Rivista "IBC" XVIII, 2010, 4

biblioteche e archivi / convegni e seminari, progetti e realizzazioni

Il quinto seminario emiliano-romagnolo di "Nati per leggere" si interroga su come comunicano tra loro pediatri, bibliotecari e genitori di neonati. E su come diffondere meglio il progetto che li coinvolge.
Comunicando in fasce

Nicoletta Bacco
[Associazione italiana biblioteche - Sezione Emilia-Romagna]

La comunicazione, uno dei momenti strategici di intervento e di azione del progetto "Nati per leggere", è stato il tema del quinto seminario regionale organizzato dalla sezione emiliano-romagnola dell'Associazione italiana biblioteche (AIB) e svoltosi a Bologna il 22 febbraio 2010, presso la Biblioteca Sala Borsa Ragazzi, con il patrocinio dell'Istituto per i beni culturali della Regione Emilia-Romagna (IBC).1 La voce predominante del seminario 2010 è stata quella dei pediatri e Michele Gangemi, pediatra formatore al counseling sistemico, ha introdotto l'oggetto del seminario con una relazione significativa fin dal suo titolo: "Comunicare ovvero mettere in comune".2

Comunicare bene significa conformarsi all'esigenza dell'interlocutore e quindi dischiudere uno spazio comune di relazione tra interlocutori; la comunicazione spontanea, secondo Gangemi, è ancora troppo spesso praticata in ambito pediatrico, mentre le abilità di counseling e la medicina narrativa possono aiutare a migliorare la comunicazione-relazione con le famiglie. Occorre cambiare la formazione pediatrica fin dai programmi universitari, la formazione in questo ambito è indispensabile e deve essere inserita nel curriculum dello studente in medicina. Gangemi si chiede infatti quanto tempo viene dedicato da ogni pediatra alla comunicazione-relazione che, secondo il quinto punto della Carta di Firenze, è "tempo di cura" (salute.aduc.it/documento/carta+firenze_10097.php).

Il modello da seguire in ambito pediatrico, sostiene Gangemi, è quello della stewardship, un modello orientato alla promozione della collettività. È necessario adottare comportamenti cooperativi, piuttosto che individualisti e utilitaristi, e usare una struttura organizzativa che favorisca la crescita degli interlocutori e che metta in grado gli altri attori di agire in autonomia. Questo è possibile solo con l'apertura ad altre figure professionali. "Nati per leggere" è, in questo senso, un esempio concreto e ben riuscito. Il progetto promuove la competenza di lettura e scrittura (literacy) in stretta collaborazione con educatori e bibliotecari e pone la famiglia al centro dell'intervento.

La ricerca di un linguaggio comune e l'abitudine al lavoro di gruppo tra i diversi operatori che si occupano dell'infanzia richiede tempi lunghi, ma è una sfida che va perseguita fino in fondo per un cambiamento possibile. Il sostegno alla genitorialità non deve rimanere uno slogan, ma deve tramutarsi in azioni concrete. La base personale familiare ed emotiva, su cui si fonda l'atteggiamento dei genitori nei confronti della lettura, deve essere utilizzata dal pediatra. Il ruolo del pediatra nell'ambito di "Nati per leggere" è quello di promuovere e sostenere la lettura in famiglia. Ma la lettura non è mai qualcosa di scontato: dipende da noi, dalla nostra volontà di proseguire, dalla nostra libertà di interagire con ciò che essa fa emergere. Gangemi ha infine sottolineato la necessità di "fare rete", di creare uno spazio condiviso, di passare cioè da un'idea a una prassi e quindi attivarsi con le istituzioni attraverso convenzioni, progetti regionali, protocolli e altro ancora. "Nati per leggere" nasce in ambulatorio ma deve proseguire fuori.

