Rivista "IBC" XXVII, 2019, 1

I nuovi arredi al Mambo per la biblioteca Pozzati (Legge regionale n.18/2000). 
Una biblioteca d'artista

Claudia Collina
[IBC]
Giordano Vignali
[IBC]

Nell’anniversario della nascita dell’artista bolognese Concetto Pozzati, sabato 1° dicembre 2018, a poco più di un anno dalla sua scomparsa, si è svolta l’inaugurazione del fondo intitolato a suo nome, donato dagli eredi alla Biblioteca Emeroteca del MAMbo, Museo d’arte Moderna di Bologna. Il fondo è consultabile nella nuova sezione della biblioteca, implementata anche grazie al sostegno proposto dall’IBC sul piano bibliotecario 2018, pari a 35.000 euro e approvato dalla Giunta regionale tra gli interventi programmati nell’ambito della legge regionale 18 del 2000.

Situata al primo piano del museo, all’interno di una sala di 64 metri quadrati, già utilizzata per piccole mostre ed eventi temporanei, la sezione intitolata a Pozzati è stata allestita con nuovi arredi in stile coordinato con quelli già esistenti nella biblioteca; in particolare, scaffali in MDF composti di moduli a giorno in linea con le altre librerie preesistenti, per una capienza complessiva di circa 88 metri lineari, e due tavoli per un servizio di 4/6 postazioni per la consultazione, la lettura e lo studio.

La dotazione del fondo “Concetto Pozzati” comprende l’ampia parte, riferita all’arte moderna e contemporanea, degli oltre 5.000 volumi e riviste della raccolta donata dai figli Jacopo e Maura Pozzati in memoria del padre, un patrimonio librario e documentario di grande valore e prestigio, che merita di essere conosciuto per l’interesse che riveste per lo studio della materia. Il fondo non è ancora stato catalogato interamente, tuttavia è già di libero accesso grazie ad una collocazione sugli scaffali articolata in quattro aree tematiche, funzionali ad una facile consultazione: monografie e cataloghi monografici; cataloghi di mostre collettive italiane e straniere; saggi, testi critici e scritti d’artista; riviste specializzate. Spiccano numerosi volumi in cui si trovano appunti di Pozzati o dediche autografe di altri artisti con i quali era in relazioni professionali o d’amicizia e alcune rarità, come il catalogo della prima mostra di Andy Warhol in Europa nel ’68. Per la restante parte della donazione, attinente agli altri ambiti d’interesse del celebre pittore (già Assessore alla cultura del Comune di Bologna dal 1993 al 1996), l’intento è quello di allestire con ulteriori arredi un altro locale del Museo adibito alla conservazione e di procedere poi alla catalogazione del patrimonio per renderlo interamente fruibile agli utenti per la consultazione. A proposito dell’interesse per la Pop-art da parte del poliedrico artista e del suo ruolo attivo nella realtà culturale del territorio, piace ricordare che Pozzati, su indicazione dell’amico assessore Carlo Maria Badini, fu anche l’autore del logo del Consorzio provinciale per la pubblica lettura: un nitido occhio aperto, viola e turchino, simbolo non solo dell’essenza e della divinità, ma anche della conoscenza e dunque dell’iniziazione alla lettura, apparso per la prima volta nel 1963 sui manifesti promozionali del servizio come traduzione visiva dello slogan “Butta un occhio in biblioteca”.

Per la consultazione dell’ingente patrimonio del fondo: Biblioteca Emeroteca del MAMbo, via Don Minzoni n. 14, Bologna; tel. 051 6496617/22/11, e-mail angela.pelliccioni@comune.bologna.it, sito web http://www.mambo-bologna.org/biblioteca; orari di apertura: martedì, mercoledì e giovedì ore 9–13 e 14–18, venerdì 9–14 (chiusura: sabato, domenica, lunedì e festivi). La biblioteca, oltre alla recente acquisizione del Fondo Pozzati, include anche una sezione dedicata a Giorgio Morandi e una sala di deposito (i cui volumi sono consultabili solo su prenotazione). Servizi erogati: reference, riproduzioni (a pagamento), rete wi-fi (gratuita), postazioni informatiche per ricerca bibliografica e navigazione internet (gratuita, previa registrazione).

(Giordano Vignali)

Concetto Pozzati (Vo', 1935-Bologna, 2017) lo incontravo spesso in centro, tra le vie del quadrilatero o sotto i portici, tra il ghetto ebraico dove aveva la sua abitazione e la zona universitaria, dove era ubicato il suo studio. La nostra conoscenza aveva lunga data, era “di famiglia” anche se non di frequentazione, e ciò bastava affinché ci si fermasse a ogni incontro con diretta confidenza e stima, per grandi saluti e un immancabile commento sulla situazione artistica contemporanea. Mi fermavo ad ascoltarlo affascinata dalla sua straordinaria intelligenza, sempre sostenuta dal fuoco interiore della creatività unita a sapienza ed eloquenza, vigile sul presente dell’Arte e dal calore avvolgente della sua voce dai toni bassi e profondi.

