Rivista "IBC" XXVI, 2018, 1

Dossier: Le parole del restauro. La conservazione del patrimonio culturale in Emilia-Romagna

restauri

Cultura e pratiche della conservazione

Antonella Salvi
[IBC]

I beni culturali non resistono al tempo, la consistenza materica e il loro aspetto esteriore cambiano e si alterano. Il degrado conservativo è inesorabile. Si trasforma lentamente anche il messaggio di quei segni del passato giunti fino a noi, poiché nessun valore resta immutato in relazione alle modificate sensibilità e ai differenti contesti culturali. Scriveva Ezio Raimondi: “anche il patrimonio artistico e naturale non ha un senso definitivo e la sua funzione va commisurata a una realtà antropologica che muta”.

Sono questi i due aspetti principali, distinti ma strettamente correlati, su cui si concentra da decenni l’attività dell’IBC nel settore restauro: la prioritaria difesa dell’integrità dei beni culturali diventa azione inscindibile dalla loro valorizzazione e da una rinnovata interpretazione di quei beni custoditi per noi e per le prossime generazioni.

Le politiche della Regione Emilia-Romagna da sempre puntano sul patrimonio culturale, sul suo potenziale identitario e inclusivo e sulle opportunità di crescita etica, culturale e interculturale che questo, nella sua straordinaria pluralità di espressioni e valori, rappresenta per la collettività. Del resto è la stessa visione sostenuta nella Convenzione del Consiglio d’Europa siglata a Faro nel 2005, riguardo il valore dell’eredità culturale per la società e il dovere di proteggerla.

La Regione traduce tale impegno in linee di indirizzo e in leggi di finanziamento su base triennale, orientate a sostenere l’attività di conservazione e valorizzazione del patrimonio. È nelle competenze dell’IBC, dal 1974 organo tecnico-scientifico e officina progettuale della Regione, costruire sul territorio un piano d’azione mirato alla realizzazione di un sistema dinamico di progetti, pratiche e collaborazioni ad ampio raggio con enti pubblici e privati locali, nazionali ed europei.

È un impegno complesso preservare un patrimonio così vasto e vario. I beni sono conservati in oltre mille istituzioni culturali di enti locali fra musei (317), biblioteche (450) e archivi storici (351) e riflettono una straordinaria varietà tipologica: libri antichi, dipinti su tela e su tavola, sculture, arredi e materiali tessili, reperti archeologici, burattini, oggetti della cultura contadina, etc. Ognuna di queste richiede differenti approcci e metodologie conservative, anche in relazione al contesto in cui le opere vivono. Quanto al degrado, può essere causato dagli effetti del tempo, come pure dai danni accidentali, dalla movimentazione o da cause naturali (terremoti, esondazioni). La scienza della conservazione del patrimonio nelle sue innumerevoli applicazioni manuali, tecniche e tecnologiche offre soluzioni e interventi mirati. Ma non si tratta solo di investire risorse economiche e di applicare metodologie scientifiche con competenze tecniche specialistiche. L’esperienza insegna: la gestione della conservazione dei beni culturali richiede una conoscenza approfondita del territorio, dei singoli patrimoni nella loro specificità e di chi li amministra localmente, i destinatari e partner di azioni congiunte.

La storia della salvaguardia del patrimonio culturale regionale coincide con la storia dell’IBC. Per restituire la consistenza dell’impegno dell’Istituto su questo fronte occorre prendere in considerazione oltre ai restauri veri e propri, tutte le pratiche che si riferiscono alla conservazione intesa nella sua dimensione più ampia: la prevenzione, la manutenzione, la formazione degli operatori, l’educazione al patrimonio, l’acquisizione come modalità di preservazione del patrimonio.

Attività che, nell’ambito specifico dei Beni librari e documentari dell’Istituto, sono state accompagnate dalle funzioni di tutela che la Soprintendenza regionale ha esercitato fino al 2015, quando è stata avocata allo Stato.

