Rivista "IBC" XXIII, 2015, 3

biblioteche e archivi / linguaggi, pubblicazioni, storie e personaggi

Trent'anni fa ci lasciava Mario Borgatti, studioso ferrarese di cultura e linguaggi popolari, che ebbe tra i suoi allievi liceali Pier Paolo Pasolini.
Dall'oralità alla storia

Gian Paolo Borghi
[studioso di etnografia, già responsabile del Centro etnografico del Comune di Ferrara]

Mario Borgatti nasce a Cento, nel Ferrarese, il 13 settembre 1895, in una famiglia di modeste condizioni economiche. Fin da giovane manifesta interesse per il dialetto e la cultura tradizionale che, in quegli anni, in ambito emiliano, annovera soprattutto le ricerche di studiosi ormai scomparsi, come il demologo piemontese Giuseppe Ferraro (1845-1907), autore di pionieristiche inchieste grazie anche al prezioso recupero di raccolte e di testi da parte di insegnanti locali, tra i quali il maestro centese Paolo Diegoli. 1 Lo stesso Borgatti (che fu peraltro scolaro di Diegoli) si avvarrà delle ricerche inedite ottocentesche condotte da Antonio Mancinelli, docente ginnasiale a Cento. 2


Arruolato come ufficiale nella Grande Guerra, Borgatti si congeda nel 1919; 3 due anni più tardi si laurea in Lettere classiche all'Università di Bologna con la tesi  Fonologia storico-comparativa dei dialetti di Imola, Bologna, Cento, Modena, Novellara e Ferrara. 4 A Pier Gabriele Goidanich, suo maestro, dedicherà un suo futuro volume sui canti popolari centesi e lo ricorderà con gratitudine anche nella sua prima opera a stampa,  I gerghi di Cento e Pieve (Ferrara), che pubblicherà a sue spese nel 1925 presso la Tipografia Economica di Fabriano, nei suoi primi anni di carriera di docente ginnasiale.

La pubblicazione apporta un utile contributo allo studio dei gerghi italiani e focalizza, in particolare, quelli localmente in uso: i gerghi "dei canapini, dei muratori, dei merciaioli ambulanti, dei malviventi". Precisa opportunamente in una sua nota introduttiva: "Per gergo intendo, non una serie di parole o frasi formanti un linguaggio più o meno embrionale, ma una parlata che è esclusivamente carattere difensivo. [...] Nel riprodurre queste noterelle, traendo come fonti quasi esclusive conversazioni con vecchi, ho avuto in animo di contribuire alla conservazione di linguaggi che tendono a sparire o a modificarsi, spiegandone in parte l'origine". 5

Lo stesso anno inizia la pubblicazione di canti popolari che trovano ospitalità in prestigiose riviste specializzate nazionali. Corredati da riferimenti bibliografici, molti sono tratti dalla raccolta di Antonio Mancinelli. I suoi primi tre saggi compaiono su "Il Folklore Italiano". Inizia con la presentazione di  Canti religiosi di Cento: unitamente a testi dell'espressività tradizionale (preghiere, "sermoni" natalizi, orazioni eccetera), riporta anche un non comune documento narrativo su Santa Apollonia. 6

Nel suo secondo saggio,  Fiori e Romanelle del Centese, 7 Borgatti si avvale per la prima volta delle trascrizioni musicali. Si tratta di un contributo di una soddisfacente corposità, con 65 testi a carattere lirico-monostrofico e due esempi musicali. Nel terzo lavoro, che risale a due anni più tardi, prosegue la sua attenzione intorno a un'importante tipologia di canto lirico-monostrofico emiliano, la  Rumanèla(Romanella), suddividendola in due tematiche,  Bellezza e  Dolore, disperazione, sdegno, per un totale di 76 testi, con tre esemplificazioni musicali. 8