Accademico di San Luca, Direttore dell’Accademia di Belle Arti di Urbino e Professore di Pittura a Firenze, Venezia e Bologna e Assessore alla Cultura del Comune felsineo dal 1993 al 1996, la grande personalità di Concetto Pozzati ha reso viva, originale e letteralmente straordinaria ogni attività intrapresa nell’arco della sua vita. Figlio d’arte di Mario e nipote di Sepo, Concetto ha esordito con poetiche informali materico-gestuali poco dopo virate in un discorso di nuova figurazione organica e Pop-Art, oggettuale e massmediale, nutrite di Cubismo orfico e suggestioni surrealiste che permangono nel lungo corso della sua ricerca artistica; e la ricerca con il suo nome nel catalogo del patrimonio culturale della Regione Emilia-Romagna PatE-R dimostra che le sue opere sono parte delle più importanti collezioni d’arte contemporanea del territorio e oltre.

Con IBC lavorammo insieme per il convegno internazionale Percentuale per l’arte negli edifici pubblici da noi organizzato a Bologna, nella Sala degli Specchi di Palazzo Gnudi il 13 maggio 2009 e, riletta oggi, la chiosa del suo intervento in merito alla legge 717 del 29 luglio 1949 e ss.mm. è sempre di pregnante significato e attualità: “ l’opera è un segno-segnale della città che si identifica con la città, che la guarda, che la giudica e che viene giudicata, ecco questo mi sembra un’apertura, anche intellettuale, molto alta; non è solo burocrazia, in essa si propone un’unità delle arti come chiasmo a incrocio, quindi un dialogo tra specifici anche se, l’abbiamo detto, le classi dell’arte non esistono quasi più e il concetto della professionalità dell’arte si è dilatato. Credo che bisognerà allargare l’idea di utilità e usabilità dell’arte attraverso committenze rigorose e far applicare la legge, magari sburocratizzandola un po’; la legge, che spesso è stata disattesa, deve rifondarsi sulla centralità dell’opera, perché l’arte è sempre interrogazione e non arrogante esclamazione, l’arte non può essere solo edificatoria ma è un estratto eidetico che avrà gli occhi per guardare la città e per farsi guardare in quanto la cultura civile passa solo attraverso l’arte.”  ( https://ibc.regione.emilia-romagna.it/progetti/progetti-1/allegati-progetti/Percento _Convegno_atti.pdf)

La centralità del pensiero dell’artista, l’essenza degli oggetti ideali della mente espressi in forma e materia, e della sua posizione d’intellettuale indipendente sono sempre state fulcri della ricerca di Concetto, ideatore del famoso convegno Autonomia critica dell’artista– svoltosi in concomitanza dell’edizione Arte Fiera 1978 e il cui partecipato e denso dibattito fu pubblicato sulla rivista “Iterarte” dell’anno successivo – in cui si ritrova la radice di quanto palesato con coerenza trent’anni dopo, ossia “la riappropriazione e dilatazione del proprio ruolo” espresse nell’impegno rigoroso nella propria professione artistica “autorganizzata” e in relazione, feconda e dialettica, con il contesto sociale e territoriale. Allora si trattava di concetti sovversivi e profetici, che sono maturati nel tempo sino a trovare un’odierna, anche se ignara, conformità e prassi nelle generazioni di artisti più giovani nati tra gli anni Ottanta e Novanta; e, a tal proposito, Massimo Pulini e io abbiamo voluto proprio ricordare la lungimirante chiaroveggenza di Concetto nel promuovere e legittimare l’autopresentazione critica della giovane artista Silvia Infranco nell’ambito dell’edizione di Vie di dialogo/6-CaCO3 e Silvia Infranco, tutt’ora in corso presso l’Ala Nuova del Museo di Rimini, organizzata dal Comune e dall’Istituto Beni Culturali.

La città di Bologna e l’IBC hanno sempre voluto bene a Concetto e il suo ottantesimo compleanno, nel 2015, è stato festeggiato con affetto e doni reciproci: Valeria Cicala ( 1) sempre in questa sede, ricorda che il MAMbo propose, per la prima volta in una esposizione monografica le opere dell'artista presenti nella collezione, a cui si aggiunse la donazione da parte di Concetto dell’opera Ortogonale pom del 1968, con le forme plastiche e opulente della sua cifra Pop-art e non lontana dal dipinto Inventario: mio rinnovato amore per Léger, realizzato con il 2% per l’arte per le Scuole Archimede di San Giovanni in Persiceto, il cui titolo programmatico denunciava l’ispirazione orfista. E questo affetto si è rinnovato il 1 dicembre 2018, giorno del suo compleanno a poco più di un anno dalla scomparsa, con la presenza di tutta la città all’inaugurazione della mostra presso la sua galleria storica di riferimento, con la mostra Lungo gli anni…Concetto Pozzati alla de’ Foscherari e a quella del Fondo Concetto Pozzati all’interno della Biblioteca Emeroteca del MAMbo, specializzata in arte moderna e contemporanea e aperta al pubblico per la libera consultazione. La nuova sala, dedicata esclusivamente alla raccolta donata al MAMbo e alla città di Bologna dai figli Jacopo e Maura Pozzati, è stata resa accessibile al pubblico grazie al contributo e alla collaborazione di numerose istituzioni tra cui l’Istituto Beni Culturali della Regione Emilia-Romagna.

Io, che lo incontravo nelle strade del centro e ancora mi volgo con la suggestione d’intravederlo, lo saluto ora nell’unico modo che so essergli caro: ciao Concetto.

Note

1.  Valeria Cicala, Auguri Maestro!, in "IBC" XXIII, 2015, 4.

(Claudia Collina)

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