Rivista "IBC" XV, 2007, 3

pubblicazioni

M. Pulini, Il secondo sguardo. La copia e la replica tra invenzione, emulazione e agone. Il caso di Simone Cantarini, Milano, Medusa, 2002; M. Pulini, La mano nascosta. Quadri senza nome, nomi senza quadri, Milano, Medusa, 2004; M. Pulini, La parte muta. Incompiuto e frammento allo specchio dell'arte, Milano, Medusa, 2006.
Enigmi nello specchio

Claudia Collina
[IBC]

Il secondo sguardo, La mano nascosta, La parte muta: qual è il fil rouge sotteso dai titoli e dagli argomenti affrontati da Massimo Pulini nei libri che compongono questa trilogia? Metafore che invitano all'attenzione delle parti sensoriali più in ombra e meno evidenti nella loro ambiguità, i titoli introducono a indagini storico-artistiche e critiche relative all'invenzione artistica, alla copia e alla replica; alle opere anonime; e ai lavori incompiuti, ai frammenti, agli abbozzi che si riflettono nel corpus della storia dell'arte. Docente all'Accademia di belle arti di Bologna, pittore, storico e critico d'arte, Pulini riesce a coniugare e tessere, con versatile abilità narrativa, la trama e l'ordito del suo pensiero, sul triplice registro del fine connaisseur, dello storico aggiornato alla contemporaneità sulla scorta della profonda conoscenza del passato e dell'indagatore, sensibile e curioso, della psicologia umana.

Il primo atto è l'attribuzione del David con la testa di Golia a Simone Cantarini, ma in realtà Il secondo sguardo raccoglie una documentata riflessione sull'artista pesarese e sui rapporti "d'emulazione competitiva", e di reciproca influenza, con il maestro Guido Reni, ponendo anche ordine al catalogo del pittore attraverso la disamina di diversi dipinti, tra cui uno assegnato alla mano di Flaminio Torri; ulteriori precisazioni attributive relative a un altro artista vicino al Reni, Guido Cagnacci, discriminano con finezza la differenza tra l'opera d'apres e la copia e restituiscono a Cristoforo Savolini il giusto rapporto con il pittore romagnolo del Seicento, con la ragione di "un'equazione pittorica" che si amplia nella riflessione sui linguaggi artistici in generale.

La vena letteraria dell'autore, carica di sospensioni e sfumature, avvince come un romanzo breve ne La mano nascosta, in cui l'enigma storico-artistico dell'attribuzione perde peso saggistico per conquistare sempre più la forma del racconto autoriflessivo, dove si avvicendano i protagonisti e le problematiche della storia dell'arte: sullo sfondo della pittura languida, enfatica o affettuosa, del XVII secolo, gli artisti e gli studiosi della materia diventano personaggi, anzi "persone prime" parafrasando Roberto Longhi, differentemente tesi verso il riconoscimento dello stile. Si susseguono, quindi, le convincenti proposte di paternità che Pulini affronta con occhio vigile e coraggioso slancio, liberandosi, come lui stesso dichiara, dai vincoli imposti dal rigore della stretta filologia, per affidarsi a quel talento personale che contraddistingue gli storici dell'arte di razza: l'intuito, coniugato alla conoscenza, all'amore per l'arte e alla discussione franca con la letteratura artistica. In questo libro vengono così arricchiti i corpus di opere di Francesco Francanzano, Venanzio l'Eremita, Luigi Amidani ed Ercole de Maria; mentre merita una menzione a sé il felice ritrovamento che l'autore ha compiuto nel riconoscere la mano di Lorenzo Lotto ne Il combattimento tra la Fortezza e la fortuna infelice (1549), dipinto a lungo in deposito presso un collezionista privato e ora al Museo diocesano di Loreto (Ancona).

La parte muta chiude la trilogia interrogando il mistero del "non finito" con ipotesi accattivanti che coinvolgono le opere di grandi maestri, dal Rinascimento alla contemporaneità: il responso della Sibilla è l'intelligente considerazione che il non compimento dell'opera può divenire il "mezzo per manifestare il gesto artistico, per gettare una linea rintracciabile tra progetto e destinazione". Anche in questo volume, l'autore compie un viaggio nell'arte approfondendo i dubbi possibili e offrendo nuove, importanti ipotesi attributive come il Frammento di Madonna col Bambino di Niccolò dell'Arca e l'Autoritratto giovanile di Jacopo Pontormo, confermando di essere una voce assai matura e originale nel panorama attuale della storia della critica d'arte.

 

M. Pulini, Il secondo sguardo. La copia e la replica tra invenzione, emulazione e agone. Il caso di Simone Cantarini, Milano, Medusa, 2002, 74 p., _ 12,50; M. Pulini, La mano nascosta. Quadri senza nome, nomi senza quadri, Milano, Medusa, 2004, 91 p., _ 16,50; M. Pulini, La parte muta. Incompiuto e frammento allo specchio dell'arte, Milano, Medusa, 2006, 94 p., _ 18, 00.

 

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