Rivista "IBC" X, 2002, 2

progetti e realizzazioni

Nel febbraio scorso a Fontanelice (Bologna) è stato aperto al pubblico un archivio-museo dedicato a Giuseppe Mengoni, ingegnere e architetto (1829-1877), autore di progetti grandiosi a livello nazionale - la Galleria Vittorio Emanuele II di Milano - e di incisivi interventi urbanistici nel territorio della nostra regione.
Dalla carta al vero

Anna Maria Guccini
[direttrice dell'Archivio-Museo "Giuseppe Mengoni", Fontanelice (Bologna)]

Durante il convegno sulla figura di Giuseppe Mengoni tenutosi a Bologna nel 1993 - convegno che concludeva simbolicamente il percorso di catalogazione condotto sul materiale documentario che costituisce l'archivio di Fontanelice - Ezio Raimondi, presidente dell'Istituto per i beni culturali della Regione Emilia-Romagna (IBC), esordiva così: "Dove sono gli archivi dell'architettura moderna? Con tale interrogativo, posto nel 1975 sulle pagine della `Revue de l'Art' da un rappresentante dell'equipe di architetti parigini che conosceva la situazione americana, la Francia lamentava il colpevole disinteresse verso la storia di una professione che incide profondamente sulle configurazioni mentali là dove struttura la dinamica delle forme della cosiddetta modernità. Negli stessi anni, quasi reagendo alla cattiva coscienza francese, l'Italia progettava almeno un'ipotesi di archivio in ricordo di Giuseppe Mengoni, figura di rilievo del `tempo di edificare' postunitario, anche se nota soprattutto agli specialisti". Concludeva Raimondi: "Dopo vent'anni le carte dell'architetto di Fontanelice, ivi fortunatamente giunte per donazione, possono costituire il nucleo di un futuro museo, o meglio di una memoria vivente da rubricare per l'appunto in quegli archivi dell'architettura così essenziali nella storia globale della cultura artistica del nostro tempo".

Quasi dieci anni dopo le parole di auspicio di allora si sono concretizzate attraverso l'apertura alla pubblica consultazione, avvenuta il 23 febbraio scorso. Sostenuto in modo congiunto dall'Assessorato alla cultura della Provincia di Bologna e dall'IBC, il lavoro sul materiale dell'archivio ha dovuto affrontare in primo luogo alcune difficoltà tecniche: come la strutturazione di una scheda catalografica per disegni progettuali che fosse contemporaneamente utilizzabile anche per documenti iconografici e scritti appartenenti allo stesso fondo, scheda allora inesistente. Risolto tale aspetto, con una scheda che anche oggi conserva buone caratteristiche d'agilità e completezza era aperta la strada all'individuazione e alla comprensione dei contenuti dell'archivio, che si è mostrato però una creatura dotata di vitalità prorompente e non di statica disponibilità.

Per circa la metà dei 1.637 disegni che lo costituiscono, infatti, l'archivio non contiene nessuna indicazione chiarificatrice sul contenuto: rimane solo l'avvincente bellezza dei segni grafici, essenza del disegno stesso, mossi e sviluppati con forte manualità e conoscenza grafica. Era una sfida inevitabile: occorreva fondere il lavoro di ricerca con quello di catalogazione. Non è ammissibile infatti lasciare circa ottocento disegni senza un percorso logico, senza cercare di riconoscerlo e individuarlo all'interno della loro successione. Sarebbe stato come svilire i disegni nella loro essenza concreta. Per questo, sia pure in modo sintetico, bisogna cercare di superare le barriere del tempo e della propria formazione, confrontare la nostra conoscenza e la nostra preparazione con quelle di chi questi disegni ha pensato ed ha abbozzato, concretizzando in seguito attraverso di loro, con linee sicure, un'idea.

Su questa ampia problematica l'Archivio di Fontanelice - dove Mengoni è nato nel 1829 - è prodigo di risposte, racconta, chiarisce e talvolta smentisce situazioni e fatti consolidati nel tempo. Disegni e documenti delineano la figura di un uomo intelligente, tenace, preparato e dotato di una sicurezza di sé che anche nei momenti negativi non lo abbandonerà mai. Caratteristiche che si riversano inevitabilmente nella sfera professionale e che la segneranno come un sigillo. La professionalità e la capacità progettuale di Giuseppe Mengoni si esprimono attraverso i documenti che costituiscono l'archivio: disegni, scritti, registri, cartelle contenitore e fotografie.

