Rivista "IBC" XVII, 2009, 1

Dossier: Studi d'artista - Conoscere e conservare i luoghi della creatività in Emilia-Romagna

A casa di Remo Brindisi

Lidia Bortolotti
[IBC]
Laura Ruffoni
[responsabile dei Servizi culturali del Comune di Comacchio (Ferrara)]

Sul finire degli anni Sessanta, Remo Brindisi, che da tempo sentiva l'esigenza di un ambiente in cui esporre la sua ampia collezione d'arte, concepì l'avventura di costituire un museo "alternativo", secondo la sua personale visione: casa privata per le vacanze, museo aperto a tutti, laboratorio di artista, luogo di sperimentazione, di spettacolo, opera d'arte esso stesso. La scelta del Lido di Spina (Ferrara) fu dovuta a ragioni emotive e di carattere pratico: la selvaggia bellezza di questo territorio di dune e acqua dei suoi ricordi era ancora intatta in quegli anni, e poi la nuova urbanizzazione offriva terreni a basso prezzo. Il progetto lo affidò a Nanda Vigo, sua grande amica e architetto, designer di spicco nel vivo panorama milanese di allora.

La struttura, così come oggi si presenta a noi, rivela la sua anima spazialista, l'attenzione agli effetti della luce, lo sforzo di smaterializzare lo spazio e renderlo una sorta di nuova dimensione attraverso l'utilizzo dei vuoti, delle dure superfici bianche, di specchi, di vetri, di luci al neon, di macchie di nero profondo. Un giardino popolato di alberi e sculture circonda la villa e si allunga a scavalco delle dune in direzione del mare. Il progetto ha inteso sperimentare rapporti inediti tra architettura, natura e opere: vi sono salotti di pietra, dipinti-parete, pareti che si dividono in segmenti di vetro, sculture che sorgono come fossero piante o elementi architettonici.

L'ambiente accoglie una collezione d'arte ampia e complessa di più di millecinquecento opere tra pittura, scultura, grafica, design. È stata accumulata, con passione mai esausta, in anni di rapporti diretti con autori e gallerie, di viaggi, scambi e acquisti, secondo gli interessi e le frequentazioni dell'artista, ma anche secondo scelte dettate dalle più diverse e transitorie suggestioni, senza un piano preordinato. Le avanguardie storiche italiane ed europee, l'astrattismo storico, il secondo dopoguerra con le sue diverse anime (informale, esistenzialista, pop, eccetera); volendo sintetizzare e cercare definizioni, lo spazialismo e il realismo, in particolar modo italiani, ne sono le presenze più interessanti. Ci sono anche collezioni minori, sorta di ready-made o performance artistica esse stesse. Questo luogo, e ciò che contiene, costituiscono il frutto di una vita intera dedicata all'arte. Le opere, gli arredi, i documenti, in tal senso, assumono valori nuovi e alla casa-museo vanno restituiti, come trama di un unico racconto, come espressione di civiltà e oggi anche documento di una vita di artista e intellettuale del nostro migliore Novecento.

Consapevole dell'alto interesse suscitato dalla struttura museale e volendo preservarla in futuro da ogni eventuale dispersione, Remo Brindisi coltivò l'intenzione di cedere l'intero complesso a un ente pubblico (e in effetti, attorno agli anni Ottanta, vi fu un contatto interlocutorio con il Ministero per i beni culturali), o di trasformarla in una fondazione giuridicamente riconosciuta (senza tuttavia riuscire a rendere effettivo questo desiderio). La villa fu comunque aperta al pubblico e le collezioni erano visitabili gratuitamente da chiunque ne facesse richiesta. Si può dunque comprendere la volontà testamentaria di donare la villa e le collezioni d'arte al Comune di Comacchio, peraltro responsabilmente sostenuta e generosamente avvallata dagli eredi del maestro.