Mantiene i suoi rapporti accademici (in particolare con il Goidanich) e nel 1935 rappresenta l'Istituto di glottologia dell'Università di Bologna all'annuale riunione della Società italiana per il progresso delle scienze. 9 "Il Folklore Italiano" cessa le pubblicazioni in quello stesso anno e Mario Borgatti affida due selezioni dei suoi canti (senza trascrizioni musicali) all'"Archivio per la raccolta e lo studio delle tradizioni popolari italiane". Le Romanelle costituiscono ancora il  leitmotiv della sua prima proposta, nel caso specifico articolate in tre diverse tipologie:  Dispetti e satireCanti, saluti, rispettiComuni e Varie. Ben 84 i testi pubblicati. 10 Il secondo saggio è pubblicato a guerra inoltrata: dedicato ai  Canti epico-lirici del Centese, riporta pure un'utile nota esplicativa. 11


Tra gli anni Quaranta e i Cinquanta, le pubblicazioni glottologiche e demologiche di Mario Borgatti tendono progressivamente ad affievolirsi, in quanto molto probabilmente concentra il suo impegno nell'attività professionale di docente: dal 1928, anno in cui trasferisce la sua residenza da Cento a Bologna, è insegnante ginnasiale di italiano, latino, greco, storia e geografia al Liceo ginnasio "Luigi Galvani" del capoluogo, dove eserciterà la professione sino al 1965. 12 Nel corso della sua lunga carriera forma allievi che raggiungono il successo in varie discipline, come Agostino Bignardi, Maria Pazzaglia ("Gianna Preda"), Renzo Renzi, Umberto Sgarzi, Sergio Telmon, Nino Pitani ("Mario Vargas") e,  last but not least, Pier Paolo Pasolini.

Viene così ricordato, per esempio, da Agostino Bignardi: "Coi suoi modi fini e distaccati, la sua magrezza impacciata ed elegante, Borgatti, che ha un nome come studioso dei proverbi e della poesia popolare, preparava con grande scrupolo le sue lezioni e tracciava schemi scritti che poi seguiva esponendo. Combattente, veniva in divisa da maggiore a tenerci una volta la settimana la lezione di storia militare". 13

Anche Renzo Renzi lo ricorda, ipotizzando l'influsso che il docente (e, più in generale, il mondo della scuola) potrebbe avere esercitato su Pasolini: "Il professor Mario Borgatti teneva con sé - anche nell'ultimo periodo in cui lo si vedeva camminare appoggiandosi al bastone - un taccuino nel quale aveva segnato i nomi dei suoi scolari che, come si dice, si erano fatti onore nella vita. Naturalmente, in cima a tutti, era il nome di Pasolini, che gli era stato allievo per l'italiano, il latino, la storia e la geografia in quarta e quinta ginnasio [...]. Le influenze possibili di Borgatti sul giovane Pasolini che, di lì a poco avrebbe scritto le sue poesie in dialetto friulano? In questo, come nel caso del cinema di cui dirò, la scuola - quei precisi insegnanti - servirono a dare una grande certificazione di credito ad attività, comportamenti, valori altrimenti screditati". 14


L'attività di docente stimola Borgatti alla redazione di alcuni libri scolastici, che dà alle stampe in diverse edizioni tra gli anni Cinquanta e l'inizio degli anni Sessanta, in collaborazione con Eugenio Turazza (o con materiali da lui lasciati ai figli, dopo la sua scomparsa). 15

Nel 1962 l'editore fiorentino Olschki pubblica, come nono volume della prestigiosa collana "Biblioteca di 'Lares'", i suoi  Canti popolari emiliani raccolti a Cento, per i quali si avvale del coordinamento scientifico di Paolo Toschi e Giovanni Battista Bronzini. Gli 84 canti popolari che presenta, in gran parte inediti, sono tratti dalla raccolta di Antonio Mancinelli, e riportano riferimenti bibliografici e 11 trascrizioni musicali. Il lavoro costituisce un'autentica "primizia" per il territorio emiliano come sottolinea Vittorio Santoli nella  Prefazione: "Questa raccolta di canti popolari - che, messa per la più gran parte insieme da un oscuro insegnante ginnasiale, Antonio Mancinelli, verso il 1880, esce ora per le stampe - è la maggiore fra le emiliane. Una constatazione già di per sé sufficiente a indicarne il pregio, accresciuto poi dalla rarità (assoluta o relativa) dei pezzi offerti. Ricca di tanti sapidi prodotti, e così allegramente comunicativa, l'Emilia ci è infatti stranamente avara in quanto ai prodotti della cultura poetica popolare, facendo così strano contrasto non soltanto con la transappenninica Toscana e le transpadane Venezie, ma anche con l'aperta, agevole e per ogni rispetto affine Romagna".

