Rivista "IBC" XX, 2012, 4

musei e beni culturali, biblioteche e archivi / linguaggi, pubblicazioni

L. Fusconi, Lus e ómbar, Cesena, Società Editrice "Il Ponte Vecchio", 2007.
Luce e ombra

Ivan Orsini
[IBC]

Se di solito l'oggetto di una recensione è un nuovo prodotto editoriale, la produzione libraria ha ormai assunto proporzioni talmente ampie che può capitare di scoprire delle "novità" già pubblicate da qualche anno. Anche in un settore circoscritto come quello delle opere in dialetto: è il caso della raccolta di poesie Lus e ómbar di Luciano Fusconi, il quale, nato da genitori romagnoli trasferitisi per lavoro a Bari, lì ha trascorso i primi sessant'anni della sua esistenza. Tuttavia il rapporto con la terra d'origine del padre e della madre non è mai venuto meno: Fusconi ha passato sulla riviera adriatica le vacanze estive, e ha sempre coltivato il dialetto locale. Gli anni universitari lo hanno visto intento alla stesura dei primi componimenti vernacolari, attività a cui ha dato seguito dopo essersi trasferito da pensionato a Cervia, città d'elezione sentimentale, e dopo avere perduto improvvisamente la moglie.

L'antologia raccoglie, in ordine rigorosamente cronologico (dall'aprile 2000 al dicembre 2006), poesie in verso libero da schemi sia metrici che rimici. Il filo rosso è la memoria del passato. Il momento presente rappresenta una contingenza biografica necessaria, a cui l'autore è costretto prima che arrivi la grande dipartita, di cui non si scorgono, per ora, segni all'orizzonte. Intorno al poeta insiste uno spazio disperante e disperato: disperante, nella misura in cui egli si muove senza punti di riferimento affettivi e, per questo, intende come conclusa la propria esperienza vitale; disperato, perché non riconosce i segnali di un miglioramento in prospettiva futura per la società circostante: lo preoccupano alcuni fenomeni estremamente complessi e apparentemente ingovernabili come la globalizzazione, e lo sfilacciamento odierno di quell'abito morale di cui si vestivano le generazioni passate.

Così, la dimensione poetica congeniale è quella del ricordo. Fusconi si volge continuamente indietro, alle lontane esperienze affettive coltivate durante la gioventù e la maturità con la moglie e gli amici, che ora sono filtrate dalla nostalgia e divengono i miti della vecchiaia: istanti, luoghi, sensazioni e individui che lo costringono a interrogare il presente e, soprattutto, il futuro. Il ritorno a quelle emozioni avviene ora per una qualche insondabile associazione di idee, ora in seguito a una scelta consapevole di confronto tra epoche diverse. L'autore, tuttavia, non disconosce i limiti, le privazioni materiali e i drammi del passato personale e collettivo. Ritrova però, in esso, le forme di una reazione straordinaria, di una volontà di resistenza e di costruzione di una società solida, che sapeva allora opporsi alle forze centrifughe destabilizzanti e alla quale urge, oggi più che mai, tornare.

Altri testi, sospesi tra la commozione e il gusto per la sorpresa e lo scherzo - come L'amig, omaggio al compagno di tanti anni e solitudini (il gatto?), e La dunzaleta, variazione giocosamente salace del leopardiano Sabato del villaggio - arricchiscono e complicano l'universo poetico dell'autore, recuperando e rinnovando, come avviene in molta della poesia dialettale contemporanea, la figura retorica dell'aprosdòketon, che capovolge inaspettatamente il tono di una lirica, stravolge le aspettative del lettore/uditore e ne intercetta saldamente l'attenzione nell'istante preciso in cui discorso poetico va esaurendosi.

Il paesaggio naturale è il palcoscenico su cui si dispiegano le emozioni e le riflessioni: la natura non sostituisce la dimensione umana, ne diviene cornice e anche da cassa di risonanza. Segnaliamo due testi, tra i tanti significativi: Pscadôr e Parché: il primo è il resoconto struggente di una battuta di pesca, il secondo invece è un fiume di domande sui temi più delicati del nostro pensiero.


L. Fusconi, Lus e ómbar, Cesena, Società Editrice "Il Ponte Vecchio", 2007, 151 pagine, 12,00 euro.

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