Rivista "IBC" XXV, 2017, 1

pubblicazioni

Recensione al libro: Marcello Novaga, L’identità culturale romagnola, Società Editrice Il Ponte Vecchio, Cesena, 2016
Cercando la Romagna

Ivan Orsini
[Istituto per i beni culturali della Regione Emilia-Romagna]

Se mi chiedessero di indicare cosa mi ha maggiormente colpito di questo libro, non esiterei a rispondere: la regione Romagna. L’insieme dei territori oggigiorno ricompresi entro i confini amministrativi delle province di Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini (e, in minima parte, di Bologna) viene presentato al lettore come una realtà che, pur dimostrando una ricca varietà interna, può vantare una sostanziale omogeneità e natura definita rispetto alle province circostanti.

L’opera è il frutto di un lavoro pluriennale condotto sul campo da tanti laureandi in psicologia coordinati dall’autore, professor Marcello Novaga. Si è andati alla ricerca dei tratti caratterizzanti l’identità culturale romagnola avvalendosi di alcuni strumenti di indagine: test, interviste, questionari. Qualche centinaio di persone abitanti in Romagna ha costituito il campione ritenuto rappresentativo della popolazione complessiva di questo territorio. Ogni individuo, sottoposto a questionario, doveva esprimere il proprio giudizio ricompreso tra un valore minimo e uno massimo all’interno di una gamma di valori predeterminati.

Il profilo emerso è quello di una comunità, aspirante da qualche secolo all’autonomia se non all’indipendenza rispetto all’autorità superiore di volta in volta mutevole. Questa popolazione si dirige verso il futuro con spirito propositivo e ottimistico, desidera e ricerca il confronto con le sfide della modernità, è aperta al nuovo, allo straniero, sia questo turista o immigrato; tuttavia, non rifiuta né dimentica il proprio passato, depositario delle molteplici tradizioni. La Romagna ha vissuto una transizione, relativamente rapida e, pertanto, non agevole, da un ottocento-primo novecento ancora agricolo e “arretrato” al secondo novecento, quando si è verificato anche qui il boom economico e queste terre sono state catapultate sul palcoscenico del mondo industriale e informatizzato.

Come dicevamo, nel passato contadino affonda le radici la Romagna: oggigiorno le generazioni più anziane sono quelle maggiormente legate, per ragioni anagrafiche, al “tempo che fu”, agli anni dell’infanzia e della giovinezza, mentre le generazioni più giovani mantengono un rapporto assai più flebile con quel tempo, quantunque non lo ripudino, anzi rappresenta un punto di riferimento che, in un certo qual modo, offre lo sfondo agli ultimi decenni, i “loro” decenni.

Uno degli elementi maggiormente caratterizzanti la “romagnolità” è il dialetto. Il libro trascura volutamente di addentrarsi nel quadro articolato delle parlate dialettali insistenti su questo territorio, perché in questa sede a interessare è il dialetto quale forma espressiva della comunità locale, anteriore cronologicamente e logicamente all’italiano, lingua imposta. Il dialetto rappresenta, secondo l’indagine, un collante tra località geograficamente vicine, come anche un ponte tra generazioni, per quanto diverga il tipo di conoscenza che di esso si ha: attiva e passiva per le vecchie generazioni, quasi solo passiva per le nuove.

Altri aspetti presi in esame sono il rapporto tra ambiente e personalità del singolo. Indubbiamente, esso si configura nei termini di un’interazione biunivoca, e di ciò bisogna tenere conto nell’approccio di queste indagini.

Inoltre, la donna ha modificato nel corso del ventesimo secolo il proprio ruolo. La signora del focolare nel contesto rurale ha mantenuto tale ruolo entro le case moderne, ma vi ha abbinato il ruolo professionale che la conduce spesso fuori casa, consentendole così una sostanziale autonomia economica e una posizione di pari grado rispetto all’uomo.

Da ultimo, non dimentichiamoci della funzione importante tenuta dalla cooperazione-associazionismo, che ha innervato in maniera incisiva e determinante la struttura socio-economica.

In conclusione, la Romagna appare una terra di sostanziale uniformità, dove le differenze si ricompongono all’interno di una loro superiore armonia, che consente alla comunità di muoversi compatta verso il futuro, consapevole delle difficoltà che incontrerà sul proprio cammino ma anche delle risorse disponibili per poterle fronteggiare.

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