Oggi, trascorsi oltre dieci anni dalla scomparsa di Brindisi, dopo varie traversie e non irrilevanti disagi in parte dovuti a lungaggini burocratiche delle pratiche di successione, la Casa-Museo di Lido di Spina fa nuovamente bella mostra di sé e del suo prezioso patrimonio d'arte. Per rendere possibile la riapertura sono stati necessari imponenti lavori di manutenzione dell'edificio, adeguamenti strutturali e nuovi impianti museali. Mentre, nel frattempo, si sono succedute le indagini ricognitive, le verifiche inventariali, le schedature, gli accertamenti sugli stati conservativi delle opere presenti nell'imponente collezione ereditata dal maestro, e infine l'avvio dei restauri.1 Il "dopo Brindisi" è ricominciato quindi da Brindisi, e dalla sua idea: "Ogni parte della casa assolve il compito di incontro vivo tra fruitori e opera d'arte". E dunque è alternativo il museo creato a Lido di Spina, per via dell'"integrazione di tutti i suoi elementi, architettonici, plastici, grafici, di arredamento e così via, in un unico linguaggio che sia in grado di offrire una visione globale della nostra epoca".

Come ha scritto Ezio Raimondi: "Non vi è dubbio che in questo luogo tutto rimanda all'occhio sapiente del suo ideatore, all'emozione che s'irradia dal suo illuminarsi e diventa calore di vita, placido legame d'affetto. Perciò ogni sguardo assorbe quella diffusa visione originaria, la riprende e in fondo la fa propria, come se il vecchio pittore fosse ancora presente e invitasse a guardare, a riconoscere pazientemente l'avventuroso linguaggio del colore, a vivere per un poco con le sue cose e le sue creature. Forse era proprio quello che voleva Remo Brindisi con il suo dono: non un monumento, ma una ospitale casa dell'arte e della vita, in cui gli uomini possono ancora incontrarsi e colloquiare nel tramando di un bene comune e dove la memoria, legando insieme il visibile e l'invisibile, è soprattutto un atto di gratitudine e di amore".2

[Laura Ruffoni]


All'impegnativa opera di ripristino architettonico della Casa-Museo "Remo Brindisi", avviata dal Comune di Comacchio (Ferrara) all'inizio del Duemila, si è accompagnato in questi anni il monitoraggio degli stati conservativi della collezione d'arte appartenuta al maestro. Più di recente sono stati effettuati interventi manutentivi e di restauro su materiali particolarmente degradati o bisognosi di cure urgenti, a cominciare dalle sculture collocate nell'area cortilizia (esposte alle particolari condizioni climatiche del litorale) e dalle opere su carta di noti artisti italiani e stranieri del Novecento: disegni, acquarelli, tempere, pastelli, e perfino composizioni polimateriche, particolarmente sofferenti per il lungo periodo di chiusura seguito alla scomparsa del maestro. Con il Piano museale della Legge regionale 18/2000 è dunque divenuto operativo il progetto di studio e monitoraggio della situazione conservativa delle sculture all'aperto, promosso dall'Istituto per i beni culturali della Regione Emilia-Romagna (IBC) e affidato a restauratrici esperte quali Florence Caillaud e Lucia Vanghi, con la collaborazione dell'Ente per le nuove tecnologie, l'energia e l'ambiente (ENEA) per l'analisi dei materiali e le cause di degrado.3

Se è risultato subito evidente che i problemi conservativi delle opere erano (e sono tuttora) riconducibili ai materiali, spesso fragili, con cui sono state realizzate, e alle diverse commistioni degli stessi, si è potuto stabilire che il progressivo processo di deterioramento delle opere era (ed è) imputabile principalmente alla vicinanza del mare, che le sottopone a un'azione continua e combinata di fattori climatici e ambientali. Per impostare un progetto di intervento manutentivo e di conservazione preventiva che tenesse conto di tutte le dinamiche in campo, è stata quindi condotta una campagna di rilevamento correlata all'andamento stagionale. L'indagine, con rilevamenti a cadenza mensile, si è sviluppata nell'arco temporale di un intero anno, dall'inverno del 2000 all'autunno del 2001, e i dati sono stati raccolti in una apposita scheda sul modello di quella elaborata per il Museo Peggy Guggenheim dal compianto Sergio Angelucci, che con grande generosità la rese disponibile.

