Rivista "IBC" XVI, 2008, 2

biblioteche e archivi / progetti e realizzazioni, storie e personaggi

Novanta preziosi manoscritti autografi di Olindo Guerrini sono stati donati alla Biblioteca "Oriani" di Ravenna.
Son tutte 'ciàcole de Bepi'

Dante Bolognesi
[direttore della Biblioteca di storia contemporanea "Alfredo Oriani" di Ravenna]

Una donazione di eccezionale importanza è venuta ad arricchire di recente il fondo di manoscritti di Olindo Guerrini (lettere e autografi dei Sonetti romagnoli) posseduto dalla Biblioteca "Oriani" di Ravenna. Si tratta di una novantina di poesie in dialetto veneziano, per un totale di circa tremila versi, scritte dal celebre santalbertese dal 1903 al 1914 e pubblicate negli stessi anni sul settimanale satirico romano "Il Travaso delle idee". Autore del munifico dono è stato il dottor Riccardo Ragazzoni di Santo Odorico, residente a Pino Torinese, il quale, avendo appreso che la "Oriani" possiede un cospicuo fondo di manoscritti dell'autore dei Sonetti romagnoli, è venuto spontaneamente di persona a offrire in dono alla nostra biblioteca i preziosi autografi che si ritenevano perduti.

Olindo Guerrini (1845-1916), il versatile padre della poesia dialettale romagnola, oltre che apprezzato direttore della Biblioteca Universitaria di Bologna fu autore (servendosi dell'eteronimo Lorenzo Stecchetti) di un volume di poesie, Postuma, che costituì il caso letterario più clamoroso di quei decenni, e di cui è uscita nel 2001 una raffinata edizione critica a cura di Claudio Mariotti e Mario Martelli. Ma non molti sanno, anche in Romagna, che Guerrini non scrisse versi soltanto in italiano e nel romagnolo - precisamente int e'nobil dialett santalbartes - ma anche in dialetto veneziano, autentico, non maccheronico. Si tratta delle Ciàcole de Bepi, così denominate perché Guerrini immagina che autore di quegli esilaranti monologhi sia Giuseppe Melchiorre Sarto, vale a dire Pio X, eletto papa il 4 agosto 1903 e morto il 20 agosto 1914. Pontefice discusso, per quanto canonizzato nel 1954, è meglio noto ai lettori di Stecchetti col nome di Pio disum, protagonista dell'ultimo dei Sonetti romagnoli, nel quale egli è rappresentato nei giardini vaticani in una calda giornata agostana.

A partire dal giorno di Natale del 1903 cominciarono a uscire sul settimanale satirico romano i componimenti che Guerrini scriveva e inviava con incredibile regolarità ogni quindici giorni, a mazzetti di 3-4 sonetti a puntata. L'ultima uscì tre giorni dopo la morte del papa, e costituisce un commosso saluto (pòaro vecio stanco) all'ex patriarca di Venezia che l'anticlericale Stecchetti aveva eletto a bersaglio prediletto della sua satira sulfurea. Furono complessivamente circa ottomila versi, che contribuirono a fare del "Travaso delle idee" una delle testate satiriche più diffuse in Italia: sessantamila copie nel 1914, secondo la "Guida Monaci". Il successo della rubrica Ciàcole de Bepi fu tale da indurre, nel 1908, il direttore del settimanale, Carlo Montani, a raccogliere in un elegante volumetto di duecento pagine, con lo stesso titolo della rubrica, le poesie apparse fino all'anno precedente: ben 68 pezzi. Il volume, impreziosito dalle vignette di mano del bolognese Augusto Majani (in arte "Nasica"), non è più stato ristampato e costituisce una rarità bibliografica.

Ma la cosa più interessante è che, come s'è detto, Guerrini continuò a scrivere e a pubblicare Ciàcole fino all'agosto 1914, e queste ultime settanta puntate si devono considerare in un certo senso quasi degli inediti, in quanto pochi studiosi ne conoscono l'esistenza: la collezione completa del "Travaso delle idee", infatti, è posseduta dalla Biblioteca nazionale centrale di Roma e da non più di altre tre-quattro biblioteche in Italia. Nel 2003 Ennio Dirani ha ristampato nell'annale della Fondazione "Casa di Oriani", "I Quaderni del Cardello", 21 di quelle Ciàcole, presentandole come un'anticipazione di una doverosa edizione integrale di questa quasi sconosciuta opera del nostro concittadino. Nello stesso XII annale, Mauro Novelli ha curato una esaustiva bibliografia guerriniana e ha pubblicato una ricca scelta di scritti inediti e sparsi di Guerrini su cui non sono mancati importanti interventi di vari autori (Elio Melli, Antonella Negri, Claudio Mariotti) anche nei numeri successivi.

La donazione di Riccardo Ragazzoni di Santo Odorico (90 autografi, impreziositi da disegni dello stesso Guerrini, su di un totale di 168) consentirà, tra l'altro, di confrontare con gli originali i testi stampati sul giornale, eliminando così gli inevitabili refusi e documentando le varianti d'autore, vale a dire i ripensamenti dello stesso Guerrini e le "censure" da parte del direttore Montani, autorizzate dall'autore allo scopo di evitare sequestri, come documenta il mazzetto di lettere inedite che arricchisce ulteriormente il fondo di autografi donato alla Biblioteca "Oriani".

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