Rivista "IBC" XX, 2012, 4

convegni e seminari, storie e personaggi

"Le antiche mura. La trasformazione urbana di Bologna ai primi del Novecento e le 'Canzoni di Re Enzio'", Bologna, Casa Saraceni, 16 ottobre 2012.
Le antiche mura

Ivan Orsini
[IBC]

Il convegno "Le antiche mura", tenutosi martedì 16 ottobre 2012 presso Casa Saraceni, nella sede della Fondazione Cassa di risparmio in Bologna, ha indagato i rapporti intercorsi tra il poeta Giovanni Pascoli e le trasformazioni che investirono il capoluogo emiliano-romagnolo tra fine Ottocento e inizi del Novecento. Si è rivelata una felice occasione di incontro tra studiosi afferenti a settori diversi della cultura, ciascuno dei quali ha potuto offrire un contributo prezioso alla definizione delle linee direttrici e perimetrali del tema centrale. Dunque, discipline umanistiche e scientifiche tra loro contigue (critica letteraria, storia delle arti, musica, architettura e urbanistica) hanno intrecciato un dialogo che si è dimostrato proficuo per l'approfondimento di alcuni aspetti e foriero di spunti di riflessione per il pubblico presente.

Poeta etichettato dai manuali scolastici ora come "decadente", ora come "simbolista", ora con entrambi gli epiteti, Pascoli è spesso colto nella dimensione della solitudine, della vita appartata, visione questa che il nostro convegno ha rimodellato entro contorni più nitidi. L'autore di Myricae visse un'esistenza nel complesso lontana da clamori, con una presenza che, se non è paragonabile all'attivismo del maestro Carducci e al suo coinvolgimento nelle sorti pubbliche della turrita Bologna, comunque seppe intessere una trama di relazioni sociali, culturali e anche politiche (soprattutto in età giovanile) la cui complessità e densità traspaiono dagli interventi succedutisi durante la giornata di studio.

Ecco, per esempio, il maturo intellettuale, raffinatissimo cultore delle lingue classiche, che si rammarica di potersi avvicinare alla musica esclusivamente nella veste di ascoltatore, perché ormai, per lui, è superato il tempo della giovinezza a cui sarebbe stato consono un simile apprendistato, e che perciò si complimenta festoso con il maestro organista Marco Enrico Bossi, direttore del Liceo musicale "Gioacchino Rossini" di Bologna, e lo riconosce quale "sognato maestro". Ascoltiamo, poi, le illuminanti citazioni dall'epistolario pascoliano sul rapporto tra poesia e musica (il poeta "deve suggerirla, la misteriosa musica intima che fa vibrare tutte le corde dell'anima, non farla"), così come rimaniamo incuriositi e, quasi, compiaciuti della premura che il nostro riservava alla scelta degli apparati illustrativi con cui decorare le copertine dei suoi volumi di liriche (commissionati al pittore Adolfo de Carolis, che tra l'altro intervenne a Palazzo del Podestà proprio negli anni della composizione delle Canzoni di Re Enzio).

Pascoli fu dunque un uomo aperto alla cultura umanistica lato sensu, sempre rispettoso e devoto ammiratore delle capacità altrui. Forse fu questo, oltre al fatto di essere tornato solo di recente a Bologna, uno dei motivi che lo indussero a non entrare in una disputa che catturò la città a cavallo tra Otto e Novecento: le scelte architettoniche e urbanistiche che avrebbero dovuto presiedere al profondo rinnovamento del volto cittadino. Se da un lato l'urbanista Alfredo Rubbiani, spalleggiato da Carducci, cercò di consolidare e rafforzare l'identità medievale della città dando avvio a restauri e rifacimenti sovente assai discussi, dall'altro lato Giuseppe Bacchelli mosse duri attacchi a questi interventi, antitetici rispetto alla lezione di John Ruskin, che propugnava un'azione di semplice conservazione del monumento tramandatoci dal passato.

La volontà di restare al di fuori di questa ridda di polemiche non significò però isolamento per Pascoli: al contrario, cercò sempre illuminazioni e informazioni in coloro che sapeva lo avrebbero potuto arricchire: ecco spiegato l'interesse per il Rubbiani storico-antiquario di Etnologia bolognese, da cui il nostro trasse prezioso materiale di lavoro, propedeutico alla genesi delle Canzoni di Re Enzio. Diversi sono i momenti di dialogo intertestuale tra il trittico lirico e quella fonte storico-antiquaria, a cui attinse largamente.

Pascoli, così, svolgendo uno scavo a più livelli (linguistico-dialettale, storico, letterario, antropologico), diede vita a un Medioevo chiaramente artificioso, calato in un'aura di favola su di uno sfondo storico vagamente tratteggiato, e appartenente a un piano temporale che spesso si interseca, si sovrappone e si confonde con altri piani, come quello dell'epica resistenza e successiva disfatta di Roncisvalle e quello della contemporaneità.

Il Medioevo, di cui il piano di restauro e rifacimento architettonico-urbanistico di Rubbiani doveva vestire Bologna in punti nevralgici del centro, nell'ultimo scorcio di Ottocento rappresentò in questa città un mito fondativo dell'identità cittadina per tutte le classi sociali; poi, però, notevoli trasformazioni sociopolitiche, determinatesi a partire anche dalla crisi agraria, orientarono gli individui a un atteggiamento ambivalente, ora di nostalgia per i bei tempi del glorioso Comune, oramai irrimediabilmente trascorsi, ora di slancio verso la modernità, che proponeva l'abbattimento delle mura perimetrali, progetto quest'ultimo che, nonostante l'opposizione del Rubbiani, trovò compimento.

Non sappiamo come questo cambiamento epocale (furono risparmiate soltanto le porte, tranne due) venne vissuto da Pascoli. I suoi rapporti con la Bologna dei primissimi anni del Novecento possono riservare ancora più di una sorpresa, magari oggetto di un prossimo convegno.

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