Lo stato conservativo è apparso non uniforme. In generale si è evidenziato un peggioramento progressivo delle condizioni di salute, perdurando la carenza di pratiche manutentive. Per la maggior parte delle opere (realizzate in pietra o in metallo, pochissime in materiale plastico o ceramica, soltanto una in cemento e una in legno e metallo) sono risultati presenti materiali secondari diversamente combinati (pietra e metallo, metallo e vernice, resina e stucco) con una commistione che, pur non essendo significativa a livello quantitativo, risulta importante a livello qualitativo in quanto i materiali sono tra loro negativamente reattive, tanto più nelle particolari condizioni climatiche del luogo. Problematiche sono poi apparse le condizioni di opere dalla superficie porosa, se non scabrosa, sottoposte all'azione dei venti umidi, portatori di sabbia, terra e particellato vegetale, poste in prossimità di piante dalle essudorazioni resinose, circondate da cespugli e aree prative nelle quali i depositi organici in ambiente caldo umido portano solitamente allo sviluppo di diverse forme di vita (vegetale e animale) con evidenti effetti disgregativi dei materiali lapidei sia a livello superficiale che strutturale. In rapporto alla crescita delle piante, inoltre, si è evidenziata la necessità di riconsiderare la collocazione delle opere nel giardino, per il quale andrebbe peraltro prevista una manutenzione costante.

Tra gli interventi di restauro più urgenti va segnalato quello sul bassorilievo di Remo Brindisi intitolato Gli amanti, per anni esposto all'esterno, nel giardino delle sculture. Nel 1973 la scultura era stata ideata e realizzata come elemento di una scenografia per la messa in scena dell'Aida all'Arena di Verona. L'artista utilizzò gomma-piuma stuccata e dipinta in policromia, ma poi, nel 1993, l'opera fu modificata da Giglio Zarattini (collaboratore e amico del maestro), il quale ricoprì con vetroresina le parti degradate, eliminò la gomma-piuma, riempì l'interno con truciolato e ricolorò la superficie con vernice bianca. La restauratrice Florence Caillaud ha potuto constatare un livello di degrado generalizzato dell'opera, riguardante sia la struttura, non più rigida, che la superficie; tutti i materiali costituenti sono risultati impregnati d'acqua, soprattutto il riempimento interno, particolarmente igroscopico; si notavano anche diffuse perdite di vernice, presenze di depositi organici e attacchi da flora e fauna.

Dopo la pulitura delle superfici esterne con acqua e tensioattivo, la disinfezione con lo svuotamento dell'interno, la rimozione del truciolato e dei materiali incongrui che gravavano l'opera, si è proceduto a effettuare un'ulteriore disinfezione; terminata l'asciugatura, sono state consolidate le lacune, rinforzando la superficie interna con tessuto non tessuto e resina epossidica, e sono state protette le superfici interne che conservano residui del colore originale. Per rinforzare l'opera, alleggerita del riempimento, è stata inserita una struttura rigida in legno con elementi avvitati e opportunamente bloccati. La scultura è stata così non solo risanata, ma resa più agevolmente movimentabile e idonea alla pubblica fruizione: nel 2003 è stata esposta nella mostra "I territori della scultura contemporanea", realizzata dall'IBC in occasione del Salone di Ferrara.

Con il Piano museale 2004 si è intervenuti su un consistente nucleo di opere su carta. Il restauro, affidato ad Anna Maria Maganzi della ditta 119 Giallo di Bologna, ha interessato undici disegni di importanti autori italiani del Novecento: Casorati, De Pisis, Casella, Dova, Guttuso, Guidi, Bortolini, Bonalumi, Ceroli e lo stesso Brindisi. Come per le opere plastiche, i danni e lo stato di degrado che presentavano erano dovuti principalmente a un prolungato soggiorno in un ambiente carico di umidità e salsedine, decisamente inidoneo alla conservazione di materiali cartacei. I casi meno preoccupanti presentavano strati di polvere (di certo infettata da spore di microrganismi), deformazioni, ammaccature e dissesti a cornici e telai. Tra le problematiche maggiori: l'esteso deterioramento del supporto cartaceo dovuto a un'infestazione da microrganismi sulle composizioni polimateriche di Bonalumi e Ceroli; l'attacco di muffe e le infiltrazioni d'acqua che avevano gravemente deturpato il colore di sfondo del disegno su carta di Felice Casorati e la tela di supporto; l'estesa deformazione del supporto in compensato su cui era incollato il disegno su carta di Virgilio Guidi. Il dipinto a tempera montato su tela Donna con capra, di Remo Brindisi, presentava fratture, ondulazioni, distacchi e caduta dei frammenti.

