Rivista "IBC" XXVI, 2018, 2

progetti e realizzazioni, pubblicazioni

Grazie alle studentesse della “Brigata Viganò”, si deve la ripubblicazione di un racconto per ragazzi della scrittrice alla quale hanno dedicato un progetto per farla conoscere alle nuove generazioni.
La favola di Renata

Isabella Fabbri
[IBC]

Renata Viganò è stata scrittrice, giornalista, staffetta partigiana. Alla sua esperienza nella Resistenza ha dedicato il suo libro più bello, quello che l’ha resa famosa, L’Agnese va a morire, ambientato nelle valli di Campotto e Comacchio e incentrato sulla figura di Agnese, alter ego dell’autrice. Di recente, la scrittrice bolognese è diventata oggetto di un progetto originale che ha prodotto un libro e una serie di iniziative a lei dedicate. A immaginare e portare avanti con grande determinazione questo progetto di studio, lavoro e scrittura collettiva sono state cinque amiche poco più che ventenni, studentesse dell’Università di Bologna.

Dafne Carletti, Sofia Fiore, Margherita Occhilupo, Marta Selleri, Elena Sofia Tarozzi volevano raccontare la Resistenza attraverso una figura femminile e una scrittrice resistenziale che forse oggi a molti poteva apparire datata. Ma le cinque ragazze – autodefinite Brigata Viganò – hanno trovato il modo giusto per parlare di lei. Con l’aiuto di Tiziana Roversi, da sempre impegnata sul fronte dell’editoria, dell’illustrazione e dell’infanzia, hanno rintracciato e ripubblicato La bambola brutta un racconto per ragazzi che Renata Viganò aveva scritto negli anni Cinquanta per Il Pioniere, giornalino diretto da Gianni Rodari. Il racconto ha come protagonista una bambina, Eloisa e la sua bambola che viene usata per recapitare un importante messaggio tra partigiani ed è stato ripubblicato in forma di albumcon le illustrazioni di Viola Niccolai. Il testo è corredato da una sezione in cui le curatrici si rivolgono ai ragazzi di oggi, recuperando la storia di quel periodo. La sovraccoperta del libro in carta spessa - il bel progetto grafico è di Mauro Luccarini - si apre e si trasforma in una mappa della città di Bologna in cui sono evidenziati sette luoghi della Resistenza e della vita di Renata: il sacrario in Piazza Nettuno e il monumento al partigiano e alla partigiana di Porta Lame, ma anche la casa in cui la scrittrice è nata nel 1900 e quella di via Mascarella 63/2 in cui Renata è vissuta con il marito Antonio Meluschi e il figlio Agostino detto Bu. In questa “prodigiosa casina” come la definì Marino Moretti, si discuteva di politica, letteratura e pittura e tra i frequentatori abituali c’erano Pier Paolo Pasolini e Roberto Roversi.

Ma le gesta della Brigata Viganò non si fermano alla riproposizione del racconto. La mappa colorata si è tradotta in un percorso che ha attraversato la città con mostre, letture, incontri con ragazzi delle medie e bambini delle elementari. Il 21 aprile scorso “L’Agnese va a morire” è stata letta collettivamente presso il sacrario di Piazza Nettuno e il 17 giugno è stata apposta una targa sui muri della casa di via Mascarella in memoria di Renata e del marito.

Sono stati molti a collaborare con le cinque ragazze per la buona riuscita del loro progetto civile: tra i tanti ricordiamo la famiglia Meluschi-Viganò, Antonio Faeti, l’ANPI provinciale di Bologna, l’Assemblea Legislativa della Regione Emilia-Romagna.

Ci attendiamo dalla Brigata Viganò nuove imprese per il 2019.

Volume:
Renata Viganò, La bambola brutta. Storia di Eloisa partigiana, a cura di Dafne Carletti, Sofia Fiore, Margherita Occhilupo, Marta Selleri, Elena Sofia Tarozzi, illustrazioni di Viola Niccolai, Bologna, 2017. 

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