La raccolta si caratterizza per un numero elevato di ballate, alcune anche di origine molto antica, come il  pezzo di apertura,  La lavandaia; un pezzo che, ammette sempre il Santoli, "mi avrebbe riempito di gioia se l'avessi conosciuto quando radunai i relitti italiani della ballata anglosassone di Clerk Colvill". 16


Nel 1968 pubblica un altro importante lavoro di ricerca,  Folklore emiliano raccolto a Cento, vera e propria miniera documentaria di testi della tradizione, con 28 esempi musicali. Ripubblica gli articoli da lui redatti nel 1925, 1927 e 1939, ma soprattutto propone un monumentale  corpus della cultura popolare nota a Cento e nel suo dialetto patrio. Si tratta di:  Canti fanciulleschiCanti religiosiIndovinelli; ProverbiFiori e RomanelleVita di adulti. La  Prefazione è curata da Paolo Toschi, che ne sottolinea il rilevante valore demologico: "In questo volume che ho il piacere di presentare ai miei conterranei e a tutti i folkloristi italiani e stranieri, è raccolto un materiale molto più ricco e più vario  [del volume del 1962], sì da offrire una visione completa della poesia popolare in terra d'Emilia".

Dopo avere confermato che i primi materiali di questa sua raccolta risalgono alla fine dell'Ottocento, lo stesso Borgatti si sofferma pure nella descrizione (fra antropologia e sentimento) del carattere dei centesi: "mite e schietto (e tale si è conservato), un popolo costretto a lottare con la miseria (motivo insistente di canti anche fanciulleschi), in una plaga che non conosceva altra risorsa all'infuori della faticosa lavorazione della canapa, da cui le donne erano costrette a emigrare temporaneamente per lavoro nelle risaie (in  Piemònt, dicevano)". 17

Sulla scìa dell'espressività della sua terra si colloca un altro lavoro documentario pubblicato nel 1972, la  Zirudella sui fatti di Cento del 1869, che descrive con efficacia i moti popolari contro la tassa sulla macinazione dei cereali (il "macinato"), moti che a Cento si svolsero a pochi giorni dall'introduzione di quel pesante tributo. 18


Il convegno "Un secolo di ricerca etnografica nel Centese", che si tiene a Cento il 4 aprile 1981, lo consacra definitivamente come maestro della demologia emiliana. Organizzato dal Comune di Cento e dal Centro etnografico ferrarese, l'appuntamento si caratterizza tra l'altro per un interessante colloquio tra Roberto Leydi e Mario Borgatti, grazie al quale si riescono a cogliere vari aspetti del lungo itinerario di ricerca dello studioso e del suo predecessore, Giuseppe Ferraro: dallo studio del dialetto al recupero del manoscritto di canti popolari di Antonio Mancinelli, dai successivi lavori affrontati in un ampio arco temporale alla comunicazione dell'esistenza di un suo vocabolario centese-italiano ancora inedito. 19

Il  Vocabolario Centese Italiano/Italiano-Centese vedrà la luce nel 1984, ancora grazie al Comune di Cento e all'apporto scientifico del Centro etnografico ferrarese. Un prezioso strumento dato in omaggio alla sua città che, come ricorda lo stesso Borgatti, già "nacque sotto forma di glossario verso il 1920 con l'utilizzazione di parte del materiale raccolto per la mia tesi di laurea".

È il canto del cigno di questo ricercatore, la cui opera resta tuttora un punto di riferimento per qualsiasi studio sulla cultura popolare tradizionale emiliana e nazionale. Scomparve a Firenze trent'anni fa, il 26 novembre 1985.


