Rivista "IBC" XXIV, 2016, 1

didattica, mostre e rassegne, progetti e realizzazioni

Un progetto, un concorso, una mostra perché i cittadini d’Europa siano protagonisti della loro storia
Sentire l'archeologia: un progetto, un concorso e una mostra

Remo Bitelli, Antonella Salvi
[Istituto per i beni culturali della Regione Emilia-Romagna]

Tutto prende avvio dalla partecipazione dell’Istituto per i beni culturali al progetto europeo NEARCH New scenarios for a community-involved archaeology, un network di cooperazione che comprende 14 istituzioni di ricerca o gestione del patrimonio culturale di 10 paesi e che intende esplorare i cambiamenti scientifici, metodologici, tecnologici, professionali e sociali in atto nel mondo dell’archeologia. Un’indagine ad ampissimo raggio dunque, e con un accento particolare all’esplorazione dell’aspetto sociale che ha a che fare con la percezione e il rapporto tra pubblico e patrimonio archeologico nei tempi contemporanei.

Nell’ambito di questo vasto campo di indagine è inclusa un’articolata attività (Collecting and Displaying people’s representations about “their” archaeological heritage) il cui obiettivo è di raggiungere il più ampio pubblico europeo e stimolarne una risposta sulla rappresentazione della “loro idea” di archeologia. Per far ciò è stato demandato all’Ibc il compito di coordinare e promuovere il concorso a premi “You(r) Archaeology” e la relativa mostra Archaelogy&ME che presenterà a breve una selezione dei risultati raccolti. http://ibc.regione.emilia-romagna.it/multimedia/video/archeologia-secondo-me-your-archaeology

Il concorso è stato rivolto a tutti i cittadini europei e a chi vive attualmente in Europa, minori e adulti, ai quali è stato chiesto di esprimere la loro opinione tramite la realizzazione di un video, di un disegnooun dipinto o mediante l’immediatezza di una fotografia motivandola con una breve descrizione per rendere più comprensibile il messaggio tradotto nell’opera. https://www.youtube.com/channel/UCIuNElTXyHFw7Y6foktGpzg

La stesura del bando a libera partecipazione ha richiesto una fase preliminare di riflessione ed elaborazione. Il team di lavoro Ibc, assieme ai rappresentanti delle istituzioni partner, si sono soffermati su questioni relative ai limiti geografici e cronologici del patrimonio archeologico europeo. La dimensione geografica è stata di più facile soluzione in quanto si è deciso di considerare tutti i reperti, monumenti, siti, musei presenti sul suolo europeo, ivi compresi quelli di provenienza extra europea in quanto ormai storicizzati all’interno dei nostri musei o nelle nostre città. Più complesso è stato trovarsi concordi sulla definizione della dimensione temporale, tanto da decidere di non esprimerla chiaramente nel bando. La scelta è dovuta al rispetto di tutte le posizioni, giustificata dal fatto che le legislazioni dei paesi membri si pongono in maniera differente nei confronti delle testimonianze del passato.

“You(r) Archaeology”, lanciato a livello europeo il 17 aprile e chiuso ufficialmente il 23 agosto 2015, è stato preceduto e accompagnato da una campagna pubblicitaria caratterizzata da aspetti originali soprattutto per la materia, nel tentativo di modernizzare l’approccio comunicativo e raggiungere più persone possibili. La campagna pubblicitaria ha visto la collaborazione di esperti di settore: è stata scelta un’immagine coordinata molto “fresca” ed efficace e sono stati realizzati una serie di video e di spot lanciati secondo un calendario prestabilito, per creare curiosità, attesa, interesse e stimolare in ultimo il coinvolgimento attivo e volontario del pubblico. Ibc ha modellato un format di contenuti e forme che ogni istituzione partner ha poi riprodotto e gestito nei modi e tramite i canali maggiormente efficaci nel proprio paese. Anche l’aspetto linguistico non è stato trascurato: il bando di partecipazione e tutto il materiale informativo legato al concorso, pur essendo prodotto e veicolato in inglese come lingua ufficiale, è stato tradotto e diffuso nelle diverse lingue madri dei paesi partner al fine di raggiungere e coinvolgere in maniera più friendlye diretta il più vasto pubblico.

Il lancio del concorso è avvenuto principalmente su web. Per quanto riguarda l’Italia, la campagna pubblicitaria oltre che sul sito e sui social media dell’Ibc, è stata diffusa tramite la mailing list della Regione Emilia-Romagna e da alcuni siti istituzionali di musei e del MiBACT. Per andare invece incontro a chi non ha dimestichezza con la rete, sono state rilasciate interviste radiotelevisive e sono stati pubblicati alcuni articoli sulla stampa locale e nazionale.

Al mondo dell’infanzia è stata dedicata una speciale sezione del concorso e quindi anche una particolare cura a cominciare dalla comunicazione: proprio per catturare l’attenzione dei più piccoli è stata utilizzata l’immagine di una mascotte, il piccolo legionario romano che è stato chiamato Maximus.

Nella volontà di avvicinare la gente in modo più diretto e amichevole si è optato anche per approcci alternativi, come la distribuzione a mano di materiale informativo in particolari circostanze e sedi per raccontare a voce l’iniziativa del concorso e raccogliere impressioni sull’argomento. Nei mesi di luglio e agosto è stato dato il via al “Maximus in tour” costantemente documentato e molto seguito nel web e sui socials, durante il quale sono stati visitati diversi luoghi in Italia (Bologna, Roma, Brescia, Ravenna e Classe, Milano, Venezia, Bondeno di Ferrara, Napoli, Pompei) che ruotano intorno al variegato mondo dell’archeologia, come siti, musei, mostre e festival.

