Rivista "IBC" XXVI, 2018, 3

Dossier: La città in prima visione. Nasce I-Media-Cities, il portale che raccoglie i patrimoni delle cineteche europee

media, progetti e realizzazioni

Nuove dimensioni per il patrimonio culturale

Pier Giacomo Sola
[Ricercatore su temi educativi e culturali, STePS Bologna]

Le tecnologie dell’informazione hanno radicalmente mutato molti aspetti della nostra vita, quindi non ci può sorprendere che negli ultimi decenni anche il settore culturale sia stato profondamente toccato da questi importanti cambiamenti. Non più di 25 anni fa, ricercatori, studenti e cittadini che avevano bisogni di libri, articoli o informazioni sull'argomento di loro interesse erano soliti trascorrere molto tempo all’interno di una biblioteca. Dovevano chiedere aiuto a un bibliotecario ed essere guidati nell’individuazione dei documenti più rilevanti, usando cataloghi cartacei. Spesso erano costretti ad aspettare diverse settimane prima di ricevere l’unica copia di un volume resosi disponibile in una biblioteca lontana.

Il settore del libro è stato il primo a essere fortemente interessato dalla rivoluzione tecnologica, con il progressivo sviluppo di sofisticati OPAC (cataloghi di accesso pubblico online) già a partire dagli anni '80, seguito dalla creazione di servizi bibliotecari nazionali e infine - grazie alla spinta data dal progetto Google Book Search – dall'opportunità di avviare ricerche online sul testo delle riviste e dei libri forniti dalle biblioteche partner di Google. È chiaro come questa iniziativa abbia aperto un immenso potenziale per accedere alla conoscenza, tuttavia è evidente la complessità degli aspetti legali relativi alla gestione dei diritti di proprietà intellettuale di queste pubblicazioni. Una conseguenza diretta di tale processo è stata la nascita del concetto di Creative Commons, nato nel 2002 con l'obiettivo di rendere disponibile al pubblico, in modo legale e condiviso, il maggior numero di opere creative. Tale strumento conta ora oltre 1,2 miliardi di opere messe a disposizione sotto questa forma di licenza.

Anche gli altri settori della cultura - principalmente musei e archivi, ma anche – per esempio - siti archeologici e complessi architettonici, come pure il patrimonio intangibile, registrazioni audio e video, non hanno atteso a lungo prima di iniziare a ricevere benefici dalle tecnologie dell'informazione. Per tali opere, il problema da affrontare appare subito più difficile, principalmente a causa di due aspetti chiave: l'unicità dell'opera d'arte (nel settore del libro, una volta catalogata e scansionata una copia del testo, non è necessario ripetere la stessa operazione con tutte le altre copie esistenti) e le caratteristiche tridimensionali di queste opere.

Questi due punti necessitano di un approccio completamente diverso nell’individuazione di quali siano le tecnologie utili per affrontare tali problemi: essi coinvolgono diversi aspetti, quali - solo per fornire alcuni esempi - la definizione di standard comuni per la digitalizzazione, la risoluzione delle procedure di scansione da utilizzare, la necessità di elaborare modelli 3D, lo sviluppo di strumenti multilinguistici e semantici per meglio dettagliare la descrizione degli oggetti, l'uso della realtà virtuale e aumentata per migliorare l'esperienza degli utenti nella fruizione dell’oggetto, e così via.

Ingenti investimenti sono stati stanziati in molti paesi per finanziare queste ricerche, anche per la crescente importanza che la cultura e il turismo culturale hanno assunto nello sviluppo economico dei paesi moderni. Dall'inizio del XXI secolo, è stato avviato un enorme sforzo in Europa per lanciare una serie di programmi di cooperazione tra governi, università, centri di ricerca e industrie, concentrati sullo sviluppo di strumenti per migliorare la qualità dei servizi culturali e definire una politica comune per la gestione, salvaguardia e valorizzazione del patrimonio digitale. Diversi di questi progetti sono confluiti nello sviluppo di Europeana, la piattaforma per la cultura digitale che raccoglie i contributi di oltre 3.000 istituzioni in tutto il continente, dai musei più famosi e conosciuti in tutto il mondo, alle istituzioni culturali locali e regionali che gestiscono raccolte di piccole dimensioni incentrate su particolari temi.

Oggi ci sono circa 500 progetti di cooperazione transnazionale avviati in Europa a partire dal 2014, rivolti a tematiche legate al patrimonio culturale digitale o allo sviluppo di tecnologie per aumentare l'accessibilità e favorire l’uso creativo dei beni culturali.

Sempre più la gestione della cultura non è quindi un problema limitato a un numero ristretto di esperti principalmente interessati a preservare e a proteggere il nostro patrimonio, ma sta diventando invece un elemento chiave per lo sviluppo socio-economico di un paese o di una regione. È bene quindi continuare il lavoro di rafforzamento della cooperazione politica, delle relazioni e del networking tra gli attori coinvolti, per favorire la discussione su nuovi modelli di governance del patrimonio e dell’innovazione sociale per la cultura. È comunemente riconosciuto che approcci partecipativi usati nel settore del patrimonio culturale offrono l'opportunità di promuovere una maggiore partecipazione democratica, accrescere la sostenibilità e la coesione sociale, e affrontare meglio le sfide sociali, politiche e demografiche dei nostri anni. Sono dunque uno strumento chiave per proteggere e migliorare il valore del patrimonio culturale, rafforzare il suo contributo alla crescita economica e alla creazione di posti di lavoro, condividere i valori culturali comuni e aprire la strada a un rapporto più stretto tra i singoli individui e le istituzioni.

 

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