Rivista "IBC" XXIV, 2016, 2

interventi, leggi e politiche

Per un lavoro comune

Alessandro Zucchini
[Direttore dell'Istituto per i beni culturali della Regione Emilia-Romagna]

Si pubblica l'intervento del Direttore dell'Istituto per i beni culturali della Regione Emilia-Romagna, Alessandro Zucchini, redatto per commissione di studio per l'attivazione del sistema museale nazionale, presentato nel corso della riunione del 19 ottobre 2016.

1. Istituzione del sistema museale nazionale: obiettivi, modalità e procedure

La realizzazione di un sistema museale nazionale è un importante traguardo che ci auguriamo consenta di superare logiche anacronistiche di separazione a vantaggio di una reale cooperazioni istituzionale. Per fare questo è però indispensabile il concorso di Regioni ed enti locali. Si ricorda che per le biblioteche è attivo da anni il Sistema Bibliotecario Nazionale (SBN). Possono aderire tutte le biblioteche che lo desiderano (statali, comunali, private, ecclesiastiche, universitarie, scolastiche …), operativamente organizzate in Poli, non regionali, ma nati con l’ambizione di dare risposte unitarie a territori omogenei. In Emilia-Romagna i Poli sono 8, con l’esempio lungimirante del Polo di Romagna e San Marino, attivo da oltre 30 anni, primo esempio di area vasta ante literam.

Non è presente nel decreto alcun riferimento alle possibili collaborazioni istituzionali per la creazione dei sistemi museali regionali, né con le regioni, né con i comuni.
Anzi, per entrare a far parte del Sistema Museale Nazionale è necessario convenzionarsi con il direttore del Polo regionale. Analoga considerazione vale per i previsti “sistemi museali cittadini”: né in modo formale che informale le Regioni sono state coinvolte. Le poche informazioni sulla sperimentazione avviata si debbono ricavare dalla stampa, dalla quale si apprende della decisione presa a marzo 2015 di sperimentare i poli museali cittadini in nove città italiane, di cui ben quattro nella nostra regione (Bologna, Modena, Ferrara e Parma). La decisione è stata assunta al “Tavolo permanente su Cultura e Turismo” composto da rappresentanti MiBACT e ANCI.

Nel caso specifico della Regione Emilia-Romagna, memori del modello SBN che ha funzionato, la collaborazione con il Polo Regionale è stata già sottoscritta nel luglio di quest'anno. L’accordo è stato certamente favorito dall’esistenza dell’Istituto per i beni culturali che, dal 1974, opera come strumento della programmazione regionale e organo di consulenza degli enti locali nel settore dei beni culturali.
Attività che nei confronti dei musei si esprime a vari livelli: indagini conoscitive generali, catalogazione informatizzata delle singole raccolte, progettazione museale, individuazione delle corrette metodologie di conservazione e degli standard delle strutture museali, formazione degli operatori, servizi rivolti ai cittadini attraverso la promozione di iniziative espositive, editoriali e didattiche. Il tutto in applicazione dalla Legge regionale 24 marzo 2000, n. 18 "Norme in materia di biblioteche, archivi storici, musei e beni culturali".
Per l’anno 2015 sono stanziati a favore di musei, biblioteche e archivi 3.500.000 euro.

Riteniamo quindi di avere avviato un percorso utile a raggiungere congiuntamente l’obiettivo dell’unitarietà dell’offerta museale nella nostra regione, con il coinvolgimento di tutti gli attori istituzionali. Contributo sicuramente in linea con la costruzione del Sistema Museale Nazionale.

1.1 La convenzione tra l’Istituto per i beni artistici, culturali e naturali della Regione Emilia-Romagna e il Polo Museale regionale della Regione Emilia-Romagna

Poiché l’IBC e il Polo Museale Regionale dell’Emilia-Romagna condividono numerosi intenti nel medesimo ambito territoriale e sono interessate a promuovere una serie di azioni congiunte per la valorizzazione di un sistema museale regionale integrato, hanno stipulato nel luglio del 2015 una convenzione.
L’accordo è finalizzato alla collaborazione per il raggiungimento dei seguenti obiettivi:

