Rivista "IBC" XXIII, 2015, 1

storie e personaggi

A cento anni dalla nascita, Bologna ha ricordato Carlo Doglio, urbanista poco avvezzo a teorie e conformismi, molto più incline all'azione concreta e all'ascolto della città reale.
Fuori dagli schemi

Stefania Proli
[assegnista di ricerca al Dipartimento di architettura dell'Università di Bologna]

Nel novembre 2014, con un'iniziativa realizzata nella Biblioteca comunale Sala Borsa di Bologna, si è ricordato il centenario della nascita dell'urbanista Carlo Doglio, figura di intellettuale non conformista che ha attraversato il Novecento muovendosi fra discipline, mestieri, culture e paesi diversi.

Tra i protagonisti della Resistenza, la fama del bolognese Carlo Doglio è legata innanzitutto al mondo dell'anarchismo, ambito a cui tuttora viene prevalentemente associato; ma sono tanti i ruoli importanti da lui ricoperti. Non si è infatti mai occupato di pianificazione urbanistica in senso stretto: in oltre sessant'anni di attività, è stato editore, traduttore, pubblicista, docente, sociologo, riformatore sociale, conferenziere, e uomo politico nella sua accezione più letterale, in quanto attivista sociale e civile, dimostrando una forte apertura nei confronti di tutte quelle forze (politiche, culturali, sociali) impegnate in un processo di trasformazione della società "dal basso".

La sua attività è tuttavia profondamente legata al mondo dell'urbanistica, disciplina che unisce i suoi diversi ambiti di ricerca e azione. Doglio riconosce infatti, nella pianificazione urbanistica e territoriale, il mezzo e il fine per predisporre una nuova organizzazione sociale basata sulla cooperazione e sull'azione collettiva volontaria. Attraverso la sua attività, egli ha contribuito ad allargare e definire il campo della pianificazione urbanistica come un'attività non solo progettuale, ma anche processuale e dialogica, ridefinendo e ampliando il ruolo del sapere tecnico in una pluralità di compiti in cui il ruolo dei cittadini viene ad assumere una posizione centrale per l'attuazione del piano in azioni concrete.

Bologna, città a cui è rimasto profondamente legato sin dagli anni degli studi universitari, e che poi lo ha ospitato con continuità dal 1968 alla morte, è stata per Doglio un importante campo di riflessione e di azione. Sempre lontano dal ricoprire qualsiasi ruolo istituzionale, qui Carlo Doglio ha continuato a diffondere con forza le sue idee nei tanti momenti di dibattito, nelle sue lezioni o nei suoi scritti. Ripercorrendo il rapporto di Doglio con la città di Bologna emergono chiaramente il valore e la forza del suo insegnamento: la "bellezza dei luoghi" passa innanzitutto dal recupero della bellezza dei rapporti diretti, dello stare insieme, del lavorare per il bene comune, dell'ascolto; in altre parole da una ritrovata solidarietà.


Carlo Doglio e il legame con la città di Bologna

Il legame di Doglio con il capoluogo emiliano-romagnolo risale agli anni Trenta, quando si trasferisce con la famiglia da Cesena, sua città natale, per compiere gli studi universitari. Continuando la tradizione famigliare, nel 1932 si iscrive alla Facoltà di giurisprudenza. 1 Partecipa attivamente alle attività del GUF, il Gruppo universitario fascista bolognese, ricoprendo la carica di viceresponsabile del settore culturale e occupandosi in particolare dell'organizzazione delle proiezioni del CineGUF presso il Cinema Imperiale. La passione cinematografica lo porterà a partecipare per quattro anni ai "Littoriali della Cultura e dell'Arte", guadagnandosi due volte, nella prima edizione di Firenze del '34 e in quella veneziana del '36, il titolo di "Littore". Il primo premio, ottenuto per la critica cinematografica, riguarda un lavoro avente per soggetto zingari e aborti; il secondo premio, conseguito per il soggetto cinematografico, riguarda un cortometraggio intitolato Verde nei prati, girato da Doglio sulle colline di Sasso Marconi con l'interpretazione di un giovanissimo Silvio Bagolini.