Allo scadere del bando ha preso avvio il delicato lavoro di raccolta, archiviazione e successiva elaborazione dei lavori pervenuti e non solo in termini quantitativi. Alcuni dati qui riportati in sintesi possono bene radiografare l’esito generale: le opere inviate sono state 328. Significativo è stato il risultato italiano che si posiziona con il maggior numero di partecipanti, seguita da Germania e Francia. Interessante notare che da un punto di vista di genere, le donne e gli uomini hanno partecipato al concorso in eguale misura con una leggera prevalenza delle donne, mentre per quanto riguarda l’aspetto anagrafico, la fascia d’età che maggiormente ha risposto corrisponde a quella compresa tra 21 e 30 anni. La presenza di partecipanti che spazia da giovanissimi, con bambini di 5 anni, fino a un signore di 74 anni, è un dato che ha confermato l’efficacia della campagna pubblicitaria per quanto riguarda la trasversalità del messaggio.

La commissione internazionale, costituita da membri delle istituzioni partner del progetto Nearch, ha deciso di ammettere alla selezione finale 305 opere, escludendo unicamente quelle con “vizi di forma” legate alla mancanza di dati essenziali nel modulo di partecipazione e quelle con soggetto archeologico extra europeo (nella maggior parte dei casi incentrato sull’antico Egitto). Sono state invece ammesse alla selezione opere riferite a monumenti, luoghi, oggetti e “dimensioni” indefinibili e comunque non propriamente archeologici in senso stretto, in quanto ritenute rappresentative dell’idea che viene a volte associata al mondo dell’archeologia.

Dalla puntuale analisi dei soggetti che sono stati fonte di ispirazione per la realizzazione delle opere si è constatato che quasi la metà dei partecipanti ha preso spunto dai resti riferibili all’archeologia classica, mentre le altre epoche (preistoria e protostoria, medioevo, età moderna ed epoca contemporanea) sono state prese in considerazione in una percentuale decisamente minore. Un’ampia rappresentazione di lavori sono comunque influenzati da un’idea generica del passato, spesso legata all’esperienza personale e per questo condizionata più dai sentimenti, dai ricordi, dai viaggi che dal riconoscimento dell’archeologia come testimonianza storica. Non mancano comunque opere che guardano all’archeologia come a una professione o a una disciplina. Interessanti sono risultati i lavori di denuncia per atti vandalici o deliberate azioni brutali a danno del patrimonio, come pure per lo stato di abbandono o di scarsa valorizzazione del patrimonio dovute a improprie politiche di gestione da parte degli enti preposti. Particolarmente significative, anche in considerazione delle finalità specifiche del concorso, sono state le opere che hanno legato il concetto di passato a quello di Europa.

La commissione internazionale, anche in considerazione della breve descrizione allegata all’opera, ha selezionato una ottantina di opere ritenute particolarmente interessanti in quanto rappresentative della varietà di idee che gli europei hanno attorno al tema dell’archeologia. I lavori, divisi per sezioni tematiche, verranno presentati ed esposti al pubblico nella mostra, intitolata Archaeology&ME e che si terrà a Roma, nella splendida cornice di Palazzo Massimo da dicembre 2016 ad aprile 2017.

Lavorando al concorso del progetto Nearch ci si è resi conto di quanto sia frequente da parte del pubblico associare l’archeologia agli stereotipi delle “piramidi” e di “Indiana Jones” perché presenti nell’immaginario collettivo e comunemente associati alla disciplina. Probabilmente questo dipende sia dalla complessità insita nella definizione di una materia così articolata, sia alla scarsa vocazione del mondo archeologico a comunicare e coinvolgere i cittadini; una lacuna spesso attribuita a scarse competenze in fatto di informazione e interazione, ma anche al persistere di un diffuso esercizio di autoreferenzialità di stampo accademico.

Troppo spesso sottovalutata dagli addetti ai lavori, la mancanza di una vera comunicazione verso il pubblico sembra aver creato nel tempo una scissione tra il mondo degli specialisti e la collettività. Questo atteggiamento di distacco ha determinato, almeno in Italia, un ambiente di ricerca ripiegato su se stesso e che sopravvive a fatica nell’evolversi della società e dei nuovi bisogni informativi da rendere immediatamente disponibili in rete.

Forse non c’è da stupirsi della confusione che ancora regna attorno al mondo dell’archeologia e se, nella mente dei nostri concittadini, tra le opere del nostro patrimonio archeologico figurano anche il David di Michelangelo, il colonnato di San Pietro a Roma, una fontana dedicata alla Regina Vittoria, gnomi e fate…

 

Azioni sul documento

Elenco delle riviste

    Istituto per i beni artistici culturali e naturali della Regione Emilia-Romagna - Cod. fiscale 800 812 90 373

    Via Galliera 21, 40121 Bologna - tel. +39 051 527 66 00 - fax +39 051 232 599 - direzioneibc@postacert.regione.emilia-romagna.it

    Informativa utilizzo dei cookie

    Regione Emilia-Romagna (CF 800.625.903.79) - Viale Aldo Moro 52, 40127 Bologna - Centralino: 051.5271
    Ufficio Relazioni con il Pubblico: Numero Verde URP: 800 66.22.00, urp@regione.emilia-romagna.it, urp@postacert.regione.emilia-romagna.it