Rivista "IBC" XXIV, 2016, 2

convegni e seminari

Alle radici di un anniversario

Igino Poggiali
[Già dirigente del Servizio Biblioteche della Provincia di Ravenna]

A metà settembre 2016 a Ravenna si è tenuto un importante seminario di studi che ha fatto il punto sui 30 anni del Servizio Bibliotecario Nazionale. Sono in corso di pubblicazione i relativi atti e rinvio a quei materiali, già in parte disponibili in rete, per uno sguardo approfondito su quello che accadde dopo il famoso convegno dell’aprile 1986, durante il quale si inaugurò a Ravenna il primo polo del SBN effettivamente funzionante e accessibile al pubblico nelle principali biblioteche della provincia di Ravenna. ( 1) Questo risultato era stato costruito tra il 1982 e il 1986 sotto la parola chiave “cooperazione” con la quale Angela Vinay (allora direttrice dell’ICCU, Istituto Centrale per il Catalogo Unico) aveva lanciato il programma al Congresso dell’Associazione Italiana Biblioteche (AIB) a Taormina ( 2) e che ispirava profondamente l’azione concreta dei bibliotecari di Ravenna (Anna Rosa Gentilini per la Biblioteca comunale di Faenza, Ennio Dirani per la Biblioteca Oriani, Donatino Domini per la Biblioteca Classense di Ravenna, Licia Ravaioli, Giuliana Bassi e Nadia Borsi per il Consorzio di Pubblica Lettura e il sottoscritto per la Biblioteca Trisi di Lugo). Avevamo partecipato al congresso e mi avevano delegato a prendere contatto con Angela Vinay e Michel Boisset già in quella sede, per poter riferire all’amministrazione provinciale, capofila del Consorzio di Pubblica Lettura – poi Servizio Biblioteche – che aveva competenza nella realizzazione di infrastrutture comuni alle biblioteche degli enti consorziati.

Avevamo capito che quella era l’occasione per stare al tavolo con pari dignità rispetto alle grandi istituzioni nazionali del settore e per partecipare con regole chiare alla creazione della più importante infrastruttura della conoscenza del Paese e contribuirvi con la messa a disposizione del proprio patrimonio sapendo di poter contare su tutto quello degli altri.

Ma le cose non accaddero da sole.

Se avessimo ragionato da impiegati avremmo atteso che la politica ci desse direttive in merito e così sarebbe accaduto come nella gran parte del Paese dove SBN arrivò molti anni dopo; basti pensare che a Roma le biblioteche civiche entrarono in SBN solo dopo il mio arrivo alla guida dell’Istituzione Biblioteche di Roma nel 1998! Tra le ideologie distorte ve n’era una che mi indispettiva particolarmente: considerava le biblioteche dei quartieri urbani o dei comuni non degne di entrare in SBN in quanto non possedevano fondi di particolare importanza.

Alla Provincia di Ravenna esisteva già una infrastruttura di centro di calcolo e reti dedicate che raggiungeva i comuni del proprio territorio, gestito da una cooperativa di informatici, la Celcoop, capaci di stare al tavolo con quelli del Ministero e quelli individuati dall’ICCU nella persona di Michel Boisset e del suo team all’Istituto Universitario Europeo. Grande peso ebbe la sensibilità degli amministratori della Provincia, l’assessore Gabriele Abonetti e il presidente Adriano Guerrini che assecondarono con entusiasmo le nostre proposte arrivando a mettere a nostra disposizione le auto di servizio per poter partecipare alle attività di progetto che si tenevano prevalentemente a Fiesole o a Roma. Oggi sarebbe impossibile agire in tal modo ma in quel momento, per noi che accumulavamo al lavoro dei nostri uffici, quello di studio ed elaborazione per il progetto oltre al tempo impiegato per la partecipazione alle riunioni, quel supporto fu di grande aiuto.

Persuasa la Provincia, restava da convincere la Regione da momento che il Ministero aveva giustamente riconosciuto alle Regioni le competenze e il ruolo di programmazione che avrebbe dato vita alla costruzione della rete e non voleva fare eccezioni.

Ma tanta fu la nostra (e la mia) insistenza che Angela Vinay ci fece partecipare comunque, come rappresentanti della Provincia, al gruppo di lavoro misto (composto di informatici e bibliotecari) in attesa che la Regione sciogliesse le sue riserve. ( 3)

L’assessorato regionale riteneva che confluire su un progetto ministeriale costituisse una rinuncia all’autonomia ottenuta con l’istituzione delle Regioni e l’espressa delega del settore biblioteche alle stesse ( 4). La riserva era comprensibile. Con il passaggio delle competenze la nostra Regione aveva investito moltissimo nelle biblioteche degli enti locali soprattutto a partire dalla LR 28/1977 ed il timore era di riportare lo Stato su competenze ormai ritenute proprie ed esclusive.

Personalmente, allora come oggi, resto convinto che le autonomie abbiano un senso all’interno di una architettura chiara dei livelli di competenza che non si ferma neppure al livello nazionale ma sale a quello europeo e per certi temi a quelli delle istituzioni internazionali.

Il “nostro uomo” in Regione era Nazzareno Pisauri al quale va tutta la nostra gratitudine. Per me era un grande amico col quale avevo condiviso il complesso percorso dei lavori della commissione di esperti per la redazione di quella fu la legge n. 42 del 1983. Con lui fui d’accordo, anzi sostenni con vigore la decisone, molto controversa, di inserire la Soprintendenza nell’Istituto per i beni culturali e di continuare a chiamarla col suo nome.