A differenza degli urbanisti a lui contemporanei, Doglio quindi non compie studi di ingegneria o architettura. Anche se non eserciterà mai la professione di avvocato, questa scelta lascerà tracce profonde: nel suo modo di guardare il territorio come un canale per innescare profonde trasformazioni nel sistema economico, politico e sociale dell'epoca; e in un "uso discorsivo" dell'urbanistica in cui permangono forti il gusto per il dibattito e il contraddittorio. Già in questi anni, inoltre, si riconosce in Doglio una crescente attenzione nei confronti di tutte quelle discipline che si presentano come luogo di espressione dell'identità collettiva e come canale per l'azione sociale. La sua predilezione per il cinema è un esempio di questa attenzione.

Attraverso la partecipazione ai "Littoriali", manifestazione che al tempo si presentava come un'importante occasione di incontro e di scambio di vedute fra i partecipanti provenienti dalle diverse città italiane, egli inizia a maturare un forte spirito critico nei confronti dell'unilateralità dell'ideologia fascista, avviando così un percorso che lo porterà gradualmente alla militanza antifascista.

Chiamato alle armi nel '39, sfrutta la carica di direttore sportivo della squadra militare dell'aeronautica per trasportare e distribuire la stampa clandestina. 2 Ritornato a Bologna, entra in contatto con il gruppo di Carlo Lodovico Ragghianti, rappresentante di "Giustizia e Libertà". Alla fine del 1942, insieme al poeta Gaetano Arcangeli, lo scrittore Giorgio Raimondi e il pittore Giorgio Morandi, gruppo a cui è molto unito in quegli anni per affinità culturali, Doglio si iscrive al Partito d'Azione. Viene arrestato, insieme ai suoi compagni, nel maggio del 1943. Uscito dal carcere si trasferisce a Cesena, dove la famiglia è sfollata. Tornato nella città natale, stringe rapporti con Pio Turroni, protagonista del movimento libertario italiano, e con Pietro (detto Rino) Spada, esponente dell'Unione dei Lavoratori Italiani. 3 Nuovamente arrestato, è costretto ad allontanarsi dalla zona. Inizia qui un lungo periodo di separazione da Bologna e dalla Romagna.


L'allontanamento da Bologna e l'ingresso nel mondo dell'urbanistica

Dopo il secondo arresto, Doglio decide di rifugiarsi con la compagna Diana Cenni a Milano, città in cui ha origine il suo impegno all'interno del movimento anarchico e in cui ha inizio il percorso che lo avvicinerà definitivamente all'urbanistica. 4 Attraverso l'amicizia con Giancarlo De Carlo, conosce le opere di Lewis Mumford, autore che lo apre a una particolare dimensione culturale dell'urbanistica, quella di tradizione regionalista, che si fa promotrice di un modello di organizzazione territoriale basato sul decentramento e sull'autogoverno, e che trova un legame diretto con autori anarchici a lui già famigliari e cari, come Kropotkin e Reclus.

Tuttavia l'ingresso di Carlo Doglio nel mondo degli urbanisti risale al suo approdo a Ivrea, quando, al volgere degli anni Cinquanta, entra nell'entourage di Adriano Olivetti. Partecipando al progetto sociale di costruzione della comunita? olivettiana, Doglio matura progressivamente la necessita? di coniugare la ricerca di nuove relazioni sociali con quella delle relazioni spaziali. In particolare, inizia a inseguire quei territori in cui e? possibile aspirare alla costruzione di una "societa? attiva": un insieme organizzato di individui che sia "in grado di esprimere tensioni autonome verso l'innovazione e lo sviluppo, ma anche rispetto e cura per le tradizioni e i luoghi condivisi, e una capacita? di autoorganizzazione e sintesi collettiva, sostenuta da valori diffusi di coesione, fiducia e cooperazione". 5

In particolare, la ricerca di Doglio si articola, come ha scritto nel 1964 l'amico e collega Bruno Zevi, su poche ma "fondamentali esperienze": "la ricerca sociologica svolta, nell'ambito olivettiano, per il piano regolatore di Ivrea; la scuola urbanistica inglese, seguita lavorando nel London County Council; l'adesione all'appello di Danilo Dolci e la conseguente permanenza di vari anni a Partinico; l'incontro con il giovane architetto Leonardo Urbani e la creazione a Palermo della 'Grustes', una 'consulting' per la pianificazione territoriale", 6 che consolida la sua attività da "urbanista" e lo apre a quella accademica. Quattro "fondamentali esperienze", dunque, che Doglio matura lontano dalla sua città, Bologna, ma che alimentano quell'interazione fra azione e riflessione che continuerà a manifestarsi come l'elemento che più di altri contraddistingue la sua attività urbanistica.


