Rivista "IBC" XIX, 2011, 3

musei e beni culturali / pubblicazioni

"ALI. Rivista d'arte, letteratura e idee...", IV, 2011, 6.
Nella carne dormono ali

Marcello Tosi
[giornalista]

Un discorso sulla cultura, che si dispiega con chiarezza di linguaggio e ricchezza di contenuti intorno a discipline diverse - dalla poesia alla scienza, dal cinema al teatro - e reca ogni volta varie "dichiarazioni di poetica". Muovendo "dalle origini al cosmo - dalle origini all'abisso", anche il sesto numero di "ALI. Rivista d'arte, letteratura e idee...", delle faentine Edizioni del Bradipo, si distingue per la pubblicazione di preziosi inediti, quelli del grande portoghese Manuel Alegre, poeta errante tradotto da Giuliana Lanciani (Lettera sconosciuta), della poetessa romana Marina Pizzi (da Segnacoli di mendicità), e della poetessa scozzese Anna Crowe tradotta da Marco Fazzini (Punk col dulcimer). Il comitato scientifico annovera come direttore e coordinatore il poeta e critico lughese Gian Ruggero Manzoni (che ha fondato la rivista nel 2008) e, in qualità di responsabili delle varie sezioni, nomi prestigiosi come Edoardo Boncinelli, Marco Fazzini, Paolo Lagazzi, Nicola Macolino, Stefano Moriggi, Giancarlo Pontiggia, Marisa Vescovo.

"Nella carne dell'uomo dormono le ali", era scritto nel manifesto della rivista "Lacerba": indubbiamente l'impianto della rivista ricalca quello delle testate nate dalle avanguardie storiche - sottolinea Manzoni - in cui letteratura, arte, pensiero interagivano tra loro in un unico contenitore. "Nulla, però, di futuristico" - aggiunge - "bensì la proiezione verso un futuro che si confida possa di nuovo racchiudere in sé quel sacro fuoco che, mai come oggi, si è trasformato nel tenue pulsare di una lucciola. Siamo troppo legati alla tradizione, al genius loci, alla nostra cultura, alla nostra identità di italiani e di europei, per poterci considerare degli anticipatori. Direi che ci consideriamo quasi più dei reazionari, nell'accezione letterale del termine, di 'chi si pone contro' a qualcosa, e quel qualcosa è la volgarità dilagante, la stagnazione, l'assenza di emozione, le tante pose che accompagnano gli odierni fautori della creatività".

Nell'ultimo numero di "ALI" si dà conto del progetto "Ultranovecento", i cui contenuti sono illustrati da Simone Zanin: un progetto-manifesto di alcuni giovani artisti e poeti che si confrontano su percorsi di ricerca con parole e tecniche diverse, oltre il secolo breve. E di "Work in progress", che ha visto da maggio 2010 la realizzazione di esposizioni a Pordenone, Faenza, Padova e La Spezia, con interventi anche dell'artista cesenate Jacopo Casadei e del faentino Martino Neri. Marilena Spataro presenta, come contributo storico al 150°, Dall'Unità d'Italia al banditismo, alle mafie. Con Una Annunciazione Andrea Ponso prende spunto, per una riflessione, dal libro di Gian Ruggero Manzoni Il digiuno imposto con opere di Mimmo Paladino. Paola Castagna conversa con lo scrittore gallerista Vittorio Zanotta (Quando salutai per l'ultima volta Dio), mentre Il giusto nel suo mondo è il titolo di quattro divagazioni pittoriche sull'opera di Simone Pellegrini, a firma di Viviana Scarinci.

Per il poeta Giancarlo Pontiggia, a colloquio con Roberta Bertozzi, le parole della poesia sono come ricordi "intrisi di una lingua e di pensieri antichi, che valgono però in quanto si muovono dentro di noi, si confrontano con altre parole, con altri pensieri". E aggiunge: "Sono persuaso che i poeti, in qualsiasi epoca storica abbiano vissuto, non abbiano mai abitato il presente, ma sempre abbiano ondeggiato - esitato - fra passato e futuro, fra nostalgia delle origini e profezia, fra una lingua antica (che appariva loro come pura, intatta, compiuta) e una furia inventiva che li costringeva ad andare oltre a ogni modello". Divagazioni aforistico-poetiche "in letteratura e in arte" costellano le Trappole di Rauschenberg di Giancarlo Baroni: un cammino nella creazione, da Perugino a Vermeer, dai fagioli dei Carracci alle alchimie di Duchamp.

Infine E sul corpo tracce di violenza carnale: sono quelle rinvenute dal critico Andrea Bruni sul cadavere martoriato del cinema italiano. Un'agonia, sottolinea Bruni, che data a partire dal 1976, anno di Signori e signore, buonanotte, film rapsodico e vitalissimo che dietro la satira di una classica giornata televisiva si svela come un affilato e implacabile pamphlet. "Di lì a poco Drive in avrebbe indicato la strada".


"ALI. Rivista d'arte, letteratura e idee...", IV, 2011, 6.

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