Rivista "IBC" IX, 2001, 2

progetti e realizzazioni

Dalle tele alle carte da mille

Roberta Cristofori
[archivista, collaboratrice IBC]

Verdi non ama le pose di nessun genere, nemmeno quelle dal fotografo; e i suoi ritratti, fatti direttamente dal vero, tenuto conto della sua lunga e gloriosa carriera artistica, non sono molti.

Arrigo Boito, Giulio Ricordi e altri suoi intimi, gli manifestarono la scorsa estate (durante un suo breve soggiorno a Milano) il desiderio di avere una sua nuova fotografia; tanto più che essa sarebbe stata quasi indispensabile ad un ottimo artista piemontese, il Chessa, che s'era proposto di prender parte al concorso bandito dal Ministero dell'Istruzione, per un ritratto ad acqua forte del grande maestro.

Io non ho nessuna contrarietà a farmi fotografare, - disse il Verdi, colla sua naturale bonarietà, - ma che volete, cari miei? non so star fermo... non so posare... Sul serio sarebbe un supplizio per me...

Verdi e il Falstaff, "Illustrazione Italiana", 1893


Numerosissimi quadri, stampe e fotografie ci trasmettono da secoli l'effigie di artisti di teatro e musicisti: si tratta di immagini idealizzate e celebrative, di pregevoli fogli destinati al collezionismo privato, di gallerie di celebrità contemporanee, ed ancora, di ritratti ufficiali, effigi entro medaglie, caricature, cartoline, illustrazioni dalla stampa periodica. I fogli volanti poi, con sonetti o dediche ad interpreti teatrali e i ritratti di musicisti con note biografico-celebrative succinte e stereotipate, rappresentano un vero e proprio genere iconografico sorto nel Seicento e tramontato solo nei primi decenni del XX secolo.

Illustri fisionomie insomma, più o meno attendibili, a volte di indiscusso valore artistico, a volte poco conosciute o addirittura ignorate, di autori minori o mai usciti dall'anonimato, ma con l'innegabile valore di documento, insostituibile sul piano iconografico, sempre valido su quello dello studio della trasmissione dell'immagine e della cronaca teatrale.

Ed anche l'immagine del celebre compositore di Busseto non sfugge a questo percorso: in particolare, con Nabucco,Verdi acquistò una improvvisa e vasta notorietà, cui fece seguito la rapida comparsa di numerosi ritratti e poi via via di fotografie, numeri speciali di riviste a lui dedicati, fino al diluvio di oggetti d'ogni genere che contribuirono alla formazione e divulgazione di una vera e propria "mitologia verdiana".

Come acutamente ha evidenziato Carlo Gatti nel suo volume celebrativo, edito in occasione del quarantesimo anniversario della morte del compositore, Verdi nelle immagini (pubblicato a Milano nel 1941, sotto gli auspici del Ministero della cultura popolare), non è certo agevole raccogliere l'intera materia:


S'è vero che l'amore di Verdi si è fatto nel mondo civile sempre più intenso e ardente col passare del tempo, altrettanto vero è che Verdi durante la sua lunga vita artistica e la più lunga terrena rifuggì costantemente dal mostrarsi, fuori che nelle opere [...]. Ritratti originali di Verdi se ne trovano pochi [...].

La iconografia verdiana è bensì copiosa [...] ma sparsa in giornali, riviste, libri di scarso contenuto o difficili da rintracciare e da consultare, sia pure in biblioteche e musei.


Seguire la nascita e la divulgazione dell'immagine verdiana risulta tuttavia di particolare interesse. Siamo nel periodo in cui il genere del ritratto subisce una notevole trasformazione: un passaggio a volte efficacemente sintetizzato con l'espressione "dall'accademia al vero". Il dominio indiscusso della calcografia, giunta ai più alti virtuosismi tecnici di riproduzione, riceve una scossa violenta dall'introduzione e dalla diffusione della litografia; facilità e rapidità d'esecuzione, costi ridotti, consistenza della tiratura, possibilità di impiegare pittori e disegnatori (e non solo incisori) sono cambiamenti che non investono il solo aspetto tecnico ma aspetti artistici, sociali ed economici con evidenti ricadute anche nel campo dell'immagine musicale. Se per la cultura romantica l'incisione resta un oggetto culturalmente qualificato e come tale legato a determinati stati sociali, la litografia, per le sue peculiarità influirà non poco sul concetto di incisione come bene borghese: essa verrà subito impiegata nel genere del "ritratto d'occasione".

La fotografia, a sua volta, non sopprimerà una tradizione radicata nella cultura teatrale ma al contrario proporrà nuove icone da imitare. La naturalezza che i sembianti degli artisti di teatro avevano già conquistato attraverso la resa pastosa della matita litografica si accentuerà con la copia diretta dall'immagine fotografica. Sintomi di rinnovamento si riscontreranno poi nel contesto della produzione xilografica (il riferimento è al nuovo impiego su legno di testa) legata alla prodigiosa espansione e divulgazione dei periodici, delle riviste e dei libri illustrati.

Si tratta insomma di materiali da sempre di innegabile interesse per gli studiosi, anche se troppo spesso vengono utilizzati nella limitata accezione di supporto illustrativo per lavori biografici o per pubblicazioni inerenti la storia dei teatri ignorando i molteplici valori di cui sono portatori.

Era inevitabile che i cambiamenti conseguenti alla introduzione delle nuove tecnologie, con i suoi più agevoli accessi all'informazione, finissero con lo stimolare i nostri bisogni informativi. Stiamo indubbiamente maturando un diverso atteggiamento: viviamo cioè il cambiamento dal possesso all'uso dell'informazione. E allora perché non proporre tout court la creazione di un archivio iconografico virtuale, attingendo dalle più importanti collezioni di immagini italiane e straniere? Poter accedere dunque ad una collezione di documenti più ricca di quanto sia in realtà fisicamente presente in un singolo luogo ma proprio per questo ancor più stimolante (in quanto già risultato di una ricerca) anche per la possibilità di operare immediati confronti tra materiali conservati in varie istituzioni.

