Rivista "IBC" XXVI, 2018, 1

pubblicazioni

Una biografia del pittore Wolfango.
Colloqui e sfumature

Rosaria Campioni
[Già Soprintendente per i beni librari e documentari della Regione Emilia-Romagna]

A prima vista si ha la sensazione, ormai sempre più rara, di avere tra le mani un libro concepito con premurosa cura: sulla copertina compare un intenso ritratto di Wolfango (dipinto dal figlio Davide), il testo è corredato di disegni e fotografie in bianco e nero, l’ultimo sedicesimo a colori presenta una significativa scelta di opere eseguite con tecniche diverse. Il libro sarebbe senz’altro piaciuto al raffinato committente, Wolfango Peretti Poggi, il grande artista bolognese scomparso un anno fa alle soglie dei 90 anni. Nel volume figurano altresì suoi ricordi espressi in forma diretta e stampati su carta di colore grigio. Eleonora Renda è riuscita nella difficile impresa di cogliere, dai lunghi colloqui con l’artista, i tratti reconditi e salienti di una personalità schiva e complessa. La prima parte è dedicata all’infanzia felice di Wolfango, ospitato insieme alla madre nella casa degli zii (in via Mascarella), caratterizzata dal legame affettuoso con lo zio Peppino, che gli trasmise la passione per il disegno, e con la nonna Clementina che era solita portarlo al cimitero della Certosa e agli spettacoli di burattini. Per sottolineare come l’infanzia appaia nel ricordo di Wolfango quale mitica età dell’oro l’autrice ricorre in apertura al primo libro delle Confessioni di Rousseau che, come è noto, prelude alla narrazione dell’infelicità successiva. La seconda parte comincia proprio con il brusco arresto della felicità di Wolfango, allorché la madre decise di portarlo a vivere in un’altra casa, lontana dal centro, insieme al suo nuovo marito (Algeri Poggi), che non ricoprì mai il ruolo di figura paterna, riconosciuto prima dal piccolo allo zio Peppino. Durante la guerra la famiglia si trasferì a Calderino, per sfuggire ai bombardamenti su Bologna; risalgono a quel periodo i bellissimi disegni degli animali da fattoria, esposti recentemente nella mostra realizzata dalla figlia Alighiera alla sala d’Ercole di Palazzo d’Accursio a Bologna. Nel 1959 Wolfango sposò Chiara, una donna affascinante “dall’eleganza felina”, e andarono ad abitare in una grande casa in via dei Sabbioni. L’artista iniziò a collaborare con Severo Pozzati (zio di Chiara) nel mondo della pubblicità e a guadagnarsi da vivere facendo l’illustratore. Basti ricordare le sue magnifiche illustrazioni della Divina Commedia o quelle di Gesù oggi. Fu la moglie a spronarlo a dipingere e perciò dal primo quadro del 1968 le sue opere recano la firma col nome di Chiara all’interno della prima “o” di Wolfango. I dipinti, di grandissimo formato, furono resi noti al pubblico soltanto nel 1986 grazie alla straordinaria mostra bolognese allestita in Santa Lucia da Eugenio Riccomini. La giovane Eleonora Renda, dopo aver raccontato in Cravatta a farfalla la vita di Riccomini, con questo nuovo libro ci offre una conferma del suo talento di biografa e mostra, oltre a un’accresciuta capacità di penetrazione psicologica, una predisposizione a confrontarsi coi grandi temi esistenziali del senso della vita e della morte con una maturità non comune tra i coetanei.

Libro
Eleonora Renda, Wolfango. Oltre i colori, Bologna, Minerva, 2017.

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