Rivista "IBC" XXVI, 2018, 1

Dossier: Le parole del restauro. La conservazione del patrimonio culturale in Emilia-Romagna

restauri

Note tra catalogazione e conservazione della fotografia

Giuseppina Benassati
[IBC]

La fotografia specchio del secolo è il titolo del convegno nazionale tenuto al Salone dell'arte del restauro di Ferrara del 2003, quarto appuntamento di Conservare il Novecento, seminario annuale di confronto e di studio tra operatori di biblioteche, archivi e musei, sulla molteplicità di problematiche conservative e gnoseologiche relative al complesso mondo di opere, documenti e discipline caratterizzanti la produzione culturale del secolo scorso.

A quindici anni di distanza da quell'incontro, possiamo tentare un primo bilancio in ordine al complesso tema del trattamento, della gestione e della conservazione di un patrimonio, rilevante per quantità di opere, ed eterogeneo per materiali e forme di aggregazione. L’intervento dell'IBC (ex legge regionale 18/2000) ha proseguito campagne di catalogazione intraprese già nel decennio precedente (ex legge regionale 42/1983), accrescendo la conoscenza e la libera fruizione di oltre due milioni di immagini.

Archivi di fotografi acquisiti dal pubblico dopo la dismissione dell’attività, archivi di enti territoriali, di organizzazioni sindacali, raccolte e collezioni parte integrante di fondi bibliotecari, archivistici o di archivi culturali, esiti dell’attività di fotografi contemporanei impiegati in interessanti progetti sul territorio, sono divenuti consultabili grazie alla catalogazione. Il loro insieme costituisce una sorta di possente "memoria iconica" che in molteplici occasioni, soprattutto relative a circoscritti ambiti geografici, si è dimostrata collante per la ri-costruzione dell’identità collettiva.

Le fotografie catalogate – accessibili da qualunque dispositivo collegato a web – vedono la netta prevalenza di opere analogiche prodotte nei primi novant'anni del Novecento. Il computo della produzione digitale è ancora indefinibile; se riusciremo a salvaguardare la memoria immateriale della nostra contemporaneità, dovremo fare i conti con numeri inimmaginabili. É certo che le pratiche conservative fin qui note per il digitale sono riconducibili al riversamento periodico su nuove memorie, il ché sposta radicalmente i parametri della conservazione dal concetto di ‘originalità’.

A oggi, gli oltre due milioni di fotografie catalogate, i cui dati digitali sono accessibili negli OPAC deli Poli dell'Indice SBN, costituiscono, come dicevamo, un'importante "memoria iconica". Buone le condizioni dell’80 per cento del bianco e nero, scadenti quelle del 50 per cento del colore. Non molti gli interventi di restauro vero e proprio ma, conseguenza del trattamento catalografico della fotografia – che implica l'identificazione di materiali e tecniche di esecuzione – costanti sono le azioni destinate a garantire la permanenza dell'immagine fotografica 'originale'. Consueta è la messa in opera di azioni e strumenti di controllo di umidità e temperatura ambientale, abituale l'utilizzo di materiali acid free per l’archiviazione. Accanto a tutto ciò, ma non in sostituzione, è la 'traduzione' in digitale, prevista con la doppia finalità di preservare l'originale dalla manipolazione e agevolare la consultazione.

Per missione statutaria l'IBC ha da sempre posto l'enfasi sulla catalogazione, momento conclusivo e al contempo in itinere, di attività di studio e riordino dei complessi fotografici, dei materiali di corredo e dei contesti di appartenenza. Il catalogo accoglie e restituisce informazioni pluridisciplinari; si pone come distillato di un processo conoscitivo che, grazie alla tecnologia, è sempre in progress. In ambito bibliotecario il software di catalogazione impiegato, SOL (Sebina Open Library), gestisce in back office, nei campi Stato di conservazione e Proposte di restauro, dati da intendersi come informazioni 'attive'; se associati a funzioni quali Stampa catalogo e bollettini, consentono registrazione, monitoraggio e produzione di liste.

Da un punto di visita metodologico va sottolineato, infine, come la costante attività dell’IBC a favore della fotografia sia in perenne oscillazione tra il piano speculativo e quello operativo (anche tecnologico) in un moto che non è di derivazione, ma di coniugazione di saperi, come in più occasioni ha dichiarato Ezio Raimondi. Non è questa la sede per riproporre il lungo lavoro teorico svolto dall’IBC. Prima del Manuale del 1990, viatico per la catalogazione informatizzata, (adottato da molteplici istituzioni, non soltanto regionali) era stata pubblicata (1987), per cura di Luisa Masetti Bitelli e Riccardo Vlahov, la prima opera in italiano su Conservazione e problemi di restauro della fotografia, argomento per lungo tempo 'nuovo' nel panorama culturale nazionale. Ne sono discesi moduli inseriti in tutti i corsi di formazione per catalogatori condotti dall’Istituto. In tal modo i nostri cantieri di catalogazione sono divenuti anche 'officine' attrezzate per una buona conservazione.

Nell'impossibilità di elencare tutte le esperienze di “buone pratiche” maturate in istituzioni che vanno da Piacenza a Rimini, vorrei citare due sole realtà, agli antipodi per datazione e consistenza dei patrimoni. Si tratta del fondo del colto fotografo dilettante Licinio Farini (1840-1917) della Biblioteca comunale di Russi (Ravenna) e dell'Archivio fotografico del Teatro comunale Claudio Abbado di Ferrara; milleduecento negativi su lastre di vetro nel primo caso, duecentocinquantamila fotografie su pellicola in bianco e nero, a colori, e in digitale, più diecimila positivi, nel secondo.

Entrambi i corpora sono stati oggetto di un accurato intervento di messa in sicurezza, per di più il Teatro di Ferrara ha climatizzato un locale da adibire alla sola conservazione, ha inoltre aperto al pubblico una piccola biblioteca specializzata. In entrambi i casi si è messa in atto una proficua sinergia traIBC, istituzioni e studiosi; si sono organizzati mostre e convegni. A fine lavori l’IBC ha pubblicato studi specifici, con eccellenti contributi pluridisciplinari; gli scritti di Sergio Zavoli, Marino Biondi, Ezio Raimondi, Marino Pedroni, Claudio Abbado sono una conferma della validità scientifica della tassonomia, e del metodo d’indagine, messi in campo dalla nostra istituzione a favore della fotografia.

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