Anche l'intervento della pediatra Paola Dalla Casa, coordinatrice della campagna "GenitoriPiù" (www.genitoripiu.it), ha messo in evidenza come il nostro progetto bene si integri all'interno di quella "sfida culturale" ingaggiata dalle istituzioni per la promozione della salute. Tra le sette azioni sviluppate dalla campagna c'è anche la lettura ad alta voce, ma tutte hanno come denominatore comune l'invito alle famiglie a diventare protagoniste. Lo dice il nome stesso della campagna: "Essere 'GenitoriPiù' vuol dire offrire ai propri figli più protezione, più salute, più sicurezza, più difese, più vita. Ma vuol dire anche essere genitori più aiutati dalle istituzioni, più consapevoli nelle scelte, quindi più sereni. L'invito a una partecipazione attiva (empowerment) deriva da un lato dalla consapevolezza dei limiti di una modalità esclusivamente prescrittiva in un sistema sanitario evoluto, dall'altro dall'impossibilità di prescrivere comportamenti che poggiano sull'interiorizzazione, da parte delle famiglie, del compito di salute proposto".3 Gli operatori sanitari, come sostiene Dalla Casa, possono avere un ruolo importante nella promozione della lettura ad alta voce, attraverso tre principali strategie: spiegando ai genitori l'importanza della lettura ad alta voce con semplici consigli; consegnando ai genitori un libro adatto all'età del bambino; organizzando momenti di lettura ad alta voce effettuata da volontari appositamente formati, nelle sale d'attesa di consultori e ambulatori pediatrici.

La Regione Emilia-Romagna ha a cuore il progetto "Nati per leggere": il suo primo atto deliberativo risale al 2004, quando con la delibera di Giunta n. 2169 assegnava finanziamenti specifici all'Azienda unità sanitaria locale di Ravenna per una campagna promozionale sperimentale. Nel 2008 la Regione ha poi aderito alla campagna "GenitoriPiù" e con determina n. 177-2010 ha costituito un gruppo tecnico, coordinato dall'IBC, che ha il compito di redigere il progetto regionale "Nati per leggere". Il progetto, oramai in corso di approvazione, tiene conto di tutti gli interventi sopra citati e si occupa di fornire linee guida ma anche materiali informativi in diverse lingue e un libro-dono da distribuire in tutto il territorio regionale, attraverso i pediatri che aderiscono.

Come di consueto, durante il seminario bolognese sono stati presentati i dati raccolti attraverso il questionario sottoposto a tutte le biblioteche o sezioni ragazzi censite in Emilia-Romagna (291 in base ai dati del censimento IBC: www.ibc.regione.emilia-romagna.it/wcm/ibc/menu/dx/02biblioteche.htm). Complessivamente si consolida il numero dei questionari pervenuti (in totale 161), che coprono, come già da alcuni anni, il 55% delle realtà bibliotecarie per ragazzi censite. In particolare, riguardo alla capacità di misurare i dati su "Nati per leggere", il monitoraggio 2009 evidenzia l'assenza dell'area provinciale di Parma e sensibili note negative per Modena e Reggio Emilia, mentre si consolidano le lacune delle province di Forli-Cesena (5 risposte su 14 biblioteche) e di Rimini (3 risposte su 8 biblioteche presenti).

La presentazione dei dati 2009 si focalizzava sul ruolo e sulla comunicazione tra i due principali partner del progetto: pediatri e bibliotecari. Nell'esame dei dati forniti dai bibliotecari in merito alla comunicazione va segnalato che, mentre è diffusa la programmazione delle azioni da svolgere sul territorio, è quasi totalmente assente, o almeno non altrettanto diffusa, la pratica del gruppo di lavoro. Il questionario chiede infatti di evidenziare se esiste nella realtà locale l'"unità operativa locale di progetto". Questa mancanza determina una maggiore difficoltà di comunicazione tra tutti i possibili partner del progetto: centri per le famiglie, educatori, assistenti sanitari, pedagogisti. Lavorare con un gruppo trasversale sembra essere ancora una prassi non consolidata e di difficile realizzazione. Su questo i bibliotecari e i pediatri dovranno ancora confrontarsi a lungo, anche osservando altre realtà e sviluppando operazioni di benchmarking.

