentale importanza si è rivelata la collaborazione con l’Istituto per i beni culturali della regione Emilia-Romagna.Il museo Baracca, infatti, ha seguito con attenzione lo sviluppo del dibattito relativo all'introduzione degli standard regionali in materia di musei, ottenendo il riconoscimento quale “museo di qualità”. Avendo recepito e fatto propri i contenuti degli standard, il museo si è dotato di una carta dei servizi e di un regolamento, consultabili sul sito del museo, mentre nel 2010 veniva formalmente nominato un direttore, che in precedenza aveva ricoperto la carica di responsabile dell’istituzione, nonché di curatore delle raccolte.
Nel corso degli anni il Museo Baracca ha conosciuto un intenso sviluppo che lo ha portato ad ampliare la sua superficie fino a 650 mq, espandendosi dal primo piano dell'edificio in stile liberty, dove era ed è tuttora allestito il velivolo SPAD del 1917 – cimelio storico e tecnologico di rara importanza – al primo e successivamente all'ultimo piano, precedentemente adibito a Raccolta permanente della Resistenza, trasferita nel 2006 al Museo della Battaglia del Senio di Alfonsine.
Numerose le istituzioni pubbliche e private con cui il museo ha collaborato nel corso di questa fase del suo rilancio, a conferma del complesso sistema di relazioni che la storia e la figura dell'asso dell'aviazione mondiale sono stati in grado di attivare.
Nell'atrio del museo sono stati esposti,a partire dal 2007 fino alla conclusione del centenario, alcuni esemplari di vetture Ferrari messe a disposizione dal Museo di Maranello per ricordare le radici comuni che, tramite il marchio del Cavallino rampante, uniscono due grandi figure, due autentici miti novecenteschi nel campo della tecnica e dello sport: Francesco Baracca ed Enzo Ferrari. Preziosa collaborazione è venuta dallo Stato Maggiore dell'Aeronautica Militare Italiana, che ha sostenuto diverse iniziative del museo, in particolare, nel 2008, l'organizzazione del convegno internazionale Francesco Baracca tra storia mito e tecnologia, con la pubblicazione degli atti avvenuta l'anno successivo da parte dell'Ufficio Storico della stessa Aeronautica. Di rilievo anche il lavoro comune svolto nel 2007 con il Fotomuseo Panini di Modena che, all’epoca, ospitava il prezioso “Fondo Dami” dotato di circa tremila foto dell'aviazione, con particolare riferimento al primo conflitto mondiale. Tale materiale è stato esaminato dagli esperti del museo, classificato e reso pubblico grazie al volume dal titolo Il Folle volo e alla mostra omonima allestita nei locali del museo di Lugo.
Degna di menzione la proficua collaborazione con l'Archivio di Stato di Vienna (Kriegsarchiv): grazie a una piccola sezione del suo immenso materiale cartaceo e iconografico, è stato possibile approfondire il ruolo dell'aviazione austro-ungarica durante il conflitto, partendo da documenti inediti messi a disposizione sia dall'istituzione austriaca, sia da collezionisti privati viennesi. Da non dimenticare il prezioso lavoro svolto insieme alla Casa Reale del Belgio grazie a materiali inediti messi a disposizione dall’allora Regina Paola Ruffo di Calabria, figlia di Fulco, il celebre Asso dell'aviazione compagno di squadriglia di Baracca.

In quegli stessi anni, il Comune di Lugo ha favorito la costituzione di un'associazione di volontari (“La Squadriglia del Grifo”), che con successo ha affiancato il museo nelle attività di promozione e di studio, ma anche di custodia e di apertura.
Nel 2014 il Comune di Lugo ha sottoscritto un accordo con l'Istituto per i beni culturali della Regione Emilia-Romagna finalizzato alla programmazione di eventi comuni in occasione delle celebrazioni per ricordare il centenario della Grande Guerra. Tale protocollo d'intesa si è rivelato particolarmente produttivo perché ha favorito alcune iniziative comuni, tra le quali mi piace ricordare l'acquisizione del “Fondo Baldini”, una collezione di circa tremila cartoline della Grande Guerra illustrate da artisti di fama, da Mastroianni a Rubino, da Nanni a Cascella, e divisa per argomenti e per autori. Il collezionista (lo scrittore ravennate Eraldo Baldini) ha raggruppato le cartoline in grandi sezioni tematiche: dalla propaganda alla vita al fronte, dalla satira ai simboli della patria, dalla famiglia alla religiosità fino alla vittoria e alla ricostruzione.
Un lungo lavoro di studio, portato avanti anche con l’apporto dell'Istituto storico della Resistenza e dell'Età contemporanea in Ravenna e provincia (ISREC), ha consentito di approfondire le caratteristiche della collezione grazie a una pubblicazione finanziata interamente dal’IBC, curata da Serena Sandri e Patrizia Tamassia, che ospita saggi di autorevoli esperti e studiosi della materia. Una sala del Museo Baracca è stata successivamente allestita con una selezione di queste cartoline, divenute uno strumento importante per visite guidate e attività didattiche, che si succedono con una frequenza settimanale nel periodo di apertura delle scuole.

