Rivista "IBC" XX, 2012, 3

musei e beni culturali / convegni e seminari, mostre e rassegne, pubblicazioni

C. Bernardini, Bologna e le Collezioni Comunali d'Arte. Dalla Mostra del Settecento bolognese alla nascita del museo (1935-1936), Cinisello Balsamo (Milano), Silvana Editoriale, 2011.
Bologna e le Collezioni comunali d'arte

Elisabetta Landi
[IBC]

Fu un evento storico. A Bologna, nel 1935, la "Mostra del Settecento bolognese", un argomento quasi vergine che faceva seguito alle esposizioni di Firenze (1922), di Venezia (1928) e di Brescia (1935) collocandosi nel solco di un recupero avviato da Malaguzzi Valeri e da Mauceri, rilanciò l'interesse del pubblico e l'attenzione degli studiosi per quel secolo, dando forma al progetto di fondare, a Bologna, un museo di arti decorative. Qui avrebbe trovato posto la suppellettile conservata nei depositi comunali, presso le opere pie, nelle chiese, o acquisita nel tempo attraverso le donazioni private.

Nella città delle torri, già tra il 1916 e il 1924, aveva visto la luce il Museo d'arte industriale "Davia Bargellini", voluto da Malaguzzi Valeri, insieme al riallestimento di alcune sale della Pinacoteca. Ora, con la mostra del '35 a cura di Guido Zucchini e con un tardivo intervento di Roberto Longhi, il discorso avviato su una produzione artistica fino a quel momento meno conosciuta proseguiva, e si intrecciava al dibattito sui musei di ambientazione proposto dalla storiografia postromantica.

Lungo la Galleria Vidoniana di Palazzo d'Accursio resuscitava il Settecento, quello più sfarzoso e sublime. "Le case patrizie prestarono le ricche suppellettili, e una fuga di stanze riprese tutti i caratteri del secolo che si volle celebrare nell'arte e nel gusto. La sala rossa, la sala verde, il salotto giallo [...] non ebbero ingombri inutili, non copiarono né il Poldi Pezzoli né il parigino Jacquemart-André [...] l'ospite atteso nell'appartamento principesco è papa Lambertini" (Foratti).

A Longhi, puro visibilista, la categoria della "storia d'ambiente" non piaceva. Zucchini, invece, si fondava su una storia dell'arte che, allargando lo sguardo sulla società, sul costume, sull'arredamento della casa, aspirava a presentarsi, in senso lato, come una storia della cultura. A Bologna il termine "Settecento" stava, prima di tutto, per "vita settecentesca". Così, dalla struttura della mostra, emersero generi prima di allora insondati: nell'ambito figurativo, i primi studi sulla natura morta e sulla rappresentazione del quotidiano visto nelle vie cittadine e nel contado; quelli sui disegni di architettura, sulla quadratura e sulla pittura di scenografia, glorie della tradizione locale in una città di teatri. Argomenti, questi, ripresi nel 1979 nella serie espositiva monumentale dell'"Arte del Settecento emiliano", estesa all'ambito regionale.

Inaugurata a maggio del 1935, grazie al successo di pubblico la mostra fu prorogata a dicembre. L'anno seguente, dalle fondamenta dell'esposizione, nacquero, sempre in Palazzo d'Accursio, le Collezioni comunali d'arte, promotore Zucchini. L'allestimento manteneva, per alcuni ambienti, il percorso del '35, con il valore aggiunto di recuperare documenti storici che rischiavano la dispersione. La galleria civica istituita al secondo piano della residenza diventava la più recente tra le realizzazioni museografiche del Comune. L'ispirazione era l'evento di un anno prima, che aveva avuto, oltretutto, il merito di coniugare l'interesse artistico con l'esigenza "politica" di rivalutare l'antica dimora dei Legati. Direttore dei restauri fu lo stesso organizzatore della mostra, Guido Zucchini, ingegnere e storico dell'arte cresciuto al fianco di Rubbiani.

A tanti anni di distanza, due giornate di studio organizzate in Palazzo d'Accursio e presso il Museo civico medievale il 9 e il 10 novembre del 2006, integrate da una mostra allestita con materiali degli istituti civici bolognesi, dell'Archiginnasio, dell'Archivio storico e della Cineteca comunale, rievocarono quell'evento lontano, offrendo spunti di riflessione per una conoscenza migliore della cultura artistica locale nel periodo tra le due guerre, quando Longhi e Benvenuto Supino dominavano la scena sul versante universitario, e Malaguzzi Valeri, Guido Zucchini ed Enrico Mauceri si occupavano di tutela.

Oggi la pubblicazione del volume che raccoglie, con alcune aggiunte, i contributi di quel convegno, illuminano lo studioso su un delicato "snodo" della storiografia bolognese, dove, dall'incrocio con la critica artistica, con l'indagine documentaria, con ricognizioni patrimoniali importanti e con il restauro architettonico, nacquero una grande mostra e una pubblica galleria. Nel testo, a cura di Carla Bernardini, i rapporti scientifici, istituzionali e di mercato, i contributi agli studi storico-artistici, l'esprimersi della cultura dell'allestimento sono inseriti in un più ampio contesto culturale di riferimento, nazionale e internazionale, presentato da storici dell'arte ed esperti di settore, tra i quali Eugenio Riccomini, Andrea Emiliani, Anna Maria Matteucci e molti altri.


C. Bernardini, Bologna e le Collezioni Comunali d'Arte. Dalla Mostra del Settecento bolognese alla nascita del museo (1935-1936), Cinisello Balsamo (Milano), Silvana Editoriale, 2011, 320 pagine, 25,00 euro.

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