Rivista "IBC" XII, 2004, 1

musei e beni culturali / mostre e rassegne

"Domus del Triclinio. Alla scoperta di Ravenna romana", Ravenna, chiesa di San Nicolò, dal 31 ottobre 2003 al 31 agosto 2004.
Effetto "domus"

Michele Tosi
[docente di Storia dell'arte all'Istituto tecnico "Luxemburg" di Bologna]

La retorica è l'arte dello scrivere e del parlare secondo canoni espressivi atti ad accentuare le potenzialità persuasive della parola; più in generale, convenzionalmente, col termine "retorica" si allude alla tecnica di organizzazione persuasiva dei più svariati materiali: c'è una retorica comportamentale, una visiva, una retorica musicale... Il Bramante ad esempio, per la realizzazione della sua Santa Maria presso San Satiro a Milano, crea una particolare norma retorica legata allo spazio: esiste uno spazio reale e un altro dell'illusione, tra loro collegati attraverso un sistema di specchi che persuade lo spettatore di partecipare di uno spazio in realtà inesistente o, comunque, esistente solo in parte (la parte posteriore della chiesa milanese è resa infatti dall'architetto per mezzo di un bassorilievo in stucco policromo, reso prospetticamente in modo da simulare la spazialità).

Anche l'allestimento di una mostra, in modo più o meno evidente, è un'operazione retorica. Lo è indubbiamente nel caso della mostra dedicata a Ravenna alla romana "Domus del Triclinio", realizzata dal 31 ottobre 2003 al 31 agosto 2004 negli spazi della splendida chiesa di San Nicolò, curata da Valentina Manzelli e Paolo Racagni, con la collaborazione scientifica di Maria Grazia Maioli. Innanzitutto la sede: prestigiosa, vasta ed elegante; recentemente restaurata, la chiesa si presenta come una delle novità più interessanti in sé stessa nel vario percorso artistico ravennate. In secondo luogo l'allestimento, in cui si alternano abilmente aspetti tecnico-scientifici con elementi di pura spettacolarizzazione. Al centro dell'ampia aula basilicale della chiesa la scena è dominata dalla ricostruzione in alzato, per mezzo di poliuretano espanso colorato, dei resti di alcuni ambienti dell'abitazione romana rinvenuta negli anni Ottanta in occasione degli scavi per la costruzione della nuova sede della Banca popolare di Ravenna. All'interno della domus ricostruita sono collocati due mosaici originali.

L'effetto visivo è notevole, cattura immediatamente l'attenzione anche dell'osservatore più sprovveduto o disinteressato. Sul fondo dello spazio espositivo l'ambiente tricliniare è invece ricostruito nella sua interezza, con il rifacimento anche di mobili e suppellettili, utilizzando quelli che erano i colori dell'epoca per la trattazione sia dell'interno che degli oggetti che lo animano. Nella zona anteriore di quest'ultima ricostruzione è collocato un maxischermo su cui, in retroproiezione, scorrono le immagini in animazione digitale rese dall'artista Daniele Panebarco, che riproducono lo stesso luogo in varie situazioni ambientali, sia in interno che in esterno.

A complemento vengono anche presentati, nella parte iniziale e conclusiva del percorso espositivo, svariati reperti di scavo rinvenuti in diverse zone del territorio ravennate; tra essi si segnalano numerosi oggetti di vario tipo e soprattutto alcuni mosaici tra cui quello detto "dei pugili", datato al I secolo a.C. e un bellissimo esempio di opus sectile di epoca augustea, che non ha niente da invidiare ai più recenti esiti della optical art, dove la connessione delle forme e dei colori conferisce all'insieme un ammaliante sviluppo cinetico.

Il Bramante, con l'illusione della prospettiva, suggeriva uno spazio che nella realtà non esisteva mentre qui - oltre allo spazio e, credo, in misura maggiore rispetto a esso - si cerca di restituire un hic et nunc, di fare partecipare il fruitore della magia di un momento unico, di farlo entrare in una dimensione in cui l'aspetto storico si fonde con quello del sogno, in cui il percorso didattico si stempera nella fascinazione di quello narrativo.

 

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