  • confronto su temi fondamentali per il settore dell'organizzazione museale quali: la razionalizzazione in chiave qualitativa del sistema museale, la definizione e il sostegno delle professionalità di settore, lo studio dei pubblici e delle loro caratteristiche e la promozione di una partecipazione attiva della comunità di riferimento;
  • censimento, integrazione funzionale di percorsi formativi autogestiti o promossi e attuati con i soggetti competenti del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, della Regione Emilia-Romagna, delle Università ed altri, destinati alla professionalizzazione, aggiornamento e  qualificazione del personale tecnico-scientifico;
  • valorizzazione dei musei regionali dell’Emilia-Romagna attraverso la promozione di sistemi integrati quali: biglietti e/o abbonamenti cumulativi, banche dati condivise e diffusione coordinata delle informazioni al pubblico;
  • realizzazione congiunta di convegni, seminari, ed eventi su temi di comune interesse nell'ambito museale.

In sintesi, l’istituzione del sistema museale nazionale è un nobile obiettivo, condivisibile e, come dimostrato, già condiviso. Su modalità e procedure, c’è ancora del lavoro da fare. Sarebbe importante che tutte le iniziative che porteranno alla sua realizzazione, come la convenzione citata, rientrassero in un accordo quadro tra il MiBACT, le Regioni e gli enti locali.

2. BEST PRACTICES DI GESTIONE RELATIVE, IN PARTICOLARE, AD ATTIVITA’ DI VALORIZZAZIONE, ACCORDI, PRESTITI E SISTEMI DI VALUTAZIONE

2.1 Il catalogo del patrimonio culturale

Sviluppare e diffondere la conoscenza del sistema museale emiliano-romagnolo, valorizzarne il patrimonio, dare visibilità alla rete di collegamenti fra i diversi luoghi della conservazione, porre in risalto nessi e relazioni che legano i musei al territorio rappresenta un importante obiettivo programmatico realizzato attraverso censimenti periodici le cui informazioni, interpretate e organizzate, confluiscono in una banca dati dedicata, che fa parte del Catalogo del Patrimonio Culturale dell'Emilia-Romagna. Le norme di catalogazione utilizzate sono quelle emanate dall’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione, quando presenti. La piattaforma operativa è gratuitamente disponibile a tutte le amministrazioni regionali che possono essere autorizzate all’uso per inserire direttamente nuove catalogazioni che, una volta validate, entrano a far parte  del Catalogo.

L’IBC ha creato un sistema informativo che unisce e integra fra loro le risorse digitali costituite dall'Istituto per i beni culturali nel corso di oltre tre decenni di attività di valorizzazione, catalogazione, conservazione e sviluppo del sistema regionale dei musei e delle raccolte culturali.

Il Catalogo viene ampliato ogni giorno per tipologia e quantità di beni schedati. Per facilitare gli accessi ai beni della regione e mostrare la vastità del patrimonio vengono proposte alcune chiavi di lettura quali: i musei, i teatri storici, i luoghi d’arte contemporanea, i parchi e giardini, etc…

La banca dati dei musei, in particolare, costituisce un indispensabile strumento di ricerca. La sua consultazione permette di prendere contatto con le realtà che conservano patrimonio culturale e comprenderne la distribuzione sul territorio, la fisionomia, le singolarità patrimoniali, le vicende formative, i servizi offerti al pubblico. Ma anche le attività e gli interventi nel campo della catalogazione, del restauro e della valorizzazione promossi dall'IBC in favore di ciascun museo.

Inoltre, nel corso degli anni IBC ha collaborato con MiBACT per attuare una catalogazione del patrimonio culturale che consentisse la reciproca intelligibilità dei dati. Il nostro catalogo è conforme a tutte le norme di intercambio dei dati che abbiamo negli anni convenuto, attraverso appositi accordi. Anche grazie a questo lavoro, entro l’anno IBC pubblicherà i dati relativi agli archivi, alle biblioteche e ai musei dell’Emilia Romagna in modalità LOD, linked open data, che li renderà aperti a tutti e utilizzabili a fini di ricerca, educativi, ma anche commerciali. I dati saranno coperti da licenza Creative Commons 3.0 CC-BY che garantisce l'identificazione della fonte. Questa iniziativa è in linea con il piano telematico della Regione Emilia-Romagna (Del. RER 2080/2012) e con le Linee guida per il riutilizzo e la messa a disposizione in open data dei dati pubblici dell’Emilia Romagna (vedi anche http://dati.emiliaromagna.it/).