Note

[ 1] Sul Ferraro si veda, in particolare:  Canti popolari piemontesi ed emiliani, a cura di R. Leydi e F. Castelli, Milano, Rizzoli, 1977 (con i relativi rimandi bibliografici). Sul canto popolare nel Ferrarese si vedano inoltre: G. P. Borghi,  Canto popolare, in  www.ottocentoferrarese.it; P. Natali, R. Sitti, A. Sistri,  Il territorio di Ferrara, in  Guida allo studio della cultura del mondo popolare in Emilia e in Romagna (I). I canti e la musica strumentale, a cura di R. Leydi e F. Castelli, Bologna, Istituto per i Beni Artistici Culturali Naturali della Regione Emilia-Romagna - Edizioni Alfa ("Ricerche IBC", 9), 1982, pp. 129-149.

[ 2] Da ricerche effettuate presso varie biblioteche italiane - e in particolare presso la Biblioteca comunale di Foligno (Perugia) - lo scrivente ha potuto appurare che Antonio Mancinelli (Jesi, 1842 - Foligno, 1918) è stato prolifico autore di lavori a carattere pedagogico, geografico, artistico, storico e demologico, dati alle stampe tra la seconda metà dell'Ottocento e i primi anni del Novecento. Alcuni titoli di suoi contributi:  Cento al tempo della guerra per la successione di Mantova. Lettura pubblica fatta nel Teatro Sociale di quella città il 26 dicembre 1875 dal prof. Antonio Mancinelli jesino, Cento, Tipografia Lanzoni-Soffriti, 1875;  Le fasi dell'amore nell'Umbria (da una raccolta inedita), Foligno, Stabilimento Tipo-Litografico di F. Campitelli, 1881 ("Nozze Campitelli-Romitelli");  I fiori. Stornelli umbri, Foligno, Stabilimento Tipo-Litografico di F. Campitelli, 1882 ("Nozze Sbrozzi-Cruciani");  Leggenda di S. Feliciano scritta da Pierangelo Bucciolini da Foligno. Testo inedito del 1414 (uscì in prima edizione sulla rivista "Il Propugnatore" di quello stesso anno), Bologna, Tipografia Fava e Garagnani, 1882; La stampa nell'Umbria e la R. Tipografia di Feliciano Campitelli di Foligno. Cenni storici, Foligno, Stabilimento Tipo-Litografico di F. Campitelli, 1886;  Come si fa all'amore in Foligno, Foligno, Stabilimento Tipografico F. Salvati, 1901. I cospicui materiali della sua raccolta sono ora conservati presso la Sezione di Foligno dell'Archivio di Stato di Perugia e la Biblioteca comunale "Dante Alighieri" di Foligno.

[ 3] Salvo diversa indicazione, per le note biografiche si rimanda al  Preambolo che precede il suo  Vocabolario Centese-Italiano/Italiano-Centese, stampato nel 1984 a cura del Comune di Cento e del Centro etnografico ferrarese (p. IX).

[ 4] Si veda, a questo proposito: Archivio storico dell'Università di Bologna, Fascicolo 1208, Facoltà di Lettere.

[ 5] Questo suo primo lavoro è stato ristampato nel 1986 in: G. Stefanati,  Fòra la pórta d'Asìa. Repertori di tradizione orale a Pieve di Cento, Padova, Interbooks (a cura del Comune di Pieve di Cento e del Centro etnografico ferrarese): la citazione è tratta dalle pagine 5-6. Si veda anche: G. Stefanati,  Dopo il vocabolario centese-italiano, la ristampa dei Gerghi di Cento e Pieve, "Bologna Incontri", XVII, 1986, 2, p. 26.

[ 6] "Il Folklore Italiano", I, 1925, 1, pp. 57-81. Sull'analisi di questo e dei successivi testi si veda pure: P. Natali, R. Sitti, A. Sistri,  Il territorio di Ferrara, cit., pp. 133-136.

[ 7] "Il Folklore Italiano", I, 1925, 2-3, pp. 259-299.

[ 8] "Il Folklore Italiano", III, 1927, 3-4, pp. 375-396.

[ 9] Si veda il volume:  Atti della Società Italiana per il Progresso delle Scienze. Ventiquattresima riunione, 12-18 ottobre 1935, a cura di L. Silla, Roma, Società Italiana per il Progresso delle Scienze, 1936.

[10]  Romanelle del Centese, "Archivio per la raccolta e lo studio delle tradizioni popolari italiane", XIV, 1939, 1-2.