Il ritorno a Bologna

Dopo un lungo periodo di separazione, alla fine degli anni Sessanta Doglio ritorna a Bologna, città in cui decide di dedicarsi con maggiore continuità all'attività critica attraverso un intenso lavoro di pubblicistica e all'insegnamento universitario presso l'Istituto di sociologia di scienze politiche diretto dall'amico Achille Ardigò. Ne sono testimonianza i numerosi articoli e dibattiti ospitati dal periodico bolognese di cultura e politica "Il Mulino", a cui comincia a collaborare a partire dal 1969 e alla direzione del quale, dopo qualche anno, prende parte; ne fanno fede anche le pungenti analisi pubblicate regolarmente nella rivista di architettura e urbanistica "Parametro" (in cui è forte l'impostazione culturale di Doglio, esemplificata nella sua rubrica "I mostri"), 7 o negli editoriali della rivista dell'Istituto di sociologia "La ricerca sociale".

La città di Bologna, territorio a cui Doglio è molto legato culturalmente dagli anni della sua formazione, aveva avviato una serie di riforme antesignane a livello amministrativo, che, in netto anticipo rispetto al contesto italiano, avevano portato all'istituzione dei quartieri, veri e propri organi decentrati di decisione politica e gestione amministrativa. Alla fine degli anni Sessanta, dopo una lunga assenza nella parte di Italia ormai pienamente industrializzata e "sviluppata", la città di Bologna si presenta perciò a Doglio come un'ultima opportunità, un territorio fertile su cui rifondare il sistema organizzativo e strutturale della società contemporanea attraverso i canali e gli strumenti della pianificazione urbanistica.

Attraverso i suoi scritti, egli si fa promotore di una nuova cultura della città, fondata su un rinnovato rapporto fra l'uomo e il suo ambiente, un rapporto che si struttura a partire dalla valorizzazione di tutti quegli elementi capaci di ripristinare relazioni faccia a faccia, dirette, non generalizzate. Da attento osservatore, egli riconosce questa potenzialità in alcuni luoghi particolari: la collina, le acque dei suoi canali, i cortili nascosti dei suoi palazzi. Recuperando questi "interstizi dimenticati", Doglio sostiene la possibilità di ritrovare un nuovo ordine di rapporti, capace di richiamare, grazie al rinnovato protagonismo dell'elemento naturale, la naturalità delle relazioni sociali e solidali che storicamente caratterizzavano l'abitare in città.


Un animatore culturale

Nonostante la radicalità delle posizioni di Doglio, in decisa controtendenza rispetto alla stagione "riformista" inaugurata dall'urbanistica italiana del tempo, 8 i postulati culturali da lui sollevati alimentano un dibattito critico e costruttivo che contribuisce a far nascere, o rafforzare, sincere e durature amicizie con tutte quelle personalità dell' intellighenzia bolognese che, come lui, sono impegnate nello studio e la difesa del territorio. Risale a questi anni alcuni legami importanti: quello con Pierluigi Cervellati, assessore all'Urbanistica del Comune di Bologna e docente di Urbanistica all'Università; quello con l'architetto Giorgio Trebbi, docente presso la Facoltà di ingegneria e promotore del nuovo centro direzionale commissionato a Kenzo Tange; quello con Raffaele Mazzanti, responsabile dell'Ufficio del piano intercomunale; e quello, fortissimo, con il "biologo umanista" Giorgio Prodi.

