Rivista "IBC" XXVI, 2018, 3

mostre e rassegne

Una rassegna in biblioteca a Misano, per molteplici riflessioni filosofiche.
I nodi della vita

Lisa Delbianco
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Il fascino simbolico dell'immagine del nodo attraversa l'universo delle conoscenze umane, dalla botanica alla biologia, dalla medicina alla geografia, fino alla matematica. Si tratta di un'idea archetipica che supera confini geografici e limiti culturali grazie alla sua ambigua polisemia e che ritroviamo metaforicamente in tante espressioni della nostra tradizione linguistica, a cominciare da i nodi della vita.

Il nodo rimanda a un insoluto da districare, un problema da risolvere, ma anche all'idea di unione, di ciò che saldamente lega e sostiene, come l'immagine delle mani che si stringono. È sempre un punto di complessità che merita una rispettosa riflessione: chi non ha provato un pizzico di fastidio per il brutale taglio del nodo gordiano da parte di Alessandro Magno? Il filosofo Salvatore Natoli, storico relatore delle serate misanesi, suggerisce che la metafora del nodo, intreccio che può anche soffocare, rende conto di ciò che è la vita per ciascuno di noi.

Da questa suggestiva riflessione ha tratto spunto Gustavo Cecchini, direttore della biblioteca di Misano Adriatico, da anni curatore delle fortunate rassegne filosofiche che vengono attese dal pubblico come gioiose feste del pensiero, per dar vita al nuovo ciclo di conferenze intitolato, appunto, “I nodi della vita”. Nove serate (che avranno luogo al Cinema Teatro Astra di Misano Adriatico dal 5 ottobre al 30 novembre) che vedranno protagonisti grandi nomi del panorama culturale: Umberto Galimberti, Marcello Veneziani, Marco Guzzi, Diego Fusaro, Piero Boitani, Carlo Sini, Gabriella Turnaturi, Luigi Zoja e Vito Mancuso.

Ogni serata affronterà un nodo nevralgico dell'esperienza umana per disegnare una fenomenologia dell'esistenza tra il vissuto quotidiano e le parole della filosofia, ancora una volta chiamata a consolare e a indicare la giusta direzione.

Tante dunque le tematiche affrontate. La problematicità della vita del singolo, dell'illusione di determinare la propria esistenza assumendo il proprio Io come un assoluto, rispetto alla reale condizione umana inscritta nel ciclo di natura, che fa dell'uomo un semplice funzionario della specie.

La tensione del rapporto fra destino e carattere partendo dall'assunto che l’estrema modernità ha dichiarato guerra al destino in tutte le sue forme: natura, limite, obbligo, ordine, necessità, fedeltà. Il concetto di libertà viene a coincidere con un rifiuto radicale di esso. È tempo di domandarsi se questa sia la scelta sensata, ed è tempo di chiedersi se il caso, l’automatismo, l’impulso che hanno sostituito il destino, ci diano veramente più libertà, più autonomia, più razionalità e più felicità. Oppure meno.

Altro nodo centrale quello delle relazioni e dei legami della contemporaneità. La strenua difesa della propria autonomia, la paura della dipendenza coniugata all’ansiosa ricerca di intimità, sembra nutrita dalla voluttà di una irraggiungibile autenticità sempre più “istituzionalizzata”, come se solo cercando dentro di sé, quel sé ormai colonizzato dalla cultura del consumo e dell’autosufficienza, si potesse trovare senso e autorealizzazione. Dalla gelosa difesa del proprio sé, comunque desideroso e curioso dell’incontro con l’altro, si è passati a un Io ostile e timoroso. Da quel sé orgoglioso e spavaldo è nato un Io Frankenstein, chiuso in una fortezza, che vede nell’altro un nemico. La voluttà dell’estraneità si è fatta desiderio di dominio e possesso, misconoscimento dell’alterità e solitaria autoaffermazione. Due Io si fronteggiano tesi a cancellarsi l’uno con l’altro, trascinandosi ora nel più fusionale dei rapporti, ora nella più effimera delle relazioni.

E ancora il nodo della convivenza sociale. La legge stabilisce ciò che è lecito e ciò che non lo è. I criteri che sono alla base di questa distinzione implicano una qualche idea di giustizia collettiva ma allora ecco emergere il nodo della politica: c'è giustizia perché i criteri sono giusti o sono unicamente i criteri a stabilire che cosa è giusto? La soglia della legge nasconde in sé uno strapiombo che sembra incolmabile. Si può sperare di colmarlo? Come?

Altro tema che merita profonda riflessione quello della paternità che, a differenza del concetto di maternità, è un fatto quasi esclusivamente culturale, i cui contorni si sono disegnati insieme alla famiglia monogamica, un adattamento recente, ancora insicuro e precario. Questo significa che il suo valore va insegnato a ogni generazione, altrimenti se ne perde consapevolezza. Le maggiori figure mitiche dell’antichità – Ettore, Ulisse, Enea – possono riassumere l’affermazione del padre che avanza parallela a quella dell’Occidente. Nella modernità, l’industrializzazione e le guerre mondiali portano i padri materialmente sempre più lontano. A loro volta i “padri terribili” – i dittatori – del XX secolo accelerano la sparizione del padre come simbolo, la moltiplicazione vertiginosa dei divorzi e ci porta a riflettere su questa figura indebolita ma imprescindibile.

Altro nodo centrale della vita, il lavoro: cosa ne resta nell'epoca della robotizzazione e del precariato? Cosa resta della classe lavoratrice? Scopo dell'intervento sarà un'analisi spietata della distruzione dei diritti del lavoro e della classe lavoratrice operata dal turbocapitalismo globalista che si è venuto imponendo dopo il 1989.

Infine, dinanzi alla fragilità umana tutti i nodi della vita vengono al pettine. In tal senso la morte, come mistero ultimo della precarietà umana, è il nodo di tutti i nodi, la domanda di tutte le domande, in quanto tutte le altre questioni, gli affetti, il lavoro, le scelte economiche, sociali o politiche, ma anche la ricerca scientifica, etica o estetica, vengono interrogate nella loro essenza ultima, vengono radicalmente messe in questione dinanzi al mistero del nulla, che la morte inscrive nella nostra carne. A che scopo? Questa è la domanda che, come diceva lo stesso Nietzsche, rimbomba oggi più che mai, proprio al termine di un ciclo di secolarizzazione e di scristianizzazione che si sta compiendo in un'epoca profondamente ambigua, chiamata nichilismo, regno cioè in cui il Nulla sembra svuotare di senso ogni cosa. Qui si riaprono tutte le domande: non solo non si chiudono, come credono coloro che si fermano all’ovvio e allo scontato, ma si rilanciano con inedita radicalità, e proprio la morte, ovvero un'inedita contemplazione del suo mistero, può divenire, come intuì Heidegger, la soglia di un radicale ricominciamento, la porta girevole della vera vita.

 

I NODI DELLA VITA

5 ottobre

UMBERTO GALIMBERTI La doppia vita 

12 ottobre

MARCELLO VENEZIANI Destino e carattere

19 OTTOBRE

MARCO GUZZI La fragilità, la morte

26 OTTOBRE

DIEGO FUSARO Il lavoro

31 Ottobre

PIERO BOITANI Alla ricerca della felicità

9 Novembre

CARLO SINI Legge, diritto, giustizia                                                       

16 Novembre

GABRIELLA TURNATURI Essere per sè, essere con l'altro: relazioni e legami della contemporaneità 

23 Novembre

LUIGI ZOJA Il dramma inesauribile: attualità e storia della figura paterna.

30 Novembre

VITO MANCUSO Il nodo della fede

 

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