http://ibc.regione.emilia-romagna.it/servizi-online/catalogo-del-patrimonioculturale

2.2 Il concorso di idee per la valorizzazione dei beni culturali “Io amo i beni culturali”, rivolto alle scuole secondarie di 1° e 2° grado e ai musei e agli archivi dell’Emilia-Romagna

Il concorso è nato nel 2011 su iniziativa dell'Istituto per i beni culturali della Regione Emilia-Romagna in collaborazione con l’Assessorato scuola, formazione professionale, università e ricerca, lavoro della Regione Emilia-Romagna, l’USR - Ufficio scolastico regionale per l’Emilia Romagna, il MOdE - Museo officina dell’educazione del Dipartimento di scienze dell’educazione dell’Università di Bologna con il patrocinio dell’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna.

L'obiettivo è avvicinare i giovani al patrimonio culturale e alle istituzioni che lo conservano, favorendo la loro partecipazione attiva e creativa e sostenendo la crescita di cittadini autonomi e consapevoli.

I musei e gli archivi della regione (e da quest'anno anche le biblioteche) vengono invitati a unirsi in  partenariato con le scuole secondarie per presentare un progetto che nell'anno scolastico successivo valorizzi il museo o l'archivio prescelto, o un bene culturale sul territorio.
A mettersi al lavoro per realizzare nuove forme di comunicazione e di valorizzazioneinnovativa, sviluppando competenze personali, sociali e civiche, sono i ragazzi e le ragazze, insieme a insegnanti e funzionari delle istituzioni coinvolte.
Sono moltissimi i progetti proposti e la loro selezione avviene attraverso criteri particolari: l'originalità e l'innovazione, la partecipazione attiva degli studenti e la capacità di coinvolgere la comunità territoriale.
Ogni progetto vincitore viene sostenuto sia finanziariamente che in termini di formazione, documentazione e diffusione.
Nelle sue diverse edizioni, l’iniziativa ha coinvolto migliaia di studenti, che hanno lavorato con centinaia di istituzioni culturali, enti e associazioni, capillarmente diffusi in tutta la nostra regione, per riappropriarsi del patrimonio culturale del loro territorio, diventando protagonisti della sua valorizzazione.
Ragazze e ragazzi, nel corso degli anni, hanno realizzato progetti estremamente originali e innovativi, di cui hanno curato tutte le fasi: e-book, audioguide, video, mappe interattive ed emotive, bassorilievi, manufatti e oggetti di design, xilografie, percorsi didattici, siti internet, progetti di promozione turistica, ricostruzioni virtuali, cataloghi ed esposizioni.

Attualmente sono terminati i progetti della IV edizione e sono stati selezionati quelli della V edizione che verranno realizzati in questo anno scolastico. 

http://ibc.regione.emilia-romagna.it/argomenti/giovanie-patrimonio

2.3 Standard per i musei e profili professionali

La Regione Emilia-Romagna, come altre regioni, ha avviato un processo di riconoscimento dei musei in base a standard e obiettivi di qualità definiti.
Il primo passo è stato definire a livello regionale la declinazione dell'«Atto di indirizzo sui criteri tecnico-scientifici e sugli standard di funzionamento e sviluppo dei musei» di cui al decreto ministeriale 10 maggio 2001. La Direttiva sugli standard per musei, biblioteche e archivi” è stata approvato con delibera di Giunta n. 209 del Gli obiettivi da raggiungere con l’applicazione della Direttiva sono il miglioramento dell’organizzazione degli istituti culturali, il consolidamento dei servizi, la qualificazione professionale degli operatori, la valorizzazione dei beni culturali del territorio, nonché l’incremento della conoscenza del patrimonio e delle opportunità culturali messe a disposizione dei cittadini.