Condivisi anche la scelta dello scioglimento dei Consorzi di Pubblica Lettura in favore del ruolo diretto delle amministrazioni provinciali che avrebbero coordinato anche la creazione eventuale di sistemi bibliotecari e proposi le modalità di accorpamento degli archivi di ente locale alle biblioteche per dare unità al patrimonio documentario degli enti per la conservazione corretta e l’accesso pubblico. ( 5) Sui valori dell’accesso ci siamo sempre trovati d’accordo. Non come graziosa concessione del potere ma come appropriazione da parte dei cittadini di un diritto che apre la porta alla vera libertà e dignità che solo la conoscenza e la capacità di servirsene può dare. ( 6)

Alla fine con l’aiuto di Pisauri la spuntammo e la Regione entrò a pieno titolo in SBN delegando alla provincia di Ravenna la creazione del primo polo.

Come sempre accade un grande progetto condiviso orienta le scelte e gli investimenti di tutti gli enti coinvolti e questo conferisce alla spesa pubblica una efficacia altrimenti molto difficile da ottenere.

Nella Biblioteca Trisi di Lugo, che io dirigevo, si erano effettuati i primi test con gli utenti già dai mesi precedenti al convegno dell’aprile 1986 e questa disponibilità a mettersi in gioco senza esitazioni anche con questa innovazione non fu un caso.

Diciamo che fu un felice concorso di fortune e di virtù, per dirla con Machiavelli.

Tra il 1976 e il 1980, grazie all’impulso di Walter Ricci Bitti, un giovane assessore di grande cultura e visione internazionale, docente di francese, molto stimato e sostenuto dai cittadini, insegnanti, professionisti e intellettuali, la città ebbe il coraggio di pensare ad arricchire il proprio profilo di florido centro agricolo e commerciale con l’esaltazione della propria identità culturale attraverso due azioni fondamentali:

-          la realizzazione delle infrastrutture culturali di una città media italiana valorizzando e rafforzando attraverso sapienti restauri le sedi storiche di biblioteca, archivio, teatro, collezioni d’arte;

-          l’investimento sulle infrastrutture scolastiche e la stretta integrazione tra scuola e cultura, dal nido all’università.

Lo staff era composto di giovani funzionari più o meno precari, tra i quali io, con la responsabilità di direzione della Trisi, avevo un ruolo di primus inter pares.

Per costruire il consenso verso questo orizzonte si diede vita ad un intenso programma di promozione culturale che si svolgeva negli spazi disponibili al momento per accendere il desiderio di strutture adeguate per il massimo godimento di quelle esperienze culturali.

Per la Trisi era in corso una ristrutturazione che guardava al Beaubourg di Parigi come modello.

Ed ecco che la biblioteca e l’archivio funzionavano in un appartamento di via Garibaldi dove erano stati portati i fondi più frequentati e dove si ritrovavano le associazioni culturali, la Pro Loco all’epoca presieduta da Mario Minardi, un imprenditore molto impegnato anche come locale Segretario del Movimento Federalista Europeo, grande appassionato di Adriano Olivetti e quelle degli insegnanti (MCE – Movimento di Cooperazione Educativa e CIDI – Centro di iniziativa democratica degli insegnanti)

È bene ricordare quale era il contesto politico, economico e culturale di quel periodo. Sono gli anni di piombo che vedono il loro culmine nel delitto Moro e poi nella strage della stazione di Bologna il 2 agosto 1980.

In quegli anni l’impegno dei giovani intellettuali ma anche di molti lavoratori e cittadini per la cultura, l’accesso al sapere, l’innovazione, la libertà e la democrazia rappresentava il nostro modo di proseguire con altri mezzi la Resistenza e la Liberazione i cui valori erano messi in pericolo reale dalla situazione italiana e dal contesto internazionale.

Per me e per molti professionisti della conoscenza questa visione vale anche ora e per il futuro. Fu questa passione che ci sostenne di fronte a tutte le difficoltà che sempre hanno le grandi imprese.

 

1 SBN e reti di automazione bibliotecaria: esperienze internazionali a confronto, a cura di Giuliana Bassi, Nadia Borsi, Licia Ravaioli, atti del convegno internazionale tenuto a Ravenna dal 17 al 19 aprile 1986, Bologna, Analisi, 1987 (Emilia Romagna Biblioteche Archivi, 8).

2 Associazione Italiana Biblioteche,  La cooperazione, il servizio bibliotecario nazionale: atti del 30° congresso nazionale della Associazione italiana biblioteche, Giardini-Naxos, 21-24 novembre 1982, a cura di Antonella Aquilina D'Amore, Messina, Università di Messina, Facoltà di lettere e filosofia, Centro studi umanistici, 1986.

3 In realtà tra gli elementi che convinsero Angela Vinay vi era anche la sua conoscenza dell’attività che il Consorzio di Pubblica Lettura stava facendo in collaborazione con ICCU e Nazionale di Firenze per consentire ai colleghi di partecipare concretamente e con competenza alla cooperazione in materia di catalogazione come ben descrive anni dopo il Manifesto dei bibliotecari romagnoli http://www.aib.it/aib/editoria/n12/00-01manifesto.htm

 

4 D.P.R. n. 3/1972 Trasferimento alle regioni a statuto ordinario delle funzioni amministrative statali in materia di assistenza scolastica e di musei e biblioteche di enti locali e dei relativi personali ed uffici.

 

5 http://rivista.ibc.regione.emilia-romagna.it/xw-201404/xw-201404-a0001

 

6 Nazzareno Pisauri è scomparso il 23 marzo scorso continuando anche da pensionato il suo impegno per la libertà e l’uguaglianza. Questo suo articolo è anche un suo testamento spirituale file:///C:/Users/Igino/Downloads/Pisauri_Lussuria_e_devozione (1).pdf

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