Rivista "IBC" XXVII, 2019, 1

pubblicazioni

Antonella Marino e Maria Vinella, "Coltivare l’arte. Educazione Natura Agricoltura", Franco Angeli, Milano, 2018.
Nel solco del pensiero di Beuys

Mario Cerè
[IBC]

Essere insegnante è la mia più grande opera d’arte.

Joseph Beuys

 

Joseph Beuys è stato certamente uno più grandi artisti contemporanei che ha indagato il rapporto tra arte, natura e agricoltura. Eloquenti sono le parole che usa, nel 1984, in occasione della presentazione del progetto Difesa della Natura a Bolognano, piccolo paese abruzzese:

“A Kassel ho lavorato con 7000 querce, mentre qui a Bolognano svilupperemo una specie di PARADISO dove avremo 7000 alberi diversi. Sarà nel corso del nostro fare effettivo che vedremo la sostanza e le articolazioni della teoria sulla quale si basa. Scopriremo le sue implicazioni sia epistemologiche che antropologiche; vedremo dove viene a situarsi all’interno del nostro rapporto con la biosfera, la società e le coscienze dell’ecologia. […] Il nostro scopo è trasformare in realtà una frase che fu famosa nello scorso secolo qui in Italia, e anche all’inizio di questo secolo: i maestri in tutte le scuole dicevano a ogni bambino del paese che ‘l’Italia è un giardino’.”

Piantagione Paradise rimane uno dei più emblematici progetti dell’ultimo decennio del suo lavoro. Il grande artista tedesco negli ultimi anni di vita si è fortemente speso per la Difesa dell’uomo e la Salvaguardia della natura, considerando l'arte uno strumento di azione sociale e riservando un'attenzione profetica alle tematiche dell’ambiente e della sostenibilità, e soprattutto ampliando il concetto di arte: arte=uomo=creatività=scienza. Beuys in Abruzzo dà forma e sperimenta la sua teoria, capace di trasformare l’umanità in “scultura sociale: ogni uomo è un artista” (1), in quanto come essere creativo è capace di progettare, in modo responsabile, la propria esistenza nella libertà e con la natura.

Tuttavia, altri protagonisti dell’arte contemporanea si sono confrontati con queste tematiche: dagli aderenti all’arte concettuale, all’arte povera, come ad esempio, per citarne alcuni, Emilio Isgrò ( 2), Giovanni Anselmo, Giuseppe Pennone, Michelangelo Pistoletto, Mario Merz, Pier Paolo Calzolari e, in tempi più recenti, i tanti artisti di ultima generazione come Moira Ricci o quelli intervistati da Antonella Marino e Maria Vinella nel volume recentemente pubblicato da Franco Angeli, Coltivare l’arte nella collana “Educazione e politica della bellezza”.

Il libro dedica molto spazio all’arte del coltivare la terra, all’agricoltura come interfaccia tra la natura e la società e all’integrazione tra ruralità e urbanità. Particolare rilevanza viene data a tutte le ricerche e gli interventi sperimentali che si prendono cura dell’ambiente e guardano la terra come base agricola sostenibile per la nostra civiltà globale.

Il volume dà conto del rinnovato interesse per l’agricoltura come pratica artistica di giovani che, nel solco tracciato da Beuys e Baruchello, sono impegnati nella identificazione di un nuovo modello di sviluppo, rispettoso della natura e della biodiversità. Nei loro lavori si rendono protagonisti di processi creativi volti a delineare una nuova etica-estetica ecologica, capace di superare l’ambientalismo inteso come pura conservazione e mera resistenza.

A coniugare arte e mondo rurale ci provano gli artisti Nico Angiuli, Emanuela Ascari, Leone Contini, Luigi Coppola, Ettore Favini, conquistati dai valori di sobrietà, umiltà ( 3) e resilienza portati avanti dalle nuove realtà contadine che hanno riscoperto la terra come bene comune e praticano l’agricoltura biologica, biodinamica o naturale. ( 4) Lo fanno con laboratori creativi, workshop,residenze promosse in aziende agricole e con proposte operative e soprattutto con la ricerca di nuove visioni per migliorare e rigenerare l’ambiente.

Nell’ultima parte del volume troviamo una mappatura dei parchi-scultura e dei giardini d’artista presenti nel nostro paese, dove l’arte incontra l’agricoltura e più in generale affronta la relazione tra l’uomo e la terra.

La terra, come ci ha insegnato Sereni, non è più sentita come matrigna, “una nuova classe, la borghesia comunale, ha preso la testa del progresso agrario; e i coloni che han piantato e che curano quegli ulivi, non son più servi della gleba. La loro libertà – conquistata o concessa nella lotta dei Comuni contro i feudatari – è per ora iscritta in carte come quella del bolognese Liber Paradisi del 1256, che non ai servi, certo, aprono le porte di un paradiso in terra. Ma già, in quella libertà, coloni ed artisti imparano che non basta riflettere, sulla realtà del paesaggio, la propria intimità ed il proprio sforzo doloroso: bisogna-e si può-improntarla di forme attive e creatrici”. ( 5)

Volume:
Antonella Marino e Maria Vinella, Coltivare l’arte. Educazione Natura Agricoltura, Franco Angeli, Milano, 2018.

Note

1. P. Burger, Teoria dell’avanguardia, Bollati Boringhieri, Torino, 1990, pagg. 129-147.

2. Emilio Isgrò, nel presentare il suo nuovo lavoro Le api scatenate (Lipari, 2013), ci offre un’immagine efficacissima, sospesa tra l’attualità e il mito: “Non è la prima volta che uso le api per le mie mostre, ma in questa occasione si tratta di api eoliane e siciliane, cioè di insetti in grado di sopravvivere all’inquinamento che sta distruggendo tutte le altre api del mondo. Come se la sapienza millenaria di cui le api sono portatrici, suggendo il miele dai fiori delle grandi culture mediterranee – da quella greca a quella araba, da quella fenicia a quella normanna – potesse ancora lanciare un segnale di fiducia a un’Europa che sembra sgretolarsi sotto il peso della sua stessa storia” .

3. “L’espressione, “umiltà”, deriva da humus, la terra, da cui proviene humilis, humilitatis, umiltà. Gesù – che è la Parola di Dio – è stato colui che si è calato dentro l’humus della sua terra, come seme nascosto, per imparare i nostri linguaggi umani. […] le parabole più belle di Gesù sono ambientate, nella casa o fuori casa, in un mondo agricolo, nei dintorni di Nazareth” (tratto dal saluto del vescovo di Novara, Franco Giulio alla festa della Coldiretti regionale del 6 giugno 2013).

4. Emblematica la dichiarazione di Emanuela Ascari che troviamo a pag. 69: “il mio lavoro è orientato a indagare la relazione tra uomo e ambiente a partire dalla terra, nel significato plurale di suolo, terreno, terra e dal territorio come lo spazio di manifestazione dei comportamenti culturali, delle dinamiche economiche, politiche e sociali di una comunità, ma anche come spazio di creazione dell’immaginario e della memoria di un luogo […] La mia ricerca mira a trovare i principi di un’ecologia del pensiero e forme per aprire nuovi immaginari, relazionare la cultura e l’ecosistema”.    

5. E. Sereni, Storia del paesaggio agrario italiano, Laterza, Bari, (1961) 1972, pag. 127.

 

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