Rivista "IBC" XX, 2012, 2

Dossier: Le case delle parole - Viaggio nella Romagna dei poeti e degli scrittori

A Casa Monti con Arnaldo Bruni

Arnaldo Bruni
[docente di Letteratura italiana all'Università di Firenze]

I luoghi non sono indifferenti al carisma di chi li abita: e le Muse lasciano traccia del loro passaggio. Perciò la casa di un poeta si distingue a colpo d'occhio per l'aura che la circonda, in virtù del rispetto che la devozione pubblica gli ha riservato nel corso del tempo. Non fa eccezione alla regola la casa di Vincenzo Monti (1754-1828) alle Alfonsine, isolata e distante rispetto alla cittadina come un tempio votivo dedicato al culto di una divinità locale.

Dell'edificio antico è possibile ricostruire sommariamente la storia. Le notizie in nostro possesso risalgono al padre di Vincenzo, Fedele Maria, che nel 1749, dopo avere sposato nel 1738 Domenica Maria Mazzarri, acquista un piccolo podere, l'Ortazzo, sul quale nel 1750 costruisce una casa campestre. Sulla facciata, da religioso osservante, fa collocare una lapide che reca una scritta tratta dai salmi: "Redime me a calumniis hominum, ut custodiam mandata tua" (Psalmi, 118, 34). Qui nasce, fra numerosa prole, anche Vincenzo, come ricorda l'epigrafe di Francesco Rambelli: "O viatore - in questa casa - a dì 19 febbraio 1754 - nacque Vincenzo Monti - eterno vanto - alle Muse - alla patria - all'Italia".

Il riguardo per l'edificio, uscito miracolosamente indenne dai bombardamenti della Seconda guerra mondiale, è certificato dalle vicende moderne. Di proprietà della famiglia Bagnara, succeduta ai Monti, venne acquistato dal medico condotto delle Alfonsine, Cassiano Meruzzi, appassionato cultore del poeta, che l'abitò fino alla morte. Nel 1951 Meruzzi legò l'eredità della casa all'Amministrazione alfonsinese, che provvide a un primo restauro in occasione del bicentenario della nascita del poeta. Si procedette poi ai lavori di ristrutturazione che si conclusero nel 1978, per volontà del Municipio, della Cooperativa Muratori e di un mecenate locale, Marino Marini. La sistemazione finale avviene nel 1998, sempre grazie al Comune e a un generoso contributo della Regione Emilia-Romagna.

Il restauro non è stato conservativo perché ha modificato l'interno, adattato a uffici e comprensivo di aula didattica e di sala riunioni. La memoria del poeta, tuttavia, è mantenuta viva nella Saletta montiana, che conserva il busto marmoreo realizzato su calco funerario da Cincinnato Baruzzi. Il nucleo del museo comprende la Sala dei documenti, che ospita edizioni pregiate delle opere principali di Monti: nella Saletta della culla si conserva l'elegante culla settecentesca ritenuta del poeta.

Della casa natale, come segnala una lettera a Madame de Staël del 4 luglio 1805, Vincenzo conservò sempre un trepido ricordo: "Prenderò, se mi sia possibile, un poco di quiete, e dimattina riposerò sotto il tetto che mi ha veduto nascere. Questa idea mi fa battere il cuore stranamente, e mi torna tutta in pensiero la mia gioventù". La sacralità delle mura domestiche, in cui sembra rivibrare l'eco di antiche memorie, è segnalata da un intenso commento che si legge nel registro dei visitatori conservato nell'ingresso. Perché è stato un poeta contemporaneo, Mario Luzi, in visita alla casa il 17 ottobre 2004, a dettare un commosso pensiero che compendia la suggestione di ogni visitatore consapevole, se è venuto a rendere omaggio al luogo di nascita di colui "che di care itale note / Vestì l'ira d'Achille": "Una sosta piena di soggezione alla casa di Vincenzo Monti che custodisce con sobrietà, ma efficacemente il suo ricordo, e il colore del tempo e dell'ambiente. Con emozione".

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