Rivista "IBC" XXV, 2017, 4

mostre e rassegne, progetti e realizzazioni

Con il contributo dell’IBC le Cappuccine di Bagnacavallo ripensano il loro percorso moderno e contemporaneo. 
Nelle stanze della bellezza ritrovata

Orlando Piraccini
[Studioso d'arte]

Si è vestito di nuovo il Novecento dentro l’ex monastero delle Cappuccine di Bagnacavallo, dove l’arte ha il suo museo fin dal 1976. Da quando cioè – nella stagione dei centri polivalenti, vere e proprie case della cultura fondate e finanziate dalla Regione Emilia-Romagna tra piacentino e riminese – proprio alle Cappuccine Bagnacavallo aveva interamente affidato il civico tesoro storico-artistico-demoantropologico- bibliografico-archivistico.

Da allora, all’interno del vecchio e restaurato complesso monastico servizi bibliotecari e diverse anime museali hanno provato a convivere: come altrove tra le più varie difficoltà, carenze strutturali, problematiche gestionali, ristrettezze degli spazi che col tempo si son fatte sempre più pressanti. Ma si può ben dire, se si guarda al panorama odierno delle istituzioni culturali nate sul territorio regionale in quell’età dell’oro, che nel paesone della bassa ravennate le cose sono andate meglio che altrove; forse merito di buone politiche culturali e di gestioni competenti e misurate.

Certamente ne ha giovato il comparto artistico: giusta e consapevole pratica conservativa e sensati criteri espositivi per l’antico da una parte, e spazio a volontà per Novecento e creatività contemporanea.

Ed è proprio in quest’ultimo pezzetto di museo, col tempo divenuto contenitore di tutto un po’, che ha operato la sua piccola rivoluzione il direttore Diego Galizzi: puntando su decoro ambientale e su soluzioni espositive selettive e dinamiche, nella piena consapevolezza che un luogo per l’arte della modernità ‘vive’ solo se di continuo mutevole e mai uguale a se stesso.

A capo di tutto sta un meticoloso lavoro esplorativo e catalografico dell’esistente patrimonio figurativo, analizzato in tutte le sue componenti: dalla collezione donata da Vittorio Dal Borgo, singolarmente connotata dalla presenza di manufatti scultorei, ai lasciti di Anna Magrograssi, moglie di Enzo Morelli, con uno straordinario fondo di dipinti, disegni e dell’archivio personale del pittore d’origine bagnacavallese, e di Emilio Ferroni con un notevole corpus di opere grafiche dal quale ha poi preso corpo il Gabinetto delle Stampe col tempo arricchitosi a dismisura grazie alla brillante esperienza del Repertorio degli incisori italiani, fino alle più recenti acquisizioni. Ogni opera oggi presente nelle collezioni comunali è stata riconnessa alle vicende del Centro delle Cappuccine, tra le tante iniziative e gli eventi artistici d’ogni genere che hanno caratterizzato la vita culturale di Bagnacavallo dell’ultimo mezzo secolo.

Così oggi, è facilmente percepibile nel nuovo ordinamento espositivo il file rouge che collega fra loro spezzoni di corridoi alle vecchie celle della clausura, appena oltre il salone dell’arte antica e alle spalle l’ambiente dedicato a Morelli (anch’esso forse bisognoso d’un qualche restyling).

È come una narrazione continua che si offre oggi al visitatore: ogni singolo capitolo o presenza, anche se di interesse eminentemente locale, rimanda ad una visione più larga della vicenda figurativa italiana. Un percorso virtuoso, insomma, lungo il quale si alternano spunti tematici ad approfondimenti monografici su questo o quell’autore, cominciando da due valenti pittori bagnacavallesi tra Otto e Novecento, già a rischio di dimenticanza ed ora giustamente in evidenza: Giuseppe Rambelli ed Edgardo Saporetti.

 “Col chiudersi dell'Ottocento – spiega Galizzi al visitatore del museo – un nuovo approccio alla pittura si fa strada: al tradizionale esercizio accademico si affianca lo studio dal vivo, en plein air, che predilige gli umili soggetti del quotidiano. Firenze, pioniera della moderna visione grazie ai Macchiaioli, diventa un centro d’attrazione per tanti artisti romagnoli in cerca di novità”. Ed eccoli, dunque, il Rambelli dedito in particolare alla ritrattistica mondana col gusto della buona pittura e il Saporetti eclettico e camaleontico, prima del giusto ‘ritratto’ dedicato a un altro ottimo pittore d’origine bagnacavallese, Giuseppe Bartoli.

Seguendo poi il filo (tra un piccolo capolavoro e l’altro della Collezione Dal Borgo, da Medardo Rosso a Manzù) che porta fino al secondo ‘900, il visitatore si ritrova a un certo punto “tra critica sociale e disagio esistenziale” (Brindisi, Treccani, ma anche il mezzanese Giulio Ruffini, il faentino Nevio Bedeschi e la lughese Sonia Micela), può quindi fare escursioni nel “microclima” romagnolo tra natura e sentimento (ancora Ruffini e Micela, ma specialmente il fusignanese Verlicchi e i lughesi Avveduti e Margotti) e ammirare genuini esempi di poetica ultimo naturalista (i valori lirici del lughese Claudio Neri, l’astratto concreto del cesenate Osvaldo Piraccini, l’introspezione informale di Soave Conti e di Dioscoride Dal Monte) o approfondire il realismo lirico di Sonia Micela con una selezione di dipinti tratti dal generosissimo lascito degli eredi, già meticolosamente illustrato da un volume prodotto dall’Istituto regionale per i beni culturali nel 2012.

C’è poi, davvero consigliabile, una sosta nello spazio e nella luce di Virgilio Guidi. Mirabili i dipinti donati dal maestro a Bagnacavallo nel 1976, in occasione di una sua mostra personale. Come puntualmente informa Galizzi si tratta di “opere che ben rappresentano tre delle serie più significative del maestro: Marine Spaziali, in cui Guidi esaspera la sintesi raggiunta nelle vedute veneziane, giungendo all'indagine quasi ossessiva di uno spazio reso impalpabile da uniformi e luminose campiture di colore; Geometrie spaziali, dove supera i residui di figurativismo a favore di un sistema astratto carico di un rigore concettuale che conferisce alle rappresentazioni il significato di un'architettura cosmologica; Grandi Teste, ciclo a cui si dedica tra gli anni '60 e '70 dove ricorre la presenza di inquietanti figure dagli occhi folgoranti”.

Non sono infine trascurabili i cenni sulla più stretta attualità della creatività romagnola, scanditi dall’intreccio vario e multiforme delle contaminazioni. Ma la più originale visione che si offre al visitatore è il campionario tratto dall’imponente fondo grafico accumulato dal Gabinetto delle Stampe. Formano due grandi mosaici murali gli assemblaggi costruiti con le carte incise da noti artisti italiani, come tessere speciali, ‘mobili’ e dunque di continuo variabili.

Quelle di oggi sono sui temi del paesaggio (dall’astrazione alla mimesis) e dell’immagine dell’uomo (tra sogno e realtà). Ma altre già si annunciano nelle “stanze della bellezza ritrovata” del museo delle Cappuccine, a Bagnacavallo.

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