Rivista "IBC" XXVI, 2018, 1

Pittrici della Rivoluzione

Maria Luigia Pagliani
[Istituto nazionale studi verdiani]

Mentre nel 1796 l’Armèe d’Italie passa vittoriosamente i fiumi dell’Italia settentrionale, Jacques-Louis David, già famoso pittore della Rivoluzione, riapre al Louvre, dopo il Terrore, il suo atelier cui possono accedere ufficialmente anche le donne.

La presenza femminile alle lezioni del pittore non è una novità assoluta. Già nel 1785 figuravano fra i suoi discepoli alcune giovani: le sorelle Delaville-Leroulx, le signorine Huin e Duchosal e Marie-Anne Paulze Lavoisier, moglie del padre della chimica moderna. Poi, dopo il decreto del 1787 che proibiva la presenza delle signore nelle stesse aule degli uomini, gli insegnamenti proseguirono nelle case private.

Così nonostante le difficoltà e i pregiudizi, molte giovani donne si avvicinarono all’arte e ne fecero, se non una professione remunerativa, una passione capace di portare anche una certa notorietà. Le loro vicende professionali e private sono state ricostruite da Daniela Boni, purtroppo prematuramente scomparsa prima di poter vedere la conclusione del lavoro, e Monica Manfrini: la prima studiosa di letteratura francese, la seconda storica dell’arte nota per in suoi studi sull’arte dell’Ottocento ed in particolare sulla figura del faentino Tommaso Minardi (1787-1871).

Le due autrici propongono al lettore le vicende biografiche delle pittrici, ne ricostruiscono con precisione filologica il percorso formativo e la produzione, e restituiscono, ove possibile, grazie ad una puntigliosa analisi dei documenti storici, una corretta attribuzione delle opere, spesso assegnate, per errore, ad altri più famosi artisti dell’epoca.

Accanto all’analisi stilistica, con commossa e femminile partecipazione, si tratteggiano le vicende personali e famigliari. Talune, più ossequiose alle convenzioni e ai ruoli, abbandonano la pittura o preferiscono lavorare in silenzio per mariti famosi, altre coniugano le cure famigliari alla passione per l’arte senza mai poter fare di quest’ultima un’autentica professione, altre ancora aprono scuole di pittura per future giovani pittrici. “Molte di loro ottennero commissioni di prestigio, – raccontano le autrici del libro – alcune si dedicarono alla miniatura per raggiungere un pubblico borghese non molto abbiente, altre prepararono incisioni per libri di poesia, storia e divulgazione scientifica, altre ancora disegnarono le figure per le carte da gioco”.

Diverse per temperamento, condizione e destino ma accomunate dall’amore per l’arte e il talento, sono le protagoniste di questa storia di cui si ricordano, oltre a quelle già citate: le sorelle Guéret, Constance-Marie Blondelu Charpentier, Pauline Desmarquets Auzou, Constance Mayer, Angélique Levol Mongez, Césarine-Henriette-Flore Davin-Mirvault, Marie-Anne Julie Forestier, Nanine Vallain Piètre, Marie-Denise Lemoine Villers, Stéphanie de Virieu, Sophie Bertaud Chéradame, Louise-Rose-Julie Duvidal de Montferrier Hugo.

A ciascuna delle quindici pittrici è dedicato un capitolo il cui titolo esprime la cifra che ne contraddistingue la vita e l’opera; alla fine di ogni sezione il lettore trova la puntuale ricostruzione della produzione artistica, mentre il corredo iconografico fornisce un piccolo assaggio della qualità artistica della loro produzione.

Alle autrici del libro va il merito di avere restituito un brano importante della storia dell’arte e della didattica artistica negli anni della Rivoluzione e di aver illuminato un tratto del difficile percorso storico di emancipazione femminile.

Libro Daniela Boni, Monica Manfrini, Pittrici della Rivoluzione. Le allieve di Jacques-Louis David, Bologna, Pendragon, 2016.

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