Rivista "IBC" XI, 2003, 1

musei e beni culturali / mostre e rassegne, pubblicazioni

Lo sport nell'Italia antica, Parma, Graphital, 2002; Tutti pazzi per lo sport, Parma, Graphital, 2002.
Lo sport nell'Italia antica

Beatrice Orsini
[stagista IBC]

La rassegna espositiva dal titolo "Lo sport nell'Italia antica" è stata promossa dalla Direzione generale per i beni archeologici del Ministero per i beni e le attività culturali allo scopo di riunire in un unico progetto grandi e piccole realtà culturali presenti sul territorio nazionale. Le soprintendenze per i beni archeologici si sono impegnate in varie iniziative che hanno portato all'allestimento di mostre in ben settanta sedi della penisola italiana.

L'Emilia-Romagna, in particolare, ha dedicato ben tre mostre alle attività agonistiche nell'Etruria padana nei Musei nazionali di Parma, Marzabotto (Bologna) e Ferrara e una quarta relativa al periodo romano nel Museo nazionale di Sarsina (Forlì-Cesena). Sono stati inoltre pubblicati due opuscoli informativi che affrontano l'argomento da prospettive diverse: uno, Tutti pazzi per lo sport! (a cura del Servizio educativo della Soprintendenza per i beni archeologici dell'Emilia-Romagna), ha un taglio più didattico-divulgativo, l'altro - di cui diremo in breve - è più tecnico e si intitola Lo sport nell'Italia antica.

L'opuscolo presenta una parte di introduzione generale all'argomento, in cui si pone l'accento sul concetto che gli antichi avevano dello sport, mettendo in risalto la diversità ideologica rispetto alla nostra moderna concezione sportiva. L'esercizio fisico e la competizione, sanciti da regole e convenzioni sociali, hanno sicuramente radici antichissime poiché sin dalla preistoria hanno fatto parte di attività come la caccia e la guerra, determinanti per la sopravvivenza delle comunità. Sulla penisola italiana sono poche le testimonianze relative al periodo antecedente la penetrazione di elementi culturali greci e romani.

Le notizie più consistenti sull'argomento risalgono proprio all'antica Grecia: qui infatti, e precisamente nella città di Olimpia, si svolgevano le più importanti manifestazioni greche, animate da un profondo spirito religioso in base al quale gli atleti condividevano il senso di appartenenza a un unico popolo. In età romana, invece, le manifestazioni sportive persero progressivamente il loro originario significato religioso e assunsero progressivamente un valore scenografico. Basti pensare alla costruzione del Colosseo: un edificio così spettacolare faceva parte di un preciso programma politico propagandistico portato avanti dal potere e teso al controllo delle masse.

Al contrario, in epoca etrusca, in base ai rinvenimenti archeologici provenienti dal territorio padano, è presumibile che le manifestazioni sportive fossero organizzate in occasione dei giochi celebrati in onore dei defunti. Appaiono significativi in ambito felsineo i reperti facenti parte del corredo della tomba cosiddetta "delle anfore panatenaiche" nella necropoli Arnoaldi, risalente alla seconda metà del V secolo a.C.: da qui provengono, oltre a due anfore-trofeo, una kylix attica con scene di palestra e un candelabro in bronzo con cimasa configurata ad atleta. Non meno importante è la stele funeraria di Vel Kaiknas, sulla quale sono raffigurate scene sportive. Dalla necropoli est di Marzabotto, invece, proviene un segnacolo in marmo che rappresenta una teoria di cavalieri armati nell'atto di compiere evoluzioni acrobatiche. La documentazione archeologica di ambito padano sembra testimoniare la presenza di un vivace scambio culturale con il mondo greco che si innestò sulla tradizione agonistica locale, la quale traeva origine da motivi di carattere religioso e di affermazione sia fra gruppi sociali dominanti che all'interno del proprio gruppo.

 

Lo sport nell'Italia antica, Parma, Graphital, 2002, s.p., s.i.p.

Tutti pazzi per lo sport, Parma, Graphital, 2002, s.p., s.i.p.

 

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