La quasi totalità del materiale riguarda le ipotesi progettuali per la Galleria Vittorio Emanuele II a Milano e gli edifici e le strade ad essa circostanti. La documentazione inizia con le tavole dello stato di fatto precedente il progetto mengoniano e si evolve verso planimetrie e piante sempre più dettagliate, per giungere agli elaborati relativi al concorso bandito dal comune di Milano nel 1861, al quale l'architetto partecipò con il motto "Dante" e che prevedeva la galleria ad asse unico. Segue la seconda ipotesi progettuale del 1863, sempre ad asse unico, per passare poi alla soluzione definitiva con i due assi intersecanti. Si passa quindi all'analisi più diretta delle superfici interessate dall'intervento, con i vari "tipi" per il piano di realizzazione delle opere, l'identificazione dei lotti, l'individuazione di proprietà ed affittuari, ed i tracciati stradali esistenti e di progetto.

Prendono quindi forma le vie e gli edifici che hanno costituito il grande cantiere della galleria, alcuni dei quali mai realizzati. Le "case 1a, 2a, 3a, 4a, 5a, 6a", il Fianco settentrionale e la "Casa Haas", il Palazzo di fondo, il grande "Arco d'ingresso" su Piazza Duomo, la Loggia Reale e i "bracci interni" della Galleria si sviluppano con diversa continuità attraverso il susseguirsi delle tavole. Per alcuni soggetti, che presentano la numerazione dell'autore, il materiale inizia con schizzi - alcuni dei quali autografi - per giungere ai particolari al vero, ai modelli, generalmente destinati alle varie ditte incaricate dei lavori. Tra gli schizzi iniziali e i modelli abbiamo poi un quantitativo di piante, alzati, prospetti parziali o d'insieme, sezioni e profili eseguiti a scale diverse, che ci portano ad una conoscenza tecnica estremamente dettagliata dell'oggetto trattato.

Trovano inoltre collocazione nell'archivio tavole riguardanti il "Piano per Roma" e quello per Reggio Emilia, e poi le proposte per la stazione ferroviaria, Porta Saragozza, Palazzo Poggi Cavazza, il Palazzo di Residenza della Cassa di risparmio, il progetto per la facciata di S. Petronio, tutti a Bologna.

Nonostante siano presenti alcune parti incomplete, abbiamo la possibilità di formarci una visione organica e a volte estremamente dettagliata, sia per l'iter progettuale sia per tutto ciò che ruotava attorno ad un progetto grandioso come quello per la realizzazione della Galleria. Tavole, documenti scritti e foto, nella loro progressiva composizione, ci portano a vedere come l'idea si forma, è elaborata, graficizzata, talvolta corretta e rielaborata fino all'esecutivo, al particolare al vero e alla realizzazione pratica, fase - questa - parzialmente documentata attraverso la fotografia. Iniziando con i lavori eseguiti per la "Posa della Prima pietra", completati con lo studio del cerimoniale per l'arrivo e la permanenza del re, al quale l'opera veniva dedicata, proseguendo poi con disegni e foto, vediamo svolgersi fasi demolitorie ed edificatorie, l'impianto e l'organizzazione del cantiere. Procedimenti costruttivi di elementi ornamentali e strutturali trovano espressione dettagliata in disegni a varie scale e in diverse espressioni grafiche, sempre estremamente chiare quando erano destinate alle ditte esecutrici, in modo particolare a quelle che si occupavano dei numerosi materiali di rivestimento del complesso e con le quali l'ingegnere-architetto fontanese mantenne sempre un rapporto attento e condotto in prima persona.

L'ipotetico svolgersi del processo progettuale, strada seguita nella catalogazione compiuta, ha consentito di ritrovare contenuti e significato per documenti solo apparentemente meno espressivi, arricchendone il senso attraverso la successione logica all'interno del contesto progettuale, e suscitando infine quel forte coinvolgimento che consente di partecipare ad un'idea, di sentirla e di seguirla fino al suo concretizzarsi.

Il potere di questi documenti, sia grafici che scritti, travalica la forza comunicativa del loro contenuto intrinseco, per coinvolgerci nel trascorrere del tempo in cui le idee - sia quella architettonica, sia quella urbanistica, unite in una simbiosi particolare in cui una è di supporto all'altra - nascono, si evolvono e alle volte si dilatano, in un percorso dove schizzi iniziali, quasi ideogrammi, vengono sviluppati, elaborati e corretti, attraverso un'attività senz'altro a momenti febbrile ma sempre caratterizzata da grande professionalità.

 

 

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