I musei devono garantire standard di funzionamento e di qualità in ogni aspetto della loro attività e fornire un servizio efficiente e adeguato alle richieste del pubblico. I requisiti previsti affrontano gli ambiti tematici: status giuridico, assetto finanziario, strutture e sicurezza, personale, gestione e cura delle collezioni (conservazione, documentazione e ricerca), rapporti con il pubblico e relativi servizi e rapporti con il territorio. Un gruppo di lavoro composto da funzionari di IBC e del Servizio Formazione Professionale della Regione ha anche inoltre individuato i profili professionali delle figure previste come requisito obbligatorio dalla Direttiva Standard: direzione; conservazione e cura delle collezioni; servizi educativi e didattici; sorveglianza e custodia. Profili che, insieme a quelli previsti dalla Carta delle professioni museali di ICOM, sono spesso stati utilizzati come riferimento dagli enti titolari di musei per le procedure di assunzione di personale.
L’IBC svolge il compito di assistere i musei nella messa a regime di tutti gli ambiti previsti dagli standard di qualità con azioni parallele di diffusione, supporto, consiglio ed assistenza tecnica.
Per dare visibilità e per premiare le istituzioni virtuose che si sono impegnate al fine di garantire tutti i requisiti previsti dalla Direttiva regionale, l'IBC ha realizzato un sistema per il riconoscimento dei musei regionali in base agli standard e obiettivi di qualità.

Il processo di riconoscimento è stato avviato dall'IBC nel 2009 per stimolare le istituzioni museali a perseguire criteri di buona gestione e di efficacia operativa e orientarne le finalità verso la qualità dei servizi al pubblico. Ad oggi sono 137 i musei che hanno acquisito lo status di “museo riconosciuto” e che si sono mostrati in possesso di un articolato insieme di requisiti.

Il lavoro sugli standard della Regione Emilia Romagna è oggetto del gemellaggio PUER (Agire-POR) per il trasferimento di buone pratiche sul riconoscimento dei Musei in base agli standard di qualità dalla Regione Emilia-Romagna alla Regione Puglia. Il lavoro sugli standard sarà prossimamente aggiornato anche alla luce dei lavori svolti dalle varie Commissioni, a cui ha partecipato l’IBC, che hanno lavorato sui livelli uniformi di qualità per la valorizzazione. La creazione di un sistema nazionale museale dovrebbe essere l’occasione per procedere a definire standard e profili professionali comuni.

3. Politiche di apertura al pubblico, orari e tariffe

Non è compito della Regione definire le politiche di apertura al pubblico, gli orari e le tariffe, anche se negli standard ha posto come requisito obbligatorio per il riconoscimento di museo di qualità che l’apertura al pubblico sia garantita per almeno 24 ore settimanali, compreso il sabato o la domenica.
La Regione su questi aspetti può porsi come istituzione di raccordo e coordinamento tra i vari enti titolari dei musei e, in un’ottica di valorizzazione del territorio nel suo complesso, anche con altre istituzioni culturali appartenenti al sistema regionale.

Nota su DL 78 2010 art. 6 comma 8
Estratto dal DL 78 2010

8. A decorrere dall' anno 2011 le amministrazioni pubbliche inserite nel conto economico consolidato della pubblica amministrazione, come individuate dall'Istituto nazionale di statistica (ISTAT) ai sensi del comma 3 dell'articolo 1 della legge 31 dicembre 2009, n. 196, incluse le autorità indipendenti, non possono effettuare spese per relazioni pubbliche, convegni, mostre, pubblicità e di rappresentanza, per un ammontare superiore al 20 per cento della spesa sostenuta nell'anno 2009 per le medesime finalità.
Le disposizioni del presente comma non si applicano ai convegni organizzati dalle università e dagli enti di ricerca ed agli incontri istituzionali connessi all'attività di organismi internazionali o comunitari, alle feste nazionali previste da disposizioni di legge e a quelle istituzionali delle Forze armate e delle Forze di polizia, nonché, per il 2012, alle mostre autorizzate, nel limite di spesa complessivo di euro 40 milioni, nel rispetto dei limiti derivanti dalla legislazione vigente nonché dal patto di stabilità interno, dal Ministero per i beni e le attività culturali, di concerto, ai soli fini finanziari, con il Ministero dell'economia e delle finanze.”

È come se ci avessero detto di non lavorare perché costa. Ma le mostre ed i convegni sono (erano) parte integrante del nostro lavoro. Visto che anche la nuova proposta di riforma costituzionale ci lascia la “promozione”, come promuoviamo? È poi veramente curioso che il comma non sia applicabile alle università, agli enti di ricerca, alle forze armate, alle forze di polizia …, e sia invece vincolo per chi, non incidentalmente, dovrebbe promuovere il patrimonio della nazione.
Si chiede analoga non applicabilità anche per le istituzioni culturali.

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