[ 11] "Archivio per la raccolta e lo studio delle tradizioni popolari italiane", XVI, 1941, 1-4, pp. 43-71. Come gli altri contributi sui canti, sarà ripubblicato pressoché integralmente in due volumi editi negli anni Sessanta.

[ 12] Si vedano, a questo proposito: Archivio del Liceo ginnasio statale "Luigi Galvani", seconda metà del secolo XIX - 29 aprile 2009, Fascicoli nominativi dei docenti (busta 10, fascicolo 11); A. Campanelli, Professori collocati a riposo: lasciano quest'anno la scuola, per avere raggiunto i limiti di età, i professori Mario Borgatti e Arturo Credali, "I Quaderni di cultura del Liceo Ginnasio L. Galvani", 3, 1965, pp. 733-739.

[ 13] A. Bignardi,  Compagni di scuola, "Analisi", VI, 1982, 15, p. 60.

[ 14] R. Renzi,  L'ombra di Fellini: quarant'anni di rapporti con il grande regista e uno Stupidario degli anni Ottanta, Bari, Dedalo, pp. 165-166 (cap. XIV,  Pasolini come compagno di scuola).

[ 15] Alla morte di Turazza, Mario Borgatti raccoglie i suoi materiali dai figli e provvede a stampare i testi. Alcuni esempi: E. Turazza,  Sintassi latina per le Scuole Medie Superiori, a cura di M. Borgatti, Milano-Roma, Dante Alighieri, 1952; Id. - M. Borgatti,  Elementi di analisi logica. Avviamento allo studio del latino, Roma - Città di Castello, Dante Alighieri, 1954; Id.,  Grammatica latina per la Scuola Media, a cura di M. Borgatti, Milano-Roma, Dante Alighieri, 1958 (III edizione). Nel già citato  Preambolo, Borgatti accenna anche a una sua collaborazione a un volume sulla Bulgaria, redatto nel 1927 da Carlo Dell'Acqua (si tratta probabilmente di:  La Bulgaria. Rassegna geografico-storica, Milano, Bertetti e Tumminelli, 1928).

[ 16] Solo i primi 23 erano stati pubblicati nel 1941. Le citazioni sono tratte dalle pagine V e VI.

[ 17] Edito sempre da Olschki, costituisce il XXVII volume della collana "Biblioteca di 'Lares'". Le citazioni sono tratte dalle pagine VIII e XII.

[ 18] In "Bollettino del Museo del Risorgimento di Bologna", XII-XIII, 1967-1968, 1972, pp. 177-215. Unitamente ai  Canti epico-lirici del centese del 1941, il contributo verrà riedito nel 1978 in un unico libretto dalla bolognese SEAB. Sempre come omaggio alla sua terra, Borgatti redige la  Prefazione a  Zènt e la Pìv dell'amico Didaco Tangerini (Cento, Cooperativa "Il Reno, 1982); ripubblicata in: D. Tangerini,  … adio Zènt, a cura della Pro Loco di Cento, Cento, Baraldi, 2011, p. 120 ("I Quaderni Centesi", 38).

[ 19] Si veda: R. Leydi,  I temi della ricerca da Giuseppe Ferraro a Mario Borgatti. Un dialogo con Mario Borgatti, in  Studi Centesi, Un secolo di ricerca etnografica nel Centese. Atti del Convegno - Sabato 4 aprile 1981, Ferrara, Deputazione Provinciale Ferrarese di Storia Patria, "Atti e Memorie", serie IV, VI, 1985, pp. 21-28. Borgatti dichiara di avere ricevuto il manoscritto da Umberto Gigli, che fu Sindaco di Cento dal 1908 al 1913 (si veda:  Podestà, Gonfalonieri e Sindaci di Cento dal 1815, in  www.comune.cento.fe.it/storiadicento). Nella stessa occasione, due operatori del Centro etnografico ferrarese, Paolo Natali e Gianni Stefanati, elaborano pure una relazione che costituisce un simbolico passaggio di testimone generazionale e scientifico da Ferraro e Borgatti alla nuova istituzione pubblica ferrarese ( La ricerca etnomusicologia nel Centese da Ferraro al Centro Etnografico Ferrarese, pp. 28-36).

 

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