Dagli anni Ottanta a oggi, l’IBC ha realizzato complessivamente a favore del patrimonio regionale un migliaio di interventi di restauro, conservazione e valorizzazione investendo milioni di lire e euro. In particolare, dal 2000, anno in cui è entrata in vigore la legge regionale 18 che disciplina le funzioni e le attività dell’Istituto a favore di musei, biblioteche e archivi storici, sono stati avviati sul territorio regionale per il solo patrimonio museale 294 restauri e investiti oltre 3 milioni di euro (vedi prospetto).

Alla varietà di interventi corrisponde un ventaglio di collaborazioni in una logica di responsabilità condivisa: gli interlocutori sono di volta in volta amministrazioni locali, Ministero e Soprintendenze, Istituzioni culturali pubbliche e private, Università, Accademie di Belle Arti e scuole di ogni livello, imprese private, enti di ricerca, esperti, restauratori e specialisti di settore.

Il restauro in senso stretto continua a essere comunque l’azione fondamentale e imprescindibile: sono in media una trentina i progetti di restauro per il patrimonio promossi ogni anno principalmente con i Piani di Intervento previsti dalla legge, ma anche con interventi straordinari e con progetti di cantieri-scuola. La regola aurea è sempre la stessa: è l’oggetto nel suo specifico stato e contesto conservativo a orientare di volta in volta il progetto nella direzione del restauro, della manutenzione e conservazione preventiva.

Oltre al restauro, come abbiamo detto, l’attività si concentra già da decenni sulla prevenzione che rappresenta il vero traguardo, il principio cardine della conservazione dei beni culturali a lungo termine.

Per diffondere la cultura della prevenzione come pratica virtuosa, IBC ha progettato e realizzato azioni innovative e per certi aspetti pionieristiche: un esempio è l’esperienza decennale del Progetto Musa sviluppato con l’obiettivo di monitorare e migliorare i parametri ambientali dei luoghi di conservazione delle opere. Esemplare è anche il percorso intrapreso fin dai primi anni Novanta nel campo della formazione specialistica agli operatori con iniziative come Conservare il Novecento, la serie di convegni annuali e relative pubblicazioni di aggiornamento nell’ambito del restauro cartaceo.

I contributi contenuti nel dossier illustrano la varietà di pratiche possibili nel campo del restauro: alcuni analizzano restauri eccellenti sotto il profilo metodologico e storico-artistico; altri approfondiscono le diverse azioni messe in campo per ricostruire o mantenere l’integrità dei beni e al contempo valorizzarli.

La mostra che IBC presenta alla XXV edizione del Salone del Restauro di Ferrara che abbiamo intitolato Restauri in regione: una storia per immagini racconta un percosro positivo dell’esperienza di restauro. Da quello che è stato compiuto è oggi necessario partire per progettare il futuro, universo del non ancora, con lo stesso esercizio dinamico e innovativo diretto alla conservazione e alla rigenerazione dei beni culturali per tenere vivo il patrimonio e il nostro rapporto con il passato.

 

INTERVENTI DI RESTAURO E FINANZIAMENTI NEI MUSEI

DAL PIANO 2001 AL PIANO 2016 – L.R. 18/2000

 

Province

Numero di interventi di restauro

Totale somme investite negli interventi di restauro

PIACENZA

23

259.697,00

PARMA

18

207.456, 00

REGGIO EMILIA

43

470.868,00

MODENA

30

381.289,00

BOLOGNA

56

633.334,00

FERRARA

10

110.833,97

RAVENNA

33

305.300,00

FORLÌ-CESENA

35

356.338,00

RIMINI

46

416.645,16

TOTALE

294

3.141.761,13euro

 

a questa somma vanno aggiunti:

-          euro 80.000 relativi ai compensi dei direttori operativi per la redazione delle perizie tecniche previste dal Codice dal 2005 in poi;

 

-          euro 217.500 investiti nel progetto di conservazione preventiva MUSA (Rete intermuseale per il monitoraggio e gestione a distanza dei parametri ambientali e per il mantenimento del sistema dal 2002 al 2009 in 30 musei della regione.

Azioni sul documento

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