Di importanza strategica la recente partecipazione del museo a un progetto europeo transfrontaliero che ha avuto come partner la Slovenia, il Ministero dei Beni culturali sede di Trieste, il Comune di Monfalcone, la Società Marco Polo di Venezia, la Provincia di Treviso quale lead partner e – unica istituzione dell'Emilia-Romagna – il Museo Francesco Baracca. Dopo tre anni di lavoro e di ricerche condotte in archivi italiani ed europei, è stato possibile costituire un’enorme banca dati con immagini del paesaggio storico del fronte orientale della Prima Guerra Mondiale, con fotografie elaborate in 3D, che hanno consentito la ricostruzione dettagliata del paesaggio storico dell'epoca, con particolare riferimento alle zone di guerra interessate dalla presenza della aviazione italiana e di quella austriaca. Questa approfondita ricerca ha consentito di installare un simulatore di volo, che rappresenta una delle attrazioni principali del museo, dove è possibile volare “con gli occhi di Baracca e dei pionieri dell’aviazione”, in virtù di un programma che mette in parallelo il paesaggio dell'epoca con quello attuale. Significativo è anche lo spirito con il quale è stata condotta la ricerca, basata su una preziosa collaborazione con il museo di Caporetto e sul confronto costruttivo tra esperti di paesi avversari durante il primo conflitto mondiale.

Queste azioni, aggiunte a un'attenta programmazione di mostre temporanee, hanno rilanciato il museo anche per quanto riguarda i visitatori, quasi triplicati nel corso di pochi anni (da 3.500 a circa 8/9.000 annuali), tenendo conto che il Baracca è l'unico museo dell'Unione dei Comuni della Bassa Romagna che prevede un biglietto d'ingresso (€ 2,50 gli interi, € 1,50 i ridotti, gratuità per gli studenti e gli under 18).

La collaborazione con l'Istituto per i beni culturali ha poi conosciuto un momento molto significativo nella primavera dello scorso anno con un evento dedicato allo scultore Domenico Rambelli, cui si deve il Monumento all'aviatore Francesco Baracca (1926), che rientra in una concezione di museo diffuso all’interno di un percorso cittadino che comprende anche la Cappella sepolcrale dell’Eroe. Per la prima volta i comuni di Brisighella, Faenza e Lugo (quest'ultimo con il ruolo di ente capofila) hanno progettato insieme un evento, svoltosi nell’aprile-maggio dello scorso anno in ben sei sedi, volto ad approfondire la figura e l'arte di Domenico Rambelli quale scultore monumentale, a cui si devono opere quali il Fante che dorme del 1927, collocato nel Parco della Rimembranza di Brisighella, il monumento allo scrittore faentino Alfredo Oriani, a cui il maestro ha lavorato per decenni ma che è stato inaugurato solo nel 1972, e il monumento all’asso dell’aviazione italiana Francesco Baracca (1936).
Un voluminoso catalogo curato dalla storica dell’arte Elisa Baldini, da Claudio Casadio, direttore della Pinacoteca di Faenza e da Daniele Serafini, con prefazione di Antonio Paolucci, ricostruisce tutte le fasi di progettazione delle tre sculture monumentali e si avvale di immagini e di documenti inediti che consentono di modificare e aggiornare alcuni dei risultati a cui erano approdate le precedenti ricerche.

Fondamentale è risultato il sostegno dell'IBC in quella che possiamo definire la grande svolta del museo, che ne ha favorito un indiscutibile salto di qualità. Mi riferisco alle diverse fasi del riallestimento delle raccolte e ad altri interventi a beneficio dei visitatori, quali l'installazione di un impianto di climatizzazione, realizzati con il contributo finanziario dell'Istituto ai sensi della legge regionale n. 18 del 2000.
Frutto di un confronto costante con il comitato scientifico del museo e la direzione, cui si deve il concept iniziale, la progettazione del riallestimento è stata affidata all'artista riminese Claudio Ballestracci, che dal 2014 al 2018 si è impegnato a ripensare il percorso espositivo con idee ed esiti molto apprezzati. Il progetto, finanziato in parte dall’Istituto, è riuscito a salvaguardare alcuni aspetti significativi dei precedenti allestimenti, incluse le teche del 1926, introducendo tuttavia soluzioni di rottura, quali il ricorso a espositori appositamente ideati da Ballestracci in ferro zincato, nonostante l’intelaiatura degli aerei del ‘15-18 fosse prevalentemente in legno e tela. L’esito di questo intervento è stato accolto molto favorevolmente, sia dai visitatori, sia dagli addetti ai lavori, consentendo al museo di acquisire un profilo per cui potrebbe ben figurare - a detta di autorevoli colleghi - per qualità, originalità, innovazione e cura dei dettagli, in una delle grandi città italiane.
Da un paio d’anni, infine, il Museo Baracca è entrato a far parte della Rete Nazionale dei Musei dell’Aria, coordinata dallo Stato Maggiore dell’Aeronautica, con la prospettiva di espandersi in breve tempo a livello internazionale: una rete che consente lo scambio di buone pratiche, ma anche di materiali e competenze, nel settore delle istituzioni museali maggiormente legate alla storia dell'aviazione.

Il bilancio positivo qui tracciato è il frutto di un lavoro e di una passione che hanno trovato nel Comune di Lugo e nell'Ibc interlocutori sempre attenti e aperti alle innovazioni e alla crescita di questa istituzione. Nel momento del congedo, non mi resta che concludere esprimendo la mia soddisfazione per avere diretto un museo che, negli anni, ha saputo ritagliarsi autorevolezza e credibilità.

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