L'acquisizione delle immagini verdiane provenienti dalle più importanti raccolte su supporto elettronico (invece che cartaceo), e la conseguente elaborazione di un catalogo scientifico redatto secondo criteri di trattazione catalografica seria e approfondita non potrà che far emergere una fitta trama di relazioni e di rimandi culturali che non possono essere ignorati dagli studi di storia dell'arte intesi in senso moderno e dinamico, né da chi da tali materiali intende far emergere fatti, situazioni, eventi.


***


Il testo che fin qui avete letto è tratto dalla premessa ad un progetto di ricerca presentato dalla scrivente nel 1995 alla settima edizione del premio internazionale Rotary Club di Parma "Giuseppe Verdi", bandito d'intesa con l'Istituto nazionale di studi verdiani.

Il progetto, articolato analiticamente, esplicava metodi di catalogazione e di ricerca, proponeva l'utilizzo del software allora denominato Sebina Produx/Image in uso presso la Soprintendenza per i beni librari e documentari della Regione Emilia-Romagna, e allegava stimolanti esemplificazioni. L'obiettivo principale era attingere dai più importanti fondi italiani e stranieri, privilegiandone almeno una decina per quantità e qualità delle raccolte (a Milano: la Civica raccolta di stampe "A. Bertarelli", l'Archivio e Museo teatrale alla Scala, la Biblioteca del Conservatorio di musica "G. Verdi", l'Archivio Casa Ricordi; a Roma: la Biblioteca teatrale del Burcardo; a Bologna: il Civico museo bibliografico "G.B. Martini"; a Parigi: la Bibliothèque de l'Opéra, la Bibliothèque Nationale - Departement des Estampes et Photographie, il Musée Carnevalet - Departement des Photographies; a Venezia: l'Istituto di musica, lettere e teatro della Fondazione Giorgio Cini), al fine di creare una base di dati di immagini presso la prestigiosa istituzione parmense, nonché di gettare le basi per un centro di documentazione e ricerca anche iconografica da affiancare ai materiali bibliografici e archivistici ivi conservati.

Scavare per esempio in quel patrimonio di oltre ventimila fogli posseduti dalla Civica raccolta "Bertarelli" o dal Museo teatrale alla Scala di Milano e catalogare in modo sistematico tutto ciò che attiene alla iconografia verdiana senza discriminare le immagini cosiddette "minori" (volantini pubblicitari, ventagli, classiche figurine Liebig, calendari profumati, cartoline, copertine di volumi) avrebbe condotto alla creazione di un archivio virtuale tutto da scoprire, capace di trasmettere, grazie al trattamento scientifico dei documenti grafici, informazioni a più livelli: non solo dati strettamente artistici ma anche tracce preziose per cogliere alcuni aspetti della concreta e pratica attività musicale e teatrale (non ultima la possibilità, da parte degli studiosi, di operare immediati confronti tra materiali collocati a grandi distanze). Un archivio dunque, a sua volta strumento di studio, di consultazione, di indagine, sussidio fondamentale a mirate ricerche; e, soprattutto un archivio in progress, con la possibilità di continui inserimenti e aggiornamenti.

L'interesse per la ricerca sulla iconografia verdiana è proseguito in questi anni e si è esteso alla più vasta iconografia teatrale conservata presso un'altra importante istituzione parmense, l'archivio del suo teatro più celebre.

L'unicità, in ambito regionale, dell'Archivio storico del Teatro Regio di Parma - composto da oltre tremila documenti iconografici storici prevalentemente raccolti e donati dall'illustre avvocato Mario Ferrarini, cultore di argomenti lirici e teatrali, nonché segretario del teatro parmense - merita una valorizzazione ulteriore rispetto alla precatalogazione delle incisioni e litografie effettuata negli anni 1989-1990, nell'ambito del censimento regionale dei fondi di stampe curato dalla Soprintendenza per i beni librari e documentari della Regione Emilia-Romagna. Già in questa prima fase di analisi dei documenti erano emerse le caratteristiche del fondo, legato sì alla vita teatrale cittadina ma anche allo svolgersi delle vicende teatrali di altri centri italiani ed europei, primo fra tutti Parigi. Il legame con la cultura francese si esplica nella produzione locale - tutta da studiare - di immagini desunte dai modelli d'Oltralpe, o nella ricerca e nell'accumulo di originali francesi di grande rilievo storico e artistico non facilmente reperibili in analoghi archivi italiani, quali ad esempio l'Archivio-Museo del Teatro alla Scala di Milano.

Dato lo stretto legame che unisce i fogli parmensi a quelli prodotti a Parigi, gran parte dello studio storicoscientifico fin qui condotto dalla scrivente e da Giuseppina Benassati è stato svolto presso istituzioni francesi, senza tralasciare raffronti e comparazioni con le stampe delle già menzionate istituzioni italiane, della British Library e della Royal Opera House di Londra. In particolare è nata una importante collaborazione con la Bibliothèque de l'Opéra di Parigi, finalizzata alla pubblicazione dei risultati della ricerca. Un catalogo, concepito come repertorio alfabetico di artisti teatrali, illustrato da circa mille immagini, diviso in due volumi, e corredato da saggi introduttivi, sarà pubblicato nel corso del prossimo anno nella nuova serie "Imago" della collana "Immagini e Documenti", che la Soprintendenza dedica ai lavori di ricerca sui materiali grafici e di cui la stessa Benassati è curatrice.

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