Anche rispetto alle attività tese a comunicare il progetto e organizzate a favore dei genitori e delle famiglie, nonché a favore dei pediatri, la rilevazione 2009 ha evidenziato dati positivi ma certamente migliorabili. In 66 casi dei 161 questionari inviati (pari quindi al 41%) la biblioteca dichiara di "incontrare i genitori", e solo in 43 casi (pari al 27%) dichiara di "incontrare i pediatri". Si è chiesto, quindi, con quali modalità le biblioteche comunicano con famiglie e pediatri, come veicolano il messaggio di "Nati per leggere", e infine quali strategie adottano per arrivare alle famiglie che non frequentano la biblioteca. Su 161 questionari esaminati, in 120 casi la distribuzione di materiale informativo sul progetto risulta essere il canale di comunicazione prevalente. I materiali distribuiti sono sia quelli prodotti a livello nazionale (depliant in lingua, segnalibri bibliografici) ma anche quelli di produzione locale. Il dato tuttavia andrebbe meglio esplorato; le biblioteche, infatti, dichiarano di diffondere informazioni sul progetto attraverso: l'iscrizione al servizio in 78 casi (pari al 65%); la distribuzione del kit di lettura in 45 casi (37,5%); altre modalità in 42 casi (35%).

Un dato significativo rispetto alla comunicazione gestita dalla biblioteca è la diffusione e la distribuzione delle bibliografie specifiche su "Nati per leggere". Il consiglio di lettura è un elemento decisivo per la riuscita del progetto. La bibliografia nazionale attualmente disponibile, pubblicata nel 2008, è stata adottata e distribuita in 62 casi, mentre in molti altri casi (pari al 33% del totale rilevato) si è fatto ricorso a bibliografie elaborate dai progetti locali. Come risulta dai questionari, tuttavia, la distribuzione della bibliografia avviene essenzialmente in biblioteca al momento dell'iscrizione, e questo comporta, presumibilmente, che una grande fetta di famiglie resti esclusa dalla comunicazione. Per questo è importante alimentare la distribuzione dei kit di lettura presso il pediatra, perché certamente permette una maggiore e capillare diffusione del messaggio.

I dati 2009 mettono in evidenza l'adesione da parte delle biblioteche al progetto ma contemporaneamente sottolineano come un importante canale comunicativo, il sito web nazionale, sia sottovalutato. Infatti, ancora l'8% delle biblioteche che inviano il questionario dichiarano di non avere inserito i dati del proprio progetto locale sul sito nazionale. Si tratta di un dato rilevante, se pensiamo che il sito nasce per parlare alle famiglie e a tutti quegli operatori che possono essere coinvolti. Il nuovo sito di "Nati per leggere", inaugurato nel maggio 2010, prevede una modalità di adesione rinnovata: compilando un form e digitando una password, in pochi minuti si possono dare informazioni sul proprio progetto locale, modificarlo e aggiornarlo, ogni volta che è necessario. In questo modo le informazioni sullo stato dei vari progetti sono sotto la diretta responsabilità dei promotori. L'auspicio è che per la fine del 2010 tutte le 291 biblioteche e sezioni ragazzi siano inserite nel sito nazionale: si completerebbe così il dato attuale che ne conta 186, ossia il 63% del totale.


Note

(1) Sul sito www.natiperleggere.it tutte le informazioni sul progetto nazionale e sui progetti locali. Sulle edizioni precedenti del seminario si vedano: N. Bacco, M. G. Casadei, M. Pellati, Nati per leggere, "IBC", XIV, 2006, 2, pp. 8-10; N. Bacco, Prossimo casello? Leggiamo, "IBC", XV, 2007, 4, pp. 19-22; N. Bacco, La voce del lettore, "IBC", XVI, 2008, 4, pp. 18-19; N. Bacco, Per diventare grandi, "IBC", XVII, 2009, 4, pp. 10-13.

(2) "Il counseling è una professione d'aiuto che, attraverso la relazione fra professionista e individuo o gruppo, mira a facilitare processi di cambiamento, a rinforzare percorsi evolutivi e a migliorare la qualità della vita, valorizzando sia le risorse sia le relazioni con l'ambiente circostante" (C. Edelstein, Il counseling sistemico pluralista. Dalla teoria alla pratica, Trento, Edizioni Erickson, 2007, p. 21).

(3) 7 azioni per la vita del tuo bambino 2009. Materiale informativo per gli operatori, a cura di L. Speri e M. Brunelli, [senza luogo di edizione], Regione del Veneto, 2009, p. 16.

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