Rivista "IBC" XXII, 2014, 4

Dossier: Vivi il Verde. Alla scoperta dei giardini dell'Emilia-Romagna. Laboratori di fotografia

immagini, mostre e rassegne

Nel verde della Certosa di Bologna

Fabio Mantovani
[fotografo]

Workshop fotografico

Luogo: Cimitero monumentale della Certosa di Bologna, 27 settembre - 5 ottobre 2014.

Partecipanti: Philippa Helen Armstrong, Anna Maria Betti, Claudia Bonacini, Pierluigi Caputo, Francesca Cervellati, Fabrizio Dell'Aquila, Paolo Merlo Pich, Pierluigi Molteni, Vittorio Nanni, Isabella Tortola.


"Ho deciso di tenere il corso nella Certosa di Bologna, fotografata già svariate volte e tuttora meta di fotografi appassionati alla zona monumentale del cimitero cittadino. Dato che il tema della rassegna 'Vivi il Verde' era il verde urbano, il motivo della mia scelta era proprio questo: scoprire un luogo così noto, e così ritratto, da un'altra prospettiva, quella appunto della Certosa come parco pubblico.

I partecipanti, a riprova del carattere insolito e stimolante della scelta, erano numerosi e motivati, selezionati dopo aver presentato un portfolio di immagini che ne attestasse le capacità tecniche e la sensibilità sull'argomento da trattare; la prima giornata, il 27 settembre, è stata dedicata alla presentazione del workshop e agli obiettivi da raggiungere, dopodichè ognuno ha iniziato la propria ricerca fotografica, facendosi guidare unicamente da ciò che più lo ispirava, dirigendosi ora nella zona più antica, ora in quella più recente e in via di costruzione, ma sempre tenendo presente lo scopo finale del lavoro.

Nella seconda e ultima giornata, il 5 ottobre, nella Biblioteca dell'IBC si è tenuta la proiezione dell'intero lavoro, una narrazione dal generale al particolare, presentato sotto forma di slideshow della durata di sette minuti per 50 immagini complessive. Il verde, protagonista del lavoro, è stato descritto secondo gli stili ben definiti di ciascun partecipante: quello descrittivo, con ricerca di inquadrature particolari (Nanni, Dell'Aquila, Betti); quello formale, con punte di astratto nella composizione di intrecci e fughe prospettiche (Caputo, Merlo Pich); quello simbolico, giocando di sottrazione e trasformando in icone elementi naturali (Bonacini); quello suggestivo, ottenuto creando inquadrature forzate e interpretando gli scatti con una postproduzione non gratuita (Cervellati, Tortoli); quello narrativo, che si esplica cercando un filo conduttore immagine per immagine (Molteni) fino ad arrivare al punto di vista puramente artistico (Armstrong), in cui la Certosa e il verde in essa contenuto sono stati trasfigurati e presi come spunto per un'interpretazione personale del tema proposto".


Fabio Mantovani

Nato a Bologna nel 1970, professionista dal 1996, è attivo nella fotografia di architettura, interni e corporate. Nel settore editoriale ha pubblicato reportage di fotografia documentaria e sociale su varie riviste, tra cui "Gioia", "D - Repubblica delle donne", "Panorama", "Style - Corriere della Sera", "Grazia", "Private", e, in campo internazionale, "Monocle", "Japan Times", "Le Monde", "Ojo de Pez". Le sue foto appaiono su diverse testate di architettura italiane e europee, come "Ottagono", "Il Magazine dell'Architettura", "Progetti", "AW - Archiworld", "Modulor", e su vari portali web tra cui "Europaconcorsi" e "Archilovers".

La sua ricerca "100 case popolari", a cura di Sara Marini, sull'architettura sociale italiana realizzata tra gli anni Sessanta e Ottanta da figure come Gregotti, Rossi, De Carlo e Aymonino, è stata di recente presentata come work in progress allo "Spazio Lavì!" di Sarnano (Macerata) e alla galleria "Spazioduepuntilab" di Bologna. Il suo ultimo lavoro, "Pop-Up City", in mostra alla Torre del Tempo del Museo della storia di Bologna, è un'indagine sulle aree urbane di recente costruzione o fuori da noti circuiti turistici, ma che sono vissute in modo attivo dagli abitanti e di cui essi, in qualche caso, si sono riappropriati spontaneamente. Di recente ha intrapreso un progetto sul rapporto tra fotografia di architettura e privacy, partendo dalla realtà di Berlino.

 

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