Tutte le opere sono state pulite e disinfestate; sono stati inoltre rimossi cornici, telai, foderature, passe-partout e supporti che, opportunamente bonificati, sono stati restituiti al Museo affinché li conservi a titolo documentario: erano materiali che non offrivano garanzie per un'ottimale conservazione delle opere restaurate. La direzione dei lavori ha scelto di conservare la maggior parte delle opere in idonei passe-partout in cartone non acido, senza cornice. Una scelta diversa è stata operata per Donna con capra di Brindisi, Figura femminile stilizzata di Casorati e il pastello di Dova; i primi due sono stati rifoderati e tensionati su nuovi telai, il terzo è stato restaurato senza smontaggio. Particolarmente complesso si è rivelato l'intervento di ritocco della tempera di Felice Casorati, interessata da una vasta superficie destabilizzata da infiltrazioni d'acqua e da muffe; la natura piatta della campitura e la particolare tonalità di blu dello sfondo hanno richiesto inoltre tutta l'abilità e la perizia della restauratrice. Per la composizione di Ceroli, infine, costituita da sagome ritagliate nel legno e applicate sul cartone, è stato necessario un trattamento completo di deacidificazione per immersione del supporto cartaceo, particolarmente necessario per la migrazione di sostanze ossidanti rilasciate dal legno sul cartone; quindi le sagome, rimosse per consentire il trattamento, sono state accuratamente riapplicate.

[Lidia Bortolotti]


Note

(1) Un notevole e particolare impegno è stato richiesto, in questi anni, dalla sistemazione generale della collezione di Remo Brindisi, dalle indagini documentarie riguardanti la sua formazione, dalle verifiche inventariali e dal censimento delle singole componenti. Un consuntivo di questa indagine è contenuta nel volume Casa Museo Remo Brindisi. Una collezione d'artista, a cura di O. Piraccini, Bologna, Istituto per i beni artistici culturali e naturali della Regione Emilia-Romagna - Editrice Compositori, 2005 ("Immagini e documenti"). Di recente, all'interno del museo, sono state presentate al pubblico alcune sezioni tematiche della raccolta e opere del maestro tuttora presenti nella residenza di Lido di Spina. Sono state effettuate più campagne di restauro a cura del Comune di Comacchio (restauratori: Franco Antolini e Alberto Sorpilli), dell'Istituto per i beni artistici culturali e naturali della Regione Emilia-Romagna (restauratrici: Florence Caillaud, Anna Maria Maganzi, Lucia Vanghi), dell'Accademia di Brera (a seguito di convenzione con il Comune di Comacchio; insegnante: Florence Caillaud).

(2) E. Raimondi, Premessa, in Casa Museo Remo Brindisi, cit., pp. 10-11.

(3) L'attività di restauro e monitoraggio delle condizioni conservative nei musei degli enti locali è una delle più significative tra quelle portate avanti dall'IBC: grazie ai finanziamenti regionali della Legge 18/2000, dal 2000 a oggi sono stati effettuati diversi restauri anche su opere d'arte contemporanea (www.ibc.regione.emilia-romagna.it/wcm/ibc/menu/attivita/04conserv/approf/beni_culturali.htm). Per un approfondimento su questo caso specifico: F. Caillaud, L. Vanghi, Le sculture all'aperto della Casa Museo Remo Brindisi a Lido di Spina: rilevamento e conservazione, in Meteo e metalli. Conservazione e restauro delle sculture all'aperto. Dal Perseo all'arte contemporanea, a cura di A. Salvi, Firenze, Nardini, 2007, pp. 135-161; i risultati delle indagini condotte furono presentati al convegno "I territori della scultura contemporanea; arte all'aperto in Emilia-Romagna. Realtà ed esperienze a confronto" (Ferrara, Salone del restauro, 3 aprile 2003). Tra le azioni concrete intraprese dall'IBC per il raggiungimento di ottimali parametri conservativi va citato il progetto "MUSA" avviato dal 2002, in collaborazione con il Consiglio nazionale delle ricerche - Istituto di scienze dell'atmosfera e del clima (CNR-ISAC) di Bologna, per realizzare una rete regionale intermuseale di monitoraggio del microclima, sia nelle sale espositive che nei depositi. Al progetto ha aderito anche la Casa-Museo "Remo Brindisi", che con il piano museale 2008 ha attivato l'intervento di rilevamento del microclima.

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