Accompagnato da questa solida cerchia di amici, Doglio sperimenta anche in campo universitario l'approccio transdisciplinare, dando luogo a inedite collaborazioni professionali, che si traducono in corsi traversali. Nascono così i corsi paralleli di "Pianificazione e organizzazione territoriale" fra la Facoltà di scienze politiche (presso cui Doglio è titolare del corso), e quelle di Ingegneria, Agraria, Lettere e Filosofia. 9 Analizzando le tensioni che l'attività umana genera sul territorio e coinvolgendo gli studenti in un avvolgente dialogo socratico, Carlo Doglio si concentrerà con sempre maggior attenzione sulle generazioni più giovani, verso cui ripone la sua fiducia per la costruzione culturale del futuro. 10

Nell'università, quindi, riesce a trovare in questi anni la dimensione più idonea per portare avanti il suo pensiero. In particolare, attraverso l'attività didattica, si dedica alla costruzione di una critica tutta personale ai temi centrali dell'urbanistica, esplorando territori ormai dimenticati (risale a questo periodo, per esempio, la pubblicazione di un volume sugli architetti della "pianificazione organica") 11 e muovendosi ai "confini" della disciplina, ma perseguendo lo stesso obiettivo: una condivisione "dal basso" dei saperi, mezzo per arrivare a un'identificazione "partecipata" dei problemi.

Al centro del suo insegnamento c'è infatti la comunicazione del sapere, che Doglio ammaestra in modo diretto, attraverso le lezioni frontali, o indiretto, avvalendosi dell'analisi dei testi a lui più cari. Da accademico "irregolare", i suoi metodi di insegnamento si caratterizzano per la loro natura anticonvenzionale e sperimentale: come applicare la linguistica a testi di pianificazione, 12 o "andare a spasso" per Bologna e le sue campagne, modo reale di raccontare esperienze culturali e verificare direttamente le dicotomie generate dal sistema economico-sociale occidentale, in primis quella fra città e campagna. 13

Anche negli ultimi anni della sua vita, Doglio continua il suo impegno dedicandosi all'organizzazione di importanti incontri culturali, come quelli promossi presso il Palazzo dei Notai dall'Accademia Clementina, a quel tempo diretta dall'amico Luciano Anceschi. Ritenendo suo dovere offrire alle future generazioni gli strumenti culturali con cui affrontare le sfide della città futura, riesce a portare a Bologna alcuni suoi vecchi amici, nel frattempo divenuti personalità riconosciute del mondo della cultura e dell'accademia: si ricordano, fra gli altri, Giancarlo De Carlo, Percy Johnson Marshall, Joseph Rykwert. I corsi liberi dell'Accademia Clementina rimangono nella memoria bolognese come l'ultimo grande evento culturale di rilievo internazionale, a conclusione di un ciclo molto fertile per la storia della città.

Carlo Doglio si spegne a Bologna il 25 aprile 1995.


Note

( 1) La madre, Giovanna Aventi, è figlia dell'avvocato mazziniano Carlo Aventi, personaggio illustre della politica italiana postunitaria ed esponente moderato della sinistra repubblicana, radicale e socialista, e di Laura Turchi, sorella del famoso avvocato repubblicano Pietro Turchi, parente diretto dell'altrettanto nota famiglia di avvocati cesenate Comandini.

( 2) Si veda in proposito la voce "Carlo Doglio" nel dizionario biografico Gli antifascisti, i partigiani e le vittime del fascismo nel bolognese (1919-1945), a cura di A. Albertazzi, L. Arbizzani e N. S. Onofri, Bologna, Istituto per la storia di Bologna - Comune di Bologna, 1985.

( 3) Partito politico attivo in Romagna tra il 1943 e il 1944, frutto di un'alleanza tra azionisti, repubblicani e socialisti; successivamente confluito nel Partito Italiano del Lavoro.

( 4) Entrato in contatto con il movimento anarchico milanese, Doglio contribuisce alla stesura dei suoi giornali clandestini come "Il libertario" e "La Verità". Insieme a Ugo Fedeli, inoltre, cura la "Collana di studi e ricerche anarchiche" per l'Istituto editoriale italiano di Milano. Dopo la Liberazione, è responsabile, insieme a Pier Carlo Masini, Giovanna Gervasio e Virgilio Galassi, del periodico dei giovani della Federazione anarchica italiana "Gioventù Anarchica".

( 5) P. Palermo, Trasformazioni e governo del territorio. Introduzione critica, Milano, Franco Angeli, 2004, p. 53.

( 6) B. Zevi, Un piano concepito su versi di Quasimodo, in Cronache di Architettura. Dal recupero dell'espressionismo al Piano Regolatore di Roma, n. 561, Roma-Bari, Laterza, 1979, pp. 471-473.

( 7) Carlo Doglio entra a far parte del comitato di redazione della rivista nel 1970 (anno della sua fondazione), partecipando attivamente al dibattito culturale bolognese attraverso la pubblicazione di numerosi articoli.

( 8) Siamo ancora in una fase di forte espansione "quantitativa" dove, a fronte di un riformismo mai completamente attuato, le città continuano a crescere seguendo modelli operativi "dall'alto" basati sullo zoning.

( 9) Carlo Doglio collabora nello specifico con Giorgio Trebbi e Leonardo Lugli (Facoltà di ingegneria); Umberto Bagnaresi e Alessandro Chiusoli (Facoltà di agraria); Andrea Emiliani e Pierluigi Cervellati (Dipartimento di arti musica e spettacolo, Facoltà di lettere e filosofia).

( 10) F. Bunçuga, Frammenti di anarchia, "A-Rivista", 1995, 222, pp. 35-37.

( 11) Bologna anni 1930-40: materiali d'opere e di memorie da leggere e da vedere, a cura di C. Doglio, con L. Vignali, Bologna, Accademia Clementina, 1983.

( 12) Intervista a Rema Rossini Favretti (Bologna, 16 giugno 2010).

( 13) Intervista ad Andrea Emiliani (Bologna, 26 giugno 2009).


Bibliografia

Carlo Doglio è stato uno scrittore prolifico. Si riportano qui di seguito solo le principali opere pubblicate a volume, tralasciando i tanti articoli che sono comparsi, a partire dalla seconda metà degli anni Quaranta, sulle numerose riviste di politica e architettura con cui Doglio ha attivamente collaborato. Fra le altre, si ricordano "Gioventù anarchica", "Il libertario", "Volontà", "La cittadella", "Comunità", "Mondo economico", "Nuova Repubblica", "Urbanistica", "Il Mulino", "Parametro", "La ricerca sociale", "Sociologia urbana e rurale".


C. Doglio, L'equivoco della città-giardino, Napoli, Edizioni R.L., 1953.

C. Doglio, L. Urbani, Programmazione e infrastrutture (quadro territoriale dello sviluppo in Sicilia), Caltanissetta, Salvatore Sciascia editore, 1964.

C. Doglio, Dal paesaggio al territorio: esercizi di pianificazione territoriale, Bologna, Il Mulino, 1968.

C. Doglio, L. Urbani, La fionda sicula: piano della autonomia siciliana, Bologna, Il Mulino, 1972.

C. Doglio, L'equivoco della città giardino, Firenze, CP Editrice, 1974 (II edizione).

Oggi, l'architettura, a cura di C. Doglio e A. Samonà, Milano, Feltrinelli, 1974.

Relitti e graffiti, ovvero materiali di archeologia e futurologia urbanistica, a cura di C. Doglio, Napoli, Società editrice napoletana, 1976.

Non pensare (tanto) per progettare... ma vivere, a cura di C. Doglio, Bologna, CLUEB, 1978.

Misure umane: un dibattito internazionale su borgo, città, quartiere, comprensorio, a cura di C. Doglio, L. Fasoli e P. Guidicini, Atti del convegno internazionale di studio (Bologna, 1977), Milano, Franco Angeli, 1978.

La pianificazione organica come piano della vita? Gli architetti della pianificazione organica in Italia, 1946-1978, a cura di C. Doglio e P. Venturi, Padova, CEDAM, 1979.

Bologna anni 1930-40: materiali d'opere e di memorie da leggere e da vedere, a cura di C. Doglio e L. Vignali, Bologna, Accademia Clementina, 1983.

C. Doglio, L. Urbani, Braccio di bosco e l'organigramma, Palermo, S. F. Flaccovio, 1984.

C. Doglio, La città giardino, Roma, Gangemi, 1985 (III edizione integrata de L'equivoco della città-giardino, 1953).

C. Doglio, Per prova ed errore, a cura di C. Mazzoleni, Genova